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coronavirus panico

Coronavirus: come gestire il panico e affrontare la situazione con lucidità

L’esistenza del nuovo coronavirus e della conseguente malattia COVID-19 è stata resa pubblica dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a inizio gennaio 2020. Il 30 dello stesso mese il focolaio da nuovo coronavirus è stato poi definito dalla stessa OMS “un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale”, dal momento che l’epidemia ha iniziato rapidamente a diffondersi in diverse zone del mondo, generando situazioni di alta prevenzione e allarmismo.

Nelle ultime settimane, il virus è arrivato anche in Italia, portando le istituzioni a prendere decisioni drastiche e urgenti, come la chiusura delle scuole e il divieto di assembramenti in tutto il Paese, come spiegato dettagliatamente nel decreto legislativo Dpcm 9 marzo 2020.

La situazione di allerta in cui ci troviamo e le notizie sull’aumento dei casi nel territorio nazionale stanno generando, in molte persone, condizioni di panico e ansia che, purtroppo, possono mettere in difficoltà.

Proprio per questo, oggi vediamo insieme come gestire la paura legata al nuovo coronavirus, e affrontare la situazione con lucidità, con comportamenti corretti. Lo faremo grazie a fonti ufficiali e attendibili, come il vademecum psicologico sintetizzato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP).

Facciamo il punto: cosa sappiamo, ad oggi, del coronavirus?

coronavirus provetta

Ad oggi (10 marzo) i casi di coronavirus confermati nel mondo sono 109.695, di cui purtroppo, 3.811 i decessi: la percentuale di mortalità è stata quindi stimata intorno al 3,4%

Per riassumere ciò che sappiamo sul SARS-CoV-2 9, e che abbiamo approfondito anche in questo articolo, utilizzando le fonti pubblicate dall’OMS e dall’Istituto Superiore di Sanità, possiamo riepilogare che:

  • si tratta di un virus nuovo, di cui anche le autorità sanitarie non conoscono l’effettivo grado di infettività, che tuttavia pare essere piuttosto elevato;
  • il periodo di incubazione varia dai 2 ai 14 giorni: alcuni studi preliminari hanno segnalato che l’incubazione può arrivare anche fino a 27 giorni; 
  • il virus si può trasmettere tramite contagio diretto (attraverso goccioline di saliva ed esalazioni tra persona e persona) oppure, in maniera minore, tramite contagio indiretto (contatto con superfici contaminate e quello successivo con la zona occhi-mani-bocca);
  • i sintomi del coronavirus riguardano il tratto respiratorio superiore, e sono simili a quelli della classica influenza stagionale: naso che cola, mal di testa, tosse, gola infiammata, febbre e sensazione generale di malessere. La sintomatologia può coinvolgere anche il tratto respiratorio inferiore, degenerando in bronchite e polmonite;
  • la polmonite virale è, infatti, la complicanza più seria del SARS-CoV-2 ;
  • persone anziane, soggetti con patologie preesistenti e persone immunodepresse hanno maggior probabilità di contrarre il virus e di sviluppare complicanze;
  • si sono registrati casi di trasmissione attraverso soggetti asintomatici, anche se in misura “non frequente”, come riporta l’OMS; 
  • il mantenimento della distanza di sicurezza e il lavaggio delle mani hanno un ruolo fondamentale per la prevenzione: come abbiamo spiegato in questo articolo, è importante effettuare un lavaggio accurato di almeno 20 secondi, seguendo alcuni passaggi fondamentali. 

Per approfondire queste informazioni, consigliamo la lettura di alcuni articoli, pubblicati dal nostro blog sull’argomento: 

Perché il coronavirus ci fa paura?  

Il tema della paura legata al coronavirus è molto importante: a questo proposito, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha infatti deciso di prendere posizione pubblicando il Vademecum psicologico coronavirus per i cittadinie riportando sul suo sito una serie di contenuti utili per prendere le corrette misure con la situazione attuale.

La paura: un’emozione fondamentale per la sopravvivenza 

La paura ha una funzione positiva se è proporzionata ai pericoli e, perché ciò avvenga, si deve basare su un’esperienza diretta: l’uomo si è sempre trovato davanti a situazioni pericolose, e ha volontariamente deciso se affrontarle o meno. 

Ciò ha permesso all’umanità di fare conoscenza del pericolo stesso, e dalla conseguente emozione collegata, arricchendo così il proprio bagaglio cognitivo. 

Oggi, tuttavia, molti pericoli non dipendono dalle nostre esperienze dirette, ma dalla conoscenza che ci giunge attraverso i media e le piattaforme digitali che frequentiamo quotidianamente. 

Viene, quindi, a mancare l’esperienza personale, ma si genera comunque timore: come afferma anche il Consiglio dell’Ordine degli Psicologi, “succede così che la paura diventi eccessiva rispetto ai rischi oggettivi derivanti dalla frequenza dei pericoli. In questi casi si trasforma in panico e finisce per danneggiarci”. 

Come affrontare la paura legata al coronavirus: cinque suggerimenti 

claustrofobia

 

Come abbiamo visto nelle ultime ore, in Italia, alcuni di noi hanno ceduto al panico. Una reazione dovuta, in parte, all’eccessiva esposizione alle informazioni cui siamo sottoposti.

Cosa possiamo fare, quindi, per affrontare la situazione nel modo più lucido ed equilibrato possibile? 

Come accennato, il Consiglio dell’Ordine degli Psicologi ha diffuso il vademecum proprio per evitare che le paure in merito al coronavirus possano generare due tipi di errori: sopravvalutare o sottovalutare (arrivando anche a negare) il problema.  

Riportiamo di seguito una sintesi delle “cinque indicazioni anti-panico”, riportate nel vademecum del CNOP, che vi invitiamo a leggere, e che in questo momento possono esserci di supporto:

  1. Sottovalutare il problema non è efficace, porta a comportamenti inadeguati. Sopravvalutarlo ha lo stesso risultato: molta paura ma poca efficienza. La giusta considerazione del pericolo ci aiuta e aumenta il nostro “quoziente di resilienza”.
  2. Attenersi quindi ai fatti, cioè al pericolo oggettivo: le misure eccezionali che vengono prese hanno lo scopo di arginare il numero di contagi. 
  3. Farsi prendere dal panico collettivo ci porta a ignorare i dati oggettivi e la nostra capacità di giudizio può affievolirsi: molti provano ansia, e desiderano far qualcosa pur di calmarla, e questo può generare stress e comportamenti irrazionali.
  4. Troppe emozioni impediscono un ragionamento corretto: la regola fondamentale è l’equilibrio tra il sentimento di paura e il rischio oggettivo.
  5. Siamo preoccupati dalla vulnerabilità nostra e dei nostri cari: ma è proprio la ricerca ossessiva dell’invulnerabilità che ci rende eccessivamente paurosi, e ci fa chiudere in noi stessi.

Coronavirus: best practice per gestire il panico 

Il CNOP ha stilato anche un breve elenco di tre buone pratiche che si possono mettere in atto quotidianamente:

  1. Evitare la ricerca compulsiva di informazioni.
  2. Usare e diffondere fonti informative affidabili, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Ministero della Salute. 
  3. Ricordare che è un fenomeno collettivo e non personale: non dobbiamo, quindi, lasciarci suggestionare dai racconti mediatici che vengono fatti relativamente ai casi di coronavirus e ai decessi, perché si rischia di entrare in un processo immaginativo controproducente.

Su questo punto si è pronunciato anche il dott Fausto Francia, epidemiologo, direttore sanitario del Centro Diagnostico Chirurgico Dyadea e membro del Comitato Scientifico di UniSalute. , intervistato da noi sull’argomento. – I medici esperti in materia fanno fatica a capire la reazione disordinata della popolazione, mentre il comunicatore sanitario la capisce benissimo: è un argomento che viene rimbalzato continuamente dalla rete e dalla tv”, ci ha detto, ricordando poi che “il compito di un giornalista e di un comunicatore è i raccontare i fatti, e questo può avvenire in modo diverso, facendo passare un messaggio più o meno allarmante per chi lo riceve”.

Per concludere, in questo momento, difficile per il nostro Paese, e non solo, può essere davvero utile accogliere l’invito del Consiglio Nazionale degli Ordini degli Psicologi, che sollecita a comportarsi con razionalità e a ricordare che quello che facciamo nel nostro piccolo ha un grande impatto su tutta la collettività. “Agire tutti in modo informato e responsabile e aiutarsi reciprocamente a farlo – si legge infatti sul sito del Consiglio – aumenta la capacità di protezione della collettività e di ciascuno di noi”.

 

Articolo redatto da Silvia Bernardi

Fonti:

psy.it
who.int
salute.gov.it
epicentro.iss.it

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