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sindrome burnout

Sindrome da BurnOut: come prevenire lo Stress da Lavoro

Sono talmente stressato che il fine settimana non mi basta per riprendere le forze; non riesco più a riposarmi”.

Dite la verità: quante volte vi capita di pronunciare frasi come questa, e di sentirvi totalmente demotivati e privi di energia? Ebbene, la vostra non è una condizione isolata, ma non va neanche presa sotto gamba, Se anche a voi è capitato di pronunciare frasi come questa, semplicemente, potreste far parte della schiera di lavoratori che patiscono lo stress lavorativo, al punto da soffrire della sindrome da burnout. Una spersonalizzazione e riduzione delle capacità in ambito lavorativo, una forma di esaurimento che oggi viene considerata quasi come una “normale” condizione del lavoro moderno.

Il fenomeno, infatti, fu inizialmente studiato negli anni ‘70 in America e osservato dalla psichiatra Maslach all’interno dei reparti di igiene mentale, nei professionisti che si occupavano dell’assistenza dei pazienti. Tuttavia, oggi questo malessere non colpisce solo le cosiddette helping professions, ma è diffuso e trasversale: interessa infatti donne e uomini di tutte le età, appartenenti ai più diversi profili lavorativi. Ma quali sono le cause del burnout? È possibile riconoscerne i sintomi e intraprendere un percorso di cura?

stress lavoro

Vogliamo approfondire insieme queste tematiche per far luce su una condizione molto diffusa, ma di cui si parla ancora troppo poco.

Cause del burnout

Soggettive

Esistono delle cause soggettive o, meglio, psicologiche, legate ad uno stress di tipo emotivo. Questa forma di burnout colpisce soprattutto le persone che nel loro mestiere hanno a che fare con i problemi degli altri: infermieri, poliziotti, esattori fiscali, avvocati, ma anche artigiani o meccanici. In questi casi lo stress nasce dal coinvolgimento nella relazione. 

Infatti, quando, per carattere, per il tipo di lavoro o per scarsa conoscenza di sé stessi, non si riesce a gestire l’empatia e a porre il giusto distacco, avviene un’identificazione con i problemi dell’altro che causa un carico eccessivo di stress. In questo caso il burnout si rappresenta un vero e proprio logorio da parte di chi lo subisce, che si sente infatti prosciugato delle proprie energie.

Oggettive

Esistono, però, nuove cause che generano burnout. Il fenomeno, oggi, è imputabile soprattutto alle caratteristiche dell’attuale mondo del lavoro, ma anche dei moderni stili di vita: l’ansia da prestazione è infatti un fenomeno tipico della società in cui viviamo, che può coinvolgere persino i bambini in età scolare, soprattutto in corrispondenza del rientro a scuola.

I giovani, in particolare, si scontrano spesso con una realtà lavorativa che non è quella desiderata o per cui sono portati, con dinamiche e condizioni di lavoro che sacrificano il lato umano, a favore di una logica prettamente economica. Questo può generare un forte stress di cui, spesso, ci si accorge tardi e che porta a volte a decisioni improvvise e non razionali, come auto-licenziamento, assenteismo o disturbi del comportamento che causano l’allontanamento della persona da parte dei suoi superiori.

stress burnout

Tra le cause oggettive del burnout, determinate da condizioni e dinamiche di lavoro, troviamo:

  • scarsa retribuzione
  • ore straordinarie (mal retribuite o gratuite)
  • mancanza di tutele e incentivi
  • ambiente esterno stressante (come avviene, ad esempio, in caso di luci e musica costante all’interno di molti negozi della grande distribuzione)
  • competizione
  • incomunicabilità tra reparti e tra ruoli
  • gratificazioni insufficienti
  • dinamiche di mobbing (persecuzione psicologica).

Inoltre, per un’approfondita analisi delle cause oggettive del burnout, non dobbiamo dimenticare che oggi la capacità di lavorare sotto stress è uno dei requisiti che spesso viene richiesto nei colloqui di lavoro. Questo, oltre alla natura organizzativa delle aziende spesso orientata al solo profitto, richiede oggi un forte impegno alla persona, tempo ed energie, anche a scapito della vita privata e, spesso, in cambio di gratificazioni minime o nulle. Quando non si riesce più a gestire tutto questo stress avviene una sorta di cortocircuito, un esaurimento, che si manifesta con alcuni sintomi tipici della sindrome da burnout. Vediamo insieme quali sono.

Sindrome da burnout: come riconoscerla?

ansia lavoro

I sintomi di questo malessere sono legati ad ansia, depressione e disturbi comportamentali. Quando siamo vittime di stress da lavoro tendiamo a sentire sempre una grande stanchezza e a non riuscire a recuperare le energie neanche durante il weekend. Inoltre, il nostro pensiero è sempre, negativamente, rivolto al lavoro, che tentiamo in ogni modo di boicottare. In particolare, la sindrome da burnout può manifestarsi attraverso:

  • alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno
  • sensazione di fallimento
  • rabbia e risentimento
  • senso di colpa e disistima
  • scoraggiamento, indifferenza, cinismo
  • isolamento
  • senso di stanchezza tutto il giorno
  • difficoltà di concentrazione
  • problemi di insonnia
  • malattie da dipendenza di tutti i tipi (alcool, farmaci, droghe, mania del gioco, del cibo)
  • mal di testa e disturbi gastrointestinali
  • conflitti con i colleghi, coniugali e familiari
  • alto assenteismo.

Oltre a questi, comuni sintomi, esistono 3 fasi caratteristiche della fenomenologia del burnout.

Tre fasi

  1. Esaurimento emotivo e nervoso, caratterizzato da una sensazione di impotenza. Ci si sente svuotati dal lavoro.
  2. In risposta al malessere l’individuo tende inizialmente ad assumere atteggiamenti cinici, distaccati o aggressivi sul lavoro e verso i problemi degli altri.
  3. Depressione o apatia cronaca. Ci si sente inadeguati, incapaci ed iniziano retro-pensieri negativi e rancorosi nei confronti di sé stessi.

sindrome di burnout

Per riconoscere la sindrome da burnout la dott.ssa Beverly Potter, specialista in psicologia sociale e di gruppo, ha realizzato un breve test attraverso il quale, rispondendo a poche e semplici domande, si ottiene un punteggio che indica se siamo o meno soggetti a questo malessere.

Per affrontare e migliorare questa condizione di stress è fondamentale, infatti, che l’individuo si renda consapevole del proprio stato, per poi intraprendere un percorso di aiuto.

Come affrontare lo stress da lavoro?

Prevenzione

Il burnout dovrebbe venire affrontato, ad un primo livello, con la prevenzione. Tuttavia, le condizioni intrinseche e alcune distorsioni su cui si basa l’attuale modello organizzativo del lavoro, non permettono di ottenere efficaci risultati in questo senso. Un intervento preventivo, infatti, è quello che dovrebbe venire adottato dalle aziende e dalle organizzazioni, nell’ottica di una nuova cultura del lavoro:

  • presenza di una figura di sostegno (counselor) negli uffici
  • incentivazione di corsi e aggiornamenti non solo per le competenze, ma anche per la crescita personale
  • nuovi modelli di selezione del personale che tengano presente anche gli aspetti psicologici ed emotivi, individuando i soggetti “a rischio burnout
  • maggiore capacità di scelta delle risorse umane per individuare le persone giuste per il ruolo giusto.

Tuttavia, questi aspetti si scontrano a volte con le esigenze delle aziende che seguono criteri di tipo economico nella scelta e gestione del personale dando maggiore rilevanza a età, possibilità di sgravi fiscali e vantaggi aziendali.

Percorso personale

Un secondo e fondamentale livello per affrontare il burnout, è quello personale. L’aiuto maggiore arriva certamente dall’intervento da parte di un professionista specializzato in materia: spesso possono bastare pochi incontri con uno psicologo che sappia ascoltare e fornire le corrette strategie comportamentali e cognitive, per superare lo stress che si sta vivendo.

psicologo stress

Quando capiamo che le dinamiche del lavoro invadono la nostra vita privata è bene agire tempestivamente e chiedere un aiuto esterno, senza nessuna vergogna o paura di essere “sbagliati”. Questo è particolarmente importante per gli uomini, i quali sono più portati a negare il problema e a voler dimostrare di farcela, secondo lo stereotipo de “l’uomo che non deve chiedere mai”.

Il percorso di aiuto si basa su un cambiamento e un’analisi dei nostri meccanismi di reazione e comunicazione e su come imparare a gestirli e migliorarli.
Se è vero che non possiamo cambiare il sistema del lavoro e le sue dinamiche, possiamo, tuttavia, lavorare su noi stessi, imparando a conoscerci e, anche, a ridimensionare le aspettative. Questo non significa accontentarsi, ma al contrario, non caricare eccessivamente l’investimento affettivo che facciamo sul lavoro. Significa, altresì, capire se stiamo facendo il lavoro per cui siamo portati e che ci fa stare bene e, in caso contrario, valutare un cambio di ruolo o reparto, invece che chiedere il licenziamento o continuare a lavorare male, sotto stress.

Conoscere i propri limiti, adeguare le proprie aspettative alla realtà, saper mettere in pratica strategie relazionali per migliorare la comunicazione e gestire lo stress, sono tutte abilità che aiutano l’individuo in questo percorso. La sindrome da burnout è un fenomeno sempre più rilevante nel mondo occidentale. Se la società investisse maggiormente sulla prevenzione psicologica, anche attraverso l’attuazione di linee guida di contrasto allo stress da lavoro, già ampiamente discusse dalla comunità scientifica, si trarrebbe un vantaggio collettivo, in termini di salute, di rendimento sul lavoro e anche di risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale.

burnout test

Vi siete riconosciuti nei sintomi della sindrome di burnout, descritti nell’articolo? Per eliminare ogni dubbio e scoprire se ne siete affetti, vi proponiamo questo piccolo test!

Test breve sul BurnOut

Leggi una frase alla volta e annota il numero corrispondente alla tua risposta. Alla fine, somma i punteggi di ogni frase.

Istruzioni: 1= raramente; 2= qualche volta; 3= non saprebbe; 4= spesso; 5= continuamente

  1. mi sento stanco anche dopo una buona dormita____
  2. sono insoddisfatto del mio lavoro____
  3. mi intristisco senza ragioni apparenti ____
  4. sono smemorato____
  5. sono irritabile e brusco____
  6. evito gli altri sul lavoro e nel privato____
  7. dormo con fatica (per preoccupazioni di lavoro) ____
  8. mi ammalo più del solito ____
  9. il mio atteggiamento verso il lavoro è “chi se ne frega”? ____
  10. entro in conflitto con gli altri ____
  11. le mie performance lavorative sono sotto la norma ____
  12. bevo o prendo farmaci per stare meglio____
  13. comunicare con gli altri è una fatica ____
  14. non riesco a concentrarmi sul lavoro come una volta____
  15. il lavoro mi annoia ____
  16. lavoro molto ma produco poco ____
  17. mi sento frustrato sul lavoro ____
  18. vado al lavoro controvoglia ____
  19. le attività sociali mi sfiniscono ____
  20. il sesso non vale la pena ____
  21. quando non lavoro guardo la tv ____
  22. non mi aspetto molto dal lavoro ____
  23. penso al lavoro, durante le ore libere ____
  24. i miei sentimenti circa il lavoro interferiscono nelle mia vita privata ____
  25. il mio lavoro mi sembra inutile, senza scopo ____

Punteggio

da 25 a 50 — È tutto OK

da 51 a 75 — Meglio prendere qualche misura preventiva

da 76 a 100 — Sei candidato al burnout

da 101 a 125 — Chiedi aiuto al tuo medico di famiglia

 

1 Test ripreso da Potter, psicologia sociale e di gruppo.
Dott.sa Maria Giulia Minichetti
Psicologa, psicoterapeuta e Life coach. Svolge la libera professione a Roma e Rieti. Da più di vent'anni si occupa delle problematiche nei rapporti di coppia, genitori e figli, adolescenti e disagi psicosomatici. Progetta e conduce seminari per la crescita personale

7 Commenti

  1. Francesco ha detto:

    Fate presto a scrivere “capire se stiamo facendo il lavoro per cui siamo portati e che ci fa stare bene e, in caso contrario, valutare un cambio di ruolo o reparto, invece che chiedere il licenziamento o continuare a lavorare male, sotto stress.”… Io sto chiedendo da anni di essere spostato in un’area consona al mio profilo e le mie aspettative professionali, e soprattutto in un ruolo più qualificato, in linea con le mie competenze e la mia esperienza, e chiudere una volta per tutte le attività insulse di infimo livello che mi vengono propinate, ma nessuno dei miei responsabili ha mai mosso un dito…
    Cosa devo fare, fare causa all’azienda per demansionamento??
    Di certo non intendo dargli la soddisfazione di andarmene, soprattutto considerando che, grazie a quella vergogna di jobs act, perderei le poche garanzie rimaste a chi ha contratti stipulati in precedenza!

    1. Dott.sa Maria Giulia Minichetti ha detto:

      Salve Francesco, un articolo di certo non può, né pretende di dare risposte esaustive o risolvere problematiche complesse di politica e cultura economica.
      Non posso che prendere atto delle condizioni di “ricatto e nuova schiavitù “in cui vivono molti lavoratori, indipendentemente dal ruolo ricoperto e dalla tipologia dell’azienda. Una realtà che conosco molto da vicino e che non è facile gestire.
      Il tema affrontato vuole essere uno stimolo per riflettere sulla qualità della propria vita professionale che non può non coinvolgere anche quella personale.
      Guardare la propria situazione significa contattare il proprio malessere, la propria frustrazione e analizzare obiettivamente le proprie azioni, i propri comportamenti e i risultati che hanno prodotto.
      Prendendosi il tempo e senza distruggere ciò che faticosamente si è costruito, si può valutare una possibile uscita dall’azienda o un’alternativa lavorativa. Ma per fare questo bisogna prima di tutto desiderarla, immaginarla e progettarla senza lasciarsi intrappolare dai risentimenti o sconfiggere dalla rassegnazione.
      Se non si può, è necessario attuare un cambiamento di atteggiamento, di pensiero, di azione e reazione evitando lotte intestine che sono spesso autodistruttive.
      Non è facile lo so, ma si può trovare una soluzione personalizzata affidandosi anche all’aiuto di un esperto. Ci si può provare, perché è di primaria importanza preservare la propria salute e la propria dignità. E le auguro di riuscirci.

  2. Maria Teresa ha detto:

    articolo molto interessante

  3. Aldo ha detto:

    Grazie, Dott.ssa Minichetti!

    Trovo il Suo articolo molto interessante.

    Lavoro per una associazione che ha una mission ed opera in un ambito che mi sta molto a cuore, e so anche che il mio lavoro al suo interno è molto importante, seppur non sempre compreso o percepito. Per questo motivo ho anche deciso di accettare o scendere a compromessi con molte di quelle che lei descrive come “cause oggettive del burnout”.

    Da diverso tempo ho cominciato a notare diversi dei sintomi da lei descritti e ho anche cercato di farle presenti ai miei superiori, insieme a dei suggerimenti su cosa fare per cambiare la situazione. Dato che non ho ricevuto risposte, oppure vedo che i miei suggerimenti vengono ignorati, ultimamente ho cominciato ad assumere un atteggiamento passivo nei confronti del lavoro e delle decisioni sbagliate che vengono prese.

    Penso di essere una risorsa professionale molto valida e di possedere diverse capacità che preferisco mettere a disposizione di una buona causa, prima di offrirle ad un’azienda a cui interessa solo fare soldi, e questo mi infastidisce e mi lascia l’amaro in bocca.

    Cercherò di fare buon uso dei suoi consigli, preparando nel frattempo una strategia alternativa, nel caso le cose non dovessero cambiare, sperando di poter trovare ancora aziende a cui interessa il benessere dei propri dipendenti e non solo il valore che possono portare.

    Cordiali saluti

    1. Dott.sa Maria Giulia Minichetti ha detto:

      Salve Aldo, quando in un’azienda i dipendenti vengono sacrificati alle sole esigenze dei clienti, al solo profitto e sono malpagati’ prima o poi il denaro sparisce. Ma anche la persona che ci lavora, non può scindere la sfera professionale da quella personale e affettiva perche’ sono legate tra loro e si rispecchiano. E se si è in armonia con le proprie radici familiari e i propri autentici desideri, il successo è possibile. Ed è quello che le auguro. Buona fortuna!

  4. Susanna ha detto:

    Buonasera Dott.sa , mi chiamo Susanna sono di Perugia e lavoro con una compagnia di Assicurazioni dall’età di circa 24anni e ora a giugno farò 50anni. Ho fatto il test e sono in un bel disastro il mio punteggio é 90…… E’ da tempo che non riesco più a concentrarmi , mi perdo, mi sento sotto pagata provo ansia da prestazione ecc…… Purtroppo il lavoro mi serve per pagare il mutuo e quindi devo ma se potessi ! Mi piacerebbe lavorare ma senza lo stress addosso che mi limita in tutte le mie attività .. Sono una persona che al pubblico mi piace stare ottima dialettica nel marketing e tante altre qualità che nel tempo mi sono perfezionata . So che purtroppo non posso cambiare nulla e ora è difficile anche trovare un altro lavoro alla mia età…

    1. Il blog di UniSalute ha detto:

      Buonasera Susanna, comprendiamo il tuo stato d’animo, peraltro più diffuso di quanto pensi. Come diciamo nell’articolo, in alcuni casi l’unico percorso possibile per prevenire e curare il burnout è quello personale. Incontrare uno specialista potrebbe aiutarti a trovare le risorse per difendere la tua serenità (spesso possono bastare anche poche sedute).
      Grazie per averci scritto Susanna, in bocca al lupo e a presto.

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