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pesticidi e tumori

Pesticidi e tumori: esiste un pericolo reale?

La relazione tra pesticidi e tumori è al centro di numerosi studi e ricerche in questi anni. Sono molte, inoltre, le autorità che si sono espresse a proposito, dall’Unione Europea all’Agenzia Statunitense per l’Ambiente, e hanno evidenziato la possibilità che l’esposizione a pesticidi possa corrispondere a un maggiore rischio di sviluppare una forma tumorale. Il caso più famoso è quello del glifosato, erbicida ampiamente utilizzato in campo agricolo, oggetto di numerose sentenze e processi (12.000 soltanto negli Stati Uniti), accusato proprio di provocare il cancro. La questione è, tuttavia, molto delicata e non c’è ancora un’evidenza scientifica inconfutabile che chiarisca definitivamente qual è il rapporto tra pesticidi e tumori. Presentiamo, dunque, gli elementi attualmente a disposizione.

Pesticidi e tumori: i motivi della possibile correlazione

I pesticidi sono sostanze che potenzialmente condizionano il funzionamento del sistema endocrino e, secondo quanto riporta lo Studio Sentieri della Fondazione Veronesi, “possono alterare le funzioni delle ghiandole endocrine, causando effetti avversi sulla salute di un organismo integro e delle sue progenie”. Le sostanze che hanno questo effetto vengono definite come “interferenti endocrini” e la ricerca è orientata a capire quali sono i possibili collegamenti con lo sviluppo di tumori. Ne fanno parte non solo i pesticidi, ma anche i metalli pesanti, i prodotti della combustione oppure di sintesi industriale e i fitoestrogeni che si comportano come un ormone, bloccandone però di fatto i recettori, oppure provocando un’alterazione della sintesi e del trasporto.

coltivazioni pesticidi

Zbynek Pospisil/istock.com

L’esposizione a queste sostanze, sia a causa dell’inquinamento atmosferico, che tramite gli alimenti, sostengono gli epidemiologi, può provocare un danno alla funzionalità endocrina da cui potrebbe derivare il rischio di cancro. Lo spiega la dottoressa Annamaria Colao responsabile dell’area complessa di endocrinologia dell’Università Federico II di Napoli, intervistata da Fondazione Veronesi: “oltre un terzo dei tumori al seno e alla prostata sono alimentati da ormoni, gli estrogeni e il testosterone. In più la tiroide e il testicolo, di fatto, sono due ghiandole endocrine. È dunque più che probabile che queste sostanze, comportandosi come gli ormoni, abbiano un ruolo nello sviluppo di alcuni tumori a carico di questi organi”.

Il rischio sarebbe, dunque, concentrato su alcuni tipi di tumore come seno, prostata, testicolo, ovaio e tiroide le cui diagnosi precoci, tuttavia, sono in crescita, frutto anche delle campagne di screening e di una rinnovata attenzione alla propria condizione di salute, come fotografato anche dall’Osservatorio Salute condotto da Nomisma.

È difficile, tuttavia, affermare che esiste un rischio certo di causalità tra gli interferenti endocrini, come i pesticidi, e il cancro, poiché si tratta di patologie complesse per cui, molto spesso, non esiste un’unica causa quanto, piuttosto, una concatenazione di fattori tra i quali è possibile che ci siano anche proprio questi prodotti chimici. Vediamo ora quali sono i pesticidi più usati e più discussi dal punto di vista della salute.

pesticidi agricoltura

mladenbalinovac/istock.com

La classificazione dei pesticidi secondo lo IARC

Ci sono cinque tipi di pesticidi, insetticidi ed erbicidi che sono inseriti nelle liste compilate dall’International Agency on Cancer Research (IARC). Si tratta di:

  • malathion,
  • diazinon,
  • glifosato,
  • tetrachlorvinphos;

I primi tre sono inseriti nel Gruppo 2A (sostanze probabilmente cancerogene), mentre gli ultimi due nel Gruppo 2B (sostanze possibilmente cancerogene). Questi ultimi, tetrachlovinphos e parathion, sono vietati nell’Unione Europea secondo il principio del “no exposure”, per cui dovrebbe essere sanzionato qualsiasi tipo di esposizione a queste sostanze.

Malathion, contro gli insetti portatori di malaria

Il Malathion, insetticida organofosforico, è utilizzato contro insetti portatori di patologie come malaria, febbre gialla, dengue e malattie tropicali. Per questo non è molto diffuso nell’Unione Europea che, tuttavia, ne ha autorizzato l’impiego a livello agricolo.

L’insetticida blocca il funzionamento di uno specifico enzima del sistema nervoso, l’acetilcolinesterasi, con effetti tossici sia sugli insetti che sull’uomo. Tuttavia, la dose necessaria perché le conseguenze siano percepibili sull’essere umano è molto elevata: oltre 100 grammi di prodotto puro. Un’esposizione pressoché impossibile da subire quando viene utilizzato contro gli insetti.

colture utilizzo pesticidi

fotokostic/istock.com

Diazinon: è vietato, ma ancora utilizzato

Anche il Diazinon è, come il Malathion, un insetticida organofosforico utilizzato contro blatte, pesciolini d’argento, formiche e pulci. Tuttavia ha un grado di tossicità più elevato, motivo per cui nel 2007 è stato vietato l’utilizzo nell’Unione Europea. Intervistato da Il Corriere della Sera, Angelo Moretto, ordinario di Medicina del Lavoro all’Università degli Studi di Milano e direttore del Centro Internazionale per gli Antiparassitari e la Prevenzione Sanitaria ASST Fatebenefratelli Sacco, spiega però che “continua ad essere adoperato in molti Paesi in agricoltura, mentre generalmente non viene invece più utilizzato contro gli insetti a scopo casalingo”.

Glifosato, il diserbante più utilizzato

Come anticipato, il caso del glifosato è a sé stante poiché oggetto di un ampio dibattito che ha coinvolto autorità, centri di ricerca, associazioni di categoria, enti pubblici. Questo erbicida agisce sulle piante bloccando un enzima che nell’uomo non è presente e, nonostante la ricerca sia ancora in corso, nel 2018 il Comitato d’appello dell’Unione Europea ha rinnovato l’autorizzazione a utilizzare il glifosato in ambito agricolo fino al 2023.

In Italia esistono dei limiti di utilizzo: a partire dal 2016, infatti, non è possibile usarlo nelle fasi del raccolto e della trebbiatura, nei pressi dei parchi pubblici e dei campi sportivi. Tra favorevoli (EFSA e ECHA in Europa) e contrari (AIRC e Legambiente), molti esperti predicano prudenza e sottolineano come, anche alla luce dello scandalo dei Monsanto Papers, sia necessario del tempo per poter approfondire la relazione tra esposizione al glifosato e tumori.

glifosato

Mihajlo Maricic/istock.com

La difficoltà di individuare il nesso tra pesticidi e cancro

Al momento, dunque, non esistono pareri scientifici concordi a proposito del rapporto tra pesticidi e cancro. Ciò poiché ci sono molte difficoltà che complicano il percorso di ricerca. In primo luogo, il fattore temporale: il prof. Moretto aggiunge, infatti, come sia difficile “ricostruire esposizioni avvenute 20 e più anni addietro, visto che lo sviluppo di una neoplasia richiede appunto un ventennio e più. Inoltre ci troviamo spesso nell’impossibilità di quantificare l’esposizione”.

Un’altra criticità è capire a quali composti il soggetto è stato esposto, e quale sia il rapporto con altri fattori di rischio dello sviluppo di cancro, in primis quelli legati allo stile di vita. Inoltre, attualmente, non c’è una spiegazione biologica a questa relazione. Tutti gli insetticidi e gli erbicidi, prima di essere messi in commercio, devono ottenere un’autorizzazione e, perché questa sia riconosciuta, gli effetti di queste sostanze devono essere analizzati attraverso alcuni test di laboratorio. Solo se i risultati sono negativi, come accade per esempio anche per i cosmetici, troviamo questi prodotti sul mercato.

Cosa fare, dunque? La prevenzione dei tumori resta il campo sul quale ciascuno può agire maggiormente. Gli esperti, infatti, sottolineano come intervenire sui fattori di rischio riconosciuti sia già un primo passo: scegliere un’alimentazione salutare, praticare attività motoria costante ed evitare abitudini quali il fumo o il consumo di alcol, i cui effetti negativi per la salute sono noti. Un’altra pratica di prevenzione che, per alcuni, può essere preziosa, è quella di stipulare una polizza assicurativa individuale che accompagni ciascuno in un percorso di miglioramento dello stile di vita. UniSalute, per esempio, propone Protezione Famiglia che include anche lo studio, da parte di un team di professionisti convenzionati, di un piano alimentare e motorio personalizzato che ha proprio questo fine. Lo conoscevate?

 

Fonti:

EFSA
ECHA
IARC
Fondazione Veronesi
Il Corriere della Sera

 

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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