sindrome burnout

Quando il lavoro esaurisce: riconoscere il burnout, prevenirlo e ritrovare equilibrio


Il burnout è una condizione di esaurimento psicofisico legata allo stress cronico sul lavoro. Si manifesta con stanchezza persistente, distacco emotivo dall’attività professionale, riduzione della motivazione che sfocia in apatia e depressione, oltre che con sintomi fisici (mal di testa, disturbi gastrointestinali). Le cause possono essere sia psicologiche, legate al coinvolgimento emotivo o alle caratteristiche individuali, sia ambientali, come carichi di lavoro eccessivi, scarsa gratificazione o ambienti professionali stressanti. Riconoscere i campanelli d’allarme è fondamentale per intervenire tempestivamente. Il supporto di uno psicologo o psicoterapeuta, insieme a strategie personali di gestione dello stress e a un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata, può aiutare ad affrontare questa condizione.

Sentirsi costantemente stanchi, demotivati e incapaci di recuperare energie anche dopo una pausa può essere il segnale di un forte stress legato al lavoro. Quando questa condizione diventa persistente e compromette il benessere psicologico e la capacità di svolgere le attività quotidiane, si parla di sindrome da burnout.

Si tratta di una forma di esaurimento emotivo e mentale associata al contesto lavorativo. Studiata per la prima volta negli anni Settanta dalla psicologa Christina Maslach, inizialmente in relazione alle professioni di assistenza, oggi è riconosciuta come una condizione trasversale che può interessare donne e uomini di tutte le età e appartenenti ai più diversi profili lavorativi.

Ma quali sono le cause del burnout? Come riconoscerne i sintomi e intraprendere un percorso di cura? Approfondiamone insieme queste tematiche per far luce su una condizione molto diffusa.

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Che cos’è il burnout?

Secondo la definizione che ne dà l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il burnout è un fenomeno associato all’ambiente di lavoro, indotto da uno stress cronico che si manifesta con un progressivo esaurimento delle risorse psicofisiche della persona.

Perché viene il burnout?

Le cause all’origine del burnout possono essere di diversa natura: alcune personali, relative alla sfera psicoemotiva della persona; altre esterne, dipendenti dalle dinamiche di lavoro.

Cause soggettive o psicologiche

Esistono delle cause soggettive o, meglio, psicologiche, legate allo stress emotivo. Questa forma di burnout colpisce soprattutto le persone che nel loro mestiere hanno a che fare con i problemi degli altri: infermieri, poliziotti, esattori fiscali, avvocati, ma anche artigiani o meccanici. In questi casi lo stress nasce dal coinvolgimento nella relazione. 

Infatti, quando, per carattere, per il tipo di lavoro o per scarsa conoscenza di sé stessi, non si riesce a gestire l’empatia e a porre il giusto distacco, avviene un’identificazione con i problemi dell’altro che causa un carico eccessivo di stress. In questo caso il burnout provoca un logorio da parte di chi lo subisce, che si sente infatti prosciugato delle proprie energie.

stress lavoro

Cause ambientali

D’altra parte, il fenomeno del burnout è imputabile alle caratteristiche dell’attuale mondo del lavoro e dei moderni stili di vita: l’ansia da prestazione è infatti un fenomeno tipico della società odierna.

I giovani, in particolare, si scontrano spesso con una realtà lavorativa che non è quella desiderata o per cui sono portati. Le condizioni di lavoro spesso sacrificano il lato umano, a favore di una logica prettamente economica. Questo può generare un forte stress di cui, spesso, ci si accorge tardi e che porta a volte a decisioni improvvise e non razionali, come dimissioni, assenteismo o disturbi del comportamento che causano l’allontanamento della persona da parte dei suoi superiori.

Tra le cause oggettive del burnout, determinate da condizioni e dinamiche di lavoro, troviamo:

  • scarsa retribuzione
  • ore straordinarie (mal retribuite o gratuite)
  • mancanza di tutele e incentivi
  • ambiente esterno stressante
  • competizione
  • incomunicabilità tra reparti e tra ruoli
  • gratificazioni insufficienti
  • dinamiche di mobbing (persecuzione psicologica).

Non bisogna dimenticare che oggi la capacità di lavorare sotto stress è uno dei requisiti che spesso viene richiesto nei colloqui di lavoro. Questo richiede oggi un forte impegno alla persona, tempo ed energie, anche a scapito della vita privata e, spesso, in cambio di gratificazioni minime o nulle. Quando non si riesce più a gestire tutto questo stress avviene una sorta di cortocircuito, che si manifesta con alcuni sintomi tipici. Vediamo insieme quali sono.

stress burnout

Quali sono i campanelli d’allarme del burnout?

Il burnout si contraddistingue per la presenza di tre caratteristiche:

  1. esaurimento emotivo e nervoso, caratterizzato da una sensazione di impotenza: ci si sente svuotati dal lavoro
  2. atteggiamenti cinici, distaccati o aggressivi sul lavoro e verso i problemi degli altri
  3. depressione o apatia cronica: ci si sente inadeguati e incapaci e si maturano retro-pensieri negativi nei confronti di sé stessi.

Quali sono i sintomi di un burnout?

Quando si è vittime di stress da lavoro si avverte una stanchezza persistente che non migliora con il riposo. Inoltre, il pensiero è sempre, negativamente, rivolto al lavoro. Più in particolare, la sindrome da burnout può manifestarsi attraverso:

  • resistenza ad andare al lavoro ogni giorno
  • sensazione di fallimento
  • rabbia e risentimento
  • senso di colpa e disistima
  • scoraggiamento, indifferenza, cinismo
  • isolamento
  • difficoltà di concentrazione
  • conflitti con i colleghi, coniugali e familiari
  • assenteismo
  • problemi di insonnia
  • dipendenze di tutti i tipi (alcol, farmaci, droghe, mania del gioco, del cibo)
  • sintomi da somatizzazione come mal di testa e disturbi gastrointestinali.

Per riconoscere la sindrome da burnout la dott.ssa Beverly Potter, specialista in psicologia sociale e di gruppo, ha realizzato un breve test attraverso il quale si ottiene un punteggio che indica se si è o meno soggetti a questo malessere. Per affrontare questa condizione è fondamentale, infatti, che l’individuo si renda consapevole del proprio stato, per poi intraprendere un percorso di aiuto.

sindrome di burnout

Come affrontare lo stress da lavoro?

Quando lo stress lavorativo diventa persistente e inizia a influenzare la vita quotidiana, è importante intervenire per tempo, senza vergogna o paura di essere “sbagliati”. Il primo passo è cercare l’aiuto di un professionista della salute mentale, come uno psicologo o uno psicoterapeuta, che possa aiutare a comprendere le cause del disagio e a individuare strategie per gestirlo. In molti casi, anche pochi incontri possono essere utili per acquisire strumenti cognitivi e comportamentali che permettono di affrontare meglio le situazioni di stress.

Il percorso di supporto psicologico può favorire una maggiore consapevolezza dei propri meccanismi di reazione e funzionamento sul lavoro. Questo processo aiuta a individuare nuovi modi di gestire le difficoltà e a ristabilire un equilibrio tra vita professionale e vita privata.
Se è vero, infatti, che non si può cambiare il sistema del lavoro e le sue dinamiche, si può lavorare su sé stessi imparando a conoscersi e a ridimensionare le aspettative. Questo non significa accontentarsi, ma non caricare eccessivamente l’investimento affettivo sul lavoro.

Per farlo, possono essere utili alcune strategie personali e organizzative:

  • riconoscere i segnali di stress e concedersi momenti di pausa
  • imparare a stabilire limiti più chiari tra lavoro e tempo personale
  • ridefinire aspettative e obiettivi professionali in modo più realistico
  • migliorare le modalità di comunicazione con colleghi e superiori
  • valutare, se necessario, cambiamenti nell’organizzazione del lavoro, come una diversa distribuzione dei compiti o un cambio di ruolo.

D’altra parte è importante considerare che il burnout non è solo una questione che riguarda l’individuo, ma è radicato nella cultura del lavoro contemporanea. Per questo motivo, la prevenzione dovrebbe coinvolgere anche aziende e organizzazioni, attraverso politiche che favoriscano il benessere dei lavoratori: ad esempio programmi di supporto psicologico, percorsi di formazione sulla gestione dello stress e modelli organizzativi più attenti all’equilibrio tra produttività e salute.

Tuttavia, questi aspetti si scontrano a volte con le esigenze delle aziende che seguono criteri di tipo economico nella scelta e gestione del personale dando maggiore rilevanza a età, possibilità di sgravi fiscali e vantaggi aziendali.

 

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Le domande più frequenti dei pazienti

Che cos’è il burnout?

Il burnout è una condizione di stress cronico legata al lavoro che provoca esaurimento emotivo, distacco dall’attività professionale e riduzione del senso di efficacia personale.

Quali sono i sintomi più comuni del burnout?

Tra i segnali più frequenti ci sono stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione, insonnia, irritabilità, senso di fallimento, distacco emotivo dal lavoro e conflitti con colleghi o familiari. Possono comparire anche sintomi fisici, come mal di testa o disturbi gastrointestinali.

Quali sono le cause del burnout?

Le cause possono essere diverse. Alcune sono personali, come il forte coinvolgimento emotivo nel lavoro o la difficoltà a gestire lo stress. Altre sono organizzative o relative alle dinamiche professionali, come carichi di lavoro eccessivi, scarsa gratificazione, ambienti lavorativi competitivi o fenomeni di mobbing.

Come capire se si è a rischio burnout?

Alcuni segnali da non sottovalutare sono la stanchezza che non passa con il riposo, la perdita di motivazione verso il lavoro, il senso di inefficacia e l’aumento dello stress nella vita quotidiana.

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Commenti sul post

    7 commenti

  1. Fate presto a scrivere “capire se stiamo facendo il lavoro per cui siamo portati e che ci fa stare bene e, in caso contrario, valutare un cambio di ruolo o reparto, invece che chiedere il licenziamento o continuare a lavorare male, sotto stress.”… Io sto chiedendo da anni di essere spostato in un’area consona al mio profilo e le mie aspettative professionali, e soprattutto in un ruolo più qualificato, in linea con le mie competenze e la mia esperienza, e chiudere una volta per tutte le attività insulse di infimo livello che mi vengono propinate, ma nessuno dei miei responsabili ha mai mosso un dito…
    Cosa devo fare, fare causa all’azienda per demansionamento??
    Di certo non intendo dargli la soddisfazione di andarmene, soprattutto considerando che, grazie a quella vergogna di jobs act, perderei le poche garanzie rimaste a chi ha contratti stipulati in precedenza!

    • Salve Francesco, un articolo di certo non può, né pretende di dare risposte esaustive o risolvere problematiche complesse di politica e cultura economica.
      Non posso che prendere atto delle condizioni di “ricatto e nuova schiavitù “in cui vivono molti lavoratori, indipendentemente dal ruolo ricoperto e dalla tipologia dell’azienda. Una realtà che conosco molto da vicino e che non è facile gestire.
      Il tema affrontato vuole essere uno stimolo per riflettere sulla qualità della propria vita professionale che non può non coinvolgere anche quella personale.
      Guardare la propria situazione significa contattare il proprio malessere, la propria frustrazione e analizzare obiettivamente le proprie azioni, i propri comportamenti e i risultati che hanno prodotto.
      Prendendosi il tempo e senza distruggere ciò che faticosamente si è costruito, si può valutare una possibile uscita dall’azienda o un’alternativa lavorativa. Ma per fare questo bisogna prima di tutto desiderarla, immaginarla e progettarla senza lasciarsi intrappolare dai risentimenti o sconfiggere dalla rassegnazione.
      Se non si può, è necessario attuare un cambiamento di atteggiamento, di pensiero, di azione e reazione evitando lotte intestine che sono spesso autodistruttive.
      Non è facile lo so, ma si può trovare una soluzione personalizzata affidandosi anche all’aiuto di un esperto. Ci si può provare, perché è di primaria importanza preservare la propria salute e la propria dignità. E le auguro di riuscirci.

  2. Grazie, Dott.ssa Minichetti!

    Trovo il Suo articolo molto interessante.

    Lavoro per una associazione che ha una mission ed opera in un ambito che mi sta molto a cuore, e so anche che il mio lavoro al suo interno è molto importante, seppur non sempre compreso o percepito. Per questo motivo ho anche deciso di accettare o scendere a compromessi con molte di quelle che lei descrive come “cause oggettive del burnout”.

    Da diverso tempo ho cominciato a notare diversi dei sintomi da lei descritti e ho anche cercato di farle presenti ai miei superiori, insieme a dei suggerimenti su cosa fare per cambiare la situazione. Dato che non ho ricevuto risposte, oppure vedo che i miei suggerimenti vengono ignorati, ultimamente ho cominciato ad assumere un atteggiamento passivo nei confronti del lavoro e delle decisioni sbagliate che vengono prese.

    Penso di essere una risorsa professionale molto valida e di possedere diverse capacità che preferisco mettere a disposizione di una buona causa, prima di offrirle ad un’azienda a cui interessa solo fare soldi, e questo mi infastidisce e mi lascia l’amaro in bocca.

    Cercherò di fare buon uso dei suoi consigli, preparando nel frattempo una strategia alternativa, nel caso le cose non dovessero cambiare, sperando di poter trovare ancora aziende a cui interessa il benessere dei propri dipendenti e non solo il valore che possono portare.

    Cordiali saluti

    • Salve Aldo, quando in un’azienda i dipendenti vengono sacrificati alle sole esigenze dei clienti, al solo profitto e sono malpagati’ prima o poi il denaro sparisce. Ma anche la persona che ci lavora, non può scindere la sfera professionale da quella personale e affettiva perche’ sono legate tra loro e si rispecchiano. E se si è in armonia con le proprie radici familiari e i propri autentici desideri, il successo è possibile. Ed è quello che le auguro. Buona fortuna!

  3. Buonasera Dott.sa , mi chiamo Susanna sono di Perugia e lavoro con una compagnia di Assicurazioni dall’età di circa 24anni e ora a giugno farò 50anni. Ho fatto il test e sono in un bel disastro il mio punteggio é 90…… E’ da tempo che non riesco più a concentrarmi , mi perdo, mi sento sotto pagata provo ansia da prestazione ecc…… Purtroppo il lavoro mi serve per pagare il mutuo e quindi devo ma se potessi ! Mi piacerebbe lavorare ma senza lo stress addosso che mi limita in tutte le mie attività .. Sono una persona che al pubblico mi piace stare ottima dialettica nel marketing e tante altre qualità che nel tempo mi sono perfezionata . So che purtroppo non posso cambiare nulla e ora è difficile anche trovare un altro lavoro alla mia età…

    • Buonasera Susanna, comprendiamo il tuo stato d’animo, peraltro più diffuso di quanto pensi. Come diciamo nell’articolo, in alcuni casi l’unico percorso possibile per prevenire e curare il burnout è quello personale. Incontrare uno specialista potrebbe aiutarti a trovare le risorse per difendere la tua serenità (spesso possono bastare anche poche sedute).
      Grazie per averci scritto Susanna, in bocca al lupo e a presto.