Il trapianto di cuore è un intervento salvavita indicato nei casi di insufficienza cardiaca terminale, quando tutte le altre terapie non sono più efficaci e l’aspettativa di vita è inferiore a due anni. Il paziente viene inserito in una lista d’attesa gestita dai Centri Trapianto e coordinata dal Sistema Sanitario Nazionale, che stabilisce la priorità in base a compatibilità e urgenza clinica. L’operazione dura in media 3-5 ore e prevede la sostituzione del cuore malato con un organo sano proveniente da un donatore deceduto. Dopo il trapianto il paziente deve seguire una terapia antirigetto per tutta la vita ed effettuare controlli periodici per monitorare la funzionalità del nuovo cuore. Sebbene esistano rischi e possibili complicanze – come rigetto, infezioni o effetti collaterali degli immunosoppressori – il trapianto consente nella maggior parte dei casi un significativo miglioramento della qualità di vita e del benessere generale.
Il trapianto di cuore permette alle persone con grave insufficienza cardiaca di ricevere un cuore perfettamente sano proveniente da un donatore deceduto.
Eseguito per la prima volta nel 1967 dal medico sudafricano Christiaan Barnard, il trapianto cardiaco è un intervento chirurgico delicato e non esente da complicazioni, ma consente al paziente trapiantato di migliorare notevolmente la qualità della propria vita.
Vediamo in cosa consiste questa operazione, quando è necessaria e quali sono i rischi che comporta.
Quando è necessario il trapianto di cuore?
In stato di insufficienza cardiaca, il cuore perde la sua funzione contrattile, ovvero non riesce a pompare il sangue nel corp. Questa condizione indebolisce tutto l’organismo e provoca sofferenza anche negli altri organi.
Le persone affette da questo disturbo sono dispnoiche, ovvero manca loro il respiro costantemente, sono colpite da tosse ripetuta e soffrono di ritenzione idrica accumulando liquidi negli arti inferiori e nell’addome, dove si creano edemi e gonfiori.
L’insufficienza cardiaca provoca quindi uno stato di affanno persistente che può impedire di svolgere anche le più semplici attività quotidiane.
Le malattie che possono portare a uno stato di grave insufficienza cardiaca sono principalmente:
- cardiomiopatia, patologia che impedisce al cuore di contrarsi e pompare il sangue
- malattie delle arterie coronarie: se la loro funzione viene a mancare, si va incontro a un infarto perché il cuore non riceve abbastanza sangue
- difetti delle valvole cardiache (valvulopatie): le valvole del cuore sono quattro e regolano il flusso sanguigno all’interno dell’organo. Se questo non avviene, il cuore non è in grado di pompare correttamente
- malformazioni cardiache congenite.
- tumori cardiaci.
Un paziente viene considerato idoneo al trapianto di cuore quando lo scompenso cardiaco è così grave da non permettere altre terapie di cura, e le aspettative di vita non sono superiori a due anni.

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Come mettersi in lista per il trapianto di cuore?
La donazione e il trapianto di organi sono gestiti a livello regionale dal Servizio Sanitario Nazionale. Il trapianto di cuore rientra tra le prestazioni sanitarie definite dai Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) e per questo è completamente gratuito per tutti i cittadini assistiti dal SSN.
Quali sono i requisiti per un trapianto di cuore?
Lo specialista responsabile di valutare se il paziente necessita di trapianto è il cardiologo che ha in cura l’ammalato. Sarà lui a contattare il Centro Trapianti di competenza. A questo punto l’equipe di specialisti inizierà tutti i controlli per determinare se il paziente può essere inserito in lista.
È importante sottolineare che possono rientrarvi solo i pazienti che hanno una buona probabilità di sopravvivenza dopo l’intervento, in base ad alcuni esami per accertare la condizione generale del malato:
- controllo cardiaco completo, tramite angiografia coronarica ed elettrocardiogramma. Da questi esami si comprende se il trapianto è l’unica via possibile per far sì che il paziente sopravviva
- esami radiologici al torace: risonanza magnetica, radiografia e tac sono necessarie per accertarsi che lo stato complessivo della zona toracica e di tutti gli organi presenti sia buono
- esame del sangue e delle urine
- screening oncologico per escludere la presenza di tumori
- controllo della pressione sanguigna
- esami per escludere dipendenze da fumo, droghe e alcol
- valutazione psicologica, per accertarsi che il paziente abbia una buona stabilità mentale ed emotiva
- valutazione sociale, per verificare che il paziente possa essere accudito e supportato da famigliari e persone di riferimento.
Se queste verifiche danno esito idoneo, il paziente può essere inserito in lista d’attesa per ricevere un cuore nuovo.

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Quando non si procede al trapianto?
Trattandosi di un intervento chirurgico molto delicato, ci sono casi in cui il paziente viene automaticamente escluso dal trapianto di cuore. Ciò si verifica se si presentano una o più di queste condizioni:
- età superiore ai 65 anni
- gravi infezioni in corso e presenza di gravi malattie infettive come l’AIDS
- tumori in atto
- grave insufficienza renale
- ipertensione polmonare, ovvero l’aumento considerevole della pressione del sangue nelle arterie polmonari. Questa condizione può essere risolta con l’impianto di una pompa cardiaca (VAD) che si sostituisce al ventricolo sinistro e permette alla pressione polmonare di abbassarsi. In alcuni casi, questa procedura può rendere possibile il trapianto
- dipendenza da alcol, fumo, droghe
- instabilità mentale
- assenza di famigliari e di persone che possono prendersi cura dell’ammalato dopo l’intervento.
Un nuovo cuore è disponibile: la chiamata dal centro trapianti
Nel momento in cui un cuore è disponibile per il trapianto, viene assegnato al Centro Trapianti di competenza, su coordinamento del Centro Nazionale Trapianti, che deve identificare il ricevente più adatto sulla base di alcuni elementi:
- compatibilità del gruppo sanguigno
- compatibilità delle dimensioni dell’organo
- urgenza clinica in base alle condizioni dell’ammalato.
A parità di tutti i parametri, ha la precedenza chi è in lista da più tempo.
Nel momento in cui un nuovo cuore è disponibile, un medico del Centro Trapianti contatta l’ammalato in lista in attesa, a cui è richiesto di presentarsi in ospedale entro 2 ore dalla chiamata.
È utile sottolineare che un nuovo cuore, per essere considerato disponibile, deve rientrare nei criteri di compatibilità e appartenere a un donatore deceduto che ha dato il consenso – o la cui famiglia ha dato il consenso – al trapianto di organi.
La persona che si appresta a ricevere il trapianto deve presentarsi in ospedale a digiuno dal momento della chiamata, perché l’intervento chirurgico avviene in anestesia totale.

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Come avviene il trapianto di cuore? Quanto dura?
Dal momento in cui il donatore è deceduto, il cuore può essere prelevato entro 6 ore, mentre dall’asportazione al trapianto non devono passare più di 4 ore.
In un trapianto di cuore è coinvolta un’intera equipe medica: chirurgo, anestesista, infermieri, cardiologo, fisioterapista, psicologo, per assicurare al paziente un’assistenza completa da tutti i punti di vista.
L’intervento ha una durata che va dalle 3 alle 5 ore. Si tratta di una procedura delicata e la sua buona riuscita è pregiudicata dalle condizioni generali del ricevente al momento dell’operazione.
Il chirurgo, coadiuvato dalla squadra medica, procede innanzitutto con una sternotomia per aprire torace e sterno e asportare il cuore danneggiato. Il paziente viene poi collegato alla macchina cuore-polmone, che permette la circolazione extracorporea in attesa dell’impianto dell’organo.
A questo punto il chirurgo inserisce il cuore nuovo: collega tutti i vasi sanguigni, primo tra tutti l’aorta, e richiude il torace con una sutura. Se necessario, viene utilizzato uno stimolo elettrico per far battere il nuovo cuore, e si termina la procedura inserendo drenaggi toracici e vescicali.
A trapianto concluso, il paziente viene trasferito in terapia intensiva.

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Cosa succede dopo un trapianto cardiaco? Quanto dura la vita di un trapiantato di cuore?
A seguito dell’intervento, il trapiantato si risveglia dall’anestesia dopo circa 24 ore. Se non insorgono complicazioni viene ricoverato nel reparto ospedaliero per circa tre settimane, iniziando subito la terapia antirigetto a base di immunosoppressori, farmaci che tengono sotto controllo il sistema immunitario del paziente riducendo la possibilità di rigetto.
Durante il periodo di degenza, il paziente con il nuovo cuore viene sistemato in una stanza a bassa carica microbica, dove vengono ridotte al minimo le possibilità che entri in contatto con microbi e infezioni. Questa fase è molto delicata: il paziente può ricevere pochissime visite e chi entra in contatto con lui deve evitare la trasmissione di batteri indossando mascherina, calzari, cuffia, camice e guanti.
Se le condizioni generali del trapiantato rimangono buone, quando verrà dimesso potrà subito riscontrare un notevole miglioramento della qualità di vita. Avrà la possibilità di ricominciare a svolgere attività quotidiane, lavorative e sportive a livello ricreativo. Secondo i dati Aido, a un anno dal trapianto di cuore la sopravvivenza è dell’80,9% e il 90,1% dei trapiantati lavora o è in grado di lavorare.
Naturalmente, dopo l’intervento il paziente dovrà sottoporsi a numerosi controlli periodici: esami del sangue, ecocardiogramma, elettrocardiogramma e biopsie del cuore. A questo si aggiunge la terapia a base di immunosoppressori.
È molto importante per una persona che ha ricevuto un trapianto cardiaco poter contare sulla vicinanza di familiari e operatori sanitari qualificati. Inoltre, vista la delicatezza dell’intervento, è consigliata assistenza psicologica.

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Trapianto di cuore: complicanze
I rischi correlati a un trapianto cardiaco sono svariati.
Rigetto
Il rigetto dell’organo nel trapianto di cuore è il principale rischio poiché il corpo rifiuta il nuovo cuore riconoscendolo estraneo all’organismo. Si parla di:
- rigetto iperacuto quando si verifica immediatamente dopo l’intervento
- rigetto acuto se compare dopo qualche giorno o settimana
- rigetto cronico quando avviene a distanza di mesi o anni.
Per evitare il rigetto, il paziente trapiantato assume immunosoppressori per tutta la vita.
Sintomi del rigetto del cuore sono:
Fallimento del trapianto
L’operazione si dichiara fallita quando il nuovo cuore non ricomincia a battere dopo essere stato trapiantato.
Infezioni
Gli immunosoppressori abbassano le difese immunitarie di tutto l’organismo: per questo i trapiantati sono maggiormente esposti a infezioni batteriche e virali. Per prevenirle si somministrano antibiotici.
Insufficienza renale
Questa complicazione insorge quando viene meno la funzionalità di uno o di entrambi i reni e va trattata con terapia dedicata.
Tumori
Sempre a causa degli immunosoppressori c’è un maggiore rischio di sviluppare tumori alla pelle e ai tessuti linfoidi. Per evitare questa complicazione, si consiglia di esporsi il meno possibile ai raggi UV, sia naturali che artificiali e di proteggere sempre la pelle con molta attenzione.
Ispessimento dei vasi arteriosi
A seguito dell’intervento l’assetto delle arterie cambia, e questo può portare a un graduale ispessimento delle pareti arteriose, riducendo la cavità in cui il sangue può circolare e provocando nuovi problemi di circolazione sanguigna.
Altri effetti collaterali degli immunosoppressori
Bisogna poi considerare tra i rischi del trapianto di cuore anche altri effetti collaterali degli immunosoppressori:
- debolezza muscolare
- nausea
- vomito
- ulcere
- vista offuscata
- insonnia
- aumento di peso
- tremolio
- acne
- osteoporosi.
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Le domande più frequenti dei pazienti
Chi può essere candidato al trapianto di cuore?
Possono accedere al trapianto le persone con insufficienza cardiaca grave non più trattabile con altri interventi o terapie. La valutazione dell’idoneità avviene tramite esami cardiologici, radiologici, oncologici e psicologici, che devono confermare una buona probabilità di sopravvivenza dopo l’operazione.
Come funziona la lista d’attesa per il trapianto?
Una volta ritenuto idoneo, il paziente viene inserito nella lista del Centro Trapianti regionale o interregionale. L’assegnazione del cuore dipende da gruppo sanguigno, dimensioni compatibili e urgenza clinica.
Il limite di età è 65 anni.


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