La prevenzione della salute nella donna cambia con le fasi della vita. Dai 25 anni il Pap test (e poi l’HPV test) è il primo screening oncologico da inserire in agenda, con cadenza triennale o quinquennale. Nell’età fertile, ecografia pelvica e dosaggi ormonali aiutano a monitorare la salute riproduttiva e a rilevare patologie spesso silenziose. La mammografia entra in gioco stabilmente dai 45 anni, ma può essere anticipata in caso di familiarità. Con la menopausa si aggiungono MOC, profilo lipidico e visita cardiologica. In tutte le fasi, la continuità dei controlli è la strategia di prevenzione più efficace.
Sottoporsi a controlli regolari è un’abitudine importante a tutte le età. Eppure molte donne rinviano visite ed esami, spesso senza sapere quali siano necessari e con quale frequenza. La salute femminile cambia nel tempo, e con essa cambiano i bisogni di prevenzione.
Quali esami fare in età fertile o in menopausa? In questo articolo approfondiamo i controlli chiave per ogni fase della vita di una donna.
Prevenzione donna: quali controlli fare?
La prevenzione non segue un calendario unico per tutte le donne: gli esami da fare, la loro frequenza e le priorità cambiano in base all’età, alla storia clinica personale e familiare, e alle diverse fasi della vita riproduttiva.
Il punto di partenza è la visita ginecologica, un appuntamento che dovrebbe diventare un’abitudine annuale dall’inizio dell’attività sessuale. A questa si affiancano, nel tempo, esami più specifici: dall’ecografia pelvica agli screening oncologici, fino ai controlli ormonali che diventano fondamentali con l’avvicinarsi della menopausa.
È utile distinguere due grandi categorie di controlli:
- screening oncologici, pensati per individuare precocemente lesioni potenzialmente tumorali (Pap test, HPV test, mammografia)
- esami di monitoraggio funzionale, che valutano la salute riproduttiva e ormonale (ecografia pelvica, dosaggi ormonali, MOC)
Vediamo allora quali sono gli esami chiave, fase per fase.

Dai 25 anni il Pap test è il primo screening da inserire in agenda.
Quando è necessario fare il Pap test?
Il Pap test è uno degli strumenti più importanti della prevenzione oncologica femminile: consente di rilevare cellule anomale della cervice uterina in fase precoce, prima che si trasformino in tumore. È un esame rapido che si esegue durante la visita ginecologica.
Le linee guida italiane raccomandano di iniziare a eseguirlo a partire dai 25 anni, con una cadenza ogni 3 anni se il risultato è negativo. Dopo i 30 anni, il Pap test viene sostituito dall’HPV test, più sensibile nel rilevare la presenza del Papillomavirus, principale responsabile del tumore della cervice. In questo caso, se entrambi i test risultano negativi, l’intervallo può allungarsi a 5 anni. Lo screening prosegue fino ai 64 anni: dopo questa soglia, in assenza di anomalie nei controlli precedenti, generalmente non è più indicato. Fanno eccezione le donne con fattori di rischio specifici, per le quali il ginecologo può consigliare controlli più ravvicinati.
Alcune situazioni richiedono attenzione particolare:
- inizio precoce dell’attività sessuale o partner multipli (che comportano una maggiore esposizione all’HPV)
- sistema immunitario compromesso (ad esempio in caso di terapie immunosoppressive)
- precedenti risultati anomali al Pap test o all’HPV test
- mancata vaccinazione HPV in età adolescenziale.
In questi casi, il ginecologo può modulare diversamente la frequenza dei controlli, adattandola al singolo profilo di rischio.
Esami per la fertilità e la salute riproduttiva
L’età fertile è il periodo in cui la prevenzione ginecologica si fa più articolata. Accanto agli screening oncologici, entrano in gioco esami specifici per monitorare la salute riproduttiva e identificare precocemente condizioni che potrebbero influenzare la fertilità o la qualità della vita, come l’endometriosi, la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) o i fibromi uterini, patologie spesso silenziose per anni.
L’ecografia pelvica (o quella transvaginale) è un esame fondamentale: permette di valutare utero e ovaie, rilevare eventuali cisti, fibromi o alterazioni della morfologia uterina. È consigliata con cadenza annuale o in base alle indicazioni del ginecologo, e può essere eseguita insieme alla visita di routine.
Per chi sta pianificando una gravidanza o ha difficoltà a concepire, il quadro si arricchisce di esami più specifici:
- dosaggio dell’AMH (ormone antimülleriano): indica la riserva ovarica e fornisce informazioni preziose sulla fertilità residua
- profilo ormonale di base (FSH, LH, estradiolo): si esegue in genere tra il 2° e il 5° giorno del ciclo e fotografa l’equilibrio ormonale
- ecografia con conta dei follicoli antrali: integra la valutazione della riserva ovarica
- tampone vaginale e cervicale: utile per escludere infezioni che potrebbero interferire con la fertilità.
Anche in assenza di un desiderio di gravidanza, questi esami possono essere indicati in caso di cicli irregolari, dolore pelvico ricorrente o sospetto di patologie come la PCOS o l’endometriosi.
Mammografia: quando farla e con quale frequenza?
La mammografia è l’esame cardine dello screening per il tumore al seno, la neoplasia più frequente tra le donne in Italia. Si tratta di una radiografia della mammella a bassa dose, in grado di rilevare alterazioni anche molto piccole, non ancora palpabili.
La cadenza raccomandata dalle Linee guida nazionali varia in base all’età:
- dai 45 fino ai 50 anni: ogni uno o due anni
- dopo i 50: ogni due anni
- dopo i 74 anni: ogni tre anni.
L’inizio e la frequenza dei controlli può variare in presenza di un profilo di rischio personale più elevato. In caso di familiarità di primo grado per tumore al seno, i controlli iniziano prima, affiancando o sostituendo la mammografia con l’ecografia mammaria nelle donne più giovani, in cui la densità mammaria è maggiore.
Va ricordato che la mammografia si affianca, e non sostituisce, la visita senologica e l’autopalpazione regolare del seno, un gesto di prevenzione semplice che ogni donna dovrebbe acquisire nella propria quotidianità.
Menopausa: quali controlli?
Con la menopausa il corpo della donna attraversa una trasformazione profonda, guidata dal calo degli estrogeni. Questo cambiamento ormonale, oltre a comportare dei sintomi caratteristici (vampate, disturbi del sonno, sbalzi d’umore), ha ripercussioni sulla salute ossea, cardiovascolare e metabolica. I controlli da fare si adattano di conseguenza.
Gli accertamenti prioritari in questa fase sono:
- MOC (mineralometria ossea computerizzata): misura la densità ossea e valuta il rischio di osteoporosi, condizione a cui le donne in menopausa sono particolarmente esposte. È consigliata intorno ai 50 anni o all’ingresso in menopausa, e ripetuta in base ai risultati
- analisi del sangue: profilo ormonale per confermare l’ingresso in menopausa e valutare un’eventuale terapia ormonale sostitutiva (TOS); profilo lipidico e glicemia, importanti per appurare i cambiamenti metabolici indotti dal calo degli estrogeni
- visita cardiologica ed esami per la salute del cuore: da inserire in agenda dopo i 50 anni, soprattutto in presenza di fattori di rischio
- visita ginecologica annuale con ecografia: rimane fondamentale anche dopo la menopausa, per il monitoraggio dell’endometrio e delle ovaie.
La continuità dei controlli non si interrompe con la fine del ciclo mestruale: semmai, si arricchisce di nuove attenzioni. Mantenere un rapporto costante con il proprio ginecologo è il modo più efficace per affrontare questa fase con consapevolezza e serenità.
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In menopausa i controlli medici includono MOC, profilo lipidico e visita cardiologica.
Le domande più frequenti dei pazienti
A che età si fa la prima visita ginecologica?
La prima visita ginecologica è consigliata in concomitanza con l’inizio dell’attività sessuale, ma può essere svolta anche prima in presenza di problematiche come irregolarità nel ciclo mestruale o disturbi a carico dell’apparato riproduttivo.
Quando si deve fare la mammografia per la prima volta?
In assenza di familiarità o fattori di rischio specifici, la mammografia è raccomandata a partire dai 45 anni con cadenza annuale o biennale. In caso di familiarità di primo grado per tumore al seno, il ginecologo può indicare controlli anticipati, affiancando o sostituendo la mammografia con l’ecografia mammaria.
Con la menopausa si smette di fare la visita ginecologica?
No, la visita ginecologica annuale rimane indicata anche dopo la menopausa, per monitorare lo stato dell’endometrio, delle ovaie e della salute vaginale. A questi controlli si aggiungono esami specifici per la fase, come la MOC per la densità ossea e il profilo lipidico per il rischio cardiovascolare.
Con quale frequenza fare l’ecografia pelvica?
In genere è consigliata con cadenza annuale nell’ambito della visita ginecologica di routine, ma la frequenza può variare in base alla storia clinica. In presenza di patologie come endometriosi, fibromi o ovaio policistico, il ginecologo può indicare controlli più ravvicinati per monitorare l’evoluzione della situazione.


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