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Fertilità nella donna e nell’uomo: da cosa dipende e come si misura?


La fertilità è la capacità biologica di concepire un figlio e dipende dall’equilibrio tra fattori biologici e ambientali. Nella donna è strettamente connessa all’ovulazione e alla riserva ovarica, mentre nell’uomo alla qualità e alla funzionalità degli spermatozoi. Età, abitudini quotidiane, anomalie strutturali ed eventuali patologie possono influire sulle probabilità di concepimento. Quando una gravidanza tarda ad arrivare, specifici esami per la fertilità femminile e maschile permettono di individuare le possibili cause e di orientare verso percorsi diagnostici e terapeutici personalizzati.

La fertilità è un aspetto centrale della salute riproduttiva e dipende dall’equilibrio di fattori biologici e ambientali che rendono possibile il concepimento.

Negli ultimi anni, questo tema ha assunto un rilievo crescente anche alla luce del progressivo calo della natalità in Italia e della tendenza, sempre più diffusa, a rimandare la ricerca di una gravidanza. Un aspetto, quest’ultimo, che può incidere in modo significativo sulle probabilità di successo, ma che non è l’unico elemento da considerare.

Conoscere da cosa dipende la fertilità, infatti, consente di comprendere meglio i meccanismi che la regolano e di individuare eventuali fattori modificabili su cui intervenire. Stile di vita, condizioni di salute e tempistiche giocano un ruolo determinante e, se affrontati in modo consapevole, possono aiutare a superare alcune difficoltà legate al concepimento.

Approfondiamo allora cosa si intende per fertilità, come funziona nella donna e nell’uomo e quali fattori possono favorirla o, al contrario, comprometterla.

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Cosa si intende per fertilità?

La fertilità è la capacità biologica di concepire un figlio. Si basa sul corretto funzionamento degli apparati riproduttivi femminile e maschile e sul verificarsi di una serie di condizioni che permettono l’incontro tra ovocita e spermatozoo e la fecondazione del primo da parte del secondo. In termini clinici, si considera fertile una coppia che riesce a ottenere una gravidanza entro un anno di rapporti mirati non protetti.

Diversi fattori influenzano questa capacità:

  • età
  • equilibrio ormonale
  • qualità degli ovociti e degli spermatozoi
  • stile di vita
  • presenza di eventuali patologie.

Per comprenderla nel dettaglio, è utile distinguere la fertilità femminile da quella maschile, poiché seguono dinamiche diverse.

Fertilità femminile

La fertilità nella donna è legata al ciclo mestruale e all’ovulazione: ogni mese, un ovocita maturo viene rilasciato e può essere fecondato per un periodo limitato. 

Un fattore determinante nella fertilità della donna è l’età. A differenza dell’uomo, la donna nasce con un patrimonio finito di ovociti, noto come riserva ovarica, che si riduce progressivamente nel corso della vita. Oltre alla quantità, diminuisce anche la qualità degli ovociti, con un impatto diretto sulle probabilità di concepimento e sull’aumento del rischio di anomalie cromosomiche. Questo calo diventa più marcato dopo i 35 anni, ma può variare da persona a persona.

Possono influire negativamente sulla fertilità femminile anche:

  • malformazioni congenite dell’utero
  • patologie ginecologiche come sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), endometriosi, cisti ovariche o fibromi uterini
  • infezioni vaginali o uterine, come clamidia o gonorrea
  • alterazioni tiroidee, che influenzano la regolazione ormonale
  • interventi a livello pelvico con conseguente danneggiamento delle tube
  • abitudine al fumo e al consumo eccessivo di alcol
  • stress cronico
  • condizioni di sovrappeso o sottopeso.

Fertilità maschile

La fertilità nell’uomo dipende principalmente innazitutto da un’adeguata spermatogenesi, il processo che porta alla produzione di spermatozoi maturi.

  • anomalie genetiche, come uno sviluppo imperfetto dei testicoli, che possono provocare una produzione inferiore di spermatozoi
  • criptorchidismo, vale a dire la mancata discesa dei testicoli nella loro sede, con ripercussioni sulla loro funzionalità
  • infezioni e infiammazioni a livello genitale, come prostatite e uretrite 
  • malattie sessualmente trasmesse, come gonorrea, sifilide, clamidia, Papilloma virus
  • varicocele, una dilatazione delle vene dei testicoli che può danneggiare il DNA degli spermatozoi
  • traumi 
  • interventi chirurgici all’apparato genitale e urinario e per il trattamento dell’ernia inguinale
  • fumo e abuso di alcolici
  • terapie farmacologiche per la cura di ipertensione e ipercolesterolemia e oncologiche
  • esposizione a sostanze tossiche e radiazioni.
donna sorridente con tazza in mano

Dopo i 35 anni le probabilità di concepimento diminuiscono a causa della progressiva riduzione della riserva ovarica.

Che esami si fanno per la fertilità?

Quando si intraprende un percorso di concepimento, o quando una gravidanza tarda ad arrivare dopo diversi mesi di tentativi, è possibile ricorrere a specifici esami per la fertilità

Quali sono gli esami per valutare la fertilità femminile?

La valutazione della fertilità femminile si basa su un insieme di esami scelti in base al quadro clinico emersoi durante la visita ginecologica. L’obiettivo è comprendere se l’ovulazione avviene regolarmente, se l’apparato riproduttivo presenta alterazioni strutturali e se sono presenti condizioni che possono interferire con il concepimento.

Gli accertamenti più comuni includono:

  • esami delle urine per individuare eventuali infezioni dell’apparato genitale
  • tampone vaginale o cervicale, utile a rilevare la presenza di patogeni a livello vaginale, cervicale o uretrale
  • osservazione del muco cervicale o monitoraggio delle variazioni della temperatura corporea basale ai fini dell’ovulazione
  • dosaggi ormonali: eseguiti tramite prelievo di sangue, analizzano l’equilibrio endocrino valutando i livelli di progesterone, FSH e LH, ormone antimulleriano (AMH) e degli ormoni tiroidei
  • ecografia pelvica o transvaginale: permette di visualizzare utero e ovaie per stimare la conformazione dell’apparato riproduttivo e la riserva ovarica e individuare eventuali anomalie strutturali
  • post coital test: esame di laboratorio che analizza il muco cervicale dopo il rapporto sessuale, valutando la capacità degli spermatozoi di muoversi correttamente al suo interno
  • radiografie ed ecografie per accertare la pervietà delle tube di Falloppio, ovvero che non vi siano ostruzioni al transito dell’ovocita degli spermatozoi e al loro incontro
  • mappa cromosomica: indicata in caso di aborti ripetuti o sospette alterazioni genetiche, per individuare eventuali cause cromosomiche di ridotta fertilità
  • isteroscopia: esame diagnostico che permette di osservare la cavità uterina e individuare eventuali anomalie
  • laparoscopia: procedura che consente una valutazione diretta degli organi pelvici e, se necessario, l’intervento su patologie come l’endometriosi.

Quali sono i test per vedere se un uomo è fertile?

La valutazione della fertilità maschile si basa su una serie di esami mirati ad analizzare la qualità del liquido seminale e il corretto funzionamento dell’apparato riproduttivo. I principali esami comprendono:

  • spermiogramma: consiste nell’analisi del liquido seminale e permette di esaminare volume, aspetto, viscosità e pH, numero, motilità degli spermatozoi
  • spermiocoltura: permette di verificare la presenza di eventuali infezioni a carico delle vie seminali o della prostata
  • test di capacitazione, un esame che valuta il potenziale fecondante degli spermatozoi
  • esami ormonali: attraverso un prelievo di sangue consentono di valutare la regolazione della spermatogenesi e di individuare eventuali squilibri ormonali che possono influire sulla produzione di spermatozoi
  • ecografia testicolare: è indicata in presenza di sospetto varicocele o di altre alterazioni strutturali.

Cosa stimola la fertilità?

Non esiste una formula universale in grado di garantire il concepimento, ma diversi fattori possono contribuire a creare condizioni favorevoli alla fertilità, sia nella donna sia nell’uomo.Tra i principali fattori che possono aumentare la fertilità troviamo:

  • stile di vita sano: un’alimentazione equilibrata, il mantenimento di un peso corporeo nella norma e una regolare attività fisica aiutano a sostenere l’equilibrio ormonale e la funzionalità dell’apparato riproduttivo
  • stop al fumo: smettere di fumare, come evidenziato da diverse ricerche, può ridurre il rischio di infertilità
  • riduzione del consumo di alcol: come il fumo, anche l’alcol può interferire con i meccanismi di produzione e maturazione di ovociti e spermatozoi, pertanto dovrebbe essere assunto con moderazione
  • limitazione dell’esposizione a sostanze tossiche, capaci di ripercuotersi sulla qualità dei gameti
  • riduzione dello stress: l’equilibrio ormonale può risentire di situazioni di stress prolungato, influenzando negativamente il ciclo mestruale e la spermatogenesi
  • sonno adeguato: un ritmo sonno-veglia regolare supporta la regolazione ormonale
  • monitoraggio del ciclo: conoscere il periodo ovulatorio permette di individuare la finestra fertile e aumentare le probabilità di concepimento
  • trattamento di eventuali condizioni mediche sottostanti, come disfunzioni tiroidee, endometriosi, varicocele o infezioni dell’apparato riproduttivo. Una diagnosi precoce e un adeguato percorso di cura possono contribuire in modo significativo alla preservazione della fertilità nel tempo.

Nella tutela della salute riproduttiva, un ruolo determinante è dunque svolto dalla prevenzione che permette di agire sui fattori modificabili che possono influenzare la fertilità. Intervenire su stili di vita e condizioni cliniche consente infatti di ridurre i rischi e di preservare la funzione riproduttiva.

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uomo fuma sigaretta

Il fumo è un importante fattore di rischio per lo sviluppo di infertilità.

Le domande più frequenti dei pazienti

Come capire se si è fertili?

Nella donna la regolarità del ciclo e la presenza dell’ovulazione sono indicatori importanti; nell’uomo contano qualità e quantità degli spermatozoi. Una valutazione completa arriva solo tramite esami specifici.

A che età cala la fertilità?

Nella donna la fertilità inizia a ridursi dopo i 32 anni e in modo più significativo dopo i 35. Nell’uomo il calo è più graduale, ma età avanzata, stili di vita non salutari e patologie possono influire.

Quando rivolgersi a uno specialista della fertilità?

Se dopo 12 mesi di rapporti mirati non arriva una gravidanza (6 mesi se la donna ha più di 35 anni), è consigliabile una valutazione specialistica della coppia.

Quali esami si fanno per la fertilità?

Per la donna sono consigliati dosaggi ormonali, ecografia, esami per la pervietà tubarica; per l’uomo si eseguono spermiogramma, esami ormonali ed eventuale ecografia testicolare.

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