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Frattura al bacino negli anziani: cosa comporta e come funziona la riabilitazione

La frattura del bacino è un infortunio che interessa soprattutto le persone anziane: con il passare degli anni la deambulazione si fa più difficile, l’equilibrio è precario e insorgono disturbi ossei, come l’osteoporosi, che rendono la struttura corporea più debole e i tempi di recupero a seguito di traumi sempre più lunghi.

La rottura del bacino – o delle pelvi – per una persona con più di 65 anni va quindi trattata con estrema cautela, perché può avere conseguenze gravi, tra cui immobilità permanente e problematiche di carattere psicologico.

Per tutti questi motivi, può essere utile conoscere le cause più frequenti di questo infortunio, i sintomi che accompagnano la frattura, le terapie e il decorso della riabilitazione per giungere ad una ripresa nel minor tempo possibile.

Le cause più frequenti della frattura al bacino

 

Il bacino è formato da osso sacro, ossa iliache e coccige, ed è una struttura ossea articolata, che svolge funzioni fondamentali. Esso è connesso con la colonna vertebrale, permette la locomozione, distribuisce correttamente il peso tra gli arti superiori e inferiori, sostiene la fascia addominale, contiene l’intestino, le vie urinarie, gli organi riproduttivi, importanti collegamenti vascolari, nervosi e legamenti. Proprio per questo, la rottura del bacino rischia di avere ripercussioni sull’intera struttura ossea e di lesionare anche gli organi interni.

Tra le cause più frequenti che provocano una frattura del bacino negli anziani, troviamo  le cadute: l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il 30-40% degli over 65 vada incontro ad un incidente di questo tipo almeno una volta l’anno, una frequenza che spesso aumenta a seguito della prima caduta.

Circa metà delle cadute è causata da incidenti domestici: tra gli spazi più a rischio ci sono la camera da letto (22%) e il bagno (25%), ma numerosi infortuni si verificano anche fuori casa.

Altra causa delle fratture al bacino è l’osteoporosi, disturbo tipico dell’età avanzata: se la persona anziana è affetta da questo disturbo, la frattura può avvenire anche compiendo gesti semplici o quotidiani, come uscire dalla vasca o effettuare movimenti ripetuti caricando il peso, come ad esempio scendere le scale.

In questi casi, si parla di frattura stabile se c’è un solo punto di rottura, di frattura instabile se i punti di rottura sono due o più: le ossa del bacino sono tutte molto grandi, motivo per cui la rottura di una o più di esse necessita di grande attenzione.

Come comprendere se il bacino è fratturato?

frattura bacino

Puwadol Jaturawutthichai/shutterstock.com

Quali sono, quindi, i sintomi da monitorare per comprendere se, a seguito di una caduta o di un movimento scorretto, si è verificata una frattura nella zona pelvica?

È innanzitutto molto importante che la famiglia comunichi accuratamente con la persona infortunata: bisogna fare domande, indagare l’avvenuto, cercare di comprendere la localizzazione dei disturbi per poter intervenire il prima possibile e agire correttamente.

In caso di caduta e di sospetta frattura al bacino, è fondamentale il momento del primo soccorso: se possibile, è meglio lasciare la persona immobile in attesa dell’intervento di personale specializzato.

Bisogna poi valutare accuratamente il dolore nella zona interessata, eventuali gonfiori ed ematomi e monitorare lo zoppicamento. Da non sottovalutare poi dolori vaginali o rettali, e la presenza di formicolii o di perdita di forza nei piedi: proprio perché questo è un fulcro così importante nel corpo umano, a seguito di una frattura si possono compromettere terminazioni nervose, come il nervo sciatico.

In presenza di uno o più di questi sintomi è bene effettuare con urgenza accertamenti medici. Gli esami più appropriati da svolgere per indagare la presenza e l’entità di una rottura pelvica sono la radiografia, la Tac o la risonanza magnetica, a cui possono aggiungersi ecografie, uretrografia e angiografia se ritenuto necessario dal medico.

Frattura al bacino negli anziani: è necessario l’intervento chirurgico?

La frattura, a seconda dell’entità, può essere trattata con intervento chirurgico o senza chirurgia. Per comprendere quale sia la scelta migliore, bisogna tenere conto di diversi fattori: innanzitutto il tipo di rottura – se stabile o instabile – e poi il quadro clinico completo dell’infortunato.

La persona anziana potrebbe infatti soffrire di altre patologie legate all’età, tra cui appunto l’osteoporosi, e di altri disturbi che possono rendere sia l’intervento che i tempi di recupero più complessi, come:

intervento frattura femore

Gerain0812/shutterstock.com

In un quadro generale le fratture che non necessitano di intervento chirurgico – molto probabilmente saranno fratture stabili – vengono trattate con protesi e ausili alla deambulazione, che permettono al paziente di non caricare il peso in modo eccessivo finché la rottura non si è saldata completamente.

Le fratture del bacino instabili, tendenzialmente, sono trattate con con la chirurgia: si può procedere con un intervento di fissaggio – interno o esterno – ovvero con l’inserimento di viti, placche e chiodi in corrispondenza dell’osso fratturato, oppure con un intervento di trazione, in cui vengono inseriti perni e pesi che permettono alle ossa di allinearsi e saldarsi.

Per accompagnare la ripresa ed evitare danni collaterali, si associa in ogni caso una terapia medicinale a base di antidolorifici, anticoagulanti e fluidificanti.

Come funziona la riabilitazione a seguito di una frattura al bacino

Il percorso riabilitativo dell’anziano che si è fratturato il bacino va compiuto con l’aiuto di familiari e personale sanitario. La ripresa è lunga, ed è necessaria assistenza sia fisica che affettiva. Infatti la persona anziana diventa cosciente della sua perdita di autonomia, e la necessità costante di accudimento può portare depressione: proprio per questo il momento della riabilitazione a seguito di una frattura al bacino è una fase molto delicata, che determina la ripresa futura. È infatti molto importante che l’infortunato non cada in un vortice negativo in cui si sente impotente, rassegnandosi a una vita sedentaria pur di non incorrere in nuove problematiche.

La riabilitazione è differente se la frattura è stata trattata chirurgicamente o non chirurgicamente: nel primo caso, il recupero può iniziare il prima possibile, nel secondo è necessario un periodo di immobilità di circa due mesi.

La riabilitazione in caso di intervento chirurgico

In caso di intervento chirurgico, il primo obiettivo di una riabilitazione tempestiva è quello di prevenire l’atrofia del lato sano e dei muscoli non compromessi dalla frattura. Di solito, i primi esercizi vengono proposti dopo 4-8 giorni dall’intervento, con il supporto di un fisioterapista, che può aiutare l’anziano a compiere i movimenti. Gli esercizi hanno l’obiettivo di rafforzare i muscoli del tronco, necessari a sostenere il corpo, e del quadricipite dell’arto maggiormente interessato dalla frattura.

L’infortunato proverà quindi a camminare con l’aiuto di bastoni e deambulatori, e potrà anche stare seduto, con alcuni accorgimenti: non dovrà sedersi su sedie o poltrone basse e non dovrà incrociare le gambe. Quando sarà in piedi, invece, è bene che si appoggi sempre a un sostegno.

riabilitazione frattura bacino

Alexander Raths/shutterstock.com

La ripresa senza intervento chirurgico

Più lungo, e anche più delicato, è il decorso senza intervento chirurgico, perché l’osso deve saldarsi, quindi il paziente deve stare immobile a lungo. Durante il periodo di immobilità, che va dalle 6 alle 8 settimane circa, è fondamentale prevenire le complicanze secondarie, come piaghe da decubito, atrofia muscolare, contratture, decadimento generale delle condizioni fisiche e psicologiche dell’anziano. In seguito al periodo di immobilità, se l’osso si è saldato correttamente, inizia il periodo di riabilitazione simile a quello del post operatorio.

La frattura al bacino negli anziani comporta poi l’acquisizione di punti di invalidità, che variano a seconda dell’entità della frattura e del contesto generale, e che sono tendenzialmente compresi tra 0 e 9.

L’importanza della prevenzione e il ruolo dei famigliari

Sia per quanto riguarda le cadute domestiche che quelle fuori di casa, è possibile adottare alcune misure base di prevenzione che sono state sintetizzate dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità:

  • rimuovere tappetini e arredi rasoterra
  • non lasciare oggetti sul pavimento
  • evitare di pulire a terra con prodotti scivolosi
  • posizionare il telefono in modo che l’anziano possa raggiungerlo con facilità
  • dotare la vasca da bagno e la doccia di maniglie
  • posizionare tappetini di gomma antiscivolo
  • installare rialzi copriwater

Oltre a tutti questi accorgimenti, è fondamentale monitorare lo stato di salute dell’anziano, principalmente per quanto riguarda l’osteoporosi, che può essere individuata già dalla prime avvisaglie grazie ad esami specifici, e può essere prevenuta con uno stile vita sano, effettuando esercizio fisico regolare e seguendo una dieta specifica per la terza età, dove si bilanciano correttamente la vitamina D e il calcio.

L’infortunio di un familiare, specialmente se è in età avanzata, ha ripercussioni su tutta la famiglia. Abbiamo visto infatti che una situazione complessa, come può essere la frattura al bacino negli anziani, può compromettere numerosi aspetti fisici e psicologici, ecco perché i parenti devono essere in grado di affrontare con serenità il periodo delle cure e della riabilitazione.

Oltre alle misure di prevenzione, è importante prevedere tutti quegli accorgimenti che, in caso di infortunio, possono rendere ottimale l’assistenza a un familiare anziano: tra queste c’è la polizza UniSalute per l’Assistenza Domiciliare over 65, che copre le spese e le cure per la riabilitazione e offre tutto il supporto, l’assistenza e l’organizzazione di cui c’è bisogno. Avete mai valutato questa possibilità?

 

Fonti

OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità
Iss – Istituto Superiore di Sanità
Ministero della Salute
INPS
Fondazione Veronesi
Fnopi – Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche

Silvia Bernardi
Bolognese, si occupa di comunicazione e scrittura, curando temi inerenti alla salute, al welfare e all'innovazione sociale.

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