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Mobbing e depressione

Mobbing e depressione: fino a che punto l’ambiente lavorativo può influire sulla salute?

Il mobbing è una forma di violenza psicologica che avviene sul luogo di lavoro ai danni di un dipendente o di un collega. Questo fenomeno va distinto da una situazione generale di stress, in quanto presenta delle peculiarità ben precise. Inoltre, può incidere negativamente sulla salute fisica e psichica della vittima. In questo articolo capiremo che cos’è il mobbing, quali sono le azioni che lo caratterizzano e qual è il legame con ansia e depressione.

Cosa si intende quando si parla di mobbing?

Con il termine “mobbing” si fa riferimento a una serie di comportamenti vessatori e persecutori messi in atto da un superiore o dai colleghi nei confronti di un lavoratore, con l’obiettivo di isolarlo ed emarginarlo. Il mobbing si contraddistingue per essere un fenomeno ripetuto e protratto nel tempo, e si manifesta attraverso atteggiamenti quali umiliazioni, intimidazioni, aggressioni e offese – solo per fare alcuni esempi – che possono portare il dipendente a una condizione di forte disagio psicologico e, in alcuni casi, alla depressione.

Mobbing

designer491/gettyimages.it

La parola deriva dall’inglese “to mob” che significa “affollarsi intorno a qualcuno”, “assalire, malmenare, aggredire” e viene utilizzata in etologia, ovvero la scienza che studia il comportamento animale, per indicare l’azione attuata da un gruppo di possibili prede nei confronti di un predatore, al fine di intimorirlo ed evitare che attacchi. Il primo a parlare di mobbing come persecuzione psicologica sul posto di lavoro fu lo psicologo Heinz Leymann, alla fine degli anni Ottanta.

Il mobbing non va confuso con il concetto generale di stress (anche se può causarlo, come vedremo) ed è bene distinguerlo dalle forme di conflitto che talvolta si verificano sul luogo di lavoro. Si caratterizza, infatti, proprio per essere un’azione sistematica e reiterata nel tempo allo scopo di danneggiare chi ne è vittima. Come riporta il Center for Workplace Mental Health, iniziativa dell’American Psychiatric Association Foundation, secondo uno studio del 2017 del Workplace Bullying Institute, il mobbing proviene nel 70% dei casi da uomini, mentre il 60% delle vittime sono donne.

Differenza tra mobbing e straining

Il concetto di mobbing è distinto da quello di “straining”, con cui si intende un fenomeno leggermente diverso. Lo straining può essere considerato una forma “attenuata” di mobbing: le azioni tipiche dello straining, infatti, sono simili a quelle del mobbing, ma prive della sua continuità; nello specifico, si tratta di una singola azione i cui effetti sull’individuo permangono nel tempo.

Tipologie di mobbing

Ci sono diverse classificazioni di mobbing. Citiamo le principali:

  • orizzontale, quando proviene dai colleghi dello stesso livello gerarchico;
  • verticale, quando si verifica tra colleghi di grado diverso: può essere discendente, se avviene dall’alto verso il basso (in tal caso si definisce anche “bossing”), oppure ascendente, se le vessazioni partono dal lavoratore e sono dirette a un superiore;
  • mobbing trasversale, che riguarda anche persone esterne all’ambiente lavorativo, le quali, in accordo con l’autore del mobbing, contribuiscono a isolare e a discriminare la persona;
  • doppio mobbing, che riguarda l’ambito familiare: secondo lo psicologo Harald Ege – grazie al quale, negli anni ‘90, si è iniziato a parlare di mobbing in Italia – il doppio mobbing si verifica quando il mobbizzato riversa sui familiari i propri problemi; questi ultimi, dopo una prima fase di sostegno e comprensione, tenderanno a prendere le distanze, lasciando il soggetto in una condizione di ulteriore isolamento;
  • co-mobber, ovvero coloro che partecipano al mobbing senza intervenire, ma acconsentendo tacitamente a quello che accade.
Tipologie mobbing

dusanpetkovic/gettyimages.it

Quali comportamenti rientrano nel mobbing?

Il mobbing può comprendere azioni di vario tipo, ad esempio:

  • isolamento della vittima dal gruppo;
  • richiami ingiustificati;
  • trasferimento del lavoratore in sedi scomode e lontane;
  • demansionamento, con l’assegnazione al dipendente di ruoli al di sotto delle sue competenze;
  • attribuzione di mansioni superiori alle sue capacità, al fine di metterlo in difficoltà, oppure di mansioni rischiose;
  • offese sia in ambito lavorativo che privato;
  • sabotaggio del lavoro.

Possibili conseguenze del mobbing sulla salute

Il mobbing, come anticipato, può generare nella vittima una condizione di forte stress fisico ed emotivo che si riflette sulla sua salute. Alcune possibili conseguenze fisiche, psicologiche e comportamentali sono:

Mobbing sul lavoro

Cecilie_Arcurs/gettyimages.it

Il legame tra mobbing, ansia e depressione

Come accennato, il mobbing può sfociare in sintomi quali ansia e depressione, disturbo post-traumatico da stress, ovvero una risposta ritardata o protratta a un evento stressante, ma anche nel disturbo dell’adattamento, disturbo di tipo emozionale che insorge nei periodi di adattamento a un forte cambiamento o a un evento stressante. Ricordiamo, inoltre, che il mobbing può rientrare anche tra la cause della sindrome da burnout, ovvero uno stress cronico e persistente dovuto al lavoro.

Generalmente si parte da una situazione di disagio fisico ed emotivo, causato dallo stato di confusione in cui la vittima si ritrova. Questa condizione evolve in incertezza e paura di sbagliare, che, progressivamente, fa sentire la persona sempre meno all’altezza. Quando l’efficienza sul lavoro comincia a diminuire, per via del disagio provato, l’autostima si riduce e il lavoratore cade in un circolo vizioso che provoca un peggioramento della qualità del lavoro. Tutto ciò può influire negativamente su altri ambiti, come quello sociale e familiare: per esempio, può verificarsi un allentamento dei legami familiari e di amicizia, una fuga dai rapporti sociali, un distacco dalle responsabilità che si hanno in famiglia.

La sintomatologia della persona mobbizzata si presenta spesso sotto forma di ansia, con manifestazioni come fobie e depressione dell’umore, e con conseguente apatia, scarsa volontà di agire, incapacità di progettare il futuro, difficoltà a concentrarsi, insonnia e insicurezza. In alcuni casi si riscontra la presenza di pensieri ricorrenti, relativi al lavoro, nonché di incubi legati alla situazione professionale.

Questi sintomi possono essere accompagnati da manifestazioni psicosomatiche, alcune delle quali già accennate – cefalea, disturbi gastrici, tachicardia, manifestazioni cutanee, ipertensione arteriosa, ecc. – e da disturbi del comportamento, pensiamo ai disturbi alimentari, all’aumento di consumo di alcolici, farmaci e fumo, oppure alle reazioni aggressive.

Conseguenze del mobbing per l’azienda

Il mobbing non rappresenta solo un problema per la vittima che, oltre a subire ricadute sulla salute, si trova spesso a far fronte a perdite economiche dovute ai costi per visite, cure e terapie. Anche l’azienda può subire dei danni finanziari a causa di questo fenomeno. Come spiega il Center for Workplace Mental Health, infatti, le persone che subiscono mobbing hanno più probabilità di lasciare l’impiego, di essere assenteisti e di sentirsi insoddisfatte del proprio lavoro. Inoltre, fattori come la perdita di produttività, la rotazione dei dipendenti e i possibili contenziosi possono influire molto sui costi dell’impresa, senza contare che il mobbing può danneggiare l’immagine aziendale.

Per queste ragioni, il Centro ritiene molto importante che i datori di lavoro adottino delle strategie adeguate a prevenire e bloccare il mobbing, prima di tutto riconoscendo che il problema esiste e non minimizzando eventuali comportamenti aggressivi da parte di alcuni dipendenti, in più mettendo in atto una corretta formazione sul tema.

Mobbing conseguenze azienda

Lacheev/gettyimages.it

Cosa dice la legge italiana in merito?

Per quanto riguarda l’Italia, attualmente il mobbing non è disciplinato da una normativa specifica. Nonostante ciò, esistono delle leggi che consentono di tutelare la salute fisica e psicologica dei lavoratori, come spiega il sito filodiritto.com.

Capiamo quindi che un clima disteso in azienda è fondamentale per garantire la serenità dei dipendenti e, di riflesso, il rendimento dell’impresa. Se i lavoratori vivono una condizione di tranquillità, infatti, saranno maggiormente produttivi e incentivati a dare il massimo. Proprio per questo è importante puntare sul benessere organizzativo, anche attraverso dei piani di welfare aziendale, tema che abbiamo trattato più volte in questo blog. Tra i servizi più richiesti, ad esempio, troviamo le polizze sanitarie, come quelle che UniSalute mette a disposizione di fondi e aziende: il grande vantaggio, per i dipendenti, è quello di poter usufruire di sconti su prestazioni sanitarie di diagnostica e cura, in tempi brevi.

Ma non è tutto: i piani di welfare aziendale possono contare anche su realtà come SiSalute, marchio di UniSalute Servizi che si occupa della gestione di servizi sanitari non assicurativi, come pacchetti di flexible benefit in ambito sanitario, che permettono di accedere a prestazioni a prezzi agevolati presso le strutture sanitarie convenzionate.

Tutti aspetti che possono sicuramente favorire i lavoratori e contribuire al loro benessere.

 

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Fonti:

workplacementalhealth.org
unifi.it
psicologiadellavoro.org
who.int
unipd-org.it
filodiritto.com

Mara D'Angeli
Riminese, lavora nel campo della comunicazione e della scrittura. Per il blog InSalute, si occupa di approfondimenti legati a benessere, prevenzione e salute dei bambini.

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