PUNTI CHIAVE
- Lo stress lavoro correlato non colpisce uomini e donne allo stesso modo: i rischi fisici, ergonomici e psicosociali si distribuiscono in modo diverso in base al genere e al settore di impiego.
- Le lavoratrici sono più esposte ai rischi psicosociali – precarietà, carico emotivo, lavoro relazionale intenso – e subiscono più frequentemente il peso del doppio carico professionale e familiare.
- Lo stress lavoro correlato cronico è associato a un aumento del rischio cardiovascolare, disturbi della salute mentale ed effetti sulla salute riproduttiva, con differenze documentate tra uomini e donne.
- Molti effetti dello stress si manifestano gradualmente, a mesi o anni dall’esposizione, rendendo più difficile il loro riconoscimento come conseguenze del lavoro.
- Un welfare aziendale basato su flessibilità organizzativa, supporto psicologico e prevenzione sanitaria è uno degli strumenti più efficaci per intervenire strutturalmente sullo stress lavorativo.
Il divario di opportunità e trattamento in ambito professionale è uno dei temi più discussi quando si parla di gender gap. È un aspetto reale e purtroppo ancora radicato, ma non è l’unica criticità da considerare. Uomini e donne affrontano il lavoro con esposizioni diverse ai rischi fisici e psicosociali, e nel tempo queste differenze producono effetti distinti sulla salute. Lo stress lavoro correlato è uno degli ambiti in cui queste differenze pesano di più, con conseguenze a breve e a lungo termine. Quali rischi colpiscono maggiormente le donne e quali effetti possono comportare sul benessere? E cosa si può fare, concretamente, per ristabilire un equilibrio?
Stress lavoro correlato: quali sono le differenze tra generi?
L’esposizione alle diverse categorie di rischio lavorativo – rischi per la sicurezza (di natura infortunistica), rischi per la salute (legati all’esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici) e rischi trasversali, tra cui rientrano i fattori organizzativi e psicosociali, secondo la distinzione individuata dal Ministero del Lavoro – varia in modo significativo in base al genere. A incidere non è solo la natura delle mansioni svolte, ma anche la distribuzione storica dei ruoli nei diversi settori produttivi. Vediamo più in dettaglio cosa varia tra i due generi.
Rischi per la sicurezza
Gli infortuni sul lavoro colpiscono maggiormente gli uomini, più concentrati in settori come edilizia, manifattura e trasporti. Le donne, pur meno esposte agli infortuni tipici del lavoro manuale pesante, operano spesso in contesti in cui i rischi per la sicurezza sono meno visibili ma non assenti, come la movimentazione di persone nei servizi di cura o l’esposizione a rischi strutturali in ambienti sanitari.
Rischi per la salute
Tra i rischi di natura igienico-ambientale, gli uomini sono più esposti all’ipoacusia da rumore, ai tumori da esposizione a sostanze chimiche e al sovraccarico meccanico dovuto allo spostamento di carichi pesanti. Le donne sono invece più esposte ai rischi biologici e infettivi, in particolare nei contesti sanitari e socio-assistenziali, e ai disturbi muscolo-scheletrici da movimenti ripetitivi e posture prolungate. La sindrome del tunnel carpale, ad esempio, colpisce le lavoratrici con una frequenza quasi doppia rispetto agli uomini.
Rischi trasversali
I rischi di natura organizzativa e psicosociale pesano in modo sproporzionato sulle lavoratrici:
- conflitto lavoro-famiglia e doppio carico: le donne sono gravate dalle responsabilità legate alla propria professione e dal lavoro di cura familiare di cui si fanno carico in misura molto maggiore rispetto agli uomini. Secondo i dati ISTAT (Rapporto Annuale 2026), dedicano in media quasi 5 ore al giorno al lavoro domestico, contro poco più di 2 ore degli uomini. Questo carico aggiuntivo riduce i tempi di recupero psicofisico e mantiene l’organismo in uno stato di attivazione prolungata, con conseguenze cumulative sulla salute
- fenomeni di discriminazione di genere e “tokenismo”, ovvero la pressione aggiuntiva di essere una delle poche donne in un contesto professionale a dominanza maschile
- molestie sessuali sul luogo di lavoro, ancora oggi una delle esperienze più documentate come fonte di stress cronico
- divario retributivo e maggiore diffusione di contratti atipici (part-time, lavoro interinale, contratti flessibili). La precarietà lavorativa genera incertezza, a sua volta fonte di stress.
Quali sono gli effetti sulla salute?
Lo stress lavoro correlato può avere molteplici ripercussioni sullo stato di salute, la cui entità può differire a seconda del genere.
Nel breve periodo i segnali più comuni sono disturbi del sonno, fatica persistente anche dopo il riposo, irritabilità e difficoltà di concentrazione.
Nel lungo periodo, l’esposizione cronica allo stress lavorativo è associata a:
- malattie cardiovascolari: i rischi psicosociali sul lavoro figurano tra i principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. L’esposizione prolungata a stress lavorativo è associata a un aumento del rischio coronarico e di ictus del 10-40% rispetto ai lavoratori non esposti, con un impatto proporzionalmente più marcato nelle donne, in particolare nelle lavoratrici con doppio carico
- salute mentale: le donne presentano un tasso di depressione più alto rispetto agli uomini, secondo i dati ISS/PASSI, e un maggiore ricorso a psicofarmaci. Il lavoro emotivamente intenso e la precarietà contribuiscono in modo rilevante a questo dato.
Molti di questi effetti si manifestano gradualmente, a mesi o anni dall’esposizione.
Stress lavoro correlato: come può influire il welfare?
Il welfare aziendale è uno degli strumenti più efficaci per intervenire sullo stress lavoro correlato in modo strutturato, prima che produca effetti duraturi sulla salute. La costruzione di condizioni di lavoro adeguate può infatti ridurre l’esposizione ai fattori di rischio e supportare il benessere dei lavoratori.
Alcune delle misure con maggiore impatto comprendono:
- flessibilità e work-life balance: orari flessibili, smartworking e congedi familiari riducono il peso del doppio carico e migliorano la qualità del recupero fisico e mentale tra un turno di lavoro e l’altro
- supporto psicologico: l’accesso a servizi di counseling o psicoterapia attraverso il welfare aziendale abbassa la soglia per chiedere aiuto e favorisce un intervento precoce, prima che i sintomi si consolidino
- welfare sanitario: la possibilità di accedere a visite specialistiche, esami del sangue e altri esami strumentali permette di monitorare gli effetti dello stress sulla salute (pressione arteriosa, parametri metabolici, benessere psicologico) prima che diventino condizioni conclamate
- formazione e consapevolezza: programmi dedicati ai rischi psicosociali aiutano lavoratori e manager a riconoscere i segnali dello stress lavoro correlato e a gestirli in modo più efficace nel tempo.
Dal punto di vista del singolo lavoratore, avere accesso a una copertura sanitaria integrativa può contribuire a intervenire prima che un segnale di stress si trasformi in una condizione cronica, con visite specialistiche, esami e supporto psicologico.
LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI DEI PAZIENTI
Le domande più frequenti dei pazienti
Quali conseguenze può avere lo stress lavoro correlato?
I segnali più comuni sono stanchezza persistente, disturbi del sonno, irritabilità, difficoltà di concentrazione. Nel lungo periodo possono comparire ansia, stati depressivi e manifestazioni fisiche come pressione alta o disturbi gastrointestinali.
Quali rischi lavorativi riguardano di più le donne?
Le lavoratrici sono più esposte ai rischi psicosociali (precarietà, doppio carico, discriminazioni, molestie sessuali), a quelli ergonomici (movimenti ripetitivi, posture prolungate) e, nei contesti sanitari, a rischi biologici.
Il conflitto lavoro-famiglia può ripercuotersi sulla salute?
Sì. quando le richieste del lavoro e quelle della vita familiare si sovrappongono si genera una condizione di stress cronico. Nel tempo questa esposizione prolungata può favorire disturbi del sonno, ansia e depressione e un aumento del rischio cardiovascolare, oltre a ridurre i tempi di recupero tra un impegno e l’altro.
Il welfare aziendale può aiutare a gestire lo stress?
Sì, le misure di welfare che incidono sull’organizzazione del lavoro possono ridurre il carico complessivo e migliorare la qualità del recupero. Il supporto psicologico e l’accesso a prevenzione sanitaria permettono di intervenire prima che lo stress produca effetti duraturi.
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