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smart working

Come funziona lo smart working e quali sono i vantaggi per imprese e dipendenti?

I tempi sono cambiati, anche sul posto di lavoro. Le innovazioni tecnologiche, infatti, stanno influenzando e modificando la nostra vita quotidiana, realizzando nel concreto mutamenti che, anche solo fino a pochi anni fa, potevano sembrare impossibili. Basti pensare all’innovazione dell’e-commerce e a tutti i servizi a cui è possibile accedere direttamente dal proprio pc, compresi i piani di assicurazione individuali. Ed è cambiato anche il mondo del lavoro, comprese le sue dinamiche organizzative, ad esempio, si parla sempre più spesso di smart working.

Ma di cosa si tratta di preciso, quanto è diffuso in Italia e quali vantaggi porta con sé??

Smart working, come cambia il “posto di lavoro”

smart working e tempo libero

Lo smart working, detto anche lavoro agile, è un modo innovativo di intendere quello che tradizionalmente viene chiamato “posto di lavoro”, basato sulla flessibilità oraria e di luoghi, nonché su un sapiente utilizzo della tecnologia. L’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, per esempio, lo definisce addirittura come “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.”

Flessibilità e produttività sono le due parole chiave su cui è fondato questo modello che consente al lavoratore di scegliere in autonomia quando e dove lavorare, a patto che rispetti alcuni vincoli di risultato. L’idea è che in questo modo, da un lato, il dipendente riesca a bilanciare in maniera migliore le proprie esigenze personali con quelle lavorative, e dall’altro risulti più motivato e efficiente quando si dedica alle mansioni.

Lo Smart Working in Italia

La prospettiva della diffusione dello smart working, diffuso ormai in tutta Europa, ha fatto sì che in Italia venisse regolato tramite la legge 81, entrata in vigore nel giugno del 2017. Il riferimento della norma è, principalmente, alla dimensione spazio-temporale del lavoro, infatti si definisce come Smart Working “l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, da concordare tramite un accordo volontario tra datore di lavoro e dipendente.

La legge prevede, inoltre, che non vi siano disparità di trattamento tra il dipendente che sceglie il lavoro agile e i colleghi, e che vengano definite con chiarezza anche tutte le strumentazioni necessarie affinché sia possibile effettivamente portare a termine i compiti previsti. Inoltre questo tipo di contratto è possibile, in Italia, sia nel settore privato che nel pubblico.

I vantaggi del “lavoro flessibile” per le aziende

smart working vantaggi
Nonostante l’applicazione di questo tipo di accordi comporti, per l’azienda, anche la possibilità di ottenere degli sgravi fiscali, i dati pubblicati dall’Agi a proposito della diffusione dello smart working in Italia dall’entrata in vigore della norma mostrano un interesse tiepido delle aziende del Belpaese rispetto a questa innovazione. Delle 231 attività che hanno presentato la domanda nell’area di intervento della flessibilità, 144 hanno inserito lo smart working nel contratto, mentre l’ambito più sentito, inserito da 147 aziende, è quello della flessibilità oraria, con l’opportunità per i dipendenti di entrare e uscire dall’ufficio in maniera più snella. Sempre a patto che l’obiettivo finale venga raggiunto.

La possibilità di lavorare da casa, dunque, sembra non convincere gli italiani: aziende e dipendenti non sono convinti appieno dei benefici di questa innovazione e, piuttosto, vedono il lavoro agile come un preludio al licenziamento e un’invasione della dimensione della vita privata, secondo quanto suggerisce l’Osservatorio. È anche vero che questi primi dati non possono che presentare un quadro parziale della situazione poiché le domande per gli sgravi dovevano essere presentate entro il 15 novembre 2017, soli due mesi dopo il decreto applicativo per le richieste di incentivo.

Attualmente, secondo quanto rilevato sempre dall’Osservatorio Smart Working, il lavoro agile coinvolge circa 300mila lavoratori italiani, pari all’8% del totale. Una percentuale nettamente inferiore rispetto al dato degli Stati Uniti (37%) e della media europea (17%), ma in costante crescita da 2015. Si segnala, inoltre, che non sono solo le grandi aziende ad essere attratte da questa modalità, ma si sta facendo strada anche tra le piccole e medie imprese.

Vantaggi e svantaggi dello smart working

lavoro flessibile

Le aziende sono attratte dalla possibilità di migliorare la propria produttività, riducendo alcuni costi come quelli relativi agli spazi o anche all’impiego di risorse cartacee. Inoltre, lo smart working si può rivelare anche uno strumento per rafforzare il rapporto di fiducia e la fidelizzazione tra datore di lavoro e dipendente. È il primo, infatti, a consentire al secondo di trascorrere, per esempio, più tempo con la propria famiglia, assistere i propri cari, oppure passare più tempo con i propri figli.

È interessante sottolineare, inoltre, come il lavoro agile abbia un potenziale effetto positivo anche sull’ambiente. I ricercatori del Politecnico hanno stimato che, se lo smart working prendesse effettivamente piede in Italia superando il 70% dei lavoratori, ci sarebbe una riduzione delle emissioni di CO2 pari a 135 kg all’anno, determinata da una riduzione drastica degli spostamenti casa-ufficio e viceversa.

Certo è che questo sistema funziona ad alcune condizioni: tutti gli attori in gioco, infatti, devono essere capaci di adattare il proprio modo di lavorare a orari e luoghi differenti, nonché utilizzare gli strumenti tecnologici a disposizione.

Una questione molto sentita a proposito dello smart working che può, se non trattata a dovere, trasformarsi in uno svantaggio, è quella dell’orario di lavoro: per legge l’accordo tra le parti deve stabilire quali sono i limiti della flessibilità, tenendo sempre in considerazione i vincoli giornalieri e settimanali. Il mezzo a disposizione del lavoratore per tutelarsi da questo punto di vista è quello che viene definito “diritto dalla disconnessione”, ovvero la possibilità di fissare nel contratto di lavoro determinati orari di irreperibilità del dipendente a tutela della propria vita privata.

Proprio il life-work balance sta a cuore anche a SiSalute, divisione di UniSalute servizi, creata proprio con l’obiettivo di fornire ad aziende e lavoratori degli strumenti concreti per migliorare la produttività attraverso il welfare aziendale, con un occhio di riguardo ai servizi sanitari non assicurativi. La salute, infatti, è una preoccupazione molto sentita dai lavoratori italiani che faticano, e talvolta addirittura rinunciano, a trovare il tempo per visite mediche di routine o controlli preventivi proprio per via del lavoro. Lo smart working, così come il welfare aziendale, possono rappresentare una vera e propria svolta per ottenere vantaggi concreti. Conoscevate queste opportunità?

 

Fonti:

lavoro.gov.it

agendadigitale.eu

ipsoa.it

osservatori.net

 

 

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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