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Welfare aziendale: 5 errori da non fare se vogliamo renderlo efficace

I vantaggi concreti per la produttività dell’azienda, i benefici riscontrati dai lavoratori, gli incentivi fiscali previsti dalla Legge italiana sono solo tre tra i principali argomenti a favore dell’introduzione di azioni di welfare aziendale tra le imprese italiane. Una scelta di questo tipo porterà sì ad alcuni miglioramenti sostanziali, soprattutto sul medio e lungo periodo, ma affinché l’azienda possa essere un vero punto di riferimento per il dipendente e per la sua famiglia è importante investire sui benefit aziendali prestando attenzione a evitare alcuni errori, molto diffusi, che potrebbero vanificare gli sforzi.

Welfare aziendale: 5 errori da evitare

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Ogni politica di welfare aziendale corrisponde, da parte del datore di lavoro, a un investimento mirato al sostegno e al supporto del dipendente che, come dimostrano alcuni studi, sarà a sua volta più produttivo, fidelizzato e soddisfatto. Tuttavia affinché da questo investimento scaturisca un vantaggio bisogna prestare attenzione ad evitare alcune trappole più diffuse di quanto si può immaginare. Vediamo quali.

Aspettarsi tutto e subito

Un primo errore strategico è quello di immaginare che la sola attivazione di un piano di welfare aziendale porti immediatamente dei benefici in termini di produttività dell’azienda. Fare sì che i servizi e i beni proposti siano effettivi è un processo che può richiedere mesi di attento monitoraggio e dialogo con i lavoratori; inoltre, ogni caso va valutato in maniera a sé stante, prendendo in attenta considerazione, per esempio, il livello di soddisfazione dei dipendenti. Parole d’ordine, dunque: calma e pianificazione strategica per consentire di trarre il massimo beneficio dai servizi offerti.

Non pensare alla famiglia

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Spesso capita di focalizzarsi sul dipendente e su misure come, per esempio, l’assicurazione sanitaria o i premi di produttività, sottovalutando, però, un aspetto fondamentale, ovvero il fatto che spesso in cima alle preoccupazioni dei lavoratori italiani ci sono le questioni familiari. Osservando, infatti, i servizi più richiesti e più apprezzati dai dipendenti delle aziende che già hanno avviato progetti pilota di welfare aziendale con focus sulla famiglia, appare chiaro come asili nido, bonus bebè, orari flessibili, o ancora sconti sui libri di testo, vacanze studio e altri benefit di questo tipo siano considerati come un concreto miglioramento della qualità della vita del lavoratore.

Famiglia, poi, non significa soltanto supporto per i figli, ma anche assistenza per gli anziani. Le aziende possono fare molto in questo senso: rimborsare le spese sostenute autonomamente, fornire del supporto per l’assunzione di un’assistente domiciliare, facilitare lo svolgimento di alcune commissioni dalla spesa al pagamento delle bollette, fornire personale medico-sanitario qualificato per il monitoraggio e la terapia in caso di lunghe degenze.

Alleggerire i pensieri del dipendente, grazie a questo tipo di benefit, lo rende più concentrato e produttivo sul posto di lavoro, e della sua serenità beneficia il clima generale, ma anche l’azienda in sé.

Ignorare i bisogni effettivi dei propri dipendenti

bisogni dei dipendenti aziendali

Tra i servizi più richiesti in Italia riscontriamo, dunque, quelli pensati per la famiglia, la sanità integrativa, le proposte finalizzate alla formazione. È forte, talvolta, la tentazione di elaborare un piano di welfare aziendale per la propria azienda a partire da questo tipo di dati, ma anche in questo caso si cela un’insidia.

È, infatti, sicuramente buona norma osservare le prassi operative di successo, ma è altrettanto importante, se non di più, svolgere un’indagine conoscitiva all’interno della propria azienda per capire quali siano i bisogni più urgenti della popolazione di riferimento. Esistono professionisti che possono supportare il datore di lavoro in questa fase, che è tanto delicata quanto fondamentale per l’effettiva riuscita dell’introduzione del piano di welfare aziendale, come ci ha spiegato Luigi Torlai, Direttore Risorse Umani della Ducati.

Dare per scontato che il dipendente sappia

Dal momento che i benefici per l’azienda (e per il dipendente) sono strettamente connessi all’effettiva fruizione dei servizi di welfare aziendale, è naturale rilevare l’importanza del fatto che il lavoratore sia effettivamente consapevole di poter richiedere questi stessi servizi. Può sembrare un’osservazione banale, ma sono molti i casi nei quali il piano “fallisce” perché nessuno sa di aver diritto a determinati benefit.

Il consiglio degli esperti, in questo caso, è di spiegare e valorizzare quanto si propone al dipendente, dedicando del tempo, per esempio, a spiegare come attivare un piano oppure ad illustrare i vantaggi, anche di tipo fiscale, che sono connessi al welfare aziendale. Investire in un processo di decision making collettivo e partecipato aumenta in maniera esponenziale i benefici per l’azienda.

Sottovalutare l’importanza dell’ambito sanitario

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Infine, il welfare aziendale è configurato come uno strumento utilissimo e particolarmente versatile per tutelare la salute dei dipendenti. È vero, infatti, non soltanto che lavorare troppo fa male, ma anche che esami medici, visite specialistiche e spese riabilitative sono in cima alle preoccupazioni degli italiani che, talvolta, addirittura vi rinunciano per questioni di tipo economico.

Le assicurazioni sanitarie, i fondi sanitari integrativi e le casse di mutuo soccorso, dunque, rappresentano una risorsa imprescindibile per un datore di lavoro che ha a cuore la produttività della sua attività e dei suoi dipendenti. Sottovalutarne la crucialità è un vero e proprio errore che può costare caro perché la salute dell’impresa non può che essere legata a doppia mandata a quella di chi vi lavora.

Una volta individuati i servizi e i beni che vengono percepiti come più importanti dai propri dipendenti, è possibile organizzare un piano di welfare aziendale che ne tenga conto, approfittando, per esempio, di alcune soluzioni flessibili e personalizzate, pensate proprio per chi vuole evitare questi errori e investire per far crescere la propria azienda. SiSalute, divisione di UniSalute servizi, accompagna le aziende dall’organizzazione del proprio piano di welfare aziendale fino all’effettiva proposta di pacchetti di flexible benefit in ambito sanitario che possono essere utilizzati dal lavoratore per rispondere alle proprie necessità sulla base di una serie di opzioni proposte e selezionate con cura. Conoscevate queste opportunità e avete mai osservato questi errori? Raccontateci le vostre esperienze nei commenti.

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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