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come misurare il welfare

Come misurare l’efficacia del welfare aziendale

Cresce il numero di imprese, grandi, medie e piccole, che scelgono di attivare politiche di welfare aziendale a favore dei propri dipendenti e, come conferma il Welfare Index PMI del 2018, sono proprio le aziende che hanno già sperimentato questi servizi ad essere i principali promotori. In questo contesto, diventa rilevante trovare delle strategie e delle metodologie efficaci per misurare il welfare aziendale, ragion per cui abbiamo intervistato il professor Dario Cavenago, responsabile scientifico del WBR-lab e il dottor Mattia Martini, coordinatore del progetto che ha portato alla nascita, in seno all’Università di Milano Bicocca, del primo laboratorio di ricerca per la misurazione del “welfare benefit return”.

Misurare il welfare aziendale: perché è importante?

misurare welfare aziendale

Una volta attivate delle politiche di welfare aziendale, è fondamentale, come emerge anche in questo articolo pubblicato su Changes, avere dei punti di riferimento per valutare gli investimenti fatti e orientarsi nel futuro. “Affinchè il welfare aziendale possa realmente divenire parte di una strategia complessiva di gestione del personale e di “total reward” dei dipendenti – spiegano gli intervistati – è importante per le organizzazioni poter verificare l’effettivo contributo di tali iniziative al raggiungimento degli obiettivi aziendali.”

In questo senso, riuscire a misurare l’efficacia dei piani di welfare aziendale consente di:

  • giustificare l’investimento effettuato,
  • migliorare le fasi di progettazione ed implementazione,
  • rafforzare l’impatto del welfare aziendale per le risorse umane,
  • identificare i programmi inefficaci per riprogettarli o introdurne di nuovi.

Gli strumenti a disposizione dell’azienda

Per poter effettivamente passare dalla teoria alla pratica e misurare concretamente i servizi attuati, ogni azienda può e dovrebbe dotarsi di alcuni strumenti specifici. In particolare, come sottolineano i coordinatori del WBL-lab, ogni organizzazione dispone di un proprio sistema di indicatori, al suo interno, che possono essere più o meno sofisticati: “questi indicatori, chiamati analytics, vengono utilizzati per monitorare i risultati delle proprie attività con l’obiettivo di sviluppare una metodologia condivisa.”

“La sfida – continuano gli intervistati – è quella di valorizzare il patrimonio informativo già presente in azienda.” Per questa ragione, gli studiosi suggeriscono di partire dagli indicatori potenzialmente più sensibili al fattore umano e alle politiche di welfare aziendale, cercando di individuare dei collegamenti logici e temporali tra gli stessi.

ROI: cos’è e come si calcola

In molti pongono la loro attenzione sul ROI, Return on Investment, un indice che “misura” la redditività e l’efficienza economica di una determinata attività: “Il metodo di calcolo è, di per sé, una formula matematica, nemmeno troppo complessa – spiegano gli intervistati – che mette in relazione costi e benefici di un’iniziativa e in questo caso specifico dei servizi di welfare aziendale.”

Il passaggio cruciale, alla luce dell’esperienza del WBR-Lab, è piuttosto individuare quale sia la natura dei costi da includere nel calcolo e i potenziali benefici del welfare aziendale per l’impresa, nonché la difficoltà di misurarli del tempo ed isolare l’impatto delle iniziative. “In questo senso, WBR, ha scelto di non focalizzarsi sul concetto di ROI, ma piuttosto di lavorare ad una metodologia aperta e flessibile che consenta all’azienda di monitorare l’andamento del proprio welfare aziendale a partire dagli obiettivi specifici di ciascun programma e attraverso un opportuno set di KPI (un indicatore che monitora le prestazioni di un processo aziendale) tangibili e intangibili, e di governarlo nella prospettiva di migliorarne l’efficacia complessiva.”

welfare e benessere

Una via alternativa

La sfida, dunque, è quella di trovare un metodo per misurare l’efficacia del welfare aziendale dal punto di vista del benessere dell’azienda, partendo per esempio dal clima organizzativo, un elemento chiave intorno a cui ruota tutta la valutazione dell’efficienza dell’impresa in generale. “Tuttavia – specificano i professori – misurare il benessere non è un’attività scontata per le imprese e quelle che lo fanno, impiegano metodi e approcci piuttosto diversi tra loro.”

Secondo l’esperienza dei ricercatori, a proposito, non è fondamentale utilizzare uno strumento standard, meglio focalizzare l’attenzione sulla produzione di alcune linee guida per valorizzare ciò che viene già fatto e costruire un collegamento con le politiche e le iniziative di welfare aziendale.

“Considerando quanto stiamo realizzando con il WBR-Lab – aggiungono gli intervistati – la strada che abbiamo scelto di percorrere è quella di integrare l’esperienza del team dell’Università di Milano Bicocca in materia di Human Resource Management, quella diretta della società Valore Welfare, specializzata nella consulenza in materia di welfare aziendale,

e l’apporto delle aziende coinvolte che consentirà di giungere alla definizione di una metodologia condivisa e applicabile nelle diverse organizzazioni.”

Lo sforzo è quello di valorizzare e combinare approcci già esistenti per la valutazione dell’efficacia di un’attività aziendale in generale e applicarli all’ambito del welfare aziendale. “Penso – riflette il professor Cavenago – ai modelli di valutazione dell’efficacia della formazione, alle HR balance scorecard, o ancora alla metodologia dello SROI. D’altra parte, per poter giungere ad uno strumento in grado di supportare effettivamente il governo dei piani di welfare aziendale, è indispensabile l’ascolto e il coinvolgimento delle imprese che sono impegnate direttamente nell’implementazione e nella gestione dei piani, spesso personalizzati.”

In sintesi, così come i programmi di welfare aziendale debbono essere flessibili per adattarsi in maniera efficace ai concreti bisogni dei lavoratori, lo deve essere altrettanto anche il metodo utilizzato per misurarne gli effetti.

I fattori da non sottovalutare

benessere in azienda

Attualmente la ricerca del WBR-Lab è dedicata all’analisi e alla rielaborazione delle informazioni raccolte durante le interviste realizzate nelle aziende, tuttavia è possibile già individuare alcuni fattori ritenuti critici per il successo delle iniziative di welfare, indipendentemente dal tipo di servizi o dall’ambito nel quale essi sono realizzati.

“In primo luogo – spiegano i docenti – è condiviso il fatto che, per poter raggiungere gli obiettivi attesi, un piano dev’essere implementato in una logica il più possibile partecipativa, ovvero attraverso un forte e costante coinvolgimento del management aziendale, dei dipendenti e delle parti sociali.” I lavoratori vanno ascoltati sin dalla fase progettuale, così come va pensata una strategia di comunicazione adeguata e periodica. “È inoltre importante che la gestione del piano sia sufficientemente flessibile per poter cogliere eventuali cambiamenti del fabbisogno e delle preferenze dei dipendenti.”

Tra gli altri fattori cruciali affinché l’investimento sia efficace, ci sono la proattività economica dell’azienda, la creazione di un adeguato sistema di governo del piano di welfare aziendale, la personalizzazione del progetto e l’infrastruttura tecnologica adottata in fase di erogazione dei servizi. Tutti elementi che, se tenuti in considerazione, possono aiutare il datore di lavoro a non cadere in errore.

Datore di lavoro che, tuttavia, non è da solo. Infatti, SiSalute, divisione di UniSalute servizi, accompagna le aziende dall’organizzazione del proprio piano di welfare aziendale fino all’effettiva proposta di servizi e politiche concrete, in ambito sanitario. L’attenzione viene posta sempre sulle effettive esigenze della popolazione aziendale che, come sottolineato anche dai responsabili del WBR-Lab, è uno dei fattori cruciali affinché le politiche di welfare aziendale siano efficaci. Nelle vostre aziende come viene misurato il welfare?

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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