La manipolazione fasciale è una tecnica manuale che lavora sulle fasce, il tessuto connettivo che avvolge muscoli e organi. Agendo sulle zone in cui la fascia ha perso elasticità e scorrimento, aiuta a ridurre dolore, tensioni e disfunzioni sia muscolo-scheletriche sia internistiche. Può essere applicata a persone di ogni età. Il trattamento mira non solo ai sintomi, ma soprattutto alla causa del problema, con miglioramenti percepibili già dalle prime sedute. È controindicato nel caso di condizioni come tromboflebiti, stati febbrili, gravi immunodeficienze, severe condizioni psichiatriche e tumori attivi. Per un approccio sicuro è fondamentale rivolgersi a un manipolatore fasciale certificato.
La manipolazione fasciale è una terapia manuale che viene svolta per trattare le fasce, ossia il tessuto connettivo che avvolge e penetra nei muscoli, nei tendini e negli organi interni. Viene utilizzata per curare sia problematiche muscolo-scheletriche sia internistiche, che coinvolgono quindi apparati e organi.
Si tratta di un approccio di cura innovativo, che sposta il focus terapeutico dal trattamento del sintomo – per esempio dolore, infiammazione, irritazione – all’intervento diretto sulla causa, per migliorare la condizione di salute del paziente, sia nel breve che nel lungo periodo.
Per comprendere meglio in cosa consiste e quando può essere indicata questa terapia, ci siamo rivolti a Simone Brandolini, fisioterapista certificato in manipolazione fasciale, che ci aiuta ad approfondire i vantaggi di questa metodologia.
Cosa sono le fasce e perché possono alterarsi?
Per comprendere quali siano i benefici della manipolazione fasciale, è importante fare un passo indietro e comprendere il ruolo delle fasce e del tessuto connettivo nel nostro organismo.
“Il sistema fasciale circonda, intreccia e penetra tutti gli organi, i muscoli, le ossa e le fibre nervose, dotando il corpo di una struttura funzionale e creando un ambiente che consente a tutti i sistemi corporei di operare in modo integrato”, spiega Simone Brandolini. “Consiste infatti nel continuum tridimensionale di tessuti connettivi lassi e densi, e incorpora elementi come tessuto adiposo, guaine neurovascolari, capsule articolari, legamenti, membrane, meningi, tendini, fasce viscerali e tutti i tessuti intramuscolari e tessuti connettivi intermuscolari”.
Questa struttura è dunque fondamentale per il benessere complessivo del corpo umano: per questo motivo, i problemi che ne conseguono possono avere conseguenze su ampio spettro. Ma perché le fasce si alterano? Il sistema fasciale può perdere le sue funzioni a causa di fattori:
- meccanici, come traumi, distorsioni, colpi di frusta, sovraccarico, posture errate e immobilità provocate da gesso e interventi chirurgici
- chimici, come alimentazione acida, assunzione di farmaci per periodi prolungati, situazioni di forte stress
- fisici, freddo, sbalzi di temperatura, cambiamenti di pressione
- patologici, quali diabete, disfunzioni ormonali, etc.
Simone Brandolini racconta che “purtroppo, per molto tempo, la fascia è stata un tessuto estremamente sottovalutato in quanto le indagini strumentali a disposizione – come ecografia, radiografia, risonanza magnetica, tac – non riescono a mettere chiaramente in evidenza le motivazioni per cui questa struttura può alterarsi. Le problematiche fasciali possono essere viste tramite queste analisi, ma l’indagine è completa solo se messa in relazione a una conoscenza complessiva del sistema fasciale e del quadro di salute generale di quel determinato paziente”. Occorre quindi l’intervento di uno specialista con profonda conoscenza anatomofisiologica del sistema fasciale.

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Principi e vantaggi della manipolazione fasciale
La manipolazione fasciale per come viene praticata oggi trae le sue fondamenta dagli studi del dottor Luigi Stecco, luminare di fisioterapia che, insieme ai figli Carla e Antonio Stecco e ai relativi team di ricerca, ha elaborato le basi tecniche di questo metodo riabilitativo che considera la fascia il punto nodale per risolvere affezioni osteo-mio-articolari e disfunzioni viscerali.
Il motto di questa metodica è Manus sapiens potens est (“una mano sapiente è una mano potente”): ciò significa che la mano del terapista può risolvere il problema, ed essere quindi davvero potente solo se è sapiente, e ne conosce quindi l’origine.
I vantaggi dell’utilizzo di questo approccio terapeutico sono svariati: “È innanzitutto fondamentale tenere presente che il vantaggio di una terapia di questo tipo è il considerare il soggetto nella sua globalità, prendendo in carico tutte le problematiche che il corpo presenta in quel momento, cercando di dare il massimo sollievo possibile”, approfondisce Simone Brandolini.
“Inoltre”, conclude, “utilizzando la manipolazione si notano rapidamente modifiche nella sintomatologia del paziente, proprio perché oltre al sintomo viene trattata la causa che lo scatena. A volte possono essere necessari più trattamenti, ma il miglioramento può avvenire fin dalle prime volte”.
Quali condizioni possono essere curate grazie alla manipolazione fasciale?
Le disfunzioni che vengono approcciate con manipolazione fasciale si dividono in due macrogruppi: disfunzioni muscolo-scheletriche e internistiche. La metodica è utilizzabile sia in fase acuta che in fase cronica su individui di ogni età. Vediamo meglio di cosa si tratta.
Disfunzioni muscolo-scheletriche
Problematiche di questo genere possono essere:
- cefalea
- emicrania
- cervicalgia
- sciatalgia
- lombosciatalgia
- gonalgia
- coxalgia
- periartrite
- ernia del disco
- sindrome del tunnel carpale
- epicondilite
- pubalgia
- tendiniti e tendinopatie
- dolori artrosici
- colpo di frusta
- traumi
- post-chirurgia.
Racconta Brandolini: “Ho trattato disfunzioni di questo tipo su un paziente di 57 anni, agricoltore, che lamentava dolore alla schiena e si è presentato in studio sorreggendosi con una stampella, con andatura zoppicante, a seguito di un ciclo di antidolorifico inefficace. Lastra e risonanza magnetica indicavano solamente alterazioni minime delle componenti articolari della schiena, ma la sintomatologia dolorosa era molto acuta, e non gli permetteva di camminare correttamente e in autonomia da circa 15 giorni. A fine seduta il dolore si è ridotto notevolmente, pur non essendo ancora sparito del tutto, ma non è stato più necessario l’aiuto della stampella per la deambulazione. Dal terzo giorno, una volta passata la dolenzia sui punti trattati, i sintomi sono completamente regrediti ed è potuto tornare a lavorare con serenità. Nel suo caso, non è stato necessario ripetere il trattamento”.
Disfunzioni internistiche
Le disfunzioni internistiche che possono essere tratte includono:
- disfonie
- afonie
- disturbi tiroidei in assenza di patologie
- reflusso gastro-esofageo
- gastrite
- acidità
- bruciore gastrico
- sensazione di nodo in gola
- gonfiori addominali
- dolori mestruali
- irregolarità del ciclo
- cistite ricorrente
- dolori in gravidanza
- dispareunia
- vulvodinia
- incontinenza urinaria
- edema post-mastectomia
- stitichezza
- colite
- colon irritabile
- crampi.
Con la manipolazione Brandolini ha trattato una paziente di 30 anni con diagnosi di ipertiroidismo autoimmune e morbo di Basedow-Graves in forma lieve (all’ecografia la tiroide non presentava ancora alterazioni tissutali). “Abbiamo deciso di procedere con un percorso di 8 sedute, una a settimana, tenendo poi monitorato il trattamento dei valori ematici nei mesi a seguire, con l’obiettivo di diminuire gradualmente anche la quantità di farmaco per il trattamento tiroideo. A distanza di 6/8 mesi i valori sono rientrati nella norma e il morbo è regredito gradualmente fino a non presentare più alterazioni nei valori: la paziente è ovviamente rimasta sotto controllo endocrinologico per verificare l’andamento nel tempo della disfunzione tiroidea, ma è riuscita almeno per ora a evitare conseguenze complesse come l’intervento di tiroidectomia”.

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Come si svolge una seduta di manipolazione fasciale?
Ecco come è articolata una seduta:
- il manipolatore fasciale compila una cartella di anamnesi, che tiene conto di traumi, dolori concomitanti, situazioni patologiche in corso e precedenti per cercare di risalire alla causa dell’alterazione delle fasce
- una volta individuata la causa, o la concomitanza di cause, individua i punti del corpo responsabili della disfunzione in corso
- in corrispondenza di questi punti, che corrispondono agli strati fasciali che hanno perso le loro funzioni, e non riescono più quindi a scorrere adeguatamente l’uno sull’altro, viene esercitata la manovra di manipolazione, producendo pressioni e attriti che sviluppano un calore endogeno e riattivano la funzionalità
- nei punti trattati dal manipolatore si sviluppa una momentanea infiammazione necessaria per riparare la problematica fasciale: questa condizione dura circa 48 ore, e può essere accompagnata da indolenzimento, rossore e gonfiore.
“L’infiammazione successiva alla seduta non deve spaventare”, spiega Brandolini, “perché è necessaria alla fascia per guarire. Proprio per questo non va contrastata, e non bisogna utilizzare né farmaci né ghiaccio, ma lasciare che faccia il suo corso”.
L’infiammazione permette infatti la modifica del tessuto connettivo lasso, ovvero il “lubrificante” che garantisce il corretto scorrimento tra i diversi strati di muscoli e fasce. Quando si instaura una densificazione, il connettivo lasso – composto principalmente da acido ialuronico – cambia la sua consistenza e diventa più viscoso, impedendo così il fisiologico scorrimento del sistema muscolo-fasciale. L’infiammazione generata dal trattamento disgrega le molecole di acido ialuronico addensate, facendolo tornare a una consistenza più fluida e consentendo ai piani muscolari e fasciali di muoversi nuovamente in modo corretto e riducendo così la sintomatologia.
Le sedute effettuate in ambulatorio hanno generalmente una durata di circa 45 minuti con cadenza settimanale, per dare la possibilità al corpo di portare a termine i processi di riequilibrio innescati durante la seduta.

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Manipolazione fasciale: controindicazioni
Se applicata da personale formato e qualificato, la manipolazione ha poche controindicazioni.
Tuttavia, non è consigliato trattare pazienti che soffrono di:
- tromboflebiti, perché la manipolazione può agevolare la formazione di emboli
- gravi immunodeficienze, condizione nella quale è meglio non infiammare ulteriormente il corpo, rischiando di abbassare le poche difese presenti
- gravi malattie psichiatriche, perché i pazienti potrebbero non essere in grado di sopportare il dolore
- pazienti oncologici in fase attiva, per non attivare processi infiammatori che possono ulteriormente scompensare l’organismo
- stati febbrili, poiché il trattamento può innalzare la temperatura corporea di qualche decimo di grado e contribuire allo stato di infiammazione del corpo.
“È importante sapere che, se il dolore è in fase acuta e il segmento corporeo doloroso risulta inapprocciabile, si può dare comunque sollievo al paziente trattando altre zone del corpo, sfruttando il continuum fasciale”, conclude Simone Brandolini, “per esempio insistendo sui muscoli e fasce delle gambe per trattare un dolore alla schiena”.
Quando rivolgersi a un manipolatore fasciale?
Capita spesso che a seguito di accertamenti diagnostici e strumentali, non si riesca a capire la vera e propria causa di un dolore, un’infiammazione o di una condizione di squilibrio generale. Questo è il caso tipico in cui può servire contattare un manipolatore qualificato.
“Pur essendo presenti molti studi accreditati sul tema, la ricerca sta andando avanti per valutare fino a che punto la manipolazione fasciale può essere di aiuto” spiega Brandolini.
“È fondamentale rivolgersi a un fasciaterapeuta specialista, cercando il nominativo sul sito fascialmanipulation.com. In questo modo si ha la certezza di rivolgersi a un professionista esperto, formato e specializzato. Se si abita in una zona in cui non sono ancora presenti figure certificate l’invito è quello di rivolgersi direttamente all’Istituto di Manipolazione Fasciale e chiedere di un collega in zona che sta finendo la formazione”, conclude Simone Brandolini.
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Le domande più frequenti dei pazienti
Che cosa tratta la manipolazione fasciale?
La manipolazione fasciale può intervenire su un ampio ventaglio di disturbi, sia muscolo-scheletrici (cervicalgia, lombalgia, sciatalgia, tendiniti, traumi), sia viscerali (reflusso, colite, dolore mestruale).
Come si svolge una seduta?
Il terapista parte da un’anamnesi dettagliata, individua i punti fasciali alterati e applica pressioni mirate che generano calore endogeno. Questo stimola un processo infiammatorio controllato utile a ripristinare lo scorrimento delle fasce. Dopo il trattamento è normale provare indolenzimento per 24-48 ore.
Quante sedute servono per vedere risultati?
Dipende dal tipo di disturbo e dalla risposta individuale. In alcuni casi una sola seduta può dare un miglioramento significativo; in altri sono necessari più incontri con cadenza settimanale.
Ci sono controindicazioni?
La manipolazione è sconsigliata in caso di tromboflebiti, febbre, gravi immunodeficienze, patologie psichiatriche gravi o tumori in fase attiva.


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