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Welfare aziendale: il quadro normativo nel nostro Paese

Ormai anche nelle aziende italiane si è diffusa l’idea che un dipendente soddisfatto sia un lavoratore più efficiente e che, di conseguenza, il benessere di chi lavora e dell’azienda siano legati. La strada per poter migliorare questo aspetto della vita professionale passa attraverso lo sviluppo e l’implementazione di politiche di welfare aziendale, sostenute anche dal nostro ordinamento. Sebbene, infatti, non esista in Italia una legge specifica dedicata al welfare aziendale, le normative previste dalle Leggi di Bilancio a partire dal 2016 descrivono il quadro di vantaggi fiscali e limiti per la diffusione di questo tipo di servizi. Vediamo quali sono.

Welfare aziendale: la normativa dalla Legge di Bilancio del 2016 e del 2018

In attesa dell’approvazione della Legge di Bilancio 2020 e delle misure che conterrà, è possibile tracciare un quadro della normativa relativa al welfare aziendale per come è andata configurarsi in Italia a partire dalla legge di bilancio del 2016 e del 2017. Sono state, infatti, la Manovra di quell’anno e dell’anno successivo a introdurre degli incentivi specifici atti a stimolare le aziende ad adottare politiche di welfare aziendale.

impiegati che lavorano in ufficio

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Una prima novità è stata l’introduzione di un ampliamento dei servizi e delle attività che non concorrono al calcolo dell’Irpef. In secondo luogo, invece, dal 2017 è prevista la detassazione sui premi di produttività quando vengono convertiti in servizi di welfare aziendale. Queste due tipologie di incentivi non sono state poi modificate e compongono l’attuale normativa in vigore.

Sempre le leggi di bilancio hanno fissato il tetto massimo di reddito di lavoro dipendente per poter accedere alle agevolazioni fiscali a 80.000 euro annui, e aumentato l’importo massimo di un premio di produttività finoa 3.000 euro, tranne nel caso in cui il dipendente sia coinvolto direttamente nell’organizzazione del lavoro. In questo caso, la quota massima del premio erogabile è 4.000 euro.

Le informazioni riportate restano valide salvo modifiche previste dalla nuova legge di bilancio per il 2020. Tuttavia, al momento, non sono previsti cambiamenti sostanziali: è stato ribadito come sia fondamentale, per il legislatore, intervenire a supporto della genitorialità, sostenendo dunque politiche di welfare aziendale che contribuiscano a un corretto work-life balance.

giovane donna in ufficio

AntonioGuillem/istock.com

I vantaggi fiscali per l’azienda

Per l’azienda che sceglie di investire in politiche di welfare aziendale, i vantaggi si misurano sia in termini di produttività che di agevolazioni fiscali. L’erogazione di beni e servizi di questo tipo non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente ed è, dunque, deducibile dal reddito d’impresa.

La legge prevede che ciò sia possibile nei seguenti casi:

  • contributi per servizi di assistenza sanitaria integrativa a enti, casse o fondi sanitari integrativi fino a un massimo di 3.615,20 euro;
  • contributi per la previdenza complementare fino a 3.615,20 euro;
  • servizi di vitto quali buoni pasto, in forma cartacea o elettronica, o altre tipologie affini;
  • previsione di servizi di trasporto per i dipendenti;
  • beni e servizi relativi agli ambiti di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale, assistenza sanitaria, culto per i dipendenti e i familiari.

Affinché questi vantaggi fiscali siano effettivi, i servizi di welfare aziendale devono essere offerti a tutti i dipendenti, oppure a un gruppo omogeneo. Inoltre, la detassazione si applica sia ai piani di welfare previsti da un contratto collettivo nazionale sia nel caso in cui sia l’azienda a decidere di offrire determinati beni o servizi ai propri dipendenti.

 L’Agenzia delle Entrate sottolinea che il momento impositivo ai fini fiscali è, per l’azienda, l’anno in cui il lavoratore dipendente effettivamente percepisce il benefit.

calcoli fiscali

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Vantaggi fiscali per i dipendenti: convertire i premi in benefit di welfare aziendale

Il primo vantaggio fiscale per il dipendente previsto dalla normativa riguarda il beneficio che deriva dalla fruizione di servizi di ambito assistenziale, sanitario o educativo che non vengono pagati e sono, di conseguenza, esentasse. Tuttavia il maggior beneficio è quello legato alla conversione dei premi di produttività in benefit di welfare aziendale.

Infatti, se il dipendente decide di usufruire del premio attraverso servizi concreti, non è intaccato né dall’Irpef né dai contributi. Di fatto, è un valore che si traduce al 100% in un benefit per il lavoratore e la sua famiglia.

Per l’azienda che desidera implementare le sue politiche di welfare aziendale un supporto è quello proposto da SiSalute, una divisione di UniSalute Servizi che offre soluzioni non assicurative mirate alla tutela della salute nell’ambito dell’azienda, tra cui pacchetti di flexible benefit personalizzabili, nonché supporto nello sviluppo di piattaforme per poter usufruire dei benefici e raccogliere le istanze dei dipendenti.

Avete ancora dubbi sul welfare aziendale? Scriveteci nei commenti!

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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