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Tumori femminili

Quanto sei informata sui tumori femminili? 20 domande e 20 risposte sull’argomento

Sottoporsi a periodici screening, che permettono di individuare precocemente un tumore, è fondamentale perché consente un migliore approccio clinico, aumentando sensibilmente le possibilità di guarigione. Altrettanto importante è la prevenzione attraverso buone pratiche quotidiane, che riguardano molteplici aspetti della nostra vita. Se questi concetti sono spesso dati per acquisiti quando si parla di cancro, è pur vero che l’argomento è vasto, la ricerca continua a fare passi avanti, e che spesso non troviamo la chiarezza e l’informazione di cui avremmo bisogno. Come ogni anno, ad ottobre, nel mese dedicato alla prevenzione, sul nostro blog parleremo di tumori femminili: abbiamo pensato di raccogliere in venti domande i dubbi più comuni sull’argomento.

1. Quali sono i tumori femminili?

I tumori femminili colpiscono il seno e gli organi dell’apparato riproduttivo della donna. Nello specifico, le patologie a cui ci riferiamo sono:

  • tumore dell’utero
  • tumore dell’ovaio
  • tumore della vulva
  • tumore del collo dell’utero
  • tumore del seno.

I primi 4 rientrano sotto la denominazione di “tumori ginecologici”, poiché riguardano l’utero (sia il corpo che il collo dell’utero), gli annessi (ovaie e tube di Falloppio), la vulva e la vagina.

Tumori femminili fiocco rosa

AtlasStudio/gettyimages.it

2. Qual è il più pericoloso dei tumori ginecologici?

Nella maggior parte dei casi, il tumore ovarico ha origine dalle cellule epiteliali delle ovaie o delle tube. Il carcinoma ovarico rappresenta l’ottavo tumore più comune tra le donne ed è il più pericoloso, poiché difficile da diagnosticare. Spesso, infatti, viene individuato in uno stadio avanzato, quando ha già dato luogo a metastasi nel peritoneo.

3. Qual è il tumore ginecologico più diffuso?

Tra le patologie cancerogene dell’apparato genitale femminile, la più comune è il tumore all’endometrio, la forma più frequente di tumore dell’utero, che interessa la sua cavità. Rappresenta circa il 6% delle neoplasie, tra le donne, è quella più diffusa nei paesi industrializzati, e la sua insorgenza avviene in genere non prima dei 40 anni, nella post-menopausa. Si sviluppa in genere nelle cellule dell’endometrio (adenocarcinoma), mentre di rado il tumore dell’utero colpisce lo strato muscolare (sarcoma uterino).

4. Tumore dell’endometrio: quali sono i fattori di rischio?

Il tumore dell’endometrio colpisce le cellule della mucosa che ricopre le pareti uterine. Sono stati individuate alcune condizioni che aumenterebbero il rischio di sviluppare la malattia, sebbene le sue cause non siano ancora del tutto chiare:

  • menarca precoce (prima mestruazione in età molto giovane)
  • menopausa tardiva
  • terapia a base di tamoxifene e a base di estrogeni, per contrastare alcune forme tumorali
  • obesità;
  • diabete;
  • ipertensione arteriosa;
  • dieta non bilanciata, con eccessivo consumo di carni rosse
  • familiarità.
Tumore endometrio fiocco

Chinnapong/gettyimages.it

5. Come viene diagnosticato il tumore dell’endometrio?

Ci sono alcuni campanelli d’allarme, segnali che possono indicare la presenza di un tumore dell’endometrio. In presenza di:

  • sanguinamento vaginale al di fuori delle mestruazioni oppure dopo la menopausa
  • dolore forte quando si urina
  • dolore durante il coito
  • dolore localizzato nella zona pelvica

È consigliabile rivolgersi al proprio medico e al ginecologo, per effettuare degli accertamenti. La diagnosi di tumore avviene a seguito di un prelievo di tessuto dall’utero, che può avvenire con un’isteroscopia, una biopsia endometriale, oppure con la dilatazione e curettage.

6. Tumore al collo dell’utero: quali i fattori di rischio?

Il tumore del collo dell’utero o della cervice colpisce le cellule della regione inferiore di questo organo, quella che si connette alla vagina. La causa della sua insorgenza è stata identificata nel virus dell’HPV (Papilloma virus umano): esso è estremamente comune, e non tutti i ceppi sono altrettanto pericolosi. Infatti, è stimato che il 70% delle donne vi entrerà in contatto nel corso della vita, ma la percentuale di quelle che svilupperanno il tumore è di gran lunga inferiore. In genere, il virus viene eliminato naturalmente dal nostro organismo. Le lesioni precancerose insorgono dopo molti anni, in presenza di diversi fattori, come un calo persistente delle difese immunitarie, o l’insorgenza di altre malattie sessualmente trasmissibili.

Non esiste una cura per il Papilloma virus, quindi è necessario affidarsi a periodici controlli che permettono di individuarne la presenza: il PAP test è l’esame per eccellenza, che andrebbe effettuato ogni 6 mesi.

7. A cosa serve la colposcopia?

La colposcopia è un esame approfondito della cervice uterina, che permette di studiare le anomalie cellulari sulla superficie della cervice. Se il risultato del PAP test ha indicato la presenza del virus dell’HPV e di lesioni, è necessario effettuare questa ulteriore indagine per capire se si tratta di cellule benigne o cancerogene, e determinare così l’eventuale presenza precoce di un tumore al collo dell’utero.

colposcopia

OKrasyuk/gettyimages.it

8. Quanto è diffuso il tumore alla vulva?

Tra le neoplasie femminili, i tumori della vulva e della vagina sono i più rari. L’età è il maggior fattore di rischio: quasi sempre infatti l’insorgenza avviene oltre i 50 anni, e circa la metà dei casi viene riscontrata in donne sopra i 70. Non è chiaro quali siano le cause scatenanti, tuttavia sembra che abbiano un ruolo fattori come il fumo e l’aver contratto il Papilloma virus o l’HIV.

Si tratta di patologie non particolarmente aggressive, che si sviluppano lentamente e che sono asintomatiche nella fase iniziale; proprio perché spesso vengono individuate tardi, rendendo necessario un intreento chirurgicao, talvolta anche invasivo, con un forte impatto sulla vita della paziente, anche a livello psicologico. Per questo è importante tenere sotto controllo sintomi come prurito o rossore, e chiedere sempre un consulto al proprio ginecologo.

9. I melanomi possono colpire l’apparato genitale femminile?

Il melanoma cutaneo è un tumore della pelle che colpisce ogni anno circa 6.700 donne. Questa neoplasia può svilupparsi in ogni zona del corpo, anche sull’apparato genitale (vulva e vagina).

10. Le cure per l’infertilità possono aumentare il rischio di cancro?

Non esistono, ad oggi, dati scientifici che confermino una correlazione diretta tra la stimolazione ovarica necessaria alla procedura di procreazione medicalmente assistita e l’insorgenza di un tumore. I trattamenti per l’infertilità, che prevedono l’assunzione di farmaci che agiscono sui livelli ormonali, non sembrano aumentare il rischio di tumore dell’ovaio, dell’endometrio, della cervice e della mammella. Potrebbe invece aumentare, sebbene in maniera contenuta, il numero di tumori ovarici borderline, forme molto rare, poco aggressive e curabili nella maggior parte dei casi.

11. Quali sono i tumori femminili ereditari?

Esistono alcuni tumori per i quali i fattori genetici sono rilevanti: si parla, in questo caso, di tumori ereditari, dovuti a mutazioni presenti nelle cellule di tutto l’organismo. Per alcuni di essi, sono stati messi a punto dei test genetici, che si effettuano tramite un semplice esame del sangue e permettono di individuare la presenza di eventuali mutazioni. Nel caso di tumore al seno e all’ovaio, il 5-10% dei casi è ereditario e per questo motivo è possibile effettuare dei test.

12. Quando il tumore alle ovaie è ereditario?

Una storia familiare di malattia oncologica rappresenta un fattore di rischio per il cancro ovarico: quando l’origine è genetica, è causata dalla mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2, definiti oncosoppressori, poiché agiscono come inibitori della moltiplicazione delle cellule anomale. Quando c’è una modificazione, perché dalla madre o dal padre si ereditano BRCA1 e BRCA2 difettosi, viene a mancare il loro valore protettivo. In questo caso, il rischio di un tumore ovarico aumenta di circa 30-50 volte rispetto a una persona senza mutazione.

Test genetico tumore

sanjeri/gettyimages.it

13. Quando effettuare il test genetico per il tumore alle ovaie?

I geni BRCA1 e BRCA2 non sono gli unici coinvolti nel tumore ovarico. Le mutazioni genetiche note oggi sono solo una piccola parte e la ricerca continua a occuparsi di questo importante aspetto. Il test genetico per il tumore alle ovaie viene spesso effettuato non su persone sane, ma su pazienti che hanno già sviluppato la malattia, anche se non c’è una storia di familiarità: l’indagine, infatti, è volta a individuare l’eventuale mutazione poiché oggi esistono farmaci molto efficaci per questi tipi di cancro.

14. Esiste un test genetico per i familiari di una paziente con cancro ovarico e mutazione genetica?

Le familiari di una donna con cancro ovarico, qualora nei suoi geni sia stata individuata la mutazione, possono sottoporsi a un test specifico che verifica se tale mutazione è stata ereditata oppure no. Qualora BRCA1 e BRCA2 risultassero alterati, è possibile intraprendere un percorso di prevenzione.

15. Prevenzione senologica: a quali esami sottoporsi?

Tra i tumori femminili, quello al seno è il più diffuso: secondo le stime della Lilt, la Lega italiana per la lotta ai tumori, ci sono stati circa 53.200 nuovi casi nell’anno 2019 nel nostro Paese. La prevenzione passa attraverso l’adozione di uno stile di vita sano ed equilibrato, in cui si tengono sotto controllo la dieta, si evita il fumo e l’assunzione di alcolici, si pratica attività fisica. Tuttavia, è importante anche sottoporsi a controlli periodici per individuare precocemente questa malattia e poter intervenire fin da subito, aumentando le possibilità di guarigione. Si tratta di:

  • visita senologica
  • esami strumentali (mammografia senza e con tomosintesi, ecografia, galattografia, risonanza magnetica)
  • test genetici, come quello per il tumore ovarico ereditario, che consente di individuare la mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2.

16. Quando effettuare la mammografia?

Ogni donna tra i 50 e i 69 anni dovrebbe sottoporsi a questo esame su cadenza biennale. In alcune regioni, come l’Emilia Romagna, la mammografia è prevista a partire dai 45 con cadenza annuale. La mammografia con tomosintesi è un esame ancora più all’avanguardia, con cui è possibile ricostruire e visualizzare in 3D le immagini acquisite, per analizzare in maniera approfondita l’esito.

17. La pillola anticoncezionale aumenta il rischio di tumore al seno?

L’uso prolungato di contraccettivi ormonali è correlato a un aumento del rischio di tumore al seno. Si tratta di un dato confermato da numerosi studi, sebbene strettamente legato alla durata del trattamento e anche ad altri fattori di rischio. La maggior parte delle ricerche, infatti, è stata realizzata su pillole ad alti dosaggi e trifasiche, che oggi non vengono quasi più utilizzate, ma è stato anche dimostrato che, anche con le dosi attuali, il periodo di assunzione influisce sull’aumento del rischio. È vero inoltre che, laddove siano presenti già ulteriori fattori, come una mutazione genetica, o un altro tumore, la donna che assume contraccettivi ormonali ha una probabilità sempre maggiore di sviluppare un carcinoma mammario.

Pillola anticoncezionale

Rattankun Thongbun/gettyimages.it

18. La mastopatia fibrocistica aumenta il rischio di cancro al seno?

La mastopatia fibrocistica è una patologia benigna che causa la comparsa di cisti e noduli al seno, dovuta a squilibri e alterazioni ormonali durante il periodo fertile. Sebbene si tratti di un problema fastidioso e doloroso, per il quale è sempre bene consultare il proprio medico, non influisce sul rischio di sviluppare un tumore al seno.

19. L’allattamento protegge le donne dal tumore al seno?

Allattare al seno ha moltissimi benefici per il neonato, ma è una pratica che fa bene anche alla neomamma: numerosi studi scientifici, infatti, hanno dimostrato che rappresenta un fattore protettivo per il cancro al seno, poiché, per ogni anno di allattamento, il rischio si abbassa del 4,3%. Anche nelle donne che presentano una mutazione dei geni BRCA1 e 2, allattando al seno il rischio di cancro si dimezza.

20. Il consumo di carni bianche riduce il rischio di tumore al seno?

Se è dimostrato che mangiare troppa carne rossa non è salutare per il nostro organismo, poiché accresce la possibilità di sviluppare numerose patologie, non soltanto tumorali, per quanto riguarda le carni bianche e un loro eventuale ruolo protettivo, in particolare per le neoplasie femminili, non ci sono ancora risposte definitive. Secondo uno studio del 2019, condotto su donne con alta familiarità per il carcinoma mammario, ma senza diagnosi, tra quelle che hanno consumato carne bianca sono stati riscontrati meno casi che tra le donne che assumono abitualmente carne rossa, tuttavia gli esperti sono ancora cauti nell’interpretare questi dati.

 

Con la speranza di aver fatto un po’ di chiarezza su alcune questioni che riguardano i tumori femminili, ricordiamo ancora una volta quanto lo stile di vita faccia la differenza, per una vita serena e in salute. Trascorrere del tempo all’aria aperta, facendo passeggiate o altra attività fisica, praticare uno sport, prendersi cura della propria alimentazione e adottare ogni accorgimento che assicuri il nostro benessere psico-fisico, ci permette di prevenire molte patologie, comprese quelle tumorali. Altrettanto importanti sono i controlli periodici, da vivere senza ansia, come un ulteriore modo di prenderci cura del nostro organismo: per questo motivo, molte assicurazioni, come UniSalute, propongono dei Piani Individuali, polizze personalizzabili che rispondono a molteplici esigenze.

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Erica Di Cillo
Erica Di Cillo vive e lavora a Bologna e da alcuni anni collabora con diverse testate online. Per il blog InSalute scrive articoli finalizzati a divulgare le buone pratiche di prevenzione e controllo della salute.

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