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Mammografia: come si svolge l’esame e a chi è consigliata

In Italia, ogni anno vengono diagnosticati più di 50.000 nuovi casi di cancro al seno che si conferma come la forma tumorale più diffusa nel Paese. Colpisce donne di tutte le età e di tutte le Regioni, tuttavia i dati sulla mortalità sono rassicuranti: infatti, negli ultimi anni, è lentamente e costantemente cresciuta la percentuale di pazienti in vita a cinque anni dalla diagnosi. Merito dell’aumento delle diagnosi precoci, grazie agli screening e, quindi, a una sempre più diffusa attenzione alla prevenzione tumorale al femminile.
Tra gli esami che, in maniera specifica, vengono impiegati per individuare in tempo il tumore alla mammella c’è la mammografia, detta anche mammografia bilaterale, un esame radiologico che consente di localizzare i noduli prima ancora che siano sensibili al tatto. Vediamo meglio in cosa consiste, come funziona e per chi è consigliato.

Screening per il tumore al seno: la mammografia

Inclusa, come anticipato, nel programma di screening del Sistema sanitario nazionale, la mammografia è una radiografia che analizza forma e struttura della ghiandola mammaria con l’obiettivo di individuare la presenza di eventuali cellule cancerose.

Si ritiene che sia particolarmente efficace poiché consente di individuare formazioni sospette anche prima che il tumore al seno si manifesti, motivo per cui gli esperti sono concordi nel sottolineare come una diagnosi così precoce sia fondamentale per poter permettere alla donna di guarire.

prevenzione tumore seno

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Come si fa la mammografia bilaterale?

Dal punto di vista pratico, l’esame viene effettuato grazie ad un particolare apparecchio radiologico, chiamato mammografo, che proietta dei raggi X sulla mammella. Perché ciò funzioni, il seno viene compresso lievemente tra due lastre e la paziente deve posizionarsi in piedi di fronte al macchinario.

Si tratta, dunque, di un’indagine non invasiva che richiede, in totale, un massimo di 10 minuti e che non prevede una preparazione specifica. L’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), riporta come alcuni studi suggeriscano che l’esame sia più efficace se effettuato durante i primi giorni del ciclo mestruale.

Da quale età? Consigliata per le donne sopra i 45 anni

La mammografia è prevista dal programma nazionale di screening per tutte le donne di età compresa tra i 45 e i 49 anni con cadenza annuale, mentre è sufficiente una volta ogni due anni dai 50 ai 69 anni. Già a partire dai 40 anni, però, i medici suggeriscono di inserirla tra gli esami di routine da ripetere ogni anno o due. Ciò non significa che prima sia sconsigliata, però prima dei 40 anni gli esperti la prescrivono solo quando, tramite la palpazione della mammella, ci si accorge della presenza di un nodulo sospetto.

Nelle donne più giovani, la maggiore densità della ghiandola mammaria fa sì che risulti più difficile individuare i noduli sospetti per cui ci sono casi nei quali il medico può suggerire, piuttosto, un’ecografia.

Trattandosi di un esame incluso nel programma di screening del Servizio Sanitario Nazionale, l’appuntamento per la mammografia viene comunicato direttamente dall’ASL di competenza. Nel caso in cui non si riceva la comunicazione, si può contattare direttamente l’azienda sanitaria per prenotare il proprio esame che, per le aventi diritto, è sempre gratuito. In alternativa, ci si può rivolgere al proprio medico che indicherà a chi rivolgersi, con che tempistiche e a quali condizioni.

esame mammografia

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Nessuna controindicazione per la mammografia

Tra le ragioni che rendono la mammografia un esame così prezioso nell’ottica di una efficace prevenzione del tumore al seno, c’è anche l’assenza quasi totale di controindicazioni.

Alcune donne riportano una sensazione di dolore durante l’esame causato dalla compressione del seno tra le lastre. Tuttavia si tratta di un disagio temporaneo, che passa a conclusione della radiografia e non lascia strascichi.

Dal punto di vista dei rischi a medio e lungo termine, l’unica preoccupazione concreta potrebbe essere quella determinata dall’esposizione ad una quantità, piccola, di raggi X. Tuttavia l’Airc specifica che l’intervallo di tempo per cui la mammografia è proposta come screening e la periodicità prevista sono tali per cui questo rischio viene ridotto al minimo. Più nello specifico, si è calcolato che il beneficio che deriva dalla diagnosi precoce del tumore in termini di salute, qualità e aspettativa di vita, va a superare i possibili problemi causati dall’esposizione ai raggi X.

Cosa si intende per “rischio di sovradiagnosi”?

Un dibattito ancora molto acceso all’interno della comunità scientifica riguarda il fatto che lo screening mammografico comporti un “rischio di sovradiagnosi”. In altre parole, il timore è che in questa maniera vengano individuate e trattate anche delle lesioni che non porterebbero al cancro, ma che al contrario verrebbero eliminate autonomamente dall’organismo.

D’altro canto, non esiste attualmente alcuno strumento in grado di capire se il nodulo o la lesione individuata con questo esame si evolva in forma tumorale oppure no. Di conseguenza, le linee guida ancora accettate prevedono che il rischio di sovradiagnosi sia inferiore ai benefici che la diffusione di questo screening ha già portato.

diagnosi mammografia

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È possibile fare la mammografia con le protesi?

La mammografia resta un esame fondamentale anche per chi ha una protesi, a seguito di un intervento di ricostruzione del seno, poiché resta comunque una componente ghiandolare da monitorare che, però, talvolta può essere molto ridotta rispetto al volume della protesi e, di conseguenza, è possibile che alcune aree della mammella non siano perfettamente visibili. Per questa ragione, nella maggior parte dei casi, viene abbinata ad un’ecografia mammaria e, in alcuni casi specifici e valutati dal medico, può essere necessaria anche una risonanza magnetica.

 

La mammografia, dunque, è un esame molto semplice ed estremamente prezioso perché consente alle donne di individuare un’alterazione maligna prima che si sviluppi una malattia. È imprescindibile per una corretta attività di prevenzione che, però, non può limitarsi all’appuntamento annuale, quando previsto. Infatti è dimostrato come anche un corretto stile di vita aiuti l’organismo a mantenersi in salute. Per farlo,, poter contare su un team di medici e operatori specializzati è un altro fattore che può fare la differenza. Proprio con questo obiettivo UniSalute ha sviluppato e differenziato cinque piani individuali assicurativi in ambito sanitario, utili proprio per rispondere alle esigenze e alle priorità dei cittadini che hanno a cuore la propria salute e il proprio futuro. Ci avevate mai pensato?

 

Fonti:

Ministero della Salute
Airc.it
FondazioneVeronesi.it
Ospedale San Raffaele – hsr.it

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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