donna tocca linfonodi ingrossati sul collo

Linfonodi ingrossati: perché si gonfiano e quando fare controlli


I linfonodi si ingrossano quasi sempre per una ragione benigna: un’infezione virale o batterica nelle vicinanze ne provoca l’attivazione e il rigonfiamento reattivo, che si risolve spontaneamente in 2-4 settimane. Le cause più comuni sono raffreddore, faringite, tonsillite e infezioni dentali per i linfonodi del collo, e infezioni della pelle per quelli di ascelle e inguine. La valutazione medica è necessaria quando i linfonodi persistono oltre le 4-6 settimane senza causa apparente, sono duri e fissi, crescono progressivamente, oppure si accompagnano a febbre persistente, sudorazione notturna e calo di peso.

I linfonodi ingrossati sono uno dei motivi più frequenti di consulto medico. Nella grande maggioranza dei casi, sono un segnale che il sistema immunitario sta lavorando correttamente, ma in alcuni casi meritano un approfondimento, poiché possono essere spia di una patologia più severa.

In questo articolo vediamo perché i linfonodi si gonfiano, cosa significa la loro localizzazione e quali segnali richiedono attenzione.

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Per quale motivo si gonfiano i linfonodi?

I linfonodi ingrossati, in gergo medico linfadenopatia, sono nella maggioranza dei casi il segno dell’attivazione di una risposta immunitaria.

Distribuiti in piccoli gruppi lungo il decorso dei vasi linfatici – nel collo, nelle ascelle, nell’inguine, nell’addome e nel torace –, i linfonodi filtrano la linfa proveniente dai tessuti vicini, trattengono batteri, virus e cellule anomale, e producono i linfociti necessari a combattere l’agente patogeno. Quando si trovano di fronte a una minaccia, si attivano aumentando di volume: è una risposta fisiologica e, in genere, temporanea.

Si parla di linfadenite quando i linfonodi, oltre ad essere gonfi, risultano dolenti e infiammati.

La causa più comune di linfonodi gonfi è infettiva. Un’infezione nelle vicinanze del gruppo linfonodale ne provoca il rigonfiamento. Nei bambini è frequente avvertire piccoli noduli al collo anche in assenza di infezione recente, poiché il sistema linfatico è particolarmente attivo in età pediatrica.

Tra le infezioni virali più comuni che causano linfadenopatia ci sono:

  • mononucleosi infettiva da virus di Epstein-Barr, che provoca tipicamente un ingrossamento dei linfonodi cervicali associato a febbre, faringite e stanchezza intensa
  • raffreddore
  • otite
  • morbillo
  • ascesso dentale
  • infezioni cutanee.

Tra le infezioni meno comuni rientrano

Altre cause non infettive di linfonodi gonfi, più rare, includono:

donna tocca linfonodi ingrossati sul collo

Il collo è tra le sedi più interessate da linfonodi ingrossati.

Linfonodi ingrossati: quando preoccuparsi?

Nella maggior parte dei casi i linfonodi gonfi si risolvono spontaneamente nell’arco di 2-4 settimane, insieme alla guarigione dell’infezione che li ha provocati. Non richiedono trattamento specifico.

Esistono però alcuni segnali che rendono necessaria una valutazione medica:

  • persistenza: linfonodi che restano ingrossati oltre le 2-4 settimane
  • consistenza dura (diversa dalla morbidezza e dall’elasticità tipica dei linfonodi reattivi)
  • assenza di mobilità alla palpazione
  • crescita progressiva e rapida nel tempo
  • coinvolgimento di più stazioni linfonodali contemporaneamente
  • febbre persistente superiore a 38°C senza causa apparente
  • sudorazione notturna che bagna i vestiti o le lenzuola
  • mal di gola
  • difficoltà a respirare o deglutire
  • calo di peso involontario negli ultimi sei mesi.

Quali esami si fanno per valutare i linfonodi ingrossati?

Il medico di base esegue prima di tutto una visita clinica, valutando dimensioni, consistenza, mobilità e distribuzione dei linfonodi. In base al quadro, può prescrivere:

  • esami del sangue: emocromo, VES, LDH, sierologie infettive
  • esami di imaging come ecografia, radiografia e TC
  • biopsia, se il sospetto è di una causa non reattiva.

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Le domande più frequenti dei pazienti

I linfonodi ingrossati fanno sempre male?

I linfonodi reattivi, che si ingrossano in risposta a un’infezione, sono spesso dolenti alla palpazione, il che è in realtà un segnale rassicurante: indica una risposta immune attiva a una causa benigna. I linfonodi duri e non dolenti, al contrario, meritano maggiore attenzione e una valutazione medica.

Un linfonodo al collo può restare ingrossato per mesi?

Dopo alcune infezioni, soprattutto la mononucleosi, i linfonodi cervicali possono restare palpabili anche per qualche mese prima di tornare alle dimensioni normali. Se la riduzione avviene progressivamente e non si associa ad altri sintomi, si tratta di un decorso normale. Se invece il linfonodo cresce o non accenna a ridursi, è opportuno riferirlo al medico.

I linfonodi inguinali ingrossati sono un segnale di qualcosa di grave?

I linfonodi inguinali si gonfiano frequentemente per infezioni banali delle gambe, dei piedi o dell’area genitale, incluse le infezioni da funghi. In presenza di infezioni sessualmente trasmissibili possono essere uno dei primi segnali. Come per le altre stazioni, la persistenza oltre le 4-6 settimane senza causa identificabile richiede una valutazione medica.

Nei bambini i linfonodi ingrossati sono più frequenti?

Il sistema linfatico dei bambini è fisiologicamente più attivo di quello degli adulti, e i linfonodi palpabili al collo sono del tutto normali in età pediatrica. I bambini hanno infezioni respiratorie molto più frequenti degli adulti, il che spiega la maggiore reattività linfonodale. I criteri di attenzione restano gli stessi: persistenza, crescita, durezza, sintomi sistemici.

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