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tiroidite di hashimoto

#IlMedicoRisponde: come si cura la Tiroidite autoimmune di Hashimoto

La tiroide è una ghiandola endocrina che si trova nella parte anteriore del collo. Il suo compito è quello di produrre alcuni ormoni responsabili di numerosi processi del nostro corpo, in particolare di quelli che hanno a che fare con il metabolismo. Purtroppo, non è raro che sia colpita da diverse patologie, alcune delle quali di origine autoimmune, come la tiroidite di Hashimoto. Ne parliamo in questo articolo insieme alla dottoressa Ioana Sorana Savulescu, Responsabile del servizio di Endocrinologia e Diabetologia dell’Istituto di cura Città di Pavia, del Gruppo San Donato.

Cosa sono le tiroiditi?

Con il termine ‘tiroidite autoimmune’ spesso si fa riferimento alla tiroidite di Hashimoto, ma in realtà sono diverse le patologie di questo tipo che si manifestano a carico di questa ghiandola. Come precisa la dottoressa, infatti, “le tiroiditi sono infiammazioni della tiroide, un gruppo eterogeneo di condizioni acute, in cui il paziente può non manifestare sintomi fino a quando non si verifica un’alterazione della funzionalità tiroidea”.

tiroide

Shidlovski/gettyimages.it

Le tiroiditi autoimmuni si dividono in forme ipertrofiche e forme atrofiche. “La prima è per antonomasia la classica tiroidite autoimmune identificata da Hashimoto, in cui si ha praticamente un’aumentata infiltrazione di leucociti (ovvero, i globuli bianchi) del parenchima (ndr, il tessuto specifico di un organo) tiroideo e la comparsa del gozzo”, che consiste nell’aumento di volume della tiroide.

La forma atrofica è invece caratterizzata da fibrosi del parenchima tiroideo: “c’è quindi una riduzione volumetrica della ghiandola, senza gozzo. Si riscontra nelle tiroiditi silenti e post partum, che colpiscono il 10% delle donne a seguito di una gravidanza nei 6/12 mesi successivi”. Tra le forme atrofiche troviamo anche le tiroiditi indotte da farmaci come l’amiodarone, che è utilizzato in cardiologia, o come l’interferone e l’interleuchina, e la tiroidite fibrosa di Riedel.

In tutti i casi, prosegue la dottoressa, “col progredire della malattia si instaurerà una riduzione della funzione tiroidea, e di conseguenza una condizione di ipotiroidismo”.

Tiroidite di Hashimoto: che cos’è e in chi si manifesta

Conosciuta anche come morbo di Hashimoto, l’infiammazione è molto comune e, come tutte le tiroiditi e le patologie autoimmuni, si manifesta soprattutto nelle donne. “Tra i fattori scatenanti della tiroidite rientrano, oltre allo stress, le variazioni ormonali, specialmente nel caso della gravidanza e nel post menopausa. La prevalenza aumenta con l’età e anche la predisposizione genetica è documentata. Intendiamoci: non si tratta di una vera e propria ereditarietà, ma di una maggiore suscettibilità allo sviluppo della patologia in soggetti che presentano familiari, specie se di primo grado, affetti non solo da tiroidite ma anche da altre patologie autoimmuni”.

tiroidite visita

dmphoto/gettyimages.it

Il ruolo dell’ormone TSH

L’attività della tiroide è governata da un’altra ghiandola, l’ipofisi, localizzata alla base del cervello, che produce il TSH, chiamato anche ormone tiroideo. Il suo ruolo è fondamentale per il corretto funzionamento della tiroide e, di conseguenza, per molte funzioni del nostro organismo. Il TSH favorisce l’assorbimento dello iodio e regola la liberazione degli altri ormoni secreti dalla tiroide, come la triiodotironina (T3) e tiroxina (T4). Misurare il livello di questi tre elementi nel sangue, attraverso le analisi, serve quindi a determinare se le condizioni di attività della ghiandola sono normali. Nell’ipertiroidismo, il livello di TSH è basso e quello di T3 e T4 alto, mentre nell’ipotiroidismo il TSH è alto e gli altri due sono bassi.

I sintomi della tiroidite di Hashimoto

La tiroidite di Hashimoto si riscontra in genere casualmente, semplicemente tramite l’autopalpazione del collo da parte del paziente. “All’inizio della malattia, la funzionalità della tiroide è conservata, per cui la sintomatologia sarà minima, atipica, vaga. Col progredire del danno a livello del parenchima tiroideo si configura una condizione di ipotiroidismo e i sintomi saranno correlati alla gravità e alla rapidità del suo sviluppo”, spiega la dottoressa.

I pazienti avvertono soprattutto una stanchezza sproporzionata rispetto alle abitudini quotidiane di vita. In un secondo momento, possono comparire:

  • sonnolenza
  • svogliatezza
  • modifiche nella tonalità di voce, che diventa più rauca.

“La cute diventerà sempre più fredda e più secca, e la persona che è affetta da questa tiroidite potrà soffrire di stitichezza e gradualmente aumentare di peso. Negli stadi avanzati, prevalgono invece i sintomi neurologici. Si parte dagli stati di ansia e attacchi di panico, il calo della memoria, per arrivare infine a una vera e propria sindrome depressiva”.

Diagnosi e cura della tiroidite di Hashimoto

La diagnosi della tiroidite di Hashimoto si basa sull’indagine ematochimica, ovvero sul dosaggio degli ormoni tiroidei nel sangue e sulla ricerca di anticorpi antitiroide. “Avremo, in base a questo, la positività degli anticorpi anti-TG e anti-TPO. Si noterà, inoltre, il graduale deterioramento della funzionalità tiroidea, con un quadro di eutiroidismo, ipotiroidismo subclinico, ipotiroidismo conclamato, oppure l’iniziale transitorio ipertiroidismo”.

diagnosi tiroidite hashimoto

jarun011/gettyimages.it

La dottoressa prosegue affermando che per il completamento degli accertamenti è utile un’ecografia tiroidea, “che dimostrerà una disuniformità del parenchima tiroideo: all’inizio è denominata a pelle di leopardo, e col progredire della patologia la ghiandola verrà maggiormente coinvolta, per cui si arriverà ad avere quella che viene denominata Dark Gland, praticamente una tiroide che comparirà nera in ecografia”.

Dal punto di vista della cura, si agisce sull’ipotiroidismo causato dal processo autoimmune. “Si somministra un ormone tiroideo sintetico, mentre in passato veniva utilizzato l’estratto di tiroide bovina o suina. La levotiroxina attualmente in commercio viene assunto quotidianamente al mattino a digiuno e sostituisce a quello che la nostra tiroide non è più in grado di fornire all’organismo”.

#IlMedicoRisponde: la dottoressa Savulescu risponde alle domande dei nostri lettori

La dottoressa Savulescu, dopo l’intervista, ha risposto alle numerose domande giunte sulla pagina Facebook di UniSalute. Le riportiamo qui a beneficio di tutti i lettori.

Valori altalenanti del TSH

La prima lettrice, Lidia, afferma di avere spesso valori del TSH altalenanti, a volte nella norma, a volte superiori a 8. Chiede se, a parere della dottoressa, sia necessario assumere l’Eutirox.

“Le linee guida, sia italiane che europee, circa la somministrazione della levotiroxina nel soggetto adulto prevedono il suo utilizzo per valori di TSH superiore a 10 unità per litro”, risponde la nostra intervistata. “Per valori intermedi, tra il valore normale di 4 e quello di 9,9, la somministrazione avverrà soltanto in presenza di sintomi importanti di ipotiroidismo, di dislipidemia (ndr, un livello elevato di lipidi nel sangue), di complicanze cardiovascolari, oppure in caso ovviamente di presenza di gozzo, specialmente se nodulare”, continua.

“Pertanto, a Lidia possiamo dire che dovrà semplicemente controllare i valori di ormoni tiroidei TSH e FT4 con cadenza semestrale, oppure anticipare e consultare l’endocrinologo qualora comparissero dei disturbi o fossero presenti delle comorbidità come quelle che vi ho appena elencato. L’obiettivo di una eventuale terapia sostitutiva con levotiroxina, l’obiettivo sarà quello di mantenere il TSH nel range compreso tra 1 e 2/2,5 se Lidia è una paziente giovane. Invece, in caso di età più avanzata, verrà accettato un target un pochettino più elevato con valori di TSH compresi tra 4 e 7 unità per litro”.

La dieta ideale per chi soffre di tiroidite di Hashimoto

Cristina, Angela, Tiziana, Agnese, Margherita chiedono informazioni rispetto alla nutrizione, ovvero sulla dieta per chi soffre di tiroidite di Hashimoto.

“L’ormone tiroideo è importantissimo: interviene in tantissimi processi che vanno dal cervello, al cuore, alle ossa, al metabolismo. La terapia che consiglio alle mie pazienti è quella con la levotiroxina, quando l’ipotiroidismo è conclamato”.

Tiroidite di Hashimoto e artrite reumatoide: c’è una correlazione?

Daniela, affetta da artrite reumatoide, chiede alla dottoressa un parere sul caso di sua figlia, che ha 37 anni e da 17 soffre di tiroidite di Hashimoto, assumendo Eutirox in base ai valori delle analisi. Ha letto che spesso che le pazienti con questo tipo di tiroidite sono più esposte all’artrite reumatoide e vorrebbe sapere se è davvero così.

“La tiroidite di Hashimoto rientra tra le malattie autoimmuni e, come tale, si associa a tutta una serie di altre patologie che hanno come punto di partenza la produzione di anticorpi contro lo stesso organismo. Abbiamo ovviamente il caso delle forme reumatologiche, come quella che ci ha segnalato la nostra lettrice, e possono associare alla tiroidite, ma parliamo anche di patologie come il diabete mellito di tipo 1. Circa il 25% dei soggetti che presentano una malattia autoimmune può svilupparne un’altra forma nel corso della vita: è pertanto importante andare a ricercare in queste persone, in caso di comparsa di sintomi o disturbi, una possibile eziologia autoimmune anche in quell’ambito”.

Bruciore allo stomaco dopo Eutirox

Lucia, infine, racconta di avere da sempre bruciore allo stomaco l’assunzione di Eutirox. Chiede, quindi, se sia necessario prenderlo a stomaco vuoto.

“Purtroppo il digiuno è importante nel caso della compressa”, risponde la dottoressa, “in quanto deve dissolversi a livello del liquido gastrico, perché l’attivazione della tirosina e il suo assorbimento avvengono a livello intestinale, proprio grazie all’acidità gastrica. Un suggerimento potrebbe essere sostituire l’Eutirox con formulazioni attualmente più recenti, come quelle liquide che permettono da un lato l’indipendenza dall’acidità gastrica, in quanto si presentano già liquide e già lipofile, per cui hanno un ottimo e più rapido assorbimento a livello del tratto duodenale, e nello stesso tempo sgravano la paziente da eventuali effetti collaterali dovuti agli eccipienti presenti nelle formulazioni a compressa.

Un’ultima raccomandazione, per tutti, da parte della nostra intervistata, è di prestare particolare attenzione alle problematiche correlate alla tiroide, una ghiandola come abbiamo visto molto importante per il nostro organismo. “Siamo in un momento di evoluzione anche delle tecniche di indagine, così come delle terapie”, conclude, “per cui oggi giorno queste patologie causano meno problemi e meno disturbi rispetto al passato”.

Patologie complicate come questa ci consentono di sottolineare la necessità di prestare attenzione sempre alla prevenzione e alla tutela della salute: per esempio, dando la giusta importanza ai controlli e agli screening annuali. Una buona pratica, da questo punto di vista, consiste anche nella stipulazione di una polizza sanitaria come quelle promosse da UniSalute: i Piani individuali prevedono esami gratuiti, sconti per prestazioni specialistiche presso le strutture convenzionate, piani di prevenzione personalizzati e tanto altro.

Eravate a conoscenza della tiroidite di Hashimoto?

Erica Di Cillo
Erica Di Cillo vive e lavora a Bologna e da alcuni anni collabora con diverse testate online. Per il blog InSalute scrive articoli finalizzati a divulgare le buone pratiche di prevenzione e controllo della salute.

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