disidratazione anziani

Le conseguenze della disidratazione negli anziani


La disidratazione negli anziani è una condizione potenzialmente pericolosa. Con l’avanzare dell’età insorge con maggiore frequenza perché diminuisce il senso della sete, possono essere presenti patologie che riducono l’autonomia e alcune terapie favoriscono ulteriori perdite idriche. Riconoscere i sintomi – secchezza della pelle e delle mucose, astenia, confusione, urine scure, crampi, nausea, stipsi, febbre – permette di intervenire e prevenire complicanze. La cura dipende dalla gravità: si va dalla semplice reintegrazione dei liquidi fino alla necessità di una flebo nei casi più severi. Fondamentale la prevenzione quotidiana, attraverso un’adeguata idratazione, una dieta equilibrata e il monitoraggio costante, soprattutto nei mesi estivi.

La disidratazione si verifica quando l’organismo perde più liquidi di quanti ne assuma. Una condizione che va evitata a tutte le età, ma ancor di più nelle persone anziane, in cui può diventare pericolosa.

Con l’avanzare dell’età, infatti, il senso della sete tende a diminuire, alcune patologie possono ridurre l’autonomia e molte terapie — come i diuretici — aumentano la perdita di acqua. Il risultato è che un anziano può disidratarsi senza accorgersene, esponendosi a conseguenze anche serie per la salute.

Per questo è fondamentale imparare a riconoscere tempestivamente i campanelli di allarme, così da intervenire subito ed evitare complicazioni.

Vediamo allora insieme quali sono i sintomi da non sottovalutare e approfondiamo come prevenire e curare la disidratazione.

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Perché è importante idratarsi?

L’acqua rappresenta circa il 70% del corpo umano ed è il motore di molte funzioni vitali:

  • regola la temperatura corporea
  • permette la circolazione del sangue 
  • trasporta sostanze nutritive e ossigeno nelle cellule
  • idrata i tessuti, gli organi e le articolazioni consentendone la funzionalità
  • aiuta ad assorbire il cibo
  • favorisce la digestione e le funzioni intestinali
  • consente l’eliminazione delle tossine tramite sudore e urina.

Poiché ogni giorno l’organismo elimina naturalmente una parte dell’acqua di cui dispone, è essenziale reintegrarla attraverso un’adeguata assunzione di liquidi e un’alimentazione bilanciata. Un apporto insufficiente, infatti, può favorire l’insorgenza della disidratazione, con ripercussioni dirette sulle funzioni appena descritte.

Questo rischio è ancor più significativo nelle persone anziane, che durante tutto l’anno — e in particolare nei mesi estivi — sono maggiormente esposte alla carenza di liquidi. La motivazione risiede in diversi fattori, tra cui:

  • minore sensibilità alla sensazione di sete: la persona anziana è meno spinta a bere
  • limitata autonomia, specie nelle persone non autosufficienti o affette da patologie, come demenza e Alzheimer, che devono essere idratate da operatori sanitari o caregiver che si prendono cura di loro
  • terapie diuretiche, frequenti negli anziani, che aumentano l’espulsione di liquidi
  • maggiore vulnerabilità a condizioni acute come influenza intestinale e febbre che provocano perdita di liquidi.

Quali sono i sintomi della disidratazione negli anziani?

I principali segnali della disidratazione sono in parte le conseguenze della disidratazione stessa. Ecco perché è bisogna controllare uno o più dei seguenti campanelli di allarme:

  • secchezza delle mucose in bocca e negli occhi
  • lingua biancastra
  • astenia e sonnolenza insolite
  • stato confusionale, difficoltà a formulare frasi di senso compiuto
  • crampi muscolari e lamentela di dolore diffuso
  • nausea e vomito 
  • stipsi e difficoltà intestinali
  • perdita dell’appetito e calo del peso corporeo
  • urine scure, che indicano una bassa concentrazione di liquidi nell’organismo
  • temperatura corporea che si innalza
  • mancanza di sudorazione anche se la temperatura è elevata
  • pelle secca e biancastra.

La raccomandazione è di non sottovalutare questi segnali e di agire tempestivamente, consultandosi con il medico di riferimento in caso di dubbi o necessità.

sintomi glaucoma occhi

fizkes/gettyimages.it

Come capire se un anziano è disidratato? Un rapido test

Spesso può non essere semplice capire subito lo stato di salute di una persona anziana, specialmente se si trova in una situazione di difficoltà dovuta ad altre patologie concomitanti. Ecco perché, purtroppo, può capitare che i sintomi della disidratazione vengano confusi con altri malesseri, oppure ignorati perché considerati parte di un quadro di disturbo più ampio.

Proprio per questo, è utile sapere che è possibile effettuare un rapido test sulla mano dell’anziano, tirando un lembo di pelle del palmo e osservando cosa succede:

  • se la pelle del palmo si tende subito nuovamente, vuol dire che il livello di idratazione è normale
  • se la pelle rimane tirata e rugosa, oppure rimane il solco dopo aver tirato questa zona, può già essere in corso un processo di disidratazione: in questo caso è necessario reintegrare immediatamente i liquidi.

Conseguenze della disidratazione nell’anziano

Quali sono, quindi, le conseguenze di questa condizione? Tra le più frequenti ricordiamo:

  • crampi muscolari diffusi
  • nausea e vomito come conseguenza dei crampi muscolari: il vomito può peggiorare la condizione di disidratazione
  • stipsi dovuta alla carenza di liquidi nell’organismo: l’occlusione può a sua volta provocare altri problemi all’intestino
  • insufficienza renale e infezioni urinarie dovute alla scarsa funzionalità dei reni
  • colpo di calore, situazione che può verificarsi principalmente in estate, e che porta a un innalzamento eccessivo della temperatura corporea
  • tromboembolie e aritmia cardiaca
  • conseguenza finale può purtroppo essere il decesso.

Secondo le linee guida diffuse dall’Associazione Geriatri, le conseguenze della disidratazione variano in base alla percentuale di liquidi persi rispetto al peso corporeo:

  • perdita del 2%: alterazione della termoregolazione e riduzione del volume plasmatico

  • perdita del 5%: comparsa di crampi, vomito, stipsi e debolezza diffusa

  • perdita del 7%: rischio di insufficienza renale e altre infezioni

  • perdita del 10%: elevato rischio per la sopravvivenza.

Come idratare un anziano disidratato?

Se ci si accorge che una persona anziana si sta disidratando, è necessario agire quanto prima.

Se il processo è all’inizio, e non ci sono quindi manifestazioni gravi, la prima cosa da fare è reintegrare i liquidi, facendo quindi bere l’anziano da un bicchiere o con una cannuccia. In questo caso, si può tenere presente questa proporzione:

  • 100 ml di liquidi per ogni chilo di peso corporeo per i primi 10 kg
  • 50 ml di liquidi per kg per i successivi 10 kg
  • 15 ml di liquidi per ogni kg dopo i 20 kg.

Se la persona non beve, oppure se la disidratazione è già in uno stato avanzato, bisognerà introdurre i liquidi necessari con una flebo di soluzione idroelettrolitica, come una soluzione salina isotonica, fisiologica o glucosata: in questo caso sarà assolutamente necessario contattare il medico di riferimento e concordare la miglior terapia.

bere acqua anziani

Inside Creative House/gettyimages.it

Disidratazione negli anziani: l’importanza di prevenzione e monitoraggio

In un caso come questo, la miglior cura è la prevenzione: attraverso il monitoraggio costante e l’accudimento della persona anziana è possibile evitare che non si idrati correttamente.

In generale, sia che la persona sia autosufficiente sia che sia affiancata da un caregiver, è importante stabilire un protocollo di assunzione di liquidi quotidiano e una serie di “buone pratiche” da adottare:

  • individuare una dose giornaliera di bicchieri d’acqua che devono essere assunti, per esempio 8 bicchieri
  • attuare strategie incentivanti proponendo all’anziano anche tisane, tè, succhi di frutta senza zucchero, infusi e preparati gustosi, come ad esempio centrifugati
  • evitare bevande eccessivamente zuccherate e alcool
  • quando si somministra una pastiglia, proporre sempre anche un bicchiere d’acqua colmo
  • nei casi in cui è possibile, incentivare l’autonomia nel gesto del bere in modo che la persona si renda conto dell’importanza dei liquidi
  • bilanciare la dieta e inserire nei pasti alimenti ricchi di liquidi come frutta e vegetali, e anche brodo, vellutate e creme di verdura. 

Un ottimo strumento per essere certi che la persona anziana assuma liquidi è creare una scheda di monitoraggio, ovvero una semplice tabella nella quale tenere traccia di tutti i liquidi assunti durante il giorno. Si tratta di un metodo utilizzato spesso nelle case di riposo, per tutelare la salute degli ospiti ed essere certi del loro processo di idratazione quotidiana, e può essere facilmente replicato anche a casa.

Prevenzione della disidratazione degli anziani non autosufficienti in estate

È importante sapere che il Ministero della Salute ha messo a disposizione una serie di linee guida dedicate agli anziani non autosufficienti e alle persone che si occupano di loro – sia a domicilio che in strutture di cura – per prevenire la disidratazione e i colpi di calore durante l’estate.

Di seguito alcune delle informazioni utili:

  • effettuare un’integrazione dei liquidi costante
  • tenere traccia attraverso una scheda di monitoraggio
  • fare in modo che la temperatura in casa non si elevi troppo: generalmente, la temperatura ideale è intorno ai 26°C, con un tasso di umidità pari a circa l’80%
  • per far sì che la temperatura non si alzi troppo, si possono tenere abbassate le tapparelle durante le ore più calde, e impostare un condizionatore d’aria avendo cura che l’anziano non sia posizionato nel getto diretto
  • far indossare all’anziano abiti leggeri di lino o cotone
  • impostare un piano alimentare ricco di verdura e frutta, limitando invece al massimo cibi molto salati e grassi che provocano ritenzione idrica
  • rinfrescare il viso e le altre parti scoperte del corpo con un nebulizzatore
  • eseguire spugnature di acqua fresca, in particolare a livello della nuca
  • applicare sul viso salviettine umide e fresche, eventualmente rinfrescate in frigorifero
  • umidificare spesso la bocca con risciacqui o con nebulizzazione
  • se possibile, fare quotidianamente all’anziano docce e bagni freschi. 

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Le domande più frequenti dei pazienti

Quali sono le cause principali della disidratazione negli anziani?

Le cause più frequenti sono la riduzione del senso della sete, la scarsa autonomia, alcune patologie correlate, le terapie diuretiche e patologie acute che causano perdita di liquidi (febbre, infezioni intestinali).

Quanto è pericolosa la disidratazione per un anziano?

La disidratazione può esporre gli anziani a gravi pericoli. Una perdita di liquidi pari al 7-10% del peso corporeo comporta il rischio di insufficienza renale, complicanze cardiache e pericolo per la vita, perdite inferiori (fino al 5%) alterano comunque alcune funzioni vitali.

Come ci si accorge che un anziano è disidratato?

I segnali più comuni includono secchezza delle mucose, lingua biancastra, stanchezza e sonnolenza accentuate, confusione, crampi muscolari, nausea, stipsi, urine scure, ridotta sudorazione e pelle secca.

Cosa fare subito se un anziano mostra segni di disidratazione?

Se i sintomi sono lievi, è utile far bere la persona gradualmente acqua a piccoli sorsi. Se l’anziano non riesce a bere, la situazione peggiora o i sintomi sono importanti, è necessario contattare il medico: potrebbe essere richiesta una flebo di soluzione idroelettrolitica.

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