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melanoma cutaneo

Melanoma cutaneo: come si manifesta, quanto è diffuso, come si evolve, come si cura, come prevenirlo

Il melanoma cutaneo è uno dei molti tumori che possono colpire la pelle. Secondo i dati dell’AIRTUM, l’Associazione Italiana Registri Tumori, ogni anno in Italia vengono diagnosticati 7.300 nuovi casi tra gli uomini e 6.700 tra le donne a un’età media di circa 45/50 anni, ma in costante abbassamento. Negli ultimi decenni si è assistito a un duplice trend: da un lato, appunto, la riduzione dell’età in cui viene individuato il melanoma cutaneo e, dall’altro, il raddoppio dell’incidenza. Colpisce, inoltre, come la trasformazione maligna delle cellule possa richiedere anche anni e che il tumore possa dipendere da alterazione comparse addirittura in età pediatrica. L’attività di prevenzione è, dunque, fondamentale ed imprescindibile, soprattutto se integrata con una consapevolezza delle caratteristiche del melanoma cutaneo, dei fattori di rischio e delle strategie di prevenzione più efficaci.

Melanoma cutaneo: come si manifesta?

Come anticipato, il melanoma cutaneo è un tumore della pelle e rappresenta circa il 5% dei casi di cancro che colpisce questo organo. In particolare, sono interessati dalla trasformazione maligna i melanociti, ovvero delle cellule che si trovano nell’epidermide, ovvero nello “strato” esterno della pelle, e che in condizioni normali producono la melanina che protegge dai raggi UV e possono manifestare i nei.

Esistono quattro tipologie di melanoma cutaneo:

  1. melanoma a diffusione superficiale
  2. lentigo maligna melanoma
  3. melanoma lentigginoso acrale
  4. melanoma nodulare.

Quest’ultimo è il più aggressivo e sin dalle prime fasi penetra anche in profondità nei tessuti. In tutti e quattro i casi, il tumore può generarsi sia sulla cute integra sia a partire da un neo, congenito oppure acquisito.

visita dermatologica melanoma

zoramn/istock.com

I sintomi che possono segnalare la presenza di un melanoma cutaneo possono essere osservati da un dermatologo, ma anche autonomamente attraverso l’autosservazione dei nei. Gli esperti dell’AIRC ripropongono un sistema di osservazione dei sintomi del melanoma cutaneo fondato sull’acronimo A.B.C.D.E. che spiegano così:

  • Asimmetria nella forma poiché i melanomi sono tendenzialmente di forma irregolare;
  • Bordi irregolari e indistinti;
  • Colore variabile all’interno del neo stesso;
  • Dimensioni in aumento, sia in larghezza sia in spessore;
  • Evoluzione del neo che cambia aspetto.

I fattori di rischio per lo sviluppo del melanoma cutaneo

I ricercatori hanno individuato alcuni elementi che possono rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di questa neoplasia. In primo luogo si è osservato come sia spesso connessa all’esposizione ai raggi UVA e UVB: ciò avviene attraverso i raggi solari, ma anche per via dell’utilizzo delle lampade abbronzanti. Alcuni recenti studi, inoltre, suggeriscono come questo rischio possa essere esteso anche ad alcuni macchinari utilizzati per solidificare lo smalto semipermanente che “colpiscono” con i raggi tutta la mano e non soltanto le unghie.

Esistono, poi, altri fattori di rischio come l’insufficienza del sistema immunitario, alcune malattie ereditarie che modificano la capacità dell’organismo di reagire alle radiazioni, la presenza di molti nei, la familiarità con la patologia. Inoltre sono soggetti a maggior rischio di sviluppare melanoma cutaneo le persone con occhi, capelli e pelle chiara.

neo

Anagramm/istock.com

Cura del melanoma cutaneo: le nuove frontiere della terapia

La prima soluzione per i melanomi cutanei è ricorrere alla chirurgia. Particolarmente praticata quando il tumore è in fase iniziale, consiste nell’asportazione del neo con il tessuto malato e una parte di quello sano circostante. L’obiettivo è asportare tutte le cellule malate eliminandole dall’organismo. Talvolta è necessario intervenire chirurgicamente per la rimozione anche di quelli che vengono chiamati “linfonodi sentinella”. Si tratta di quelli che per primi riceverebbero linfa dalle cellule malate e che, quindi, diffonderebbero la malattia nell’organismo.

Per gli stadi più avanzati del melanoma cutaneo può essere proposta la chemioterapia, tuttavia esistono sempre più esperienze positive e incoraggianti legate all’impiego dell’immunoterapia. Attualmente, il primo passaggio dopo la diagnosi di melanoma metastatico è la ricerca della presenza di una mutazione genetica: in particolare, si dividono i pazienti tra colori i quali hanno il gene BRaf mutato e quelli non mutati. Soltanto il secondo gruppo viene, già oggi, trattato con l’immunoterapia.

Abbiamo chiesto al Professor Antonio Maestri, oncologo direttore OUC Oncologia dell’Azienda USL di Imola, di spiegare come funziona. “Il caso del melanoma cutaneo è particolarmente interessante, dal punto di vista dell’immuno oncologia, perché ci si è accorti come la combinazione tra due farmaci immunomodulanti differenti, Nivolumab e Ipilimumab, abbia una maggiore efficacia.” La prospettiva è, dunque, quella di studiare e approfondire le combinazioni tra questo tipo di farmaci per agire in maniera sempre più soddisfacente sui pazienti.

Per il gruppo di persone in cui, al contrario è rilevato il gene BRaf mutato non viene proposto il trattamento immunoterapico, ma quello a bersaglio molecolare. “Anche in questo caso – spiega Maestri – si tratta di un trattamento di combinazione perché si associano farmaci che sono classificati come Mek inibitori. Di fatto, la mutazione del gene Braf fa sì che la cellula tumorale sia riconoscibile da questi farmaci e colpita in maniera specifica: per questo parliamo di terapia a bersaglio molecolare. Il farmaco arriva direttamente alla cellula che ha il “difetto”, e quindi la malattia, e non nelle altre sane.”

L’importanza della prevenzione

prevenzione melanoma

CasarsaGuru/shutterstock.com

Proprio perché tra i principali fattori di rischio per lo sviluppo del melanoma cutaneo c’è l’esposizione ai raggi UVA e UVB, è comprensibile come una corretta strategia di prevenzione possa fare la differenza. Esporsi al sole senza le dovute protezioni, d’estate come durante tutto il resto dell’anno, può essere pericoloso, così come sottoporsi con eccessiva frequenza a sedute abbronzanti oppure frequentare centri per la posa dello smalto semipermanente non dotati di macchinari all’avanguardia.

D’altro canto, è fondamentale anche una corretta e frequente osservazione dei propri nei. Il monitoraggio più accurato viene effettuato dal dermatologo però può essere spesso lui stesso a suggerire modalità sistematiche e frequenti per poter tenere d’occhio lo sviluppo dei nei anche in autonomia o con l’aiuto di un familiare per le aree più complesse da osservare.

La prevenzione può fare la differenza perché, come abbiamo anticipato, diagnosticare un melanoma precocemente consente di intervenire chirurgicamente in maniera tempestiva ed efficace. Quella dal dermatologo dovrebbe diventare, dunque, una delle visite di routine che vengono ripetute ogni anno e che, chi ha stipulato un piano individuale di UniSalute, può richiedere a prezzi agevolati presso le strutture convenzionate con l’assicurazione. Sapevate già come individuare un melanoma cutaneo?

 

 

Fonti:

fondazioneveronesi.it
airc.it
airtum.it

 

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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