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coronavirus e sicurezza aziendale

Coronavirus e sicurezza aziendale: come proteggere i dipendenti dal contagio e dalle conseguenze del Covid-19?

Da qualche settimana è partita la Fase 2 dell’emergenza coronavirus e molte aziende hanno già riaperto i loro uffici. Si tratta di un momento particolarmente delicato, in cui è fondamentale prestare la massima attenzione per evitare il contagio sul luogo di lavoro. Proprio per questa ragione, in accordo con il Governo, sindacati e imprese hanno firmato il “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”, protocollo che, in realtà, esiste già dal 14 marzo e che il 24 aprile è stato integrato, allo scopo di fornire alle aziende delle linee guida chiare per la gestione della Fase 2. Ad integrazione di quello nazionale inoltre– è bene ricordarlo – sono in atto anche diversi protocolli regionali, che differiscono in base all’area geografica di riferimento e al settore di appartenenza.

Vediamo, dunque, quali sono le principali raccomandazioni da seguire per tutelare i lavoratori secondo il Protocollo del 24 aprile.

Coronavirus e sicurezza aziendale: l’importanza di informare i dipendenti 

Prevenire-influenza

Durante l’emergenza coronavirus, la sicurezza aziendale passa, innanzitutto, da una corretta informazione. Il Protocollo, infatti, stabilisce che l’azienda è tenuta a informare i dipendenti e chiunque faccia ingresso sul luogo di lavoro, in merito alle disposizioni delle Autorità, consegnando o affiggendo (o entrambe le cose) depliant informativi all’ingresso oppure nei luoghi maggiormente visibili. Le informazioni, in particolare, devono riguardare:

  • L’obbligo di restare a casa se si ha più di 37,5° di febbre oppure se si presentano altri sintomi influenzali.
  • La consapevolezza del fatto che non è possibile entrare o restare sul luogo di lavoro in presenza di condizioni di pericolo (manifestare sintomi influenzali, avere una temperatura oltre i 37,5°, provenire da zone a rischio, avere avuto contatti con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti, ecc.). Se ci si trova in azienda e sussistono tali condizioni, bisogna dichiararlo tempestivamente.
  • L’impegno a rispettare le regole dettate dalle Autorità e dal datore di lavoro circa la condotta da seguire (mantenere la distanza di sicurezza, curare l’igiene delle mani, adottare comportamenti igienicamente corretti, ecc.).
  • Il dovere di informare subito l’azienda qualora si presentino sintomi influenzali durante l’attività lavorativa.

Modalità di ingresso di dipendenti e fornitori

Coronavirus caso sospetto

Passiamo ora alle indicazioni che il Protocollo dà in merito all’ingresso dei lavoratori. Le aziende, infatti, possono sottoporre il personale al controllo della temperatura prima di entrare. Chi presenta una temperatura maggiore di 37,5°, infatti, non può accedere al luogo di lavoro: in tal caso, dopo essere stato momentaneamente isolato e dotato di mascherina, il dipendente dovrà contattare il proprio medico curante e seguire le sue indicazioni. Allo stesso modo, come dicevamo, l’ingresso è precluso a chi, negli ultimi 14 giorni, ha avuto contatti con persone positive al coronavirus o che proviene da zone a rischio.

Come gestire gli ingressi dei fornitori e dei visitatori esterni

Il Protocollo si sofferma anche sulle modalità di ingresso di fornitori e visitatori esterni, per i quali bisogna individuare procedure specifiche, atte a limitare le occasioni di contatto con i dipendenti. Queste le principali raccomandazioni:

  • Gli autisti, dove possibile, devono restare a bordo del mezzo di trasporto. L’accesso agli uffici, infatti, non è consentito per nessuna ragione. Per quanto riguarda le attività di carico/scarico, invece, il trasportatore dovrà mantenere la distanza di un metro.
  • È necessario prevedere servizi igienici dedicati a trasportatori, fornitori e altro personale esterno, garantendo a questi servizi un’adeguata pulizia quotidiana e vietando l’uso di quelli destinati ai dipendenti. 
  • L’accesso ai visitatori esterni dovrebbe essere limitato, per quanto possibile. Qualora non potesse essere evitato – poniamo l’esempio delle imprese di pulizie o dei servizi di manutenzione – i visitatori dovranno seguire tutte le regole aziendali.

Coronavirus e sicurezza aziendale: pulizia e sanificazione dell’ambiente

Sanificazione locali

In merito all’igiene degli ambienti lavorativi, l’azienda deve assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni. In particolare, bisogna garantire la pulizia a fine turno e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch e mouse sia negli uffici che nei reparti produttivi. 

Se c’è una persona positiva al coronavirus, è necessario pulire e sanificare gli ambienti seguendo le indicazioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute, oltre a ventilare i locali, mentre nelle aree geografiche maggiormente colpite dal virus e nelle aziende in cui si sono registrati dei casi sospetti, in occasione della riapertura va prevista una sanificazione straordinaria, sempre ai sensi della circolare del 22 febbraio 2020.

Caso sintomatico in azienda: come gestirlo

Se una persona sviluppa febbre o sintomi da infezione respiratoria, è necessario gestire la situazione in modo opportuno per garantire la sicurezza aziendale ed evitare il possibile rischio di contagio da coronavirus. Innanzitutto, come precisa il Protocollo, la persona che mostra questi sintomi ha l’obbligo di informare subito l’ufficio del personale. Successivamente, il soggetto dovrà essere isolato dai locali, così come gli altri presenti, mentre l’azienda è tenuta ad avvisare le autorità sanitarie competenti e i numeri di emergenza per il Covid-19. L’azienda dovrà anche collaborare con le autorità sanitarie per definire gli eventuali “contatti stretti”, avuti da una persona trovata positiva al coronavirus, per far sì che vengano attuate le misure di quarantena adeguate.

Precauzioni igieniche e dispositivi di protezione

guanti monouso

Precauzioni igieniche e dispositivi di protezione individuale rappresentano un’altra tematica cruciale per la sicurezza aziendale durante l’emergenza coronavirus. 

Se le attività lavorative impongono una distanza fra i dipendenti minore di un metro e non è possibile attuare soluzioni organizzative differenti, secondo il Protocollo i lavoratori devono indossare mascherine e altri dispositivi di protezione (ad esempio guanti, occhiali, cuffie, camici, tute, ecc.) conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie. 

Il documento, inoltre, ricorda che tutte le persone presenti in azienda sono tenute a rispettare le norme igieniche, soprattutto in riferimento alle mani, che raccomanda di lavare frequentemente con acqua e sapone. A questo proposito, le aziende devono mettere a disposizione detergenti adeguati, rendendoli facilmente accessibili attraverso l’impiego di dispenser posizionati in punti ben visibili. 

Gestione delle aree comuni

Un altro aspetto importantissimo sono gli ingressi nelle aree comuni (ad esempio mense, aree fumatori, spogliatoi ecc.) che, come spiega il Protocollo, devono essere contingentati. In particolare, è necessario che questi ambienti siano costantemente ventilati, che il tempo di sosta al loro interno sia limitato e che le persone mantengano la distanza di un metro. L’azienda, inoltre, deve occuparsi dell’organizzazione e della sanificazione degli spogliatoi, nonché provvedere alla pulizia giornaliera e alla sanificazione periodica dei locali mensa e delle tastiere dei distributori di bevande e snack.

L’organizzazione aziendale ai tempi del coronavirus

Il Protocollo riporta raccomandazioni specifiche anche in riferimento all’organizzazione aziendale. Ad esempio chiarisce che, in questo periodo di emergenza, le aziende possono chiudere i reparti diversi dalla produzione, o comunque quelli in cui il lavoro può essere svolto in modalità di smart working, e che bisogna garantire un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione, al fine di ridurre i contatti. Vanno inoltre usati, in via prioritaria, gli ammortizzatori sociali e, se non fosse sufficiente, periodi di ferie arretrati, non ancora utilizzati. 

Data l’importanza di rispettare il distanziamento sociale, il Protocollo suggerisce, eventualmente, di rimodulare gli spazi lavorativi. Ad esempio, i dipendenti che possono lavorare da soli e che non necessitano di particolari strumenti e attrezzature potrebbero essere posizionati in uffici inutilizzati o in sale riunioni. Laddove operano più dipendenti contemporaneamente, invece, si possono ricollocare le postazioni in modo che siano distanziate. Orari d’ingresso e di uscita scaglionati, infine, consentono di ridurre i contatti nelle aree comuni, così come gli orari di lavoro differenziati aiutano a prevenire assembramenti (se possibile, nei locali in comune, bisognerebbe prevedere una porta d’ingresso e una di uscita).

Riunioni ed eventi interni

In generale, gli spostamenti all’interno dell’azienda dovrebbero essere limitati e avvenire nel rispetto delle disposizioni aziendali. Per quanto riguarda le riunioni in presenza, queste non sono ammesse: nel caso in cui fosse impossibile collegarsi a distanza, è fondamentale limitare la partecipazione al minimo indispensabile e assicurare il distanziamento tra le persone, nonché un’adeguata pulizia e ventilazione del locale. In questo periodo, inoltre, sono annullati gli eventi interni, le attività di formazione in aula, i viaggi e le trasferte di lavoro.

Medico competente e RLS

Il documento precisa che il medico competente collabora con il datore di lavoro e con il Rappresentante dei lavoratori alla sicurezza (RLS) o con il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale (RLST), indicando all’azienda eventuali situazioni di particolare fragilità o patologie attuali o pregresse dei dipendenti, e l’azienda si occupa della loro tutela nel rispetto della privacy. Il medico competente dovrebbe essere coinvolto in occasione della ripresa delle attività, al fine di identificare soggetti con situazioni di fragilità e il reinserimento lavorativo di persone che sono state affette da coronavirus.

Inoltre, si prevede che in azienda venga costituito un Comitato per l’applicazione e la verifica del protocollo con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del RLS.

Assicurazioni sanitarie per proteggere i dipendenti dal Covid-19

coronavirus provetta

Seguire il Protocollo per la sicurezza sui luoghi di lavoro è prioritario per proteggere i dipendenti durante l’emergenza Covid-19. A questo proposito, il documento specifica che “la mancata attuazione del Protocollo che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza”.

La salute dei lavoratori, però, passa attraverso diverse iniziative. Ad esempio, molte aziende hanno deciso di attivare polizze sanitarie per tutelare il personale dal rischio di contrarre il coronavirus

In un momento di incertezza e preoccupazione come questo, stipulare un’assicurazione sanitaria ad hoc rappresenta un modo per tranquillizzare maggiormente i dipendenti e far sì che lavorino con più serenità. Un gesto importante per loro, ma ancor più per l’azienda. I lavoratori, infatti, sono la risorsa più importante di un’impresa: curarne il benessere significa dare linfa e valore al business aziendale

Sono tante le realtà che hanno scelto di attivare un’assicurazione sanitaria in occasione dell’emergenza Covid-19. È quello che hanno fatto, ad esempio, molte aziende e fondi che offrono ai loro dipendenti una copertura sanitaria utilizzando i servizi di UniSalute. È il caso del Fondo di Assistenza per il Personale della Polizia di Stato, che ha stipulato una polizza sanitaria collettiva annuale per proteggere i dipendenti in servizio sul territorio nazionale ed extranazionale positivi al coronavirus, e il Gruppo FS (Ferrovie dello Stato Italiane) che ha optato per una copertura assicurativa, della durata di un anno, che garantisce ai dipendenti un’indennità giornaliera in caso di ricovero per coronavirus, una diaria forfettaria a fronte di ricovero in terapia intensiva per Covid-19 e un pacchetto di servizi di assistenza. 

Anche il Fondo San.Arti. ha previsto due indennità straordinarie erogate da UniSalute: una diaria per isolamento domiciliare e un’indennità giornaliera per ricovero.

Un’altra azienda che ha scelto questa forma di tutela è BNL Gruppo BNP Paribas. La Cassa Sanitaria BNL infatti, di cui UniSalute è partner assicurativo, ha deciso di estendere alcune coperture già presenti nei piani sanitari in essere con prestazioni specifiche per i rischi da Covid-19. Ad esempio, è stato disposto che l’ospedalizzazione domiciliare post ricovero fosse prevista anche in caso di ricovero per coronavirus e che l’indennità sostitutiva per ricovero venisse fornita anche nell’eventualità di ricovero per Covid-19 e di quarantena domiciliare in seguito all’esito positivo del tampone. 

 

UniSalute ha dedicato una rubrica specifica al coronavirus. Se siete interessati ad approfondire questo tema vi consigliamo la lettura di alcuni degli articoli più recenti sull’argomento:

Mara D'Angeli
Riminese, lavora nel campo della comunicazione e della scrittura. Per il blog InSalute, si occupa di approfondimenti legati a benessere, prevenzione e salute dei bambini.

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