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Tiroidite autoimmune di Hashimoto: sintomi, diagnosi e cura



La tiroidite di Hashimoto è una malattia autoimmune che comporta un’infiammazione progressiva della tiroide e può portare all’ipotiroidismo. Spesso inizialmente asintomatica, si manifesta nel tempo con stanchezza marcata, sonnolenza, aumento di peso, cute secca, voce rauca e, negli stadi avanzati, disturbi neurologici come ansia, deficit di memoria e sintomi depressivi. La diagnosi si basa su esami del sangue – in particolare TSH, T3, T4 e anticorpi anti-TG/anti-TPO – e sull’ecografia tiroidea, che evidenzia il grado di coinvolgimento della ghiandola. Il trattamento consiste nella terapia sostitutiva con levotiroxina, da assumere quotidianamente a digiuno. Poiché si tratta di una condizione cronica, la gestione prevede controlli regolari e un monitoraggio continuativo della funzionalità tiroidea.

La tiroide è una ghiandola endocrina che si trova nella parte anteriore del collo. Il suo compito è quello di produrre alcuni ormoni responsabili di numerosi processi del nostro corpo, in particolare di quelli che hanno a che fare con il metabolismo. Purtroppo, non è raro che sia colpita da diverse patologie, alcune delle quali di origine autoimmune, come la tiroidite di Hashimoto.

Ne parliamo in questo articolo insieme alla dottoressa Ioana Sorana Savulescu, responsabile del servizio di Endocrinologia e Diabetologia dell’Istituto di cura Città di Pavia, del Gruppo San Donato.

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Che cos’è la tiroidite?

Con il termine tiroidite autoimmune spesso si fa riferimento alla tiroidite di Hashimoto, ma in realtà sono diverse le patologie di questo tipo che si manifestano a carico di questa ghiandola. Come precisa la dottoressa, infatti, “le tiroiditi sono infiammazioni della tiroide, un gruppo eterogeneo di condizioni acute in cui il paziente può non manifestare sintomi fino a quando non si verifica un’alterazione della funzionalità tiroidea”.

Le tiroiditi autoimmuni si dividono in forme ipertrofiche e forme atrofiche:

  • la forma ipertrofica corrisponde alla classica tiroidite autoimmune di Hashimoto, in cui si ha un aumento di leucociti (globuli bianchi) del parenchima (tessuto) tiroideo e la comparsa del gozzo, vale a dire un aumento di volume della tiroide
  • la forma atrofica è caratterizzata da fibrosi del parenchima tiroideo: c’è quindi una riduzione volumetrica della ghiandola, senza gozzo. Si riscontra nelle tiroiditi silenti e post partum, che colpiscono il 10% delle donne a seguito di una gravidanza nei 6/12 mesi successivi. Tra le forme atrofiche vi sono anche le tiroiditi indotte da farmaci come l’amiodarone, utilizzato in cardiologia, o come l’interferone e l’interleuchina, e la tiroidite fibrosa di Riedel.

In tutti i casi, “col progredire della malattia si instaura una riduzione della funzione tiroidea, e di conseguenza una condizione di ipotiroidismo”.

tiroide

Shidlovski/gettyimages.it

Tiroidite di Hashimoto: che cos’è? Cosa comporta?

Conosciuta anche come morbo di Hashimoto, l’infiammazione è molto comune e, come tutte le tiroiditi e le patologie autoimmuni, si manifesta soprattutto nelle donne. “Tra i fattori scatenanti della tiroidite rientrano, oltre allo stress, le variazioni ormonali, specialmente nel caso della gravidanza e nel post menopausa. La prevalenza aumenta con l’età e anche la predisposizione genetica è documentata. Non si tratta di una vera e propria ereditarietà, ma di una maggiore suscettibilità allo sviluppo della patologia in soggetti che presentano familiari, specie se di primo grado, affetti non solo da tiroidite ma anche da altre patologie autoimmuni”.

tiroidite visita

dmphoto/gettyimages.it

Come ci si accorge di avere la tiroidite di Hashimoto? Sintomi

La tiroidite di Hashimoto si può riscontrare casualmente tramite l’autopalpazione del collo. “All’inizio della malattia, la funzionalità della tiroide è conservata, per cui la sintomatologia sarà minima e generica. Col progredire del danno a livello del tessuto tiroideo si configura una condizione di ipotiroidismo e i sintomi saranno correlati alla gravità e alla rapidità del suo sviluppo”.

I pazienti avvertono soprattutto una stanchezza sproporzionata rispetto alle abitudini quotidiane di vita. In un secondo momento, possono comparire:

  • sonnolenza
  • svogliatezza
  • modifiche nella tonalità di voce, che diventa più rauca
  • cute più fredda e più secca
  • stitichezza
  • aumento di peso.

Negli stadi avanzati, prevalgono invece i sintomi neurologici: stati di ansia e attacchi di panico, calo della memoria, fino ad arrivare a una vera e propria sindrome depressiva.

Tiroidite di Hashimoto: diagnosi

La diagnosi della tiroidite di Hashimoto si basa su esami del sangue, ovvero sul dosaggio degli ormoni tiroidei nel sangue e sulla ricerca di anticorpi antitiroide.

L’attività della tiroide è governata da un’altra ghiandola, l’ipofisi, localizzata alla base del cervello, che produce il TSH, chiamato anche ormone tiroideo. Il suo ruolo è fondamentale per il corretto funzionamento della tiroide e, di conseguenza, per molte funzioni dell’organismo. Il TSH favorisce l’assorbimento dello iodio e regola la secrezione degli altri ormoni tiroidei come la triiodotironina (T3) e tiroxina (T4). Misurare il livello di questi tre elementi nel sangue serve quindi a determinare se le condizioni di attività della ghiandola sono normali: mentre nell’ipotiroidismo il TSH è alto e gli altri due sono bassi; nell’ipertiroidismo, il livello di TSH è basso e quello di T3 e T4 alto.

Gli anticorpi anti-TG e anti-TPO risulteranno positivi. Si noterà, inoltre, il graduale deterioramento della funzionalità tiroidea, “con un quadro di eutiroidismo, ipotiroidismo subclinico, ipotiroidismo conclamato, oppure l’iniziale transitorio ipertiroidismo”.

Per il completamento degli accertamenti è utile un’ecografia tiroidea, “che dimostrerà una disuniformità del parenchima tiroideo: all’inizio è denominata a pelle di leopardo, e col progredire della patologia la ghiandola verrà maggiormente coinvolta, per cui si arriverà ad avere quella che viene denominata dark gland, praticamente una tiroide che comparirà nera in ecografia”.

Come si cura?

Dal punto di vista della cura, si agisce sull’ipotiroidismo causato dal processo autoimmune. “Si somministra un ormone tiroideo sintetico, la levotiroxina, mentre in passato veniva utilizzato l’estratto di tiroide bovina o suina. Il farmaco deve essere assunto quotidianamente al mattino a digiuno e sostituisce a quello che la tiroide non è più in grado di fornire all’organismo”.

La presenza di patologie croniche come la tiroidite di Hashimoto ricorda quanto sia importante non concentrarsi soltanto sulla gestione della malattia, ma anche sulla prevenzione e sul monitoraggio costante dello stato di salute. Controlli periodici e screening annuali permettono di individuare eventuali alterazioni in fase precoce e di intervenire tempestivamente. Per semplificare questo percorso, può essere utile affidarsi alle soluzioni UniSalute Per Te. Pensate per soddisfare ogni esigenza, mettono a disposizione visite e prestazioni specialistiche a tariffe agevolate e includono piani di prevenzione personalizzati.

 

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#IlMedicoRisponde: la dottoressa Savulescu risponde alle domande dei lettori

Dopo l’intervista, la dottoressa Savulescu ha risposto alle numerose domande giunte sulla pagina Facebook di UniSalute. Le riportiamo qui a beneficio di tutti i lettori.

Cosa significa avere valori altalenanti del TSH? Serve assumere levotiroxina?

Le linee guida, sia italiane che europee, circa la somministrazione della levotiroxina nell’adulto prevedono il suo utilizzo per valori di TSH superiore a 10 unità per litro. Per valori intermedi, tra il valore normale di 4 e quello di 9,9, la somministrazione avverrà soltanto in presenza di sintomi importanti di ipotiroidismo, dislipidemia, complicanze cardiovascolari, oppure in caso di presenza di gozzo, specialmente se nodulare. Si dovranno dunque controllare i valori di ormoni tiroidei TSH e FT4 con cadenza semestrale, oppure consultare l’endocrinologo qualora comparissero dei disturbi o fossero presenti delle comorbidità. L’obiettivo di una eventuale terapia sostitutiva con levotiroxina sarà quello di mantenere il TSH nel range compreso tra 1 e 2/2,5 in pazienti giovani o tra 4 e 7 unità per litro in pazienti di età più avanzata.

C’è una correlazione tra tiroidite di Hashimoto e artrite reumatoide?

La tiroidite di Hashimoto rientra tra le malattie autoimmuni e, come tale, può associarsi a una serie di altre patologie che hanno come punto di partenza la produzione di anticorpi contro lo stesso organismo. È il caso di forme reumatologiche come l’artrite reumatoide, ma anche di patologie come il diabete mellito di tipo 1. Circa il 25% dei soggetti che presentano una malattia autoimmune può svilupparne un’altra forma nel corso della vita: è pertanto importante andare a ricercare in queste persone, in caso di comparsa di sintomi o disturbi, una possibile origine autoimmune anche in quell’ambito.

È normale avere bruciore allo stomaco dopo avere assunto levotiroxina?

È importante rispettare il digiugno nell’assunzione della compressa. Il farmaco deve infatti dissolversi a livello del liquido gastrico, perché la sua attivazione e il suo assorbimento avvengono a livello intestinale proprio grazie all’acidità gastrica. In caso di bruciore, può essere utile sostituire le compresse con formulazioni liquide, che garantiscono un assorbimento intestinale più rapido e non dipendono dall’acidità gastrica e, al tempo stesso, permettono di evitare gli effetti collaterali legati agli eccipienti presenti nelle forme in pasticche.

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Commenti sul post

    2 commenti

  1. Salve… Ho la tiroidite di Hashimoto e sono in ipo, ormai da 22 anni. Ho sentito parlare di una sorta di dieta per questa malattia. Quali sono gli alimenti che sono da favorire e quali da fare attenzione?

    • Salve Patrizia, grazie per il suo commento, tuttavia ci dispiace ma non possiamo rispondere alla domanda che ha posto, le suggeriamo di consultare il suo medico di fiducia.