Malattie renali croniche e differenza di genere: intervista al Dott. Santoro

 

Quando parliamo di malattia renale cronica ci riferiamo a una gamma di condizioni mediche che riguardano appunto i reni, i due importanti organi dell’addome che ci consentono, tra le altre funzioni, di depurare l’organismo. 

In generale, con questa espressione si intende una qualsiasi diminuzione della funzionalità renale nel corso della vita di una persona, condizione che può variare da lieve a grave e si manifesta in modo diverso negli uomini e nelle donne.

Abbiamo chiesto al dottor Antonio Santoro, membro del Comitato Scientifico di UniSalute, già Direttore dell’Unità di Nefrologia, Dialisi e Ipertensione del Policlinico S. Orsola Malpighi di Bologna e autore del Progetto PIRP (Prevenzione della Insufficienza Renale Progressiva) della regione Emilia-Romagna su malattie renali e differenze di genere, di approfondire questa correlazione, e di spiegarci nel dettaglio quanti sono i gradi di insufficienza renale, oltre ad aiutarci a capire se i reni funzionano bene e cosa fare per prevenire queste patologie.

Cosa si intende per malattia renale cronica e quanti sono i gradi di insufficienza renale

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La malattia renale cronica (MRC) è un problema di salute pubblica che coinvolge una larga parte di popolazione. Si stima che, nel mondo, circa il 10% della popolazione ne sia affetto. 

Secondo lo studio italiano CARHES, condotto dalla Società Italiana di Nefrologia, in Italia a soffrire di malattie dei reni sarebbe il 7-8% circa della popolazione adulta. Questo vuol dire che, nel nostro paese, sono almeno 3 milioni le persone che hanno una diagnosi di patologia cronica renale.

Come spiega il dottor Santoro, “si definisce MRC la condizione in cui il danno o la riduzione della funzione renale persiste per un periodo di almeno 3 mesi”.

Il danno renale può essere solo di tipo morfologico (cioè senza compromissione funzionale), e si manifesta o con alterazioni strutturali dei reni, che si evidenziano con esami come diagnostica per immagini o biopsie, oppure – ed è la condizione più comune – da un’alterazione dei classici esami delle urine e del sangue a cui tutti periodicamente dovremmo sottoporci. 

“In genere il danno renale comporta una riduzione della funzione renale (insufficienza renale), che si articola in 5 stadi di crescente gravità sino alla necessità di terapie sostitutive con la dialisi e/o il trapianto”, aggiunge il dott. Santoro.

  1. Il primo stadio, generalmente, non presenta alcun sintomo. La funzionalità renale, il cui valore di riferimento è la VFG (Velocità di Filtrazione Glomerulare) è nella norma o solo leggermente aumentata;
  2. a differenza del primo, il secondo stadio si riconosce per la diminuzione di VFG (inferiore a 90 ml/min , ma superiore a 60 ml/min), sebbene sia anch’esso asintomatico;
  3. è al terzo stadio che si comincia a parlare di insufficienza renale vera e propria. I primi sintomi sono urinare più spesso ed anche di note, aumenti della pressione arteriosa, difficoltà di concentrazione. In questo stadio, intervenire subito con una dieta adeguata e una terapia farmacologica è indispensabile per impedire la progressione della malattia; 
  4. il quarto stadio è caratterizzato da una sintomatologia più severa, come debolezza, mancanza di resistenza fisica e anemia, prurito, difficoltà di concentrazione.;
  5. al quinto stadio è molto spesso necessario un percorso di dialisi immediato, dal momento che la Velocità di Filtrazione Glomerulare scende al di sotto di 15 ml/min.

L’intervistato, inoltre,  poi ha spiegato quanto la MRC spesso coesista con altre patologie croniche come diabete mellito e malattie cardiovascolari, e condivida con queste patologie molti fattori di rischio. 

Il danno cronico renale però, come abbiamo visto, rimane spesso asintomatico e proprio per questo è potenzialmente molto pericoloso. L’assenza di sintomi evidenti, infatti, potrebbe spingerci a sottovalutare il problema fino alla perdita progressiva della funzione renale, alla necessità di dialisi e infine di trapianto. Come capire quando c’è qualcosa che non va?

Qual è la funzione dei reni e come capire se funzionano bene: i test diagnostici

Come abbiamo accennato, i reni si trovano nella zona dell’addome, più precisamente ai due lati del corpo, tra le ultime vertebre toraciche e le prime vertebre lombari. La funzione di questi due organi è fondamentale per la salute di tutto il corpo perché: 

  • regolano la concentrazione degli elettroliti e la quantità di liquidi all’interno del corpo;
  • mantengono stabile la pressione sanguigna;
  • conservano il nostro equilibrio acido-base;
  • producono una serie di ormoni come l’eritropoietina, la vitamina D3, renina, ecc.

Data l’importanza della loro funzione, è essenziale sottoporsi a check-up periodici che oltre a controllare il nostro stato di salute ci permettono di individuare in tempo eventuali problematiche potenzialmente pericolose, come appunto le malattie renali croniche.

Per diagnosticare una MRC esistono diversi test:

  • creatininemia, ovvero l’esame di misurazione della creatinina, che richiede un prelievo di sangue;
  • cVFG e cioè la velocità del filtrato glomerulare. La maggior parte delle formule che si usano per calcolarla si basano su dati riguardanti i valori della creatinina, il genere, l’età e l’etnia;
  • esame delle urine con sedimento urinario;
  • ecografia renale.

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Genere e malattie renali: ci sono differenze tra uomini e donne?

Se guardiamo all’epidemiologia a livello generale, la malattia renale cronica è più frequente nel sesso femminile, sebbene l’evoluzione verso forme più severe di insufficienza renale sia in realtà maggiore negli uomini. Ma qual è il motivo? 

Le cause che contribuiscono alla progressione della malattia renale nelle donne sono diverse. A parte patologie come diabete, ipertensione e depositi di colesterolo nel sangue (aterosclerosi), sicuramente sono gli ormoni a giocare un ruolo nella progressione delle MRC. Se infatti da una parte gli estrogeni fungono da agenti protettivi, il testosterone comporta un aggravamento dei sintomi. 

Esistono poi differenze strutturali sia anatomiche che funzionali tra i reni dell’uomo e quelli della donna, che influenzano sia l’insorgenza che l’evoluzione di molte patologie renali. 

Ma per quale motivo le donne hanno maggior rischio di sviluppare malattie renali?

“Diversi sono i fattori che possono spiegarci perché le donne sviluppano più facilmente una malattia renale cronica” ci dice il dottor Santoro. Tra questi:

  • una maggiore propensione a trattenere le urine e bere meno degli uomini, il che facilita infezioni urinarie come la cistite
  • le variazioni ormonali nella vita della donna come mestruazioni, gravidanza o menopausa possono essere fattori di rischio di alcune patologie renali;
  • maggiore assunzione da parte delle donne di farmaci cosiddetti FANS, che hanno effetti nefrotossici (ovvero esercitano un’azione tossica sui reni);
  • risposta allo stress di tipo emozionale, con conseguenze sui sistemi di controllo nervoso degli organi;
  • alcune patologie della gravidanza come eclampsia, diabete gestazionale o complicanze da parto;
  • patologie autoimmuni più frequenti nelle donne, primo fra tutti il lupus eritematoso che può dar luogo alla nefrite lupica, condizione caratterizzata da un processo infiammatorio dei reni dovuto al depositarsi di anticorpi e sostanze infiammatorie a livello dei glomeruli renali.

Malattie renali croniche in gravidanza

“Durante i nove mesi di gravidanza si verificano importanti cambiamenti in tutto l’organismo della donna” spiega il dottor Santoro. “Dal punto di vista fisiologico, il rene rinuncia al suo abituale ruolo di ‘meticoloso controllore’ del bilancio idrosalino: in questo modo consente un guadagno di acqua e sodio, che garantisce la crescita del feto e protegge la donna dalle perdite ematiche che possono verificarsi durante il parto”.

Sin dalle prime settimane di gravidanza, infatti, il flusso ematico renale aumenta, con un picco massimo intorno alla ventesima settimana di gestazione. Parallelamente, assistiamo a un abbassamento della pressione arteriosa media.

I problemi più frequenti causati da una malattia dei reni durante la gravidanza sono il parto prematuro, la necessità di una terapia intensiva neonatale e lo sviluppo da parte della neomamma di ipertensione o di un diabete gestazionale.

La gravidanza può peggiorare una malattia renale preesistente?

“È possibile che ci sia un ulteriore peggioramento della patologia, ma non in tutti i casi. Di solito non avviene se la nefropatia cronica è lieve. Il rischio può invece aumentare del 40% solo negli stadi avanzati o se non si effettuano le dovute modifiche dei farmaci utilizzati nella gravidanza” spiega il dottor Santoro.

Molti farmaci, infatti, possono avere un effetto tossico sul bambino, rischiando di provocare uno sviluppo anomalo dell’embrione. Per questo la terapia va attentamente modulata prima di intraprendere una gravidanza.

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Malattie renali e prevenzione: cosa fare per migliorare la funzionalità dei reni?

Anche nel caso delle malattie renali, come per le malattie vascolari e il diabete, sono fondamentali un’alimentazione controllata e un esercizio fisico regolare. Altrettanto importante è smettere di fumare e bere poco alcol, oltre a controllare il peso corporeo.

“Riconoscere precocemente una MRC, lo abbiamo visto, non è facile. Quello che possiamo fare, oltre a sottoporci periodicamente ai controlli di routine come analisi del sangue e delle urine, è intervenire sui fattori di rischio” sottolinea il dottor Santoro. “Lì dove serve, inoltre, sono utili anche interventi farmacologici specifici che possano prevenire la progressione verso l’insufficienza renale, e le sue conseguenze”.

Ecco dunque alcune semplici regole che possiamo adottare facilmente nella nostra quotidianità:

  • mangiare frutta e verdura in abbondanza: sono alimenti che hanno poche calorie e tante vitamine e antiossidanti. “Assolutamente da privilegiare una dieta a base di cibi vegetali, come la dieta mediterranea, perché riduce l’acidità dell’urina e il carico di scorie azotate, con un conseguente minor carico di lavoro per il rene” aggiunge il dottor Santoro;
  • consumare ad ogni pasto cereali come pasta (cucinata in modo semplice, con sughi a base di verdure), riso, farina di mais, pane, biscotti – meglio se integrali;
  • scegliere pane e prodotti da forno tra quelli meno conditi, ad esempio pane senza sale e senza olio, biscotti secchi, dolci con pochi grassi come il ciambellone e la torta di mele;
  • inserire almeno 2 volte a settimana i legumi come ceci, fagioli, fave, lenticchie, lupini, piselli, soia, importanti fonti di proteine. “Minestre di legumi o legumi conditi con olio extravergine di oliva e accompagnati da pane sono un ottimo piatto unico, ricco di sali minerali (ferro e calcio) e di vitamine. Inoltre frutta e verdura, cereali e legumi non contengono colesterolo e apportano molta fibra importante sia per la normale funzionalità dell’intestino, che per regolare l’assorbimento degli zuccheri e dei grassi” spiega il dottor Santoro;
  • ridurre il consumo di alimenti che contengono proteine e in particolare quelle di origine animale. Cercare di non consumare un “doppio secondo piatto” (no a carne e formaggio insieme, salumi e formaggio, ecc);
  • preferire i piatti unici, utilizzando alimenti come carne bianca, pesce, uova e formaggi in qualità di condimenti piuttosto che come secondi piatti. Ottimi esempi possono essere la pasta all’uovo, la pasta o il riso conditi col pesce, le verdure ripiene o gli sformati di verdure;
  • scegliere olio extravergine di oliva per condimenti e cottura, moderando le quantità e aggiungendolo, quando possibile, a crudo;
  • bere acqua in abbondanza (circa due litri al giorno). Bere permette infatti di eliminare le tossine prodotte dal metabolismo. Soprattutto per le persone che hanno già avuto un episodio di calcolosi renale, assumere almeno 2-3 litri di liquidi al giorno è fondamentale per ridurre il rischio di formazione di nuovi calcoli;
  • limitare bibite commerciali o i succhi di frutta che apportano zuccheri semplici (e calorie) non necessari perché, come ricorda il dottor Santoro, “spesso, nelle bibite di questo tipo troviamo additivi che possono nuocere ai reni, come i fosfati o il potassio che già sono elevate nelle malattie renali in fase avanzata”.

 

fondazioneitalianadelrene.org 

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