donna con acufene

Come si cura l’acufene: possibili cause e controlli utili

PUNTI CHIAVE

  • L’acufene è in genere un disturbo soggettivo: un fischio, ronzio, sibilo o crepitio non proveniente da una fonte esterna, unilaterale o bilaterale, costante o intermittente.
  • Si tratta perlopiù di un disturbo benigno ma che merita un approfondimento specialistico per escludere cause più severe come sindrome di Ménière, otosclerosi e condizioni sistemiche cardiovascolari, neurologiche o tumorali.
  • Alcuni segnali richiedono una valutazione urgente: acufene pulsante, unilaterale improvviso o associato a perdita dell’udito, sintomi neurologici e forti vertigini.
  • La diagnosi si basa su visita otorinolaringoiatrica e audiometria tonale; a seconda del quadro clinico si integra con acufenometria, timpanometria, otoemissioni acustiche e risonanza magnetica.
  • L’approccio terapeutico più efficace è multidisciplinare e combina, a seconda dell’origine del disturbo, terapia cognitivo-comportamentale, terapia del suono (TRT), farmaci per trattare eventuali cause sottostanti, e, laddove sia presente una perdita dell’udito, apparecchi acustici.

L’acufene, o tinnito, è uno di quei disturbi difficili da spiegare a chi non ne soffre: un suono che gli altri non sentono, eppure è presente, e può rendere difficile dormire, lavorare, stare in silenzio. Quando persiste per giorni o settimane, è normale chiedersi se sia il caso di approfondire. 

Nella maggior parte dei casi, l’acufene non è legato a condizioni gravi, ma è importante capire da cosa dipende ed escludere eventuali problemi che richiedono attenzione. Per questo, il primo passo è una visita specialistica con valutazione dell’udito.

Vediamo quali sono le cause più frequenti e quando è opportuno fare accertamenti.

Senti un fischio o un ronzio alle orecchie che non vuole passare?

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    Come sente chi ha l’acufene?

    L’acufene non si manifesta allo stesso modo per tutti: c’è chi lo descrive come un fischio acuto, chi come un ronzio a bassa frequenza, un sibilo, un fruscio o un crepitio

    Il suono può essere avvertito in un solo orecchio o in entrambi, essere costante o intermittente, di bassa intensità o abbastanza forte da sovrastare i suoni ambientali. Può intensificarsi di notte e nei momenti di quiete e talvolta si associa a sintomi come mal di testa, vertigini, capogiri e diminuzione dell’udito (ipoacusia).

    L’impatto sulla vita quotidiana varia di conseguenza: per alcune persone si tratta di un fastidio lieve; in altri casi di un elemento di disturbo che interferisce con il sonno, la capacità di concentrazione e la quotidianità. Quando diventa cronico (perdura oltre tre mesi), può essere tanto condizionante da indurre ansia e depressione.

    Di solito l’acufene è soggettivo, percepibile esclusivamente dall’individuo che ne è colpito. Solo raramente è oggettivo e può essere dunque avvertito da una persona esterna, perché proveniente dalle strutture vicine all’orecchio.

    A cosa è dovuto l’acufene? Quando preoccuparsi?

    L’acufene può essere dovuto a una varietà di fattori.

    Se soggettivo, nella maggioranza dei casi è correlato a cause che riguardano le vie acustiche:

    • esposizione prolungata o acuta a rumori intensi
    • presbiacusia: la progressiva perdita dell’udito legata all’avanzare dell’età
    • tappo di cerume
    • infezioni dell’orecchio medio (otite)
    • farmaci che hanno effetti collaterali sull’udito (ototossici): aspirina a dosi elevate, FANS, alcuni antibiotici, diuretici dell’ansa, chemioterapici
    • sindrome di Ménière, patologia responsabile di episodi ricorrenti di vertigine intensa, perdita dell’udito e acufene, spesso a carico di un solo orecchio
    • otosclerosi: crescita ossea anomala nell’orecchio medio che determina perdita progressiva dell’udito e acufene
    • neuroma acustico o schwannoma vestibolare, tumore raro benigno ma invasivo di una parte del nervo uditivo proveniente dall’orecchio interno
    • disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare.

    Quando è oggettivo, può celare cause sistemiche o patologie anche severe:

    • malattie cardiache e cardiovascolari come ipertensione arteriosa, aterosclerosi e anomalie delle valvole o, più raramente, malformazioni arterovenose
    • danni neurologici
    • tumori dell’orecchio medio vascolarizzati.

    Quando l’acufene è preoccupante?

    La maggior parte degli acufeni non è il segnale di una condizione grave, ma alcune caratteristiche devono spingere a un consulto medico tempestivo. È importante rivolgersi a uno specialista otorinolaringoiatra quando l’acufene è:

    • pulsante (ovvero sincronizzato con il battito cardiaco): può indicare cause vascolari come malformazioni arterovenose o alterazioni del flusso nelle arterie vicine all’orecchio
    • unilaterale a insorgenza improvvisa, soprattutto con perdita dell’udito nello stesso orecchio: in questi casi va escluso il neuroma acustico 
    • accompagnato da vertigini ricorrenti e intense: può essere sintomo della sindrome di Ménière o di altre patologie del labirinto
    • associato a un trauma cranico: può indicare un danno strutturale
    • associato a sintomi neurologici come difficoltà di parola, alterazioni della vista o dell’equilibrio e debolezza degli arti: richiede valutazione urgente per escludere patologie cerebrovascolari.

    Anche in assenza di questi segnali d’allarme, un fischio che persiste da più di qualche settimana merita una valutazione: non per allarmismo, ma perché una diagnosi accurata è la premessa indispensabile per qualsiasi percorso terapeutico.

    Acufene: quali esami fare?

    Quando il fischio all’orecchio persiste o si accompagna a uno dei segnali d’allarme descritti, il punto di partenza è una visita otorinolaringoiatrica (ORL) completa, accompagnata da un’audiometria tonale per misurare la funzione uditiva su tutto lo spettro delle frequenze. Queste due valutazioni forniscono già un quadro diagnostico di base che orienta le scelte successive.

    A seconda di quanto emerge, lo specialista può integrare accertamenti ulteriori come:

    • acufenometria: stima la frequenza e l’intensità del suono percepito, utile per monitorare l’andamento del disturbo nel tempo 
    • timpanometria ed esame del riflesso stapediale: valutano la funzionalità dell’orecchio medio e del sistema di protezione acustica
    • otoemissioni acustiche: testano l’integrità delle cellule ciliate della coclea, spesso coinvolte nell’origine dell’acufene soggettivo
    • risonanza magnetica con mezzo di contrasto per escludere patologie sottostanti.

    In alcuni casi, quando si ipotizza un coinvolgimento dell’articolazione temporo-mandibolare, può essere utile una valutazione ortognatica o fisiatrica in affiancamento alla visita ORL.

    Cosa si può fare per eliminare gli acufeni?

    Dopo la diagnosi, il percorso terapeutico si costruisce caso per caso: non esiste una cura unica valida per tutti, ma una serie di strumenti che lo specialista può combinare in base alla causa, alla durata e all’impatto del disturbo sulla vita del paziente.

    Quando è possibile identificare una condizione sottostante, il trattamento di quella causa è il primo intervento utile a ridurre o eliminare il disturbo.

    Nei casi in cui l’acufene è cronico o non riconducibile a una causa trattabile, gli approcci più consolidati sono:

    • terapia cognitivo-comportamentale (CBT): aiuta a modificare la risposta emotiva al disturbo, riducendo l’ansia e il disagio associati. È l’intervento con il profilo di efficacia più solido per migliorare la qualità della vita nei pazienti con tinnito cronico
    • terapia del suono (sound therapy): prevede l’esposizione costante a stimoli sonori di sottofondo per rendere il fischio meno percettibile. Rientra anche nella Tinnitus Retraining Therapy (TRT), un approccio riabilitativo che combina la terapia sonora con il counseling per ridurre progressivamente la risposta di allarme all’acufene
    • apparecchi acustici: sono indicati quando l’acufene si associa a una perdita uditiva. Amplificando i suoni ambientali, riducono il contrasto tra il silenzio e il tinnito, allentando la percezione del disturbo.

    I farmaci non agiscono direttamente sull’acufene, ma possono essere prescritti per trattare le condizioni che lo alimentano oppure per ridurre sintomi associati come le vertigini.

    L’approccio multidisciplinare sembra la modalità terapeutica che produce i risultati migliori, soprattutto nelle forme croniche e più invalidanti.

    LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI DEI PAZIENTI

    Le domande più frequenti dei pazienti

    L’acufene può passare da solo?

    Sì, soprattutto quando compare in modo acuto dopo un’esposizione a rumore intenso. L’acufene cronico ha meno probabilità di risolversi spontaneamente e richiede una valutazione specialistica per individuarne la causa e impostare un trattamento adeguato.

    Lo stress può causare o peggiorare l’acufene?

    Lo stress non causa direttamente l’acufene, ma può abbassare la soglia di tolleranza al disturbo e amplificarne la percezione.

    Quali esami si fanno per l’acufene?

    La valutazione di base prevede una visita otorinolaringoiatrica e un’audiometria tonale, che insieme forniscono già un primo quadro diagnostico. A questi si aggiungono, a seconda del quadro clinico, l’acufenometria (per stimare frequenza e intensità del suono percepito), la timpanometria e l’esame del riflesso stapediale (per testare l’orecchio medio), e le otoemissioni acustiche per valutare l’integrità della coclea. In presenza di acufene unilaterale persistente, la risonanza magnetica con mezzo di contrasto permette di escludere il neuroma acustico o altre lesioni delle vie uditive.

    Quando rivolgersi al medico?

    È importante richiedere una valutazione medica se l’acufene è presente in un solo orecchio, pulsa in sincronia con il battito cardiaco o si accompagna a un calo dell’udito, vertigini o a un trauma cranico. Anche in assenza di questi segnali d’allarme, un ronzio persistente da più di qualche settimana merita una valutazione: una diagnosi accurata permette di identificare la causa e, quando necessario, di iniziare il percorso più adatto.

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