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mononucleosi sintomi

Mononucleosi: quali sono i sintomi e come avviene il contagio?

Spossatezza, stati influenzali, linfonodi ingrossati: le manifestazioni tipiche della cosiddetta mononucleosi non sono esclusive e, per questo motivo, rischiamo di attribuirle erroneamente ad altre patologie. In questo articolo tratteremo le caratteristiche comuni della mononucleosi infettiva cercando di isolarne i sintomi più tipici. Partiremo dalla sua patogenesi, definiremo le sue ricadute sul nostro sistema immunitario e ci occuperemo, infine, dei protocolli sanitari dedicati ai pazienti che contraggono malattie infettive. Inoltre, risponderemo ad una tra le vostre domande più frequenti: cosa fare in caso di mononucleosi?

Cosa si intende per mononucleosi

virus mononucleosi

Nel linguaggio comune, in realtà, tendiamo a riferirci impropriamente a questa malattia. Il termine mononucleosi, infatti, definisce unicamente una presenza eccessiva, nel nostro sangue, di specifici globuli bianchi, ovvero i monociti e i linfociti. Tali cellule, chiamate mononucleati, sono presenti in alte concentrazioni anche nel corso di altre patologie e solo in alcuni casi delineano un quadro contagioso. Tra questi troviamo appunto la mononucleosi infettiva, nota per la sua potente carica virale che la rende particolarmente trasmissibile.

Spesso chiamata comunemente anche malattia del bacio, la mononucleosi infettiva si trasmette principalmente attraverso la saliva; il suo responsabile è il virus detto di Epstein-Barr (abbreviato EBV), un Herpes Virus che colpisce direttamente i nostri linfociti B. Dal momento che tali linfociti sono i principali deputati a produrre gli anticorpi, quando vengono infettati dal virus EBV abbiamo come diretta conseguenza uno squilibrio del sistema immunitario che può favorire l’incubazione della malattia.

In Europa il virus di Epstein-Barr viene contratto in forma silente dalla quasi totalità dei soggetti adulti.

L’infezione da EBV è dunque:

  • universale (riguarda il 95% della popolazione mondiale)
  • ubiquitaria, ossia non legata alla stagionalità o al clima.

Si stima però che soltanto poco più del 25% dei pazienti EPV-positivi incùbi, in seguito, anche la mononucleosi infettiva. Negli adulti sono spesso necessari dai 30 ai 45 giorni affinché la malattia diventi sintomatica: prima di questo stadio, l’aumento esponenziale delle cellule mononucleate non è rilevabile se non attraverso specifici esami del sangue che, nella maggior parte dei casi, vengono eseguiti soltanto quando la patologia è già in corso.

Mononucleosi: sintomi e manifestazioni

mal di testa

Come abbiamo anticipato, le manifestazioni iniziali della mononucleosi infettiva sono in genere alquanto blande e di gravità piuttosto modesta. Se siamo stati contagiati, in principio possiamo avvertire lievi sintomi influenzali, mal di testa più o meno ricorrenti e intorpidimento muscolare. Una sintomatologia che viene spesso sottovalutata o addirittura fraintesa nelle prime settimane del contagio.

Ma cosa accade subito dopo? A determinare il decorso benigno o, al contrario, un’evoluzione acuta della malattia è la risposta del nostro sistema immunitario all’esordio della mononucleosi infettiva. Nel caso di un abbassamento delle difese immunitarie dovuto a un’alimentazione inadeguata, a fattori esterni o ad altra patologia, infatti, la mononucleosi si manifesta con maggiore severità e, dopo circa 30-45 giorni dal contagio, un paziente adulto riscontrerà in genere almeno uno di questi sintomi:

  • stati febbrili, anche al di sopra dei 38°
  • emicranie e cefalee
  • difficoltà di deglutizione, dovuta principalmente a faringite o tonsillite
  • debolezza e irritabilità
  • ispessimento sensibile dei linfonodi
  • fitte allo stomaco associate a stitichezza o, al contrario a diarrea
  • aumento di volume della milza
  • reazioni cutanee
  • irritazioni e lesioni della mucosa oro-faringea

Detto questo, se è vero che la maggior parte dei pazienti tende inizialmente a curare in maniera tradizionale sintomi così aspecifici, è altresì vero che l’inefficacia delle consuete terapie rappresenta per il nostro medico il primo sospetto concreto verso una diagnosi di mononucleosi. Risultato che, solitamente, viene confermato dalla compresenza di più sintomi a carico del paziente e, soprattutto, grazie a specifici esami del sangue che isolano la presenza del virus EBV.

Contagio e modalità di trasmissione

spazzolini da denti

Abbiamo già indicato la saliva umana come vettore diretto per la trasmissione della mononucleosi infettiva. In particolare, oltre al bacio, ad essere responsabile è anche la condivisione di oggetti di uso quotidiano: spazzolini, piatti, posate e bicchieri con soggetti EBV-positivi. Molto più di rado, si registrano casi di trasmissione attraverso sangue infetto.

Vivere in un contesto socio-ambientale sovraffollato o dalle precarie condizioni igienico-sanitarie, dunque, aumenta il rischio di trasmissione; tuttavia, sebbene la carica virale associata all’EBV-virus sia alta, la mononucelosi infettiva è considerata una patologia a bassa contagiosità, la cui diffusione può essere tenuta sotto controllo osservando il riposo nel corso della terapia ed evitando di prestare ad altri oggetti personali che entrano a diretto contatto con il cavo oro-faringeo.

Bambini, anziani e sportivi

Sono questi i soggetti più esposti alla mononucleosi, e ciò vale in particolare per i pazienti al di sopra dei 65 anni, casi in cui i sintomi del contagio devono essere affrontati il prima possibile per evitare danni a carico della milza e complicanze di carattere infettivo, soprattutto se la loro salute risulta già compromessa da altre patologie.

Quanto ai bambini, l’infezione da EBV-virus può colpirli già prima dei 5 anni e addirittura in fase neonatale nei Paesi in via di sviluppo; in genere, tuttavia, la malattia contratta in età infantile regredisce più rapidamente (tra i 15 e i 20 giorni) rispetto al decorso negli adulti.

Infine, la stretta correlazione tra mononucleosi e funzionalità immunitaria spiega perché questa patologia sia largamente diffusa anche tra gli sportivi e gli agonisti (tennisti e nuotatori in primis). A lungo andare, gli elevati ritmi di allenamento causano dei temporanei abbassamenti delle difese immunitarie, rendendo così l’organismo degli atleti un terreno fertile per le forme latenti di EBV-virus.

Ho la mononucleosi: che fare?

visita medica

Se dunque soffriamo di alcuni dei sintomi ascrivibili alla mononucleosi infettiva, è importante ricercare subito una diagnosi il più certa possibile per correre ai ripari e favorire il completo ristabilimento del nostro sistema immunitario. In prima battuta, il nostro medico esaminerà il nostro stato di salute e valuterà se le manifestazioni di tipo simil-influenzale sono abbinate a una sospetta spossatezza che si protrae da tempo o, ad esempio, a un’eventuale eruzione cutanea; in seguito, potrà prescrivere approfondimenti ulteriori in sede di laboratorio.

Il primo test diagnostico che si effettua solitamente in questi casi è il monotest: a partire da un campione di sangue, si verifica la presenza di un particolare tipo di anticorpi (cosiddetti eterofili) presenti nel 95% dei casi di mononucleosi infettiva. Se, tuttavia, i dubbi persistono si può procedere con la ricerca degli anticorpi specifici, soprattutto di quelli di classe IgM: si tratta di immunoglobuline normalmente sintetizzate nel corso delle risposte immunitarie e la cui presenza, nel caso dell’EBV-virus, indicano lo stato di attività del virus al momento del controllo.

Dal momento in cui riceviamo una diagnosi di mononucleosi infettiva sappiamo di dover adottare uno stile di vita che preservi le nostre difese immunitarie già indebolite. Soprattutto, anche per via della durata variabile di questo tipo di convalescenza, è necessario sottoporsi a ulteriori controlli periodici sia per escludere eventuali complicanze della mononucleosi, sia per monitorare la progressiva normalizzazione di una serie di parametri, come:

  • il livello dei globuli bianchi;
  • la conta delle piastrine;
  • lo stato del fegato e i relativi indici di funzionalità epatica.

analisi del sangue

In salute dalla diagnosi alla guarigione

Come si guarisce dalla mononucleosi? Ad oggi non esiste ancora un vaccino specifico per la mononucleosi infettiva, né gli antibiotici risultano particolarmente efficaci se non per contrastare le conseguenze infiammatorie. La terapia è per lo più basata sulla risoluzione dei sintomi concomitanti e si compone quindi di:

  • antipiretici;
  • analgesici;
  • un’azione reidratante;
  • temporanea astensione dall’attività fisica;

A meno che non insorgano complicanze come quelle esaminate insieme, la mononucleosi infettiva non implica necessariamente il ricovero prolungato. Al contrario, la formula del day-hospital è tra le più utilizzate dai pazienti e dalle loro famiglie per effettuare in tempi ristretti gli esami di controllo e i consulti utili in fase di diagnosi. Nei casi di mononucleosi, particolarmente importante sembra essere la possibilità di ricevere più di un parere medico, proprio a causa dei suoi sintomi aspecifici e del carattere subdolo della malattia. In casi del genere, UniSalute si propone come mediatore tra il paziente e il sistema sanitario, formulando opzioni assicurative ad hoc basate su età, regione di residenza e patologie specifiche: si tratta di piani individuali che comprendono consulti specialistici, assistenza domiciliare e controlli diagnostici, anche in caso di ricovero.

Se avete avuto contatto diretto o indiretto con la mononucleosi infettiva, ci piacerebbe leggere la vostra esperienza nei commenti.

Chiara Iaquinta
Chiara Iaquinta vive e lavora a Bologna. Da diversi anni collabora con diverse testate online occupandosi, per alcune di esse, di salute e benessere della persona. Per il blog InSalute, scrive articoli finalizzati a divulgare le buone pratiche di prevenzione e controllo della salute

2 Commenti

  1. Wanda ha detto:

    Salve Chiara, il Suo articolo mi ha incuriosito in quanto due anni fa, a febbraio, ho contratto anche io la mononucleosi, il maggior sintomo era l’astenia persistente.
    Nei mesi successivi dall’insorgenza della malattia ho effettuato gli appositi esami del sangue ed ecografie dell’addome di controllo in quanto si era leggermente ingrossato il fegato.
    La mia dottoressa è abbastanza scrupolosa e tutt’ora, negli esami del sangue periodici, inserisce quelli della mononucleosi in quanto risultano ancora positivi, nonostante sono passati due anni.
    Per tale motivo l’anno scorso mi ha mandato a fare un consulto da un infettologo, indicandomi che gli esami del sangue sono abbastanza sensibili che è normale che risultino ancora positivi.
    Visto che la mia dottoressa continua a non essere convinta della teoria indicata e tali esami iniziano a costicchiare posso chiederLe un Suo parere a riguardo? Ringrazio della sua disponibilità
    Wanda

  2. Franca ha detto:

    Salve Chiara, anche io, o meglio mio figlio 26enne, ha contratto la mononucleosi da oltre un anno
    e l’astenia, la febbre serale, frequente ,a 37°, il mal di testa, non accennano a passare nonostante sia
    trascorso piu’ di un anno.
    Le analisi del sangue ripetute piu’ volte evidenziano solo ancora positivita’ alle IGM – grey zone –
    e anticorpi specifici EBNA che non si positivizzano. Tutti gli altri valori sono perfettamente nella
    norma.
    Consultato un infettivologo, ha confermato la diagnosi da mononucleosi con una risposta immunitaria lenta…..mi chiedo se Unisalute puo’ aiutarmi ad avere un ulteriore consulto, in particolar modo, forse
    con un medico esperto in questo campo o forse un immunologo.
    Grazie, saluti
    Franca

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