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Quali sono i sintomi dell’appendicite?

 

Quando parliamo di “appendicite” stiamo facendo riferimento all’infiammazione dell’appendice, piccola porzione di intestino la cui forma ricorda quella di un sacchetto allungato e che, se si infiamma, può provocare forti dolori addominali.

Come riportato dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità, il verificarsi di questa condizione è piuttosto frequente soprattutto tra i 6 e i 30 anni, ed è importante sapere che, qualora non si intervenga tempestivamente, l’appendicite può degenerare in patologie più serie, come ascesso o peritonite.

Proprio per questo oggi dedichiamo un articolo ai sintomi che caratterizzano questa infiammazione, per comprendere al meglio come riconoscerli e quali trattamenti possono essere necessari.

Appendice: dove si trova e cosa succede quando si infiamma?

L’appendice, come accennato, è una sottile porzione dell’intestino, collocata nella parte destra del corpo, all’inizio del colon, nello specifico nella zona del cieco: è un piccolo organo ricco di tessuto linfatico, lungo dai 5 ai 10 centimetri.

Nella sua cavità interna – detta lume – ristagnano muco e batteri, i quali, se proliferano eccessivamente o se entrano in contatto con altri elementi infetti, come feci o pus, possono provocare l’infiammazione e generare l’appendicite.

L’appendicite può insorgere in modo improvviso e molto doloroso, oppure infiammarsi lentamente: in entrambi i casi è fondamentale agire con rapidità, per evitare che degeneri in peritonite, ovvero la diffusione dell’infezione alla membrana che riveste gli organi addominali, oppure in un ascesso, nel quale l’appendicite si perfora e diffonde materiale infetto nel resto dell’intestino.

I più frequenti sintomi dell’appendicite

Come riconoscere, quindi, i sintomi di questa tipologia di infiammazione? Il quadro può essere diverso a seconda della grandezza dell’appendice e dalle condizioni di salute complessive.

appendicite

tommaso79/gettyimages.it

In generale, tuttavia, i campanelli d’allarme a cui fare attenzione sono i seguenti:

  • dolori e crampi all’addome, spesso concentrati in basso a destra (ma non necessariamente) che iniziano in modo lieve e peggiorano nell’arco di 24 ore, aumentando di intensità durante i movimenti e in caso di colpi di tosse e starnuti;
  • nausea e vomito;
  • dolore che si irradia alla gamba destra; 
  • dolore che si diffonde nella parte destra della schiena, spesso senza coinvolgere l’addome: quest’ultima condizione si verifica quando l’appendicite è retrocecale, ovvero girata dietro l’intestino cieco. Si tratta del quadro di più difficile interpretazione, e viene infatti spesso definita “appendicite silenziosa”;
  • febbre sia lieve (nei casi di appendicite più tenue) sia oltre i 38 gradi (in caso di peritonite);
  • spossatezza, malessere e difficoltà a evacuare.

Come si diagnostica l’infiammazione all’appendice?

Come accennato, in presenza di questi sintomi occorre recarsi quanto prima dal proprio medico di fiducia, il quale provvederà a indagare più a fondo la situazione, procedendo con le misure diagnostiche necessarie.

Il più delle volte, la diagnosi avviene grazie a un esame al tatto, detto manovra di Blumberg: il medico preme in corrispondenza dell’appendice e poi lascia velocemente la mano. Se il dolore si acutizza, probabilmente si tratta di questa patologia.

L’approfondimento diagnostico avviene tramite esame del sangue, con il quale si controllano i valori dei leucociti, ovvero i globuli bianchi: se il loro valore è particolarmente elevato, si è in presenza di un’infezione.

Può puoi essere necessaria un’indagine strumentale, come l’ecografia, o eventualmente una TAC: quest’ultima viene svolta soprattutto in caso di grave obesità o per chiarire dubbi sorti in sede di ecografia.

diagnosi appendicite

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Appendicite: cause e fattori di rischio

Come accennato, l’appendicite è causata dalla presenza di materiale intrappolato all’interno del lume che, a causa del ristagno, provoca infiammazione. Generalmente si tratta di:

  • batteri
  • muco molto denso
  • piccole feci indurite, dette coproliti
  • parassiti intestinali come gli ossiuri, molto frequenti nei bambini piccoli
  • residui di materiale alimentare.

La presenza prolungata di questi elementi può provocare la proliferazione batterica, e quindi la formazione di pus, che rigonfia e indurisce l’appendice stessa, causando così il dolore addominale.

I fattori di rischio che possono provocare l’accumulo del materiale all’interno dell’appendice possono essere vari, tra cui dieta squilibrata con assunzione frequente di cibi grassi, insaccati e altri alimenti che irritano il colon, e stitichezza cronica.

Curare l’appendicite: è sempre necessario l’intervento chirurgico?

Generalmente, l’appendicite si risolve tramite appendicectomia, ovvero l’intervento chirurgico di rimozione della porzione infiammata: l’appendice non svolge infatti nessuna specifica funzione nell’intestino, motivo per cui può essere asportata senza gravi danni alla salute.

L’appendicectomia può essere condotta in laparoscopia, tecnica di chirurgia mininvasiva, oppure in laparotomia, ovvero il metodo tradizionale di chirurgia cosiddetta “aperta”, con la quale si apre l’addome in corrispondenza dell’appendice effettuando un taglio.

La ripresa dopo l’intervento è piuttosto veloce: generalmente, ci si potrà alzare dal letto e lasciare l’ospedale entro 24-72 ore, e si assiste a un recupero molto rapido e completo. Tuttavia, prima di procedere con l’intervento, è opportuno considerare il quadro di salute complessivo, tenendo quindi conto di eventuali altre patologie presenti, età, grado di infiammazione, eccetera.

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L’intervento chirurgico, infatti, pur essendo la cura più diffusa, non è l’unica possibile: secondo uno studio del 2018, qualora l’infiammazione sia lieve, il paziente può cercare di tenerla sotto controllo con assunzione di farmaci antibiotici e alimentazione equilibrata, regolare assunzione di liquidi e avendo cura di preservare le proprie funzioni intestinali.

Pur non essendo state individuate cause specifiche che provocano l’accumulo di materiale infetto nell’intestino, l’appendicite può essere prevenuta osservando buone pratiche alimentari e di benessere, come l’adozione di una dieta sana e tutto ciò che favorisce la digestione ed evita la stipsi, come ad esempio una lenta masticazione e il movimento fisico, anche di moderata intensità, effettuato costantemente.

Per esempio, si può valutare di inserire nel proprio piano alimentare frullati e centrifugati, particolarmente ricchi di acqua e di fibre vegetali, e praticare sport adatti ad ogni età, come ad esempio la camminata sportiva e lo yoga.

 

Fonti

issalute.it
jamanetwork.com
humanitas.it
msdmanuals.com

Silvia Bernardi
Bolognese, si occupa di comunicazione e scrittura, curando temi inerenti alla salute, al welfare e all'innovazione sociale.

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