giovane donna con affanno

Tachicardia ventricolare: cause, sintomi e terapia


La tachicardia ventricolare è un’aritmia che origina nelle camere inferiori del cuore e provoca un’accelerazione del battito che può ridurre l’efficacia della funzione cardiaca. Può presentarsi in forma non sostenuta, con episodi brevi e autolimitanti, oppure sostenuta, più persistente e potenzialmente pericolosa. Spesso ha all’origine cause strutturali (infarto, cardiomiopatie, scompenso cardiaco, squilibri elettrolitici o patologie genetiche), ma in alcuni casi può comparire anche in assenza di una patologia sottostante. I sintomi vanno dalle palpitazioni ai capogiri, fino alla perdita di coscienza nelle forme più gravi. La diagnosi avviene tramite elettrocardiogramma, cui possono seguire ulteriori esami di approfondimento. Il trattamento varia da farmaci antiaritmici a procedure come l’ablazione o l’impianto di defibrillatore (ICD), mentre nei casi urgenti può essere necessaria la cardioversione immediata.

Alterazioni improvvise del battito, sensazione di “cuore in corsa” e di affanno: episodi di tachicardia possono avere origini molto diverse, ma quando coinvolgono i ventricoli richiedono particolare attenzione clinica.

Nel caso della tachicardia ventricolare, infatti, il ritmo accelerato nasce nelle camere inferiori del cuore e può compromettere la capacità del muscolo cardiaco di pompare sangue in modo efficace, con ripercussioni che variano da forme brevi e asintomatiche fino a condizioni potenzialmente gravi. Scopriamone di più.

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Che cos’è la tachicardia ventricolare?

La tachicardia ventricolare (TV) è un’aritmia caratterizzata da un’accelerazione del battito cardiaco che origina nei ventricoli, le camere inferiori del cuore responsabili della spinta del sangue verso l’organismo. In queste condizioni il ritmo, rapido e regolare, supera i 100 battiti al minuto, collocandosi spesso tra i 120 e i 250 battiti.

Rispetto alle tachicardie sopraventricolari, che originano dalle camere superiori (atri), la tachicardia ventricolare può avere esiti più severi.

Questa alterazione, infatti, può compromettere l’efficienza del cuore e riduce la quantità di sangue ossigenato distribuita ai tessuti.

La tachicardia ventricolare può essere:

  • non sostenuta, caratterizzata da episodi brevi, inferiori ai 30 secondi, che tendono a recedere spontaneamente
  • sostenuta: comporta aritmie più prolungate, che persistono oltre i 30 secondi e richiedono intervento medico per essere interrotte.

Cosa scatena la tachicardia ventricolare?

La tachicardia ventricolare può avere diverse origini. Spesso è secondaria alla presenza di una patologia cardiaca strutturale:

  • infarto del miocardio (in atto o pregresso): la cicatrice lasciata dall’infarto può alterare la conduzione elettrica nei ventricoli, facilitando l’insorgenza di aritmie
  • cardiomiopatie, in particolare la cardiomiopatia dilatativa e quella ipertrofica, che modificano struttura e funzione del muscolo cardiaco
  • valvulopatie (disfunzioni a carico delle valvole cardiache)
  • scompenso cardiaco: la ridotta capacità di contrazione del cuore può predisporre a aritmie ventricolari
  • disturbi elettrolitici, in particolare squilibri dei livelli di potassio e magnesio
  • assunzione di alcuni farmaci o sostanze, come farmaci proaritmici o sostanze stupefacenti
  • patologie genetiche: come la sindrome del QT lungo o la tachicardia ventricolare catecolaminergica.

In alcuni casi, la tachicardia ventricolare può manifestarsi anche in assenza di una malattia cardiaca ed essere correlata a condizioni come stress o sforzi fisici.

ecg tachicardia ventricolare

La diagnosi di tachicardia ventricolare avviene tramite elettrocardiogramma.

Quali sono i sintomi della tachicardia ventricolare?

I sintomi possono essere molto variabili: alcuni episodi si risolvono rapidamente senza dare segni evidenti, mentre altre manifestazioni possono essere importanti e richiedere un intervento tempestivo. Tra i disturbi più comuni:

  • palpitazioni improvvise
  • battito molto accelerato
  • senso di oppressione o fastidio al torace
  • vertigini e capogiri 
  • difficoltà respiratoria
  • debolezza marcata
  • svenimento (sincope), soprattutto nelle forme sostenute che riducono drasticamente la portata di sangue.

Nei casi più gravi la tachicardia ventricolare può compromettere la funzione cardiaca fino a evolvere in fibrillazione ventricolare e provocare un arresto cardiaco: quando accade, il trattamento deve essere tempestivo.

La diagnosi richiede l’esecuzione di un elettrocardiogramma (ECG), eventualmente seguito da esami di approfondimento per valutare la presenza di patologie cardiache e identificare l’origine dell’aritmia:

Cosa si fa in caso di tachicardia ventricolare?

La gestione dipende dalla durata e frequenza degli episodi, dalle condizioni del paziente e dalla presenza di una malattia cardiaca sottostante. Gli approcci principali includono:

  • intervento di urgenza nelle forme sostenute: quando la TV causa instabilità (pressione bassa, svenimento, difficoltà respiratoria) richiede l’accesso in pronto soccorso, dove può prevedere una cardioversione elettrica (scarica elettrica per ripristinare il ritmo cardiaco) o la somministrazione di farmaci endovena
  • somministrazione di farmaci antiaritmici, per prevenire nuovi episodi, soprattutto nei pazienti con patologie cardiache note
  • ablazione transcatetere: una procedura mininvasiva che “mappa” e neutralizza i circuiti elettrici anomali responsabili dell’aritmia
  • impianto di defibrillatore automatico (ICD), indicato nei casi ad alto rischio: il dispositivo riconosce l’aritmia e interviene con una scarica elettrica per correggerla.

Un monitoraggio cardiologico regolare, insieme ad abitudini preventive – come un’alimentazione equilibrata, attività fisica moderata e l’astensione da fumo e alcol – rappresenta un supporto essenziale per mantenere il cuore in salute e ridurre il rischio di recidive e complicanze.

 

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defibrillatore nelle mani del medico

Nei casi severi, la tachicardia ventricolare richiede un intervento con defibrillatore.

Le domande più frequenti dei pazienti

La tachicardia ventricolare è pericolosa?

In alcuni casi può esserlo. Le forme sostenute, in particolare, possono ridurre in modo significativo il flusso di sangue e, nei casi più gravi, evolvere in fibrillazione ventricolare e arresto cardiaco, richiedendo un intervento immediato.

Come si diagnostica la tachicardia ventricolare?

L’esame di riferimento è l’elettrocardiogramma (ECG), eventualmente seguito da esami aggiuntivi come Holter cardiaco, ecocardiogramma, risonanza magnetica cardiaca o studio elettrofisiologico.

La tachicardia ventricolare può presentarsi in persone senza malattie cardiache?

Sì, soprattutto nella forma non sostenuta, che può comparire anche in soggetti apparentemente sani. 

Qual è il trattamento più efficace per prevenirla?

Nei casi emergenziali, è necessario un intervento di cardioversione elettrica. A seconda della causa e della severità dei sintomi, possono essere indicati farmaci antiaritmici, ablazione transcatetere o l’impianto di defibrillatore interno (ICD). 

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