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semipermanente cancerogeno

Lo smalto semipermanente è cancerogeno?

Esporsi ai raggi ultravioletti, compresi quelli solari, comporta un aumento del rischio di sviluppare il cancro alla pelle, come è stato dimostrato da numerosi studi. Proprio i risultati della ricerca in quest’ambito hanno portato i ricercatori e gli esperti ad indagare i possibili effetti cancerogeni dell’abitudine ad utilizzare lo smalto permanente e semipermanente. Ciò perché, per l’applicazione, è necessario esporre le unghie a una dose concentrata dei raggi UVA, che costituiscono un pericolo non solo quando ci si espone ai raggi solari, ma anche quando si utilizzano lampade abbronzanti. Per fare chiarezza sulla questione, abbiamo intervistato la dermatologa Bianca Maria Piraccini, professoressa dell’Università di Bologna e membro del Sidemast (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse).

lampada raggi uv

I rischi per la pelle dell’esposizione ai raggi UV

Non è, dunque, una scoperta recente il fatto che l’esposizione non protetta ai raggi UV comporti dei rischi per la pelle. Nello specifico, gli ultravioletti vanno a intaccare i mitocondri, ovvero gli elementi che regolano la respirazione cellulare. Le conseguenze possono essere:

  • perdita di elasticità della pelle
  • minor tonicità
  • atrofia cutanea
  • fotoinvecchiamento
  • alterazioni pigmentarie
  • elastosi solare
  • mutamento dei vasi superficiali
  • cheratosi solari
  • tumori cheratocitari maligni
  • melanoma.

I raggi ultravioletti si dividono, inoltre, in UV-A e UV-B. I primi sono presenti tutto l’anno, dall’alba al tramonto, e possono penetrare anche molto in profondità, determinando l’invecchiamento cutaneo, i secondi sono invece responsabili delle scottature, nonché di alcune reazioni allergiche. L’esposizione ai raggi ultravioletti è considerata, appunto, un fattore di rischio per lo sviluppo dei tumori della pelle.

lampada uv semipermanente

Lo smalto semipermanente è cancerogeno?

Per comprendere quale sia il collegamento tra l’esposizione ai raggi UV e lo smalto semipermanente è necessario soffermarsi sulla composizione e sul funzionamento di questa modalità di abbellimento. “Questo tipo di smalto – spiega la professoressa Piraccini – è composto da alcune resine che vengono applicate sulle unghie in forma liquida. Per  poterle indurire occorre l’esposizione a una lampada a raggi ultravioletti che fa polimerizzare il composto.” Questo tipo di tecnica è specifica per lo smalto permanente e semipermanente, poiché per quello tradizionale l’asciugatura e solidificazione avviene semplicemente grazie all’aria.

“I raggi ultravioletti delle macchine per l’asciugatura – continua la dermatologa – sono radiazioni esattamente come quelle del sole oppure delle lampade abbronzanti, molto concentrate.” L’intervistata spiega che questo elemento, unito alla letteratura scientifica che dimostra la correlazione tra l’esposizione ai raggi UV e tumori maligni della cute, ha portato all’ipotesi che anche l’applicazione dello smalto semipermanente possa essere cancerogeno. “In particolare, il rischio è per la pelle del dorso e delle dita delle mani, che vengono colpite dai raggi durante l’asciugatura.”

rischi smalto semipermanente

Centri e prodotti di qualità per garantire la salute

Come accade anche per le lampade abbronzanti che, pur essendo considerate pericolose, non sono vietate, i rischi connessi all’uso dello smalto semipermanente vanno riconosciuti, ma esistono delle modalità di utilizzo prudenti. La professoressa Piraccini, infatti, sottolinea come le macchine più moderne per l’asciugatura abbiano una forma a ferro di cavallo proprio per evitare che il dorso della mano venga esposto ai raggi UV. Hanno inoltre una minor concentrazione di radiazioni, poiché utilizzano solo quelle necessarie alla polimerizzazione della resina. Un’alternativa è poi quella di proteggere la pelle delle mani e delle dita dai raggi UV tramite l’utilizzo di guanti di nitrile con le punte tagliate, che creano una barriera contro le radiazioni, o facendo precedere all’applicazione dello smalto l’apposizione sulla pelle di creme con protezione solare ad ampio spettro.

“Ricordiamo – aggiunge l’intervistata – che l’uso dello smalto semipermanente è diffuso in tutto il mondo e viene praticato da centri di tutti i tipi: talvolta con macchinari all’avanguardia, altre volte meno. Ripeto sempre ai pazienti di fare attenzione proprio a questo aspetto: la qualità dei materiali e degli strumenti si paga e quindi suggerisco di diffidare dalle proposte low cost, proprio perché possono comportare dei danni seri per la salute.”

Smalto semipermanente in gravidanza: è sicuro?

Una preoccupazione di molte donne è che lo smalto semipermanente utilizzato durante la gravidanza possa avere degli effetti collaterali. Il dubbio non è che possa fare male al feto, ma che possa impedire alle unghie, già indebolite, di respirare a sufficienza. La professoressa rassicura le future mamme spiegando che è possibile, per chi lo desidera, continuare ad utilizzarlo anche durante la gravidanza, facendo attenzione alla qualità dei prodotti utilizzati dai centri scelti e comunicando all’operatore o operatrice della gestazione in corso.

In conclusione, la professoressa Piraccini suggerisce attenzione e prudenza: “è vero che esiste un rischio putativo, ovvero dedotto razionalmente da quanto sappiamo a proposito dei raggi UV, che lo smalto semipermanente possa rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di tumori cutanei. Tuttavia, non esistono molti studi che dimostrano come le donne che usano questo smalto abbiano più frequentemente il tumore alla pelle delle mani. E, inoltre, non dimentichiamo che esistono appunto strumenti tecnologicamente innovativi che possono ridurre ulteriormente i rischi.

 

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Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

1 Commento

  1. Anna Piazza ha detto:

    Buongiorno, volevo sapere se valgono tutte queste informazioni anche per le lampade a LED o se influiscono diversamente. Saluti
    Anna Piazza

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