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Aritmia cardiaca: quanti tipi ne esistono e quali sono le cause?


L’aritmia cardiaca è un’alterazione del ritmo del cuore, che può diventare troppo veloce (tachicardia), troppo lento (brachicardia) oppure irregolare. Le aritmie possono essere innocue oppure associate a patologie cardiovascolari più serie. Le cause variano da disturbi cardiaci ad altre patologie fino a stress. I sintomi dipendono dalla tipologia di aritmia: palpitazioni e affanno nel caso della tachicardia, debolezza, vertigini e possibile perdita di coscienza nella brachicardia. La diagnosi si basa su esami cardiaci (ECG, ecocardiogramma, Holter cardiaco, scintigrafia cardiaca, ecc.). Il trattamento è previsto solo nelle forme più severe e può includere farmaci, ablazione, pacemaker o defibrillatore impiantabile. Uno stile di vita sano e controlli periodici aiutano a prevenire le complicanze.

In condizioni normali, a riposo, il ritmo cardiaco è solitamente di 60-80 pulsazioni al minuto, il cuore pompa circa 60 ml a battito, per un totale di quasi 6.000 litri di sangue al giorno. Grazie al suo battito regolare, nel corso della vita questo organo garantisce che una quantità adeguata di sangue raggiunga tutte le parti del corpo, fornendo all’organismo ossigeno e sostanze nutritive indispensabili. Affinché la funzione di pompa del cuore sia normale, i ventricoli devono contrarsi ed espandersi insieme.

Tuttavia, in alcuni casi si possono riscontrare irregolarità nel ritmo cardiaco, definite aritmie. In questo articolo ne approfondiamo le tipologie, le cause e i sintomi principali.

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Aritmia cardiaca: che cos’è?

L’aritmia è un’alterazione del ritmo cardiaco che può battere più velocemente (tachicardia) o più lentamente (brachicardia) del normale, o in modo irregolare. Questa alterazione può avere origine a livello ventricolare o atriale, e in base a questo si distinguono due diversi gruppi:

  • aritmie sopraventricolari, che si verificano negli atri, le due cavità cardiache situate sopra i ventricoli
  • aritmie ventricolari, che si originano proprio nei ventricoli. Questo disturbo può inoltre essere correlato ad alterazioni del sistema di conduzione (il sistema in cui viene generato e trasmesso al miocardio l’impulso alla contrazione) oppure a disordini riguardanti le fibre muscolari cardiache.

Aritmie sopraventricolari

Questi tipi di aritmie comprendono una vasta gamma di tipologie.

  • Fibrillazione atriale: è considerata la forma di aritmia più comune. Si verifica quando negli atri gli impulsi elettrici del cuore non si propagano a partire dal nodo senoatriale (una sorta di pacemaker autonomo da dove ha origine l’impulso elettrico cardiaco), ma in modo caotico e senza controllo. Questo comporta un’accelerazione della funzionalità del cuore e del suo battito.
  • Flutter atriale: può sorgere in uno degli atri, che si attivano con una frequenza elevata, generando un battito cardiaco irregolare e tachicardia.
  • Tachicardia sopraventricolare: ritmo cardiaco rapido che può sfociare in palpitazioni e battiti molto accelerati. Questo disturbo può essere considerato come non immediatamente pericoloso per la salute, ma può influire sulla vita in maniera negativa, per cui va sempre approfondito attraverso le regolari indagini diagnostiche.
  • Extrasistoli: battiti cardiaci aggiuntivi, originati a volte dagli atri, a volte dai ventricoli. Rappresentano un tipo di aritmia molto frequente, ma in genere innocua, che nella maggior parte dei casi non richiede alcun tipo di trattamento.
  • Bradicardia: si presenta quando il battito cardiaco è troppo lento (meno di 60 battiti al minuto): in questo caso, il cuore pompa poco sangue al cervello, causando talvolta un’improvvisa perdita di coscienza.

Aritmie ventricolari

Le aritmie che interessano i ventricoli  possono essere invece distinte principalmente in due diversi  gruppi.

  • Tachicardia ventricolare: in questa forma di aritmia, i ventricoli battono troppo velocemente, di conseguenza non si svuotano e non si riempiono di sangue a sufficienza. Questo disturbo rappresenta un pericolo per la salute cardiaca, dal momento che può facilmente trasformarsi in una fibrillazione ventricolare e portare a un arresto cardiovascolare.
  • Fibrillazione ventricolare: in caso di fibrillazione ventricolare, il ventricolo raggiunge una stimolazione così rapida che diventa incapace di pompare sangue nel sistema circolatorio dell’organismo, portando all’arresto cardiocircolatorio.

Cosa può causare un’aritmia cardiaca?

Possono esserci diverse cause all’origine di un’aritmia cardiaca. La sua insorgenza può verificarsi in qualsiasi momento della vita, indipendentemente dall’età, nonostante le forme più gravi colpiscano in genere dopo i 60 anni, quando aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiache.

In molti casi, le aritmie sono causate proprio da malattie cardiovascolari, come per esempio:

Tuttavia, esse non sono sempre la spia di una patologia cardiovascolare, ma per esempio possono derivare da altre patologie, come:

  • intossicazioni iatrogene (digitale e farmaci beta-bloccanti)
  • disfunzioni endocrine (come feocromocitoma e ipertiroidismo)
  • squilibri elettrolitici nel sangue (soprattutto quelli che interessano il potassio e calcio)

Inoltre, in alcuni casi l’aritmia cardiaca è semplicemente un disturbo funzionale, espressione di un’alterazione del sistema neurovegetativo (per esempio in soggetti molto ansiosi).

Aritmia cardiaca: come si manifesta?

I sintomi dell’aritmia sono molteplici e dipendono per lo più dal tipo di disturbo di cui si soffre.

La tachicardia può manifestarsi con palpitazioni, battiti accellerati, mancanza del respiro e pressione sul petto, mentre la bradicardia può manifestarsi con debolezza, vertigini e in alcuni casi anche con la perdita di coscienza a breve termine. Tuttavia, alcune persone non avvertono i sintomi descritti e non si accorgono dell’aritmia, che può inoltre verificarsi all’improvviso, generando una crisi per poi scomparire di nuovo.

Come si diagnostica un’aritmia cardiaca?

È possibile diagnosticare l’aritmia cardiaca già a partire dall’esame clinico, ovvero dalla palpazione del polso e dall’auscultazione del cuore. Tuttavia, per una diagnosi più precisa e approfondita è necessario intervenire con esami specifici come:

  • elettrocardiogramma (ECG): esame rapido e non invasivo, registra l’attività elettrica del cuore
  • elettrocardiogramma dinamico delle 24 ore (Holter cardiaco): grazie a questo tipo di elettrocardiogramma, ogni singolo battito cardiaco viene registrato nell’arco della giornata
  • loop recorder: è un piccolo apparecchio impiantato sotto cute: tiene sotto controllo e registra l’attività cardiaca anche per mesi o settimane.
  • ecocardiogramma: può essere definita come un’ “ecografia del cuore” che permette di valutare i diametri delle camere cardiache e la loro corretta funzionalità
  • ECG da sforzo e scintigrafia miocardica: questo esame permette di studiare l’andamento del cuore durante uno sforzo, evidenziando possibili aree di ischemia
  • esami del sangue: risulta importante tenere monitorati i livelli di potassio, calcio e magnesio, la cui alterazione può essere determinante per le aritmie cardiache
  • esami di funzionalità tiroidea: anche la funzionalità della tiroide deve essere tenuta sotto controllo, dal momento che può essere un ulteriore fattore determinante nella formazione di aritmie
  • studio elettrofisiologico: in questo esame invasivo, un catetere viene introdotto all’interno di un vaso dell’inguine o del braccio e fatto risalire fino al cuore, per poter registrare l’attività elettrica in alcune aree del muscolo cardiaco.

diagnosi aritmia

Aritmia cardiaca: possibili terapie

Molte aritmie innocue per la salute possono essere tenute sotto controllo senza alcuna terapia. Se invece il disturbo risulta più grave e influisce sulla vita quotidiana, possono essere utilizzati diversi trattamenti, come per esempio:

  • terapia farmacologica: possono arrestare il disturbo del ritmo cardiaco
  • ablazione via catetere: metodo efficace per diverse aritmie, in cui vengono eliminate parti del tessuto cardiaco
  • cardioversione: attraverso medicamenti e scosse elettriche viene “riavviato” il ritmo da trattare
  • pacemaker, spesso utilizzato come terapia per le bradicardie
  • defibrillatore impiantabile: questa terapia viene utilizzata in caso di aritmie pericolose, fornisce uno stimolo al cuore e in caso di necessità rilascia uno shock elettrico.

Aritmia cardiaca: prevenzione

Attraverso uno stile di vita sano è possibile mantenere il prorio cuore in buona salute.

Si parte dall’alimentazione: è necessario scegliere una dieta equilibrata e varia (come per esempio la dieta Smartfood), ricca di fibre, frutta e verdura, cereali, legumi, pesce e latticini a basso contenuto di grassi, preferendo le carni bianche.

Per mantenersi in forma è buona pratica anche svolgere una regolare attività fisica e gestire lo stress psicologico ed emotivo: in tal senso può essere utile imparare alcune tecniche di rilassamento per gestire l’ansia, come lo yoga e la meditazione.

Al contrario, alcune cattive abitudini possono costituire un fattore di rischio, come un consumo eccessivo  di alcool e il vizio del fumo. Occorre inoltre fare attenzione all’assunzione di alcuni farmaci tachicardizzanti (come alcuni spray nasali e broncodilatatori).

È importante infine sottoporsi a controlli periodici per prevenire complicazioni legate alle aritmie cardiache. Ciò vale soprattutto per chi è più a rischio, soffrendo di disturbi cardiovascolari, come l’ipertensione arteriosa o l’insufficienza cardiaca. In questi casi, può essere utile affidarsi a servizi come le soluzioni UniSalute Per Te, che facilitano l’accesso a visite specialistiche ed esami diagnostici grazie a tariffe agevolate e brevi tempi di attesa.

 

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Le domande più frequenti dei pazienti

Quando un’aritmia cardiaca è pericolosa?

Un’aritmia può diventare pericolosa quando compromette la capacità del cuore di pompare sangue in modo efficace oppure aumenta il rischio di arresto cardiaco o ictus, come nel caso della fibrillazione atriale o ventricolare.

Le extrasistoli devono preoccupare?

Nella maggior parte dei casi le extrasistoli sono benigne e molto comuni. Tuttavia, se frequenti o associate ad altri sintomi, è importante rivolgersi al cardiologo.

Lo stress può causare aritmie?

Sì, ansia e stress possono favorire alterazioni del ritmo cardiaco, soprattutto nei soggetti predisposti.

Quali esami servono per diagnosticare un’aritmia?

Gli esami principali sono elettrocardiogramma, Holter cardiaco, ecocardiogramma ed eventualmente studio elettrofisiologico.

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