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Motivare i bambini a studiare

Quali strategie per motivare i bambini allo studio?

Siamo stati tutti studenti, per questo sappiamo bene che non sempre è facile concentrarsi sui libri, trovare la voglia di studiare e non lasciarsi distrarre. Quando però il rifiuto dell’apprendimento diventa un atteggiamento costante, molti genitori si chiedono quali strategie mettere in atto per aiutare i propri figli ad impegnarsi e a fare del proprio meglio a scuola. Per questo ci siamo rivolti alla dott.ssa Elena Simonetta – psicologa e psicoterapeuta specialista in psicomotricità neurofunzionale per l’apprendimento, ideatrice del Metodo educativo TEPRED (Trattamento Educativo Personalizzato Risolutivo Efficace Dsa ) – e le abbiamo chiesto: cosa fare per motivare i bambini a studiare fin da piccoli?


Sviluppo evolutivo del bambino e apprendimento

In teoria non è necessario motivare, perché conoscere e imparare è un bisogno naturale del bambino. Nell’affrontare il tema di come motivare i bambini a scuola, quindi, la dott.ssa Simonetta ritiene che sia imprescindibile tenere conto dello sviluppo evolutivo del bambino: “i genitori non devono aspettarsi che all’inizio delle elementari i bambini siano pronti a imparare a leggere, scrivere e fare di conto, perché hanno delle tappe evolutive e deve sviluppare alcuni pre-requisiti”. Scopriamo di cosa si tratta.

I pre-requisiti psicomotori necessari per apprendere

Bambini prerequisiti

Come abbiamo visto nei consigli per il rientro a scuola, spesso è l’ansia da prestazione degli adulti a sterzare i bambini. Questo vale anche nell’apprendimento, per cui genitori ed insegnanti devono tenere conto del fatto che quando il bambino entra nel sistema scolastico non sempre ha sviluppato tutti i pre-requisiti necessari. Si tratta di nozioni e abilità di carattere psicolinguistico e motorio che, insieme alla logica e alla funzione simbolica (ovvero la comprensione attraverso il passaggio da un suono a un segno a un significato), mettono i bambini in grado di apprendere.
Quindi, prima di chiederci quali siano le strategie adatte per motivare i bambini allo studio – specifica l’intervistata – bisogna rendersi conto che “
il bambino non nasce sapendo già tutto”.

Quando l’alunno arriva alla scuola primaria, la funzione simbolica è presente, così come il corpo vissuto e il corpo percepito; tutti gli altri pre-requisiti possono essere non sviluppati o non sviluppati del tutto, per cui l’insegnante deve lavorare sui pre-requisiti mancanti, prima di passare all’insegnamento della scrittura, della lettura e del calcolo. Infatti, “il lavoro dell’insegnante della scuola primaria, che è il tecnico dell’apprendimento, è quello di fare attenzione allo sviluppo psico-motorio degli alunni, come richiesto dai programmi, attraverso un percorso di adeguamento per lo sviluppo del bambino”. E i genitori, come possono motivare i bambini a studiare?

Motivare i bimbi allo studio: il ruolo educativo del genitore

Può capitare che il bambino, già dalle scuole primarie, faccia i capricci al momento di fare i compiti a casa, o non voglia stare seduto alla scrivania, distraendosi facilmente. In questi casi come deve comportarsi un genitore? Lo abbiamo chiesto alla psicologa. “Se gli adulti danno per scontato che il bambino sia pronto per l’apprendimento e che abbia tutti i pre-requisiti necessari, probabilmente il figlio sarà frustrato e affaticato e per questo si ribellerà”. Parallelamente al lavoro degli insegnanti, quindi, anche a casa si deve prestare attenzione allo sviluppo evolutivo del bambino, senza dimenticare il ruolo educativo del genitore, che può motivare i bimbi allo studio attraverso la curiosità e l’amore per il sapere. In particolare, i genitori dei bimbi della scuola primaria devono preoccuparsi soprattutto di farli giocare, di far usare loro il corpo, esplorare, fare esperienze più ludiche e meno specialistiche possibile. “La parola gioco per il bambino è tutto: cultura, autonomia, apprendimento”.

Alternare dovere e riposo

Ecco perché, se vogliamo che i bambini imparino la gioia dell’apprendere e ottengano buoni risultati scolastici, è importante anche alternare dovere e riposo, attraverso una buona organizzazione del tempo: “dopo 8 ore a scuola il bambino è sfinito e dovrebbe solo giocare e riposarsi, invece viene ricollocato in situazioni di apprendimento, come sport, corsi o compiti”. Se i pomeriggi sono troppo stressanti il bambino si ribellerà e non avrà la voglia e le energie necessarie per apprendere. Per questo la psicologa ricorda che i bambini della scuola primaria non dovrebbero avere compiti da fare a casa, se non nel fine settimana per mantenersi in allenamento, e dovrebbero sempre andare a dormire presto la sera.

L’apprendimento avviene in totale autonomia

Autonomia bambini

Davanti a un figlio che non ha voglia di studiare alcuni genitori decidono di aiutarlo facendo i compiti con lui. Ma è davvero un’efficace strategia per motivare i bambini allo studio? Sembrerebbe proprio di no: se il bimbo non è autonomo significa che non ha i pre-requisiti e bisogna lavorare su quello prima. Fare i compiti con lui o per lui non va bene perché sarà di nuovo in difficoltà alla prima occasione in cui sarà solo. Gli studi psicologici, infatti, chiariscono che “l’apprendimento avviene in totale autonomia”. Se il genitore si sostituisce al figlio e lo aiuta nei compiti regolarmente, non lo abitua a fare fatica, mentre deve essere equilibrata: né troppa, né troppo poca, “perché la fatica rende più piacevole il raggiungimento dell’obiettivo”.

Tenere conto delle tappe evolutive del bambino piccolo è importante anche come investimento futuro. Spesso, infatti, nella scuola secondaria di primo grado (le vecchie scuole medie) genitori e insegnanti si trovano a dover motivare i bambini a scuola. Approfondiamo questo aspetto con l’aiuto della psicologa.

Strategie per motivare gli alunni della scuola media

Se il percorso che tiene conto dello sviluppo evolutivo del bambino è stato portato avanti fin dalla scuola elementare, in modo positivo e graduale, alle medie ci saranno solo le classiche e sane distrazioni dovute all’età: gli amici, l’innamoramento, la tecnologia, ma il ragazzo sarà autonomo e curioso e potrà tollerare esercizi a casa per memorizzare e rafforzare quanto appreso. Ecco perché, in particolare alla scuola secondaria di I° grado, un buon rapporto tra insegnanti e alunni è fondamentale, così come lo è il il lavoro svolto a scuola. Infatti, “se il ragazzo a scuola non ha lavorato bene e non ha capito, non sarà in grado di studiare in autonomia e fare i compiti a casa”.

Come fare, quindi, per motivare gli alunni allo studio? Ognuno deve svolgere il suo ruolo e prendersi la sua parte di responsabilità. “Sull’apprendimento è l’insegnante che conosce i suoi allievi e il programma, il suo ruolo è centrale: deve calibrare programma, capacità degli alunni, carico di lavoro”. L’insegnante dovrebbe fornire al ragazzo indicazioni di massima per regolarsi tra studio e piacere, per renderlo responsabile e motivarlo. E i genitori cosa possono fare?

Dipende da caso a caso,in linea generale, il meccanismo di ricompense e punizioni ha poco valore e non risulta sempre efficace come metodo per motivare all’apprendimento. Con i ragazzi più grandi è meglio puntare sull’ascolto e sul dialogo.

Mio figlio alle medie non vuole studiare: che fare?

Scuole medie

È fondamentale mantenere un dialogo con i propri figli e non drammatizzare davanti a un insuccesso scolastico, cercando, piuttosto, di comprendere con il ragazzo cosa non ha funzionato. La consapevolezza dell’errore, infatti, aiuta a superarlo, senza drammi, ma responsabilizzando. Infine, il compito di insegnanti e genitori è capire anche cosa i ragazzi non dicono, ciò che non riescono a esprimere e sostenerli. Come per la scelta dello sport, bambini e ragazzi dovrebbero poter scegliere il loro percorso in base alle proprie attitudini e abilità. Ecco perché la psicologa sottolinea come “non tutti nascono per studiare. È una fatica particolare, come tutti i mestieri o le attività. Bisogna tenere conto dei desideri del ragazzo. È l’attitudine del ragazzo, il suo desiderio, la sua creatività, che vanno assecondate”.

Con questo approccio, se un figlio dice che non ha voglia di studiare, il genitore può capire quali sono i suoi desideri per mitigare anche la sua ribellione, chiedendogli di non perdere la curiosità, fino almeno alla scuola dell’obbligo. Senza accogliere questa richiesta, a quell’età si rischia che il ragazzo si senta inadeguato e a quel punto sarà inutile tentare di motivarlo, quando invece potrebbe benissimo affermarsi in altri campi, seguendo la sua strada. Anche per questa ragione, è fondamentale in questi anni non sottovalutare anche altri aspetti della salute del bambino, dall’alimentazione allo sport, che possono aiutarlo ad essere più concentrato al momento di mettersi sui libri. Meglio, però, non lasciare quest’ambito al “fai da te”, come ci suggerisce UniSalute che promuove Protezione Famiglia Ragazzi, una polizza sanitaria che viene in soccorso dei genitori, sostenendoli e supportandoli con competenza nell’accompagnare i figli in un percorso di salute a 360°.

Con l’aiuto della dott.ssa Elena Simonetta abbiamo visto come per motivare i bambini a studiare sia fondamentale tenere conto innanzitutto del loro sviluppo evolutivo e delle loro attitudini. Qual è la vostra esperienza con il percorso di apprendimento di vostro figlio?

Elena Rizzo Nervo
Bolognese, lavora nel mondo della comunicazione occupandosi di alimentazione, agricoltura biologica e ambiente. É redattrice per "Il Giornale del Cibo" per il quale scrive su tematiche inerenti la nutrizione e i corretti stili di vita

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