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risonanza magnetica

Risonanza magnetica: come funziona, in quali casi viene prescritta, quali sono le controindicazioni

Tra gli esami diagnostici maggiormente utilizzati, la risonanza magnetica (RM) permette di ottenere immagini dettagliate in alta risoluzione dell’interno del nostro corpo, attraverso l’utilizzo di campi magnetici senza radiazioni ionizzanti. Grazie alla sua precisione, essa viene oggi utilizzata in numerosi campi, per rilevare diverse patologie e studiarne il decorso.

In quest’articolo cercheremo di comprendere come funziona, in quali casi si rivela utile per la diagnosi e se ci sono eventuali controindicazioni nel suo impiego.

Risonanza magnetica: come funziona questo esame?

Il metodo di indagine della risonanza magnetica, scoperto nel 1946, fu applicato per la prima volta in campo medico nel corso degli anni 70 da Raymond Vahan Damadian. Il medico intuì che l’utilizzo di questa tecnica potesse essere efficace in particolar modo nello studio del cancro, ipotizzando che tumori e tessuti potessero dare risposte differenti alla risonanza magnetica.

Basandosi sulla “fisica dei campi magnetici”, il funzionamento dell’apparecchiatura della risonanza magnetica risulta piuttosto complesso, per i non specialisti.

Per prima cosa, per eseguire l’esame, il paziente deve distendersi su un lettino, che viene fatto scorrere all’interno di un macchinario cilindrico, e rimanere rilassato e immobile per tutta la durata dell’indagine.

L’apparecchio utilizza campi magnetici intensi insieme a impulsi di radiofrequenze. Le onde elettromagnetiche alterano temporaneamente gli atomi di cui sono composti i tessuti dei nostri organi, che acquistano energia e si orientano secondo l’andamento del campo magnetico. Quando quest’ultimo viene disattivato, gli atomi tornano al loro normale orientamento, cedendo l’energia ed emettendo un segnale. È proprio questo segnale a essere captato dall’apparecchiatura, elaborato e infine trasformato in immagini.

Il macchinario è composto da un cilindro cavo con all’interno dei magneti che servono per generare fasci di onde radio utili all’esame. L’aspetto fondamentale per la riuscita della risonanza magnetica è che il paziente rimanga fermo per tutta la durata dell’indagine, che dipende dall’estensione della parte del corpo da esaminare e può arrivare anche a 45 minuti.

La risonanza magnetica consente di avere una visione tridimensionale del corpo, dal momento che, sfruttando i processi biochimici, si ottengono sezioni del corpo non solo sul piano assiale, ma anche sul piano frontale, laterale, obliquo e da diverse angolazioni.

diagnostica per immagini

La risonanza magnetica con mezzo di contrasto

La risonanza magnetica può essere prescritta anche con l’utilizzo di un mezzo di contrasto, cioè di una sostanza paramagnetica (come il gadolinio) che viene iniettata in vena, al fine di rilevare in modo più accurato le patologie neoplastiche e infiammatorie. Questa tipologia di risonanza magnetica, rispetto a quella convenzionale, è in grado di fornire immagini più chiare e dettagliate delle strutture interne del nostro corpo. Per questo motivo, è usata per studiare più approfonditamente i tumori, il flusso di sangue nelle arterie e nelle vene, l’irrorazione sanguigna di un organo e le lesioni alle strutture anatomiche interne.

Ma come funziona? Le sostanze di contrasto si distribuiscono nei vasi e negli organi: le molecole di gadolinio alterano le proprietà molecolari del campo magnetico delle strutture in cui si localizzano, modificando il segnale e l’immagine della risonanza magnetica. In questo modo, vengono visualizzati i vasi ed eventuali lesioni di organi, accentuando le differenze dei tessuti e di vascolarizzazione.

Quando viene prescritta la risonanza magnetica?

La risonanza magnetica oggi è impiegata per ottenere immagini dettagliate in alta risoluzione di numerosi tessuti. Si rivela così una procedura particolarmente utile in diversi campi, dal momento che i progressi tecnologici negli anni l’hanno resa una delle principali tecniche di diagnostica per immagini.

La risonanza magnetica in neurologia e neurochirurgia

La RM fornisce una risoluzione migliore delle strutture nervose rispetto alla TAC, risultando significativa per visualizzare nervi cranici, lesioni tronco cerebrali e midollo spinale. Risulta particolarmente utile, inoltre, per individuare alterazioni a livello spinale (tumori, ascessi) che comprimono il midollo e che necessitano di un intervento urgente. Inoltre, è indicata per individuare placche demielinizzanti, infarti in fase precoce, edema cerebrale subclinico e contusioni cerebrali.

La risonanza magnetica in traumatologia e ortopedia

Impiegata nella valutazione della salute delle articolazioni, la risonanza magnetica articolare può essere utilizzata per lo studio approfondito di: gomito, spalla, polso, mano, ginocchio, caviglia e piede. Essa permette di ottenere immagini dettagliate della componente ossea, cartilaginea, legamentosa e muscolare delle articolazioni, fornendo così informazioni sulle patologie di origine traumatica, infiammatoria e degenerativa.

risonanza magnetica con contrasto

La risonanza magnetica in oncologia

La RM viene utilizzata per la diagnosi e la valutazione dello stadio e della risposta al trattamento di diverse tipologie di tumore, permettendo di tracciarne una descrizione non solo morfologica, ma anche strutturale dei tessuti. Essa identifica il tumore non solo come una “massa” estranea all’interno dell’organismo, ma anche come un’area di segnale alterato nel contesto di un organo o di un tessuto, senza che necessariamente vi siano delle modifiche nel volume o nei profili dello stesso.

La risonanza magnetica in cardiologia

Applicata anche in campo cardiologico, la risonanza magnetica può essere utilizzata per la diagnostica di patologie a carico del cuore e delle valvole cardiache come: cardiopatia ischemica, cardiomiopatie dilatative, miocarditi, cardiomiopatie ipertrofiche, cardiopatie congenite, valvulopatie e malattie del pericardio. La RM del cuore, attraverso l’uso del contrasto, è l’unica indagine che permette oggi di visualizzare la presenza di danni strutturali di questo organo, sia pregressi che recenti: un infarto, una miocardite, un’infiammazione del pericardio, etc.

La risonanza magnetica in gastroenterologia

Utile nella diagnosi delle malattie dell’addome e della pelvi (fegato e utero), la risonanza magnetica viene utilizzata anche per visualizzare e studiare l’intestino tenue. Questo esame permette, infatti, di valutare l’eventuale presenza di patologie intestinali, sia che si tratti di malattie di natura infiammatoria, che di natura tumorale.

È la tecnica di riferimento per la valutazione di malattie infiammatorie croniche come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, ma è utile anche nel valutare eventuali patologie di natura infettiva come gastroenteriti e presenza di eventuali tumori.

risonanza magnetica applicazioni

Risonanza magnetica: fattori di rischio e controindicazioni

Nonostante la risonanza magnetica rappresenti un’indagine diagnostica del tutto innocua per la nostra salute, è necessario sapere che non tutti possono sottoporsi a questo tipo di indagine. Vi sono infatti diverse tipologie di controindicazioni.

Le controindicazioni assolute

I pazienti sottoposti a intervento chirurgico, in cui sono state utilizzate clips vascolari endocraniche ferro-magnetiche su aneurismi, non possono sottoporsi a risonanza magnetica. Il campo magnetico generato, infatti, potrebbe comportare un effetto meccanico sulle clips, causando un’emorragia celebrale.

Questa indagine, inoltre, non è indicata anche nei pazienti portatori di:

  • pacemaker cardiaci
  • valvole cardiache
  • strutture metalliche come protesi e viti

In tutti questi casi, infatti, non si effettua l’esame per evitare che il campo magnetico prodotto dalla macchina possa spostare queste strutture in altra sede.

I pazienti che hanno avuto un incidente in passato o hanno svolto senza protezioni delle particolari attività lavorative (come ad esempio nel settore metalmeccanico) è sempre bene che effettuino una radiografia prima di sottoporsi a una risonanza magnetica, per poter escludere la presenza di corpi metallici nel proprio organismo.

È necessario, inoltre, considerare quelle che possono essere definite come controindicazioni relative: casi specifici, nei quali bisogna bilanciare vantaggi e svantaggi di questo tipo di esame diagnostico. Un paziente con un uno sfintere magnetico che desidera sottoporsi a risonanza magnetica deve sapere che tale dispositivo intracorporeo può inattivarsi in conseguenza dell’indagine. Per lo stesso motivo, una paziente che utilizza la spirale intrauterina come metodo anticoncezionale, dopo aver fatto l’esame, deve recarsi dal ginecologo per controllare che il dispositivo sia nella sede corretta.

 

Ora che abbiamo visto come la risonanza magnetica rappresenti un esame fondamentale per la diagnosi e la valutazione di numerose patologie, non resta che scegliere una struttura con un team di medici e operatori specializzati per eseguire questa importante indagine diagnostica. Proprio per questo motivo, UniSalute mette a disposizione cinque Piani assicurativi individuali, per rispondere in ambito sanitario alle diverse esigenze di ciascuno. Voi li conoscete già?

 

Fonti:

materdomini.it
fondazioneveronesi.it
airc.it
msdmanuals.com
sandonato.grupposandonato.it

 

Greta Esposito
Greta Esposito vive a Bologna e si occupa di comunicazione, ufficio stampa e PR. Per il blog InSalute scrive articoli finalizzati a divulgare le buone pratiche di prevenzione e controllo della salute.

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