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Correre fa bene al cervello

Perché correre fa bene al cervello?

Correre fa bene e gli italiani, a quanto pare, ne sono sempre più consapevoli. Sono 6 milioni, infatti, le persone che nel nostro Paese corrono abitualmente: il 55% sono uomini, il 45% donne, senza distinzione di età. Secondo quanto riportato dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, le persone che praticano sport sono aumentate del 2,7% tra il 2014 e il 2015. Un trend in crescita visibile: le associazioni podistiche contano sempre maggiori iscritti e le iniziative come la mezza maratona bolognese Run Tune Up, coinvolgono sempre più corridori, professionisti e amatori.

Le ragioni sono molteplici: dalla flessibilità degli orari di allenamento al fattore economico, che incentivano le persone a praticare sport che non necessitano di particolare attrezzatura, almeno in una fase iniziale.
Tra le motivazioni che spingono sempre più italiani a correre ci sono anche i benefici a tutto tondo che la corsa ha sull’organismo. Non a caso, footing, running e fit walking sono tra le attività più consigliate per rimettersi in forma dopo un periodo poco equilibrato come le vacanze estive o le “abbuffate” di Natale.

Inoltre, correre o camminare con passo sostenuto per circa 20 minuti al giorno, non solo ha un impatto positivo sul nostro peso forma e riduce il rischio di malattie cardiovascolari, ma, come alcune recenti scoperte evidenziano, apporta notevoli benefici anche all’attività del cervello: vediamo quali.

La corsa aiuta a riparare i danni cerebrali

Benefici della corsa

 

Un recente studio dell’Università di Ottawa ha osservato che la corsa praticata regolarmente può aiutare a riparare i danni cerebrali. Ciò è possibile, secondo gli stessi ricercatori, grazie ad una sostanza nota come fattore di crescita nervosa (VGF). L’esperimento svolto su un gruppo di topi con deficit di sviluppo cerebrale evidenzia che, durante la corsa, aumenta il fattore di crescita VGF che, a sua volta, sembra poter riparare i danni alla guaina mielinica, il rivestimento dei nervi.

La speranza dei medici è che questa scoperta possa apportare dei benefici nella cura delle malattie neurodegenerative, tra cui per esempio la sclerosi multipla, nonché aumentare l’aspettativa di vita di chi pratica il jogging o il footing regolarmente. Il dottor David Piketts, che ha partecipato al progetto, conferma: “La nuova ricerca è particolarmente interessante perché aiuta a spiegare l’effetto che l’esercizio fisico, come la corsa, può avere sulle persone affette da malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla in cui risulta danneggiata la guaina mielinica.”

Correre lentamente, apprendere più velocemente

I benefici della corsa a livello neurologico coinvolgono anche i più giovani: alcuni studi pubblicati sulla rivista dell’Accademia Statunitense delle Scienze evidenziano una connessione tra l’esercizio fisico costante e un miglioramento delle funzioni cognitive. Anche bambini e ragazzi che si allenano con costanza e, in particolare, che si applicano nella corsa hanno capacità di apprendimento potenziate rispetto ai coetanei sedentari.

L’allenamento aumenta la vascolarizzazione cerebrale, la plasticità neurale e la produzione di fattori neurotrofici: elementi che combinati fanno sì che il nostro cervello lavori meglio e si mantenga “giovane” più a lungo possibile.

La corsa ringiovanisce il cervello

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Correre, dunque, fa bene al cervello a qualsiasi età. Un’equipe di ricerca dell’Università del Kentucky ha osservato che una persona tra i 50 e i 69 anni che corre almeno tre volte alla settimana stimola la produzione di nuove cellule cerebrali. I test condotti dai ricercatori sui partecipanti hanno evidenziato che il sangue scorre verso il cervello in maggior quantità permettendogli di svolgere le proprie funzioni con più efficacia.

Un progetto di ricerca analogo, promosso dall’Università di Pittsburgh, ha scoperto che una camminata a velocità sostenuta ripetuta tre volte alla settimana comporta un beneficio tangibile: l’aumento fino al 2% delle dimensioni dell’ippocampo. L’effetto è, ancora una volta, un cervello più giovane e lucido.

La combinazione di questi studi, ipotizzano gli esperti, fa ben sperare per la ricerca di una terapia più efficace contro alcune malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Un cervello ringiovanito e reso più attivo grazie alla corsa potrebbe reagire meglio alle medicine, contrastare la malattia e rallentarne il decorso.

Come abbiamo visto, i benefici della corsa che coinvolgono la forma fisica, il sistema cardiovascolare e il cervello sono tangibili. La scienza conferma che correre fa bene e che è un utile strumento di prevenzione contro patologie molto diverse tra loro.

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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