Le ossa fragili si riconoscono soprattutto attraverso la mineralometria ossea computerizzata (MOC), che misura la densità ossea e la esprime tramite il T-score: valori tra -1 e -2,5 indicano osteopenia, sotto -2,5 osteoporosi conclamata. I segnali clinici da non ignorare sono le fratture da trauma minimo, la perdita di altezza e il dolore dorsolombare persistente da microfratture vertebrali. Calcio, vitamina D, esercizio di carico e riduzione dei fattori di rischio sono le strategie più efficaci; nei casi con rischio elevato si aggiungono i farmaci specifici.
Ci si accorge spesso di avere le ossa fragili solo dopo una frattura, anche da un banale urto o caduta. Eppure è possibile intervenire molto prima, avendo cura di due aspetti essenziali: l’alimentazione, eventualmente integrata da supplementi, e l’esercizio fisico.
In questo articolo vediamo come proteggere la salute delle ossa e prevenire l’osteoporosi.
Come capire se si hanno le ossa fragili?
Il modo più affidabile per capire se si hanno le ossa fragili è la mineralometria ossea computerizzata o densitometria ossea (MOC), un esame strumentale che misura la densità minerale ossea (BMD) e la confronta con quella di un adulto sano di riferimento, esprimendo il risultato in termini di T-score. Un T-score:
- superiore a -1 è normale
- tra -1 e -2,5 indica osteopenia (riduzione della densità, non ancora patologica
- al di sotto di -2,5 si parla di osteoporosi.
Oltre al T-score, ci sono segnali clinici che devono far pensare a una fragilità ossea già in atto:
- frattura da trauma minimo: una frattura del polso, del femore o di una vertebra causata da una caduta dalla posizione eretta — o da un urto lieve — è il segnale più specifico di fragilità ossea
- perdita di altezza: una riduzione di 2 cm o più rispetto all’altezza può indicare microfratture vertebrali da compressione, spesso asintomatiche
- dolore dorsolombare cronico, soprattutto nella parte bassa della schiena: può essere causato da fratture vertebrali da compressione silenti
- cifosi dorsale (schiena ingobbita): in alcuni casi può essere conseguenza di fratture vertebrali multiple che modificano la postura
Esistono poi fattori di rischio che indicano quando è opportuno fare la MOC anche senza sintomi:
- menopausa precoce (prima dei 45 anni)
- terapia corticosteroidea prolungata (≥3 mesi)
- storia familiare di fratture
- basso peso corporeo (BMI <18,5)
- fumo
- elevato consumo di alcol
- malattie come il morbo di Crohn o la celiachia.
Strumenti come il FRAX (Fracture Risk Assessment Tool) permettono al medico di stimare il rischio di frattura a 10 anni combinando questi fattori con la densità ossea.
Cosa fare per le ossa fragili?
Per proteggere le ossa fragili è necessario agire su più fronti contemporaneamente: nutrizione, attività fisica, riduzione dei fattori di rischio e, nei casi indicati, terapia farmacologica. La combinazione di questi aspetti produce i risultati più solidi.
Calcio e vitamina D sono i due pilastri nutrizionali. Il fabbisogno di calcio negli adulti è di circa 1.000 mg al giorno, che salgono a 1.200 mg dopo i 50 anni; le fonti principali sono i latticini, le verdure a foglia verde come cavolo e broccoli, le mandorle e il pesce. La vitamina D è fondamentale per l’assorbimento intestinale del calcio: il fabbisogno standard è di 800-1.000 UI al giorno, ma in caso di carenza documentata il medico può prescrivere supplementi.
L’esercizio fisico di carico è altrettanto importante: ginnastica, sollevamento pesi e in generale attività che sollecitano meccanicamente lo scheletro stimolano la deposizione di minerali nelle ossa. Gli esercizi di equilibrio e coordinazione, come yoga e tai chi, riducono il rischio di cadute. L’allenamento in acqua (nuoto, acquagym) migliora la massa muscolare ma non ha lo stesso effetto osteogenico, perché non prevede carico gravitazionale.
Sul fronte farmacologico, quando il rischio di frattura è significativo, il medico può valutare i bifosfonati (come alendronato o risedronato), il denosumab o altri farmaci specifici per l’osteoporosi. La scelta è sempre personalizzata in base al profilo di rischio e alle condizioni di salute della persona.
Per facilitare il monitoraggio della salute delle ossa può essere utile affidarsi a un servizio di sanità integrativa come le soluzioni UniSalute Per Te, che danno accesso a visite specialistiche e tariffe agevolate per seguire nel tempo un programma strutturato di prevenzione.
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Le domande più frequenti dei pazienti
L’osteoporosi fa male?
L’osteoporosi è spesso asintomatica fino alla prima frattura, tanto da essere definita «malattia silenziosa». Il dolore lombodorsale cronico può comparire in presenza di fratture vertebrali da compressione, ma queste passano inosservate in molti casi. Per questo la MOC è l’unico modo per valutare la fragilità ossea prima che si manifesti con eventi clinici.
Quanto calcio si assorbe davvero dagli alimenti?
L’assorbimento intestinale del calcio alimentare è del 30-40% in condizioni normali, ma dipende molto dalla presenza di vitamina D: senza livelli adeguati di questa vitamina, l’assorbimento può scendere al 10-15%. Anche alcuni antinutrienti presenti in legumi e cereali integrali (acido ossalico, fitati) possono ridurlo. Per questo calcio e vitamina D vanno considerati insieme, non separatamente.
L’allenamento in palestra aiuta per le ossa fragili?
Gli esercizi con carico o resistenza stimolano direttamente la deposizione di minerali nelle ossa grazie alle sollecitazioni meccaniche trasmesse allo scheletro attraverso i muscoli. L’effetto è più marcato negli esercizi che caricano i segmenti più a rischio di frattura: anca e colonna lombare. Anche la camminata veloce è efficace, a differenza del nuoto che non produce lo stesso stimolo osteogenico.
La menopausa è sepre un fattore di rischio per le ossa fragili?
Il calo degli estrogeni durante la menopausa accelera il riassorbimento osseo, riducendo la densità minerale in modo significativo nei primi anni dopo la cessazione del ciclo. Non tutte le donne sviluppano osteoporosi, ma la menopausa – soprattutto se precoce (prima dei 45 anni) – è uno dei fattori di rischio più rilevanti per cui si raccomanda la MOC come esame preventivo, anche in assenza di sintomi.


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