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Celiachia sintomi

Celiachia: i sintomi da non sottovalutare, la dieta e gli esami per una diagnosi corretta

Intolleranze e allergie richiedono particolare attenzione a ciò che si mangia. È il caso della celiachia e dei suoi sintomi, che rappresentano l’intolleranza alimentare più frequente a livello mondiale. Tuttavia, non sempre è facile riconoscere la sintomatologia e scegliere gli esami diagnostici necessari, per cui molte persone cercano informazioni e consigli che possano aiutarli ad orientarsi.

Vediamo allora insieme, come si manifesta questo disturbo e quali sono i principali esami per diagnosticarlo, attraverso le informazioni dell’AIC – Associazione Italiana Celiachia – punto di riferimento per questa patologia in Italia, attraverso il dialogo con pazienti, istituzioni, associazioni del territorio e organi di informazione, allo scopo di migliorare la qualità di vita delle persone celiache.

Che cos’è la malattia celiaca?

Malattia celiaca

“La celiachia è una infiammazione cronica dell’intestino tenue che si manifesta in seguito all’ingestione di glutine, la frazione proteica alcool-solubile contenuta in alcuni cereali, in soggetti geneticamente predisposti”.

Il glutine è costituito per circa il 50% da prolamina, la sostanza responsabile dell’infiammazione della mucosa gastrica nei celiaci, per cui la terapia per combattere la celiachia e i suoi sintomi è rappresentata, fondamentalmente, da una dieta gluten free.

La moda della dieta senza glutine

Senza glutine

In questa occasione può essere utile ricordare quanto emerso lo scorso maggio in occasione della Settimana Nazionale della Celiachia, Promossa dall’Associazione Italiana Celiachia (AIC), ovvero che se seguire una dieta aglutinata è una necessità per circa 600.000 italiani intolleranti, nel nostro Paese ci sono 6 milioni di persone che eliminano il glutine dalla dieta senza un reale motivo di salute, pensando in questo modo di fare una scelta sana e dimagrante. Ma non è così. A ricordarlo è la stessa AIC, la quale evidenzia come non sempre i cibi senza glutine facciano bene e siano migliori di altri, per cui consumarli se non si è celiaci è inutile, dispendioso e, in alcuni casi, anche rischioso.

Per chi soffre di celiachia, invece, la scelta è obbligata, per non incorrere nei fastidiosi sintomi che caratterizzano questa intolleranza alimentare.

Vediamo quali sono.

Celiachia: sintomi più diffusi

Celiachia sintomi

Innanzitutto, occorre sottolineare che la celiachia ha sintomi estremamente variabili, come riportato sul sito dell’AIC: “dalla diarrea profusa con marcato dimagrimento, a sintomi extraintestinali, alla associazione con altre malattie autoimmuni”.

L’ampia casistica dei sintomi, che in alcuni casi possono anche non manifestarsi o essere associati ad altri disturbi, come la sindrome del colon irritabile, rallenta spesso la diagnosi di celiachia e questo ritardo può portare allo sviluppo di patologie associate, come osteoporosi e diabete giovanile autoimmune di tipo 1. Infatti, se in Italia i celiaci diagnosticati sono circa 180.000, si stima che ce ne siano circa altri 400.000 che ancora non sanno di avere questa intolleranza alimentare.

Pur all’interno di un quadro clinico molto differenziato, tuttavia a livello generale è possibile individuare:

Sintomi intestinali

  • gonfiore addominale
  • stitichezza
  • diarrea

Sintomi extra-intestinali

  • alterazioni nell’assorbimento dei minerali
  • carenza di acido folico
  • anemia da carenza di ferro
  • osteoporosi precoce.

Conosciuti la celiachia e i suoi sintomi, vediamo allora quali sono gli esami per diagnosticare questa intolleranza.

Esami diagnostici per la celiachia

Celiachia diagnosi

Gli esami diagnostici per la celiachia vanno eseguiti, naturalmente, senza escludere il glutine dalla propria dieta.

La diagnosi prevede una gastroscopia e una biopsia duodenale per verificare l’entità del danneggiamento della mucosa intestinale.

In seguito all’applicazione delle nuove Linee Guida per la Diagnosi e il Follow up della celiachia, tuttavia, sono state introdotte importanti novità, tra le quali nuovi test diagnostici che attraverso un prelievo del sangue riescono ad individuare la celiachia anche in soggetti che non manifestano sintomi.
Inoltre, con le nuove Linee Guida, nei pazienti in età pediatrica e adolescenziale fino ai 18 anni, è possibile evitare la biopsia intestinale, a patto che presentino i sintomi correlati all’assunzione di glutine e che si riscontri una positività per anticorpi anti-tTG IgA (ovvero anticorpi anti-transglutaminasi, caratteristici dei celiaci) superiore ad almeno 10 volte il valore soglia.

Per conoscere il percorso diagnostico più opportuno è, comunque, sempre importante fare riferimento alle indicazioni del proprio medico e di uno specialista.

Dieta senza glutine: la terapia per il paziente celiaco

Dieta senza glutine

Una volta diagnosticata l’intolleranza, il paziente celiaco deve seguire una dieta aglutinata, ad oggi l’unica vera terapia efficace, e sottoporsi a periodici esami di follow-up.

L’Associazione Italiana Celiachia ha registrato il Marchio Spiga Barrata che, apposto sui prodotti autorizzati, evidenzia al consumatore celiaco la conformità dell’alimento, rispetto alle sue esigenze.

L’alimentazione prevede l’eliminazione di tutti i cereali contenenti glutine e dei loro derivati. Si tratta principalmente di:

  • Frumento (grano)
  • Farro
  • Orzo
  • Avena (tranne quella presente come ingrediente nei prodotti presenti nel Registro Nazionale del Ministero della Salute)
  • Segale
  • Monococco
  • Grano khorasan (di solito commercializzato come Kamut®)
  • Spelta
  • Triticale
  • Farine, amidi, semole, semolini, creme e fiocchi dei cereali vietati
  • Primi piatti preparati con i cereali vietati (paste, paste ripiene, gnocchi di patate, gnocchi alla romana, pizzoccheri, crepes)
  • Pane e prodotti sostitutivi da forno, dolci e salati, preparati con i cereali vietati (pancarrè, pan grattato, focaccia, pizza, piadine, panzerotti, grissini, crackers, fette biscottate, taralli, crostini, salatini, cracotte, biscotti, merendine, pasticcini, torte)
  • Germe di grano
  • Farine e derivati etnici: bulgur (boulgour o burghul), couscous (da cereali vietati), cracked grano, frik, greis, greunkern, seitan, tabulè
  • Crusca dei cereali vietati
  • Malto dei cereali vietati
  • Prodotti per prima colazione a base di cereali vietati (soffiati, in fiocchi, muesli, porridge)
  • Polenta taragna (se la farina di grano saraceno è miscelata con farina di grano)
  • Carne o pesce impanati (cotoletta, bastoncini, frittura di pesce, ecc.) o infarinati o miscelati con pangrattato (hamburger, polpette, ecc) o cucinati in sughi e salse addensate con farine vietate
  • Piatti pronti a base di formaggio impanati con farine vietate
  • Yogurt al malto, ai cereali, ai biscotti
  • Latte ai cereali, ai biscotti
  • Bevande a base di avena.

Naturalmente lo schema alimentare settimanale deve essere personalizzato e stabilito da uno specialista, che valuterà anche età, sesso, peso e condizione del paziente. Tuttavia, per agevolare il cambio di alimentazione necessario a chi soffre di questa intolleranza, l’Associazione Italiana Celiachia ha dedicato una sezione del suo sito alla dieta.

Nuovi LEA ed erogazione gratuita degli alimenti senza glutine

Celiachia terapia

La celiachia e i sintomi che l’accompagnano possono, quindi, essere tenuti sotto controllo solamente con l’alimentazione, anche se sono in corso alcuni studi per elaborare una pillola e un vaccino ad hoc.

Intanto, dal 19 marzo 2017 con l’approvazione dei Nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) da parte del Ministero della Salute, la celiachia ha cambiato il suo status, da malattia rara a cronica. In questo modo: “tutte le prestazioni del follow-up vengono riconosciute in esenzione ai pazienti celiaci diagnosticati, mentre tutta la fase diagnostica diventa in compartecipazione della spesa sanitaria, anche per i parenti di primo grado di pazienti celiaci. Viene garantita l’assistenza alla terapia (art 14 del decreto), cioè l’erogazione dei buoni per i pazienti celiaci diagnosticati”.
Infine, come riportato sul sito dell’AIC, ricordiamo che “a seguito della diagnosi del medico specialista, il celiaco ha diritto ai prodotti dietetici senza glutine, indispensabili per la sua dieta, rigorosa ed irreversibile. Può, quindi, ritirare prodotti nelle farmacie, pubbliche e private, nella GDO (supermercati) e negozi specializzati, fino al raggiungimento di un tetto di spesa mensile”. L’applicazione di tale disposizione è regolata diversamente da regione a regione, per cui per ogni ulteriore dettaglio vi consigliamo di fare riferimento all’ASL di competenza, mentre per consultare il Registro Nazionale dei prodotti destinati ad un’alimentazione particolare (tra cui quelli senza glutine), potete visitare il sito del Ministero della Salute.

Eravate informati sulla celiachia e i suoi sintomi? Se siete celiaci, come avete affrontato il cambio di regime alimentare?

Fonti

celiachia.it
salute.gov.it

Elena Rizzo Nervo
Bolognese, lavora nel mondo della comunicazione occupandosi di alimentazione, agricoltura biologica e ambiente. É redattrice per "Il Giornale del Cibo" per il quale scrive su tematiche inerenti la nutrizione e i corretti stili di vita

2 Commenti

  1. Cinzia ha detto:

    E’ l’articolo più completo che ho letto sulla celiachia ed è anche molto preciso e chiaro. Complimenti!

    1. Il blog di UniSalute ha detto:

      Grazie Cinzia 🙂

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