La solitudine, se prolungata, diventa un fattore di rischio concreto per la salute mentale e fisica. Può essere associata a depressione, ansia, disturbi del sonno e declino cognitivo, oltre che a un più alto rischio di malattie cardiovascolari e di diabete di tipo 2 e a ripercussioni sul sistema immunitario. Le cause sono molteplici – cambiamenti di vita, bassa autostima, isolamento sociale – e riguardano tutte le fasce d’età. Per contrastare l’isolamento è importante agire con strategie che stimolino i contatti sociali o cercare il supporto di un professionista della salute mentale.
Sentirsi soli, anche in mezzo agli altri. È una delle forme di disagio più diffuse e, al tempo stesso, più silenziose del nostro tempo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo una persona su sei sperimenta la solitudine: un fenomeno così trasversale da essere ormai considerato una questione globale di salute pubblica. Le conseguenze sul benessere mentale e fisico possono essere, infatti, tutt’altro che trascurabili.
Cosa la provoca? Quali effetti produce? E come si può intervenire? Scopriamone di più.
A cosa è dovuta la solitudine?
La solitudine è un’esperienza soggettiva: non dipende solo dalla scarsità o dall’assenza di relazioni umane, ma dalla qualità percepita dei legami. Ci si può sentire soli anche all’interno di una relazione o in mezzo a una folla. Non sempre, quindi, la solitudine coincide con l’isolamento sociale, che è invece una condizione oggettiva di mancanza di contatti.
I dati globali restituiscono una fotografia preoccupante: secondo le stime OMS, una persona su sei nel mondo si confronta con la solitudine, con tassi più elevati nei paesi a basso reddito, dove quasi una persona su quattro riferisce di sentirsi sola. Gli adolescenti sono il gruppo più colpito, con circa il 27% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni che riferisce isolamento sociale; ma il fenomeno riguarda tutte le fasce d’età: tra gli anziani, si stima che tra il 25% e il 34% degli over 65 sia socialmente isolato.
Le cause possono essere molto diverse tra loro:
- transizioni di vita: un trasferimento, una separazione, la perdita di una persona cara, il pensionamento, l’uscita dal mondo scolastico o lavorativo possono recidere reti sociali consolidate, lasciando un vuoto difficile da colmare
- bassa autostima: chi non ha fiducia in sé tende a ritrarsi per paura del giudizio o del rifiuto, innescando un circolo difficile da spezzare: meno si interagisce, più ci si sente inadeguati
- condizioni di salute: malattie croniche, disabilità o disturbi mentali come la depressione possono limitare la capacità di mantenere relazioni, aumentando il rischio di isolamento
- difficoltà economiche: la povertà riduce le risorse e le opportunità per costruire e mantenere legami sociali, rendendo l’isolamento una conseguenza strutturale oltre che emotiva
- tecnologia e relazioni digitali: un uso passivo o eccessivo dei social media può creare un’illusione di connessione che non soddisfa il bisogno reale di vicinanza.
Quali sono gli effetti della solitudine sulla salute?
Quando la solitudine diventa cronica, può diventare un problema. L’isolamento sociale e un vissuto prolungato di solitudine hanno effetti misurabili sulla salute. Secondo il report OMS del 2025, la solitudine è responsabile di circa 871.000 morti l’anno a livello globale.
Effetti sulla salute mentale
Il legame tra solitudine cronica e benessere mentale è tra i più documentati dalla ricerca. In particolare:
- depressione: chi si sente spesso solo ha più del doppio del rischio di sviluppare un nuovo episodio depressivo rispetto a chi non sperimenta solitudine. Negli anziani, la solitudine può più che raddoppiare il rischio di pensieri suicidari
- ansia e stress cronico: l’isolamento sociale attiva una risposta biologica allo stress con produzione elevata di cortisolo, l’ormone dello stress, che se prolungata nel tempo ha effetti infiammatori sull’organismo
- disturbi del sonno, come insonnia
- scarsa autostima: aspetto che a sua volta alimenta il circolo dell’isolamento.
Effetti sulla salute fisica
Attraverso meccanismi biologici, psicologici e comportamentali, la solitudine cronica aumenta il rischio di diverse patologie:
- malattie cardiovascolari: il rischio di malattia coronarica aumenta del 29% e quello di ictus del 32% nelle persone socialmente isolate o sole
- diabete di tipo 2: chi si sente spesso solo ha un rischio aumentato fino al 24% rispetto a chi mantiene relazioni sociali attive
- sistema immunitario indebolito: la solitudine riduce la capacità dell’organismo di rispondere agli agenti patogeni, aumentando la vulnerabilità alle malattie.
Effetti sulla salute cognitiva
Gli effetti del isolamento sociale sul cervello sono tra i più preoccupanti:
- declino cognitivo: la solitudine aumenta del 14% la probabilità di deterioramento cognitivo lieve, con effetti su memoria, attenzione e funzioni esecutive. A sua volta, il deterioramento cognitivo può spingere verso il ritiro sociale, alimentando un circolo vizioso
- demenza e Alzheimer: il rischio di demenza aumenta tra il 23% e il 58%; quello specifico di Alzheimer fino al 72%.

Secondo i dati dell’OMS, il gruppo che più soffre la solitudine è quello degli adolescenti tra gli 11 e i 19 anni.
Cosa fare se si soffre di solitudine?
Alcune strategie utili per prevenire o affrontare l’isolamento sociale:
- coltivare attività sociali: frequentare un corso, unirsi a un gruppo di volontariato, tornare in luoghi familiari. Anche piccoli scambi con altre persone possono attenuare il senso di isolamento
- mantenere i contatti esistenti: le relazioni si nutrono di continuità e il benessere mentale si costruisce anche attraverso la qualità delle connessioni che si coltivano nel tempo
- prendersi cura dello stile di vita: attività fisica regolare, alimentazione equilibrata e un sonno adeguato contribuiscono a un maggiore senso di controllo e benessere complessivo
- parlare di come ci si sente: condividere con un amico, un familiare, il medico di famiglia ciò che si prova è una forma di connessione
- cercare supporto professionale: quando la solitudine persiste e incide negativamente sulla qualità della vita, rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta è la scelta più efficace.
È importante ricordare che non esiste un’unica soluzione valida per tutti. I percorsi di uscita dall’isolamento sono personali e richiedono tempo.
Chi si prende cura di un familiare anziano o di una persona con disabilità è tra i soggetti più esposti alla solitudine, gravato da responsabilità che lasciano poco spazio per sé e, nel tempo, possono alimentare un profondo senso di isolamento. Il piano My Support di UniSalute è pensato proprio per queste situazioni: offre assistenza domiciliare, accesso a visite mediche e un servizio di supporto psicologico dedicato ai caregiver.
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Quando la solitudine ha un impatto negativo sulla quotidianità, è importante cercare supporto psicologico.
Le domande più frequenti
La solitudine è sempre un problema?
No, esiste una distinzione fondamentale tra la solitudine scelta (un ritiro consapevole che favorisce la riflessione e il benessere interiore) e la solitudine subita, che nasce dall’assenza di connessioni significative. È quest’ultima, quando si cronicizza, a diventare un rischio per la salute mentale e fisica.
La solitudine può colpire anche i giovani?
Sì, adolescenti e giovani adulti sono tra le fasce più colpite, spesso a causa di transizioni scolastiche o lavorative, difficoltà relazionali o un uso intensivo dei social media che sostituisce i legami profondi.
Quali sono i segnali che indicano che la solitudine sta diventando un problema?
Alcuni segnali da non sottovalutare sono: persistente senso di vuoto o tristezza, difficoltà a dormire, perdita di interesse per attività prima piacevoli, sensazione di essere un peso per gli altri, progressivo evitamento delle situazioni sociali. Quando questi vissuti si prolungano nel tempo, è opportuno parlarne con un medico o uno specialista della salute mentale.
Ci sono terapie efficaci per affrontare la solitudine cronica?
Sì, la psicoterapia può essere molto efficace nel trattamento dei disturbi legati all’isolamento sociale.


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