La sifilide è un’infezione sessualmente trasmissibile causata dal batterio Treponema pallidum. Nelle fasi iniziali può provocare sintomi lievi o poco evidenti, come una piccola ulcera indolore o eruzioni cutanee, ma se non trattata può causare complicanze gravi a carico del sistema nervoso e cardiovascolare. La diagnosi avviene tramite esami del sangue specifici ed è fondamentale intervenire tempestivamente con una terapia antibiotica adeguata. La prevenzione resta l’arma più efficace: utilizzare il preservativo, sottoporsi a controlli regolari e adottare comportamenti sessuali consapevoli aiuta a ridurre il rischio di contagio.
La sifilide è una malattia infettiva a trasmissione sessuale tra le più comuni a livello mondiale. Può essere facilmente curata con una terapia antibiotica se diagnosticata negli stadi iniziali, ma quando non viene trattata precocemente può avere gravi conseguenze per la salute. È importante, quindi, saperne individuare i sintomi, oltre a proteggersi evitando comportamenti sessuali a rischio, una raccomandazione preziosa soprattutto per adolescenti e giovani, tra le categorie più esposte.
In questo articolo approfondiamo cos’è la sifilide i principali segnali con cui si manifesta, come si trasmette e i test per diagnosticarla, per poi illustrare le terapie e le buone abitudini da adottare per prevenire il contagio.
Cos’è la sifilide?
La sifilide è una malattia infettiva, causata dal batterio Treponema pallidum, che si trasmette prevalentemente per via sessuale. Colpisce sia gli uomini che le donne e, insieme a gonorrea e clamidia, è una delle infezioni a trasmissione sessuale (IST) più diffuse nel mondo. In Italia, dal 1991 al 2021, sono stati quasi 12.000 i nuovi casi di sifilide primaria e secondaria (che, come vedremo, rappresentano i primi due stadi di sviluppo della malattia), con un’età media pari a 36 anni: è quanto risulta dai dati del Sistema di sorveglianza sentinella delle Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).
La sifilide è una malattia da cui si può guarire. In assenza di un adeguamento trattamento, può essere invece molto pericolosa, soprattutto perché rende più facile la trasmissione dell’HIV durante i rapporti sessuali, oltre a poter contagiare il feto in gravidanza. Per questo motivo è importante diagnosticarla in modo tempestivo e prevenirla.
Che sintomi dà la sifilide?
Come capire se si ha la sifilide? Questa patologia si sviluppa attraverso diversi stadi, ciascuno dei quali è caratterizzato da sintomi e decorso specifici.
Vediamo, allora, quali sono le fasi dell’evoluzione della sifilide e i segnali che permettono di accorgersi che ci si è contagiati.
Stadio primario
Allo stadio primario, la sifilide si manifesta con una piccola lesione (sifiloma) di forma rotondeggiante e di colore rosso scuro, dura al tatto ma non dolorosa, che compare nel punto in cui il batterio ha fatto il suo ingresso nell’organismo, generalmente nell’area genitale o in bocca. Il sifiloma, che può associarsi a un ingrossamento dei linfonodi limitrofi, tende a comparire tra i 10 e i 90 giorni dopo il contagio.
Si tratta di un campanello d’allarme che può spesso passare inosservato o essere sottovalutato, proprio perché non causa dolore. È importante, invece, non trascurarlo. Dopo 3-6 settimane, infatti, l’ulcera guarisce spontaneamente, ma se non viene curata l’infezione continua a progredire – pur restando silente – ed evolve verso lo stadio secondario. Può inoltre essere trasmessa ad altri individui, perché in questa fase la persona infetta è contagiosa.
Stadio secondario
Lo stadio secondario della sifilide, che in genere ha inizio dopo 2-8 settimane dalla comparsa del sifiloma iniziale, si manifesta con macchie rosate dette “roseola sifilitica”, che appaiono prima sul tronco e poi su braccia e gambe. Tipicamente, ad essere colpiti sono i palmi delle mani e le piante dei piedi. Oltre alle eruzioni cutanee, in questa fase della malattia possono presentarsi anche un ingrossamento generalizzato dei linfonodi, febbre, mal di gola, disturbi gastrointestinali e dolori alle ossa. Come per la sifilide primaria, anche allo stadio secondario, ugualmente contagioso, i sintomi regrediscono in modo spontaneo, ma se non si interviene con una terapia adeguata la malattia continua a fare il suo corso.
Stadio latente
Questa fase, che può durare anche anni, è completamente asintomatica: la persona non mostra alcun segno della malattia, che tuttavia è ancora presente. Nella maggior parte dei casi i pazienti, se curati correttamente, guariscono. Diversamente, la sifilide va avanti nella sua evoluzione verso lo stadio tardivo, il più pericoloso. Tendenzialmente nello stadio latente non sono presenti lesioni di pelle e mucose – tranne, raramente, all’inizio – quindi il malato non è contagioso, per quanto ancora infetto.
Stadio tardivo
Lo stadio tardivo della sifilide, o sifilide terziaria, si manifesta molti anni dopo il contagio (da 10 a 30) se la malattia non è stata trattata. Può causare danni permanenti agli organi colpiti e arrivare a mettere a rischio la vita dei pazienti. Le manifestazioni cliniche più gravi e potenzialmente fatali sono quelle a carico dell’apparato cardiovascolare e del sistema nervoso centrale (neurosifilide), ma possono essere interessati anche ossa, tendini, stomaco, fegato, milza e polmoni, con complicanze come cardiopatie, demenza, cecità e paralisi.
Come si trasmette la sifilide
Come si è detto, la trasmissione della sifilide avviene prevalentemente per via sessuale, cioè con rapporti non protetti di qualunque tipo (genitale, orogenitale, anogenitale): i batteri possono penetrare nell’organismo attraverso abrasioni e piccoli tagli. Più raramente, la malattia può diffondersi attraverso il contatto stretto e diretto con mucose infette, per esempio con un bacio.
Un’altra modalità di contagio è la trasmissione materno-fetale: la donna può contagiare il feto in gravidanza attraverso la placenta (sifilide congenita), durante il parto e con l’allattamento (sifilide acquisita). Oltre a poter infettare il nascituro, una sifilide non trattata può causare aborto, ritardo nella crescita e parto prematuro: per questo motivo, anche in assenza di sintomi, tra gli esami da effettuare in gravidanza è fortemente raccomandato lo screening per questa patologia.
Non è invece possibile contrarre la sifilide condividendo indumenti, posate e sanitari o frequentando piscine o saune.

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Come si diagnostica?
In presenza di sintomi sospetti o se si ha il dubbio di essersi infettati, per esempio dopo rapporti non protetti, è importante comunicarlo subito al proprio medico, che suggerirà gli eventuali accertamenti da fare. La diagnosi di sifilide viene effettuata attraverso un semplice esame del sangue, che permette di rilevare la presenza di anticorpi sviluppati in risposta all’infezione.
I test sierologici sono di due tipi:
- quelli treponemici, come il TPHA (Treponema Pallidum Haemagglutination Assay), ricercano gli anticorpi specifici contro antigeni del Treponema, il batterio responsabile della sifilide
- quelli non treponemici, come il VDRL (Venereal Disease Reference Laboratory), puntano a individuare un antigene lipidico che deriva dal batterio o dalla sua interazione con l’organismo umano.
I test non treponemici possono dare falsi positivi, ovvero confermare che la persona si è contagiata anche se non è così, un’eventualità che può verificarsi se sono presenti altre patologie di natura infettiva, come la mononucleosi. Per questo motivo, di solito per la diagnosi definitiva della sifilide si fa ricorso a entrambi gli esami: incrociare gli esiti dei due test, infatti, consente di accertare o escludere il contagio senza alcun dubbio.
Sifilide: cura e prevenzione
La sifilide ha una prognosi molto favorevole, se individuata tempestivamente e trattata in modo corretto la maggior parte dei pazienti guarisce senza conseguenze. Generalmente si fa ricorso agli antibiotici. Il dosaggio e la durata del trattamento variano a seconda dello stadio della malattia: più precocemente si interviene, più rapida ed efficace sarà la cura. Oltre ad assumere i farmaci prescritti, è importante evitare i rapporti sessuali fino alla completa guarigione delle lesioni. È inoltre necessario che anche il partner della persona infetta si sottoponga a test diagnostici, per procedere rapidamente con le terapie in caso di contagio.
Accanto alla diagnosi precoce e alle cure appropriate in presenza di infezione, per proteggersi dalla sifilide e dalle sue conseguenze è importantissima la prevenzione, cioè l’adozione di comportamenti che aiutano a ridurre il rischio di contagio. Dato che si tratta di una malattia a trasmissione prevalentemente sessuale, è fondamentale utilizzare sempre e correttamente il preservativo in tutti i rapporti sessuali occasionali, con ogni nuovo partner e con ogni partner di cui non si conosce lo stato di salute, perché spesso la sifilide non ha sintomi evidenti che permettono di individuarla.
Anche ridurre il numero di partner sessuali è un’efficace strategia preventiva. Queste buone abitudini dovrebbero essere adottate anche da chi ha già avuto la sifilide ed è guarito. L’infezione, infatti, non dà un’immunità permanente, quindi anche dopo una malattia che si è risolta positivamente è possibile contagiarsi di nuovo.
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Le domande più frequenti dei pazienti
Come ci si accorge di avere la sifilide?
Nelle fasi iniziali la sifilide può manifestarsi con una piccola ulcera indolore nell’area genitale, orale o anale. Successivamente possono comparire eruzioni cutanee, febbre, mal di gola e linfonodi ingrossati. In molti casi, però, l’infezione può non dare sintomi evidenti, motivo per cui è importante effettuare test specifici dopo rapporti a rischio.
La sifilide si può curare?
Sì, la sifilide può essere curata efficacemente con antibiotici, soprattutto se diagnosticata nelle fasi iniziali. Un trattamento tempestivo consente nella maggior parte dei casi una guarigione completa senza conseguenze.
Dopo la guarigione si può prendere di nuovo la sifilide?
Sì, aver avuto la sifilide non garantisce un’immunità permanente.
La sifilide si trasmette solo con i rapporti sessuali?
La trasmissione avviene prevalentemente attraverso rapporti sessuali non protetti. Più raramente il contagio può avvenire tramite contatto diretto con lesioni infette o dalla madre al feto durante la gravidanza.


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