Le lampade abbronzanti espongono la pelle a raggi ultravioletti (UV), le stesse radiazioni associate allo sviluppo del melanoma e di altri tumori cutanei. Le evidenze scientifiche più recenti mostrano che l’abbronzatura artificiale può aumentare in modo significativo il rischio oncologico e accelerare il danno cellulare della pelle. In Italia l’utilizzo dei lettini UV è vietato ai minori, alle donne in gravidanza e ai soggetti particolarmente vulnerabili, ma resta consentito agli adulti. Le persone con pelle chiara e occhi chiari sono più esposte ai rischi. Come alternative più sicure, i dermatologi consigliano prodotti autoabbronzanti e una corretta protezione solare.
La promessa di un colorito dorato anche fuori stagione continua a spingere molte persone verso solarium e cabine UV. Eppure le lampade abbronzanti restano tra i principali fattori di rischio per il melanoma, un tumore in costante crescita anche in Italia.
Vediamo allora cosa dicono le evidenze più aggiornate, chi è più a rischio e quali alternative scegliere.
Fa male fare una lampada abbronzante?
Le lampade abbronzanti sfruttano l’emissione di raggi ultravioletti (UV), le stesse radiazioni presenti nella luce solare e note per la loro capacità di danneggiare le cellule della pelle. Proprio per questo l’abbronzatura artificiale è considerata uno dei principali fattori di rischio per il melanoma e per altri tumori cutanei. Un rischio che assume ancora più peso alla luce dei dati epidemiologici più recenti. Secondo il rapporto I numeri del cancro in Italia 2025 dell’AIOM e dell’AIRTUM, nel 2024 sono stati registrati oltre 12.000 nuovi casi di melanoma nel nostro Paese, con un’incidenza praticamente raddoppiata rispetto a vent’anni fa.
A evidenziare gli effetti nocivi dell’abbronzatura artificiale sulla pelle sono anche le evidenze scientifiche più recenti. Uno studio pubblicato a dicembre 2025 su Science Advances, condotto da Northwestern Medicine e Università della California di San Francisco, ha dimostrato che chi utilizza lettini solari ha una probabilità di sviluppare un melanoma quasi tre volte superiore rispetto a chi non li ha mai usati. Il dato più rilevante riguarda però il livello molecolare: nei melanociti di chi frequenta i solarium tra i 30 e i 40 anni sono state riscontrate più mutazioni cancerogene che in persone tra i 70 e gli 80 anni mai esposte a UV artificiali. Come se la pelle invecchiasse, geneticamente, di decenni.
Le evidenze non si fermano al melanoma. Il Comitato scientifico della Commissione Europea (SCHEER), in un rapporto del 2016, ha stabilito che l’esposizione ai raggi UV dei lettini aumenta anche il rischio di carcinoma a cellule squamose, carcinoma basocellulare e melanoma oculare, e che non esiste un limite di esposizione considerato sicuro.
Per queste ragioni l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), organismo dell’OMS, ha classificato le lampade abbronzanti cancerogene per l’uomo. Eppure non sono vietate. Perché?
Lampade abbronzanti cancerogene, ma non vietate: perché?
Dopo la conferma del pericolo connesso all’esposizione ai lettini a raggi UV, alcuni paesi europei hanno preso provvedimenti per cercare di proteggere, in particolare, i più giovani. In Francia, per esempio, è stato introdotto un divieto di frequenza per i minorenni: una misura promossa anche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.
In Italia le lampade abbronzanti a raggi UV e i solarium sono vietati ai minori di 18 anni, alle donne incinte e a soggetti che soffrono di particolari patologie o che si scottano facilmente al sole. Per tutti gli altri, l’appello dell’Organizzazione mondiale della sanità è a utilizzare il buon senso, tenendo in considerazione che la classificazione dell’IARC si basa sulla solidità delle prove scientifiche disponibili relative alla capacità di un agente di aumentare il rischio di tumore.
Il consiglio degli esperti, a proposito, è di informarsi sempre sulla quantità di una sostanza che rappresenta un effettivo fattore di rischio per lo sviluppo di un tumore e sulle categorie che dovrebbero, quindi, astenersi dal contatto con quell’agente. Tra queste rientrano in particolare:
- persone con occhi e pelle chiara
- soggetti che hanno sperimentato scottature in passato
- hanno molti nei e lentiggini
- sono in cura con farmaci fotosensibilizzanti
- hanno una storia personale o familiare di tumori cutanei
- soffrono di malattie della pelle come la vitiligine.

Perché non si riesce a rinunciare alle lampade abbronzanti?
Se, dunque, le lampade abbronzanti sono vietate solo per alcuni ed è stato dimostrato che hanno un impatto negativo sulla pelle per tutti, perché ancora molte persone ne fanno uso? L’impressione è che, in generale, si tenda a sottovalutare il problema, ritenendo che l’esposizione una volta ogni tanto non sia poi così grave, oppure che basti compiere 18 anni per essere al sicuro. In questi casi, gli esperti consigliano di agire con prudenza: se proprio non si vuole rinunciare a una lampada, è fondamentale proteggersi con una crema solare adatta.
Per alcuni soggetti, però, il bisogno di frequentare solarium e mantenere la pelle costantemente abbronzata rappresenta una vera e propria malattia, la tanoressia. Uno studio pubblicato su Journal of the American Academy of Dermatology, infatti ha evidenziato come l’uso di lampade abbronzanti possa innescare una forma di dipendenza fisica analoga a quelle causate da alcol, tabacco e droga. L’ipotesi è che sia connessa al rilascio da parte dell’organismo di endorfine.
Lampade abbronzanti: precauzioni e alternative
Se non si vuole rinunciare a una seduta di abbronzatura artificiale, esistono alcuni consigli utili per proteggersi.
È importante, in primo luogo, scegliere un centro che offra garanzie di affidabilità e presenti in maniera trasparente il tipo di apparecchiature utilizzate. Anche in questo caso, esiste un decreto interministeriale che definisce tutte le normative di sicurezza da rispettare, ed elenca le specifiche tecniche che le strutture devono seguire. Scegliere un centro sicuro è una prima forma di protezione, per quanto non sicura al 100%.
Molti dermatologi consigliano come alternativa ai lettini UV di utilizzare creme e lozioni autoabbronzanti. Anche in questo caso, è fondamentale scegliere con attenzione il prodotto, valutando l’impatto sulla pelle, ma non si corrono i rischi legati all’esposizione ai raggi UV. È bene ricordare, però, che i prodotti autoabbronzanti non svolgono alcuna funzione protettiva, quindi non possono essere utilizzati al posto delle creme solari per proteggersi da scottature o eritemi.
Il consiglio sempre valido è quello di confrontarsi con un dermatologo che potrà fornire dei consigli più specifici per ciascun soggetto sulla base del fototipo e di altri elementi legati alla familiarità con diverse patologie. Inoltre, è importante sfatare il mito per cui chi ricorre a queste forme di abbronzatura artificiale sia più “pronto” ad esporsi al sole: l’abbronzatura “artificiale” non rappresenta uno schermo rispetto ai raggi solari, quindi non bisogna mai dimenticare di proteggere la pelle.
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Le domande più frequenti dei pazienti
Le lampade abbronzanti aumentano il rischio di melanoma?
Sì, le lampade abbronzanti emettono raggi UV che possono danneggiare il DNA delle cellule della pelle e aumentare il rischio di melanoma e di altri tumori cutanei. Diversi studi scientifici hanno evidenziato un’associazione significativa tra uso dei lettini solari e sviluppo di melanoma.
Fare una lampada ogni tanto è pericoloso?
Anche esposizioni occasionali ai raggi UV artificiali possono contribuire ad aumentare il rischio nel tempo. Secondo il Comitato scientifico della Commissione Europea (SCHEER), non esiste un livello di esposizione ai lettini UV considerato completamente sicuro.
Chi dovrebbe evitare le lampade abbronzanti?
Le lampade sono vietate ai minori di 18 anni, alle donne in gravidanza e alle persone con particolari patologie cutanee o forte sensibilità al sole. In generale, il rischio è maggiore per chi ha pelle molto chiara, occhi chiari, lentiggini, storia personale o familiarità per melanoma.
Le lampade preparano la pelle all’esposizione al sole?
No, l’abbronzatura artificiale non protegge la pelle dai danni provocati dal sole e non sostituisce l’uso della crema solare. Anche chi utilizza lettini UV deve applicare una protezione adeguata durante l’esposizione solare.


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