L’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro caratterizzata dalla riduzione della massa e della qualità del tessuto osseo. La sua insorgenza è legata soprattutto all’avanzare dell’età e al post-menopausa nelle donne, ma risponde anche a fattori genetici e ambientali, patologie e terapie farmacologiche. Spesso è una patologia silenziosa: non dà sintomi evidenti fino alla comparsa di una frattura, che può coinvolgere vertebre, femore, polso o omero. La diagnosi si basa su esami del sangue di primo livello e su indagini strumentali come la MOC (mineralometria ossea computerizzata), utile per valutare la densità minerale ossea. La prevenzione e la gestione della malattia passano da uno stile di vita sano, con attività fisica regolare, adeguato apporto di calcio e vitamina D, e riduzione dei fattori di rischio come fumo e alcol. Nei casi necessari, la terapia farmacologica aiuta a ridurre il rischio di fratture e a rallentare la perdita di massa ossea.
L’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da una riduzione della massa minerale ossea e da alterazioni di tipo qualitativo che comportano l’aumento del rischio di frattura. In Italia, secondo le stime, ne soffrono circa 3,5 milioni di donne e 1 milione di uomini. Si tratta, purtroppo, di numeri destinati ad aumentare in funzione del progressivo invecchiamento della popolazione.
Per approfondire le caratteristiche e i sintomi di questa patologia, così come la diagnosi e la cura, abbiamo intervistato il prof. Francesco Sardanelli, responsabile del Servizio di Diagnostica per Immagini all’IRCCS Policlinico San Donato di Milano, professore ordinario di Radiologia e direttore della Scuola di Specializzazione in Radiodiagnostica dell’Università degli Studi di Milano.
Quali fattori di rischio influenzano l’insorgenza dell’osteoporosi?
L’osteoporosi si presenta in due forme primarie, una senile associata al normale invecchiamento, comune in entrambi i sessi, e una post-menopausale, nelle donne. Esistono poi forme secondarie causate da patologie o dall’uso di farmaci.
Lo sviluppo dell’osteoporosi deriva infatti da una combinazione di fattori che influenzano la resistenza ossea.
Primo tra tutti è l’età avanzata. Le ossa sono soggette a un costante rinnovamento. Quando si è giovani il quantitativo di osso nuovo è maggiore rispetto a quello che viene rimosso, entro i 30 anni si raggiunge il picco di massa ossea, mentre successivamente, andando avanti con l’età, il tessuto tende a riformarsi più lentamente. Si tratta di un processo fisiologico che riguarda tutti, ma che in alcune persone può procedere più velocemente portando all’osteoporosi.
Intervengono poi fattori costituzionali e predisposizioni genetico-familiari:
- sesso femminile: come accennato, è centrale l’influsso della menopausa
- appartenenza a gruppo etnico bianco o asiatico
- corporatura minuta
- familiarità per osteoporosi o fragilità ossea.
Possono contribuire inoltri elementi ambientali o comportamentali:
- dieta povera di calcio
- dieta ricca di proteine
- eccessivo consumo di cibi integrali
- carenza di vitamina D
- uso eccessivo di fumo e alcol
- vita sedentaria
- uso prolungato di farmaci, in particolare cortisonici, chemioterapici e trattamenti oncologici che influiscono sull’assetto ormonale.
A questi si aggiungono malattie come:
- morbo di Crohn
- artrite reumatoide
- malattie ormonali
- osteogenesi imperfetta, che compromette la corretta mineralizzazione dell’osso
- malattie da malassorbimento intestinale come la celiachia
- disturbi del comportamento alimentare come bulimia e anoressia nervosa.

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Perché l’osteoporosi colpisce maggiormente le donne?
Come si è detto, le donne sono più esposte al rischio di sviluppare osteoporosi per via della loro costituzione e per i cambiamenti fisici tipici della menopausa.
“La densità minerale ossea di ogni individuo raggiunge un picco all’apice dello sviluppo corporeo (intorno ai 30 anni), dopo il quale avviene, fisiologicamente, una progressiva riduzione pari a circa 0,5-1% su base annua. Nelle donne, la perdita di massa minerale è maggiore in corrispondenza dei mutamenti ormonali legati alla menopausa, cui consegue la maggiore incidenza e la precocità della malattia nel sesso femminile”.
La menopausa è un periodo particolarmente delicato per l’osso. “Nella fase che la precede e che dura all’incirca 5 anni, nelle donne si riduce progressivamente l’effetto protettivo che gli estrogeni esercitano sul tessuto osseo. Questo comporta un tasso di perdita della massa ossea accelerato, che può raggiungere anche l’1-2% all’anno. Ciò può portare all’insorgenza di osteoporosi soprattutto nei casi in cui, in giovane età, non sia stato raggiunto un adeguato picco di massa”.
Come ci si accorge di avere l’osteoporosi: sintomi e diagnosi
L’osteoporosi è una malattia silente, asintomatica. “La perdita di massa ossea è lenta e graduale, e non viene percepita dall’organismo. Non ci sono, purtroppo, campanelli di allarme”. Tuttavia, la fragilità ossea potrebbe causare sintomi iniziali come dolori alla schiena, perdita di altezza e postura incurvata.
“La malattia si manifesta improvvisamente con una frattura, tipicamente a livello della colonna vertebrale, del femore, dell’omero prossimale, del polso. Le fratture del femore sono la complicanza più temibile, perché portano inevitabilmente all’ospedalizzazione”. I tempi di recupero, in questi casi, possono essere lunghi e i pazienti possono aver bisogno di assistenza domiciliare per diverso tempo. In alcuni casi, inoltre, soprattutto quando la persona è molto avanti negli anni, c’è il rischio che non torni a camminare a seguito di questo infortunio. “Anche le fratture vertebrali sono pericolose, sebbene a volte diano pochi sintomi o nessuno. Possono però avviare la cascata fratturativa, ovvero essere il primo episodio di una serie di fratture, con conseguenze molto gravi per il paziente”.

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Come si fa a diagnosticare l’osteoporosi?
La diagnosi dell’osteoporosi si avvale sia di indagini strumentali, sia di esami del sangue. “Questi ultimi sono detti di primo livello: vanno ad analizzare la concentrazione di calcio e fosforo nel sangue o della quantità di calcio che viene espulso con le urine. Se i valori sono nella norma, si possono escludere la maggior parte delle osteoporosi secondarie, causate da patologie sottostanti e non dal semplice invecchiamento o dalla menopausa”.
Per approfondire la situazione, è necessario ricorrere a esami di secondo livello, ovvero “indagini strumentali che consentono di stimare la massa ossea, come la mineralometria ossea computerizzata (MOC), o di diagnosticare le fratture. In quest’ultimo caso, i tradizionali esami radiologici permettono, ad esempio, di identificare le fratture vertebrali, anche quelle asintomatiche”.
La densitometria o mineralometria ossea (MOC) è la tecnica migliore per valutare la densità minerale ossea in virtù dei numerosi vantaggi:
- elevata accuratezza
- ottima tolleranza da parte dei pazienti
- basso costo
- dose di radiazioni irrisoria.
“La MOC è un esame che si esegue in pochi minuti, tuttavia non bisogna considerarlo semplice. Per ottenere risultati affidabili, infatti, le regole devono essere rispettate in modo rigoroso sia in fase di esecuzione, sia in fase di post-processing. È tipicamente eseguita a livello dell’anca e della colonna lombare. Non ci sono controindicazioni ad eccezione della gravidanza, data l’esposizione seppur esigua ai raggi X”.
La MOC non è considerata un test di screening di popolazione. È infatti il medico, insieme al paziente, a decidere se è opportuno che la persona si sottoponga all’esame, sulla base della presenza di fattori di rischio e delle condizioni cliniche pregresse e attuali.
Quali sono i rischi per chi soffre di osteoporosi?
Il rischio maggiore dell’osteoporosi è, come si è visto, l’insorgenza di fratture e delle loro complicanze. Quando la rottura riguarda una o più vertebre, può causare progressive deformità della colonna, “come la cifosi toracica, che nei casi più gravi può comportare anche patologie respiratorie oltre che una ridotta mobilità. Le fratture del femore comportano, in un quinto dei casi, una riduzione del livello di autosufficienza, sconvolgendo la vita dei soggetti affetti e dei loro familiari, con il rischio di istituzionalizzazione a lungo termine. Drammaticamente, a un anno da una frattura di femore, il tasso di mortalità è intorno al 15%”.
Qual è la miglior cura per l’osteoporosi?
Quando la malattia è già in corso, è molto importante intervenire per ridurre il rischio di caduta, mentre si procede a rinforzare l’osso. “Esistono varie categorie di farmaci in grado di agire sui processi di rimodellamento osseo, stimolando la sintesi o inibendo il riassorbimento, a seconda del quadro clinico. I farmaci di prima linea più comunemente utilizzati sono i bisfosfonati, che agiscono limitando l’attività degli osteoclasti”.
Dopo la diagnosi di osteoporosi, uno stile di vita sano è il presupposto fondamentale per convivere con la malattia. “Particolarmente importante è l’attività fisica, che consiste soprattutto in esercizi di rinforzo muscolare e attività di carico, come la camminata o altri sport per anziani: in questo modo, si riduce la perdita di massa ossea e l’eventualità di una frattura. La dieta è un altro punto fondamentale: un adeguato apporto di vitamina D sostiene l’apparato scheletrico e le proteine prevengono la sarcopenia, ossia la progressiva perdita di massa muscolare, contrasta il rischio di complicanze anche dopo una frattura osteoporotica”.
Seguire un’alimentazione equilibrata e fare regolare esercizio fisico sono anche i pilastri fondamentali per prevenire l’osteoporosi. Sarà utile, inoltre, eliminare fattori di rischio come il fumo e l’abuso di alcol, fermo restando che l’insorgenza dell’osteoporosi è legata anche agli effetti dell’invecchiamento e, nelle donne, della menopausa.
Per tutelare la salute delle ossa nel lungo periodo è importante sottoporsi a controlli regolari e affidarsi alle cure di professionisti qualificati. In questo senso può essere utile scegliere i servizi offerti dalle soluzioni UniSalute Per Te, che consentono di accedere a visite ed esami a tariffe scontate e senza passare da lunghe attese.
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Le domande più frequenti dei pazienti
Che cos’è l’osteoporosi?
È una malattia dello scheletro che comporta una riduzione della densità e della qualità dell’osso, rendendolo più fragile e soggetto a fratture anche in seguito a traumi lievi.
Quali sono le cause principali dell’osteoporosi?
Le cause sono multifattoriali: età avanzata, menopausa, predisposizione genetica, scarsa assunzione di calcio e vitamina D, sedentarietà, fumo, alcol e alcune patologie o terapie farmacologiche.
Perché le donne sono più a rischio?
Le donne sono più esposte soprattutto dopo la menopausa, quando la riduzione degli estrogeni accelera la perdita di massa ossea e aumenta il rischio di fragilità scheletrica.
Come si diagnostica l’osteoporosi?
La diagnosi avviene attraverso esami del sangue e test strumentali come la MOC, che misura la densità minerale ossea e consente di valutare il grado di perdita di massa ossea.


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