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Angela Caporale190 Lettori

Welfare aziendale per piccole e medie imprese: i numeri del rapporto Welfare Index PMI

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Presentata nel mese di aprile 2018, la terza edizione del rapporto Welfare Index PMI fotografa lo stato dell’arte della diffusione e dell’efficacia del welfare aziendale tra le piccole e medie imprese in Italia. La ricerca si è concentrata su 4.014 aziende diffuse su tutto il territorio nazionale per capire in che modo un investimento a sostegno del benessere del lavoratore può portare ad un beneficio concreto dal punto di vista della produttività.

Vediamo quali sono i principali risultati e i trend più interessanti per il futuro.

Welfare Index PMI 2018: contesto, ambiti e principali risultati

rapporto welfare aziendale

A partire dai servizi più diffusi in Italia, i curatori del report hanno realizzato più di 10.000 interviste per analizzare e raccogliere informazioni a proposito delle politiche proposte in 12 principali aree di intervento:

  • previdenza integrativa
  • sanità integrativa
  • servizi di assistenza
  • polizze assicurative
  • conciliazione vita-lavoro
  • sostegno economico
  • formazione
  • sostegno all’istruzione di figli e famigliari
  • cultura e tempo libero
  • sostegno ai soggetti deboli
  • sicurezza e prevenzione
  • welfare allargato al territorio e alle comunità.

La possibilità per le aziende di agire in un campo così vasto è resa possibile dalla normativa attuale che, da un lato, prevede dei concreti incentivi fiscali per il datore di lavoro che sceglie di attivare dei piani di welfare e, dall’altro, consente di convertire i premi di produttività in servizi. L’attenzione del legislatore al tema, inoltre, ha fatto sì che, in maniera tangibile durante i tre anni di analisi svolti per realizzare il Welfare Index PMI, si allargasse la gamma di benefit da poter includere: dal 2018, per fare un esempio, è possibile infatti prevedere anche il rimborso dell’abbonamento dei mezzi pubblici.

trasporti pubblici

Quanto è diffuso il welfare aziendale delle PMI in Italia?

Per comprendere l’effettivo impatto delle normative sui contratti di lavoro in Italia, è interessante osservare le statistiche del Ministero del Lavoro: su 8.899 contratti comprendenti premi di risultato (dato aggiornato a febbraio 2018) circa la metà, ovvero 3.645 prevedono misure di welfare aziendale. Non soltanto: nel biennio 2015-2016 è raddoppiato, rispetto al biennio precedente, il numero di contratti che includono questo tipo di benefit al punto che, secondo la CISL, sono oggi la terza materia più trattata in fase di negoziazione contrattuale dopo salario e ristrutturazioni aziendali.

Se da un lato crescono anche le piccole e medie imprese che investono in questo ambito, il Welfare Index evidenzia come una percentuale davvero irrisoria pari all’1,4% ha scelto di sopprimere o ridurre le iniziative di welfare nel 2017. Al contrario, il 28,6% ha aumentato le proprie proposte, in parte lanciando nuovi servizi, in parte potenziando quelli già attivi e allargandosi anche in altri ambiti.

Focalizzando l’attenzione, quindi, sulle aree di intervento, il report individua tre ambiti nei quali la crescita tra il 2015 e il 2018 ha superato il 40% e si tratta delle polizze assicurative, delle misure a proposito della sicurezza sul posto di lavoro e quelle che mirano ad una maggiore conciliabilità di vita privata e professionale. Un’azienda su 4, inoltre, ha scelto di investire anche su fondi e casse sanitarie integrative, ma resta un ambito poco noto, nonostante risulti molto utile laddove viene proposto.

Soddisfatti o critici?

welfare pmi

Sebbene tutti dati raccolti nel Welfare Index PMI abbiano il segno “più”, si evidenzia come le progresso non sia omogeneo né geograficamente né temporalmente: infatti, sono le aziende che già hanno sperimentato delle politiche di welfare ad investire di più. Ben il 61,1% delle imprese attive in almeno otto aree hanno aumentato la propria proposta, mentre i datori di lavoro che si affacciano ora in questo ambito sono più prudenti e meno dinamici.

Il quadro globale, dunque, individua un gruppo di aziende più inclini all’innovazione che non solo hanno già sperimentato delle politiche di welfare, ma si stanno muovendo, come sottolineano anche numerosi studi sull’argomento, verso una differenziazione della proposta e una personalizzazione dei benefit, sempre più calzati sulle concrete esigenze della popolazione aziendale.

Nel complesso, il 35,6% degli imprenditori intervistati per realizzare il rapporto dichiara di aver aumentato la propria produttività aziendale grazie alle iniziative di welfare e come conseguenza di un maggiore benessere dei lavoratori. E questa percentuale cresce fino al 63,5% tra le aziende che sono più attive in questo ambito. L’impressione è che, oggi in Italia, le imprese più innovative e dinamiche sono quelle che già hanno iniziato a raccogliere i frutti dei propri investimenti e sono predisposte ad aumentare gli sforzi in questo senso. In una parola, le piccole e medie imprese che hanno scelto il welfare aziendale ne sono pienamente soddisfatte e stanno aprendo la strada affinché anche quelle più titubanti le possano seguire.

Previsioni per il futuro

formazione aziendale

Queste stesse PMI, inoltre, guardano al futuro: più della metà, infatti, è convinta che le iniziative e gli investimenti cresceranno nei prossimi anni. Il 23,5% immagina di aumentare l’impegno economico e offrire un carnet più ricco di servizi ai dipendenti, mentre il 29% prevede un potenziamento delle iniziative senza costi integrativi. In entrambi i casi, gli imprenditori sono concordi su quali sia il settore cruciale per il futuro prossimo: la formazione. Per 4 aziende su 10, infatti, sarà proprio questa l’area su cui puntare per assicurarsi vantaggi anche a medio e lungo termine.

Gli autori del report, infine, si evidenziano la necessità di puntare oltre ai semplici vantaggi fiscali che restano, ad oggi, il principale vettore di attrazione degli imprenditori verso il welfare aziendale, ma piuttosto sui vantaggi a medio-lungo termine che derivano ad un maggiore benessere dei lavoratori. Sarebbe importante, dunque, sottolineare di più i benefici in termini di fidelizzazione dei dipendenti, miglioramento della produttività, riduzione del turn over ed evoluzione delle competenze interne.

Inoltre, fattore fondamentale che rappresenta ancora una criticità è la diffusa disinformazione a proposito del welfare aziendale e dei suoi benefici. La percentuale di PMI che, nel 2017, dimostravano una conoscenza approfondita delle possibilità offerte in questo ambito era del 24,6%, in crescita rispetto al 21,6% dell’anno precedente, ma ancora piuttosto bassa. Ne consegue il fatto che anche i lavoratori non sono esaustivamente informati né dei benefici che spettano loro, né del ruolo attivo che possono svolgere, né dei servizi già inclusi nel contratto di lavoro.

Tutto ciò, però, non deve spaventare perché esistono realtà come SiSalute, divisione di UniSalute Servizi, che possono accompagnare e supportare l’azienda che vuole attivare una politica di welfare aziendale o, in particolare, potenziare la propria offerta in ambito sanitario.  Per esempio, SiSalute prevede l’opportunità di proporre ai lavoratori e alle loro famiglie dei carnet di benefit che includono attività come la prenotazione delle visite mediche, sconti su trattamenti fisioterapici o riabilitativi, visite specialistiche in tempi brevi e a tariffe agevolate. Tutti elementi che possono fare la differenza per un dipendente, offrendogli servizi di cui ha effetti bisogno e che rappresentano un primo passo, o una crescita delle proprie iniziative di welfare aziendale. Una scelta che, come conferma il Welfare Index PMI, può garantire successo e crescita in azienda. Sapete se anche sul vostro posto di lavoro sono attivi servizi del genere? Raccontateci le vostre esperienze virtuose nei commenti!

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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