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Psoriasi: come si manifesta, quali sono le cause e come curarla


La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle, che si manifesta con placche rosse ricoperte da squame bianco-argentee. È legata a una predisposizione genetica e a fattori scatenanti come infezioni, stress, fumo, obesità e alcuni farmaci. Può comparire in diverse forme – dalla più comune psoriasi volgare fino alle varianti guttata, pustolosa o con interessamento articolare – e, a seconda dell’entità con cui si manifesta, può avere un impatto variabile sulla qualità di vita. La diagnosi è sostanzialmente clinica. Non esiste una cura definitiva, ma terapie topiche, sistemiche e biologiche permettono di controllare i sintomi e ridurre le riacutizzazioni. Un corretto stile di vita, il supporto specialistico e l’attenzione agli aspetti psicologici sono parte integrante della gestione della malattia.

La psoriasi è un disturbo molto comune, che colpisce in maggioranza gli uomini. Non è contagiosa, non è legata all’età e ha un andamento spontaneo: tende infatti a comparire e scomparire senza apparente ragione.

Per approfondire l’argomento e capire come si manifesta la psoriasi e quali sono le terapie, abbiamo intervistato la dottoressa Maria Vittoria Cannizzaro, specializzata in dermatologia e venereologia presso la clinica Sanatrix di Roma.

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Che cos’è la psoriasi e come si manifesta?

La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle caratterizzata da una crescita anomala delle cellule cutanee, i cheratinociti. “Si manifesta con delle lesioni definite placche eritemato-squamose rosse, eritematose, e sovrastate da una squama di colore bianco-argenteo, che possono comparire su qualunque area del corpo. Ha carattere recidivante, è caratterizzata cioè da fasi di remissione e di riacutizzazione, e talvolta – ma non necessariamente – può provocare prurito.

Qual è il motivo per cui viene la psoriasi?

La psoriasi è una patologia multifattoriale in cui intervengono diversi elementi. “Da un lato abbiamo la predisposizione genetica: sono stati individuati molteplici loci (posizioni dei geni) nominati con psors1, psors2 e via dicendo. Dall’altro intervengono dei fattori esogeni. Alcune forme di psoriasi possono essere esacerbate, ad esempio, dall’utilizzo di alcuni farmaci, come i betabloccanti o gli ace inibitori o i sali di litio”.
Anche le infezioni possono avere un ruolo nello sviluppo della malattia: quelle causate da streptococco possono essere responsabili della forma guttata di psoriasi.
A ciò si aggiungono obesità, fumo e alcol, e fattori quali stress psico-emotivi particolarmente gravi: “non di rado capita che un paziente racconti di un’esplosione di psoriasi dopo la perdita di una persona cara oppure dopo un intervento chirurgico importante. In questi casi, quello che avviene all’interno del corpo è una disregolazione del sistema immunitario. Oggi sappiamo che intervengono in particolare i linfociti, alcune sottopopolazioni dei globuli bianchi, in particolare i linfociti t helper 1 e t helper 17, che inducono la produzione delle cosiddette citochine proinfiammatorie, che vanno ad agire sui cheratinociti e fanno sì che il ricambio cellulare aumenti, dando luogo poi alla formazione della lesione tipica, la placca”.

Incidenza e categorie a rischio

La psoriasi interessa circa il 2-3% della popolazione mondiale. Sebbene colpisca sia gli uomini che le donne, insorge più frequentemente tra i primi. I soggetti più predisposti a sviluppare la malattia sono in particolare:
  • giovani tra i 16 e i 22 anni, in particolar modo quando esiste una predisposizione genetica, determinata dalla presenza di un gene specifico
  • popolazione tra i 55 e i 60 anni, in cui l’insorgenza è associata a fattori di rischio come obesità, patologie cardiometaboliche, fumo e alcol, che aumenta il livello di infiammazione corporea e quindi, in via indiretta, anche quella che provoca la psoriasi.

La psoriasi può manifestarsi inoltre in “pazienti che soffrono già di altre patologie infiammatorie croniche, come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa”.

psoriasi immagini

helivideo/gettyimages.it

Quanti tipi di psoriasi esistono?

La psoriasi può avere manifestazioni più o meno severe, per questo per alcuni individui rappresenta solo un lieve fastidio estetico, mentre per altri rappresenta un malessere che arriva a compromettere la qualità della vita.

Le lesioni “possono interessare tutto il corpo: in base alla localizzazione distinguiamo diverse forme di psoriasi. La più classica, detta psoriasi volgare, in genere interessa le aree estensorie, quindi i gomiti e le ginocchia, ma può localizzarsi anche a livello del cuoio capelluto”.

Oltre a quella più comune, la psoriasi può manifestarsi in altre forme caratteristiche:

  • guttata
  • invertita
  • plantare
  • eritrodermica
  • pustolosa
  • psoriasi dell’unghia
  • artrite psoriasica.

Ma vediamole più nello specifico.

Psoriasi guttata

Questa forma è caratterizzata da “piccole lesioni del diametro più o meno di una moneta che possono comparire sul tronco, sull’addome, ma anche sugli arti inferiori e superiori”. In genere, nei soggetti giovani compare dopo un’infezione da streptococco.

Psoriasi invertita

La forma invertita interessa le pieghe cutanee, quindi le ascelle, la piega interglutea e anche le parti intime.

Psoriasi plantare

La psoriasi palmo-plantare coinvolge la pianta dei piedi e il palmo delle mani.

Psoriasi eritrodermica

Forma rara di psoriasi grave, per cui tutta la cute diviene eritematosa e si desquama.

Psoriasi pustolosa

Può comparire in forma localizzata o generalizzata, entrambe responsabili di lesioni pustolose. La localizzata si manifesta sui palmi delle mani e sulla pianta dei piedi tramite vescicole che si desquamano, la generalizzata è una forma grave e molto rara che si estende al corpo intero.

Psoriasi dell’unghia e artrite psoriasica

In presenza di un coinvolgimento ungueale, “si parla di onicopatia psoriasica, una forma che può avere varie manifestazioni. In questi casi può esserci una maggiore associazione con l’artrite psoriasica, malattia caratterizzata da un’infiammazione articolare cronica”.

come curare la psoriasi

Ivan-balvan/gettyimages.it

Come si diagnostica la psoriasi?

La diagnosi di psoriasi è essenzialmente clinica: “il paziente viene visitato, si raccoglie un’anamnesi per capire se esistono fattori di rischio e se c’è una familiarità. Una volta esaminate le lesioni, si cerca di classificare l’estensione della patologia sulla base dell’interessamento dell’area corporea. Per farlo, si utilizzano degli indici che permettono di definire la gravità e l’entità della condizione”.

Lo strumento diagnosi più comune è il PASI, Psoriasis Area Severity Index. “Tiene conto di vari fattori: dell’eritema, della desquamazione, della infiltrazione della placca e della estensione delle manifestazioni cliniche. Questo consente di classificare la psoriasi in lieve, moderata e severa. Inoltre, esistono dei casi dubbi in cui si può ricorrere eventualmente alla biopsia, quindi al prelievo di un piccolo pezzettino di cute per una diagnosi istologica”.

Psoriasi: come si cura?

Dalla psoriasi non si guarisce, ma ci si può curare, con trattamenti che variano in base alla severità delle manifestazioni cliniche”. Oggi sono tante le opzioni disponibili, che possono essere commisurate al quadro specifico del paziente.

Ci sono, in primo luogo, le terapie topiche, “che possono essere utilizzate nei pazienti che hanno delle manifestazioni localizzate e limitate. Ce ne sono diversi, come i derivati della vitamina D, oppure prodotti a base di corticosteroidi topici. Quando la persona soffre di psoriasi moderato-severa oppure la malattia compromette notevolmente la qualità di vita, perché interessa delle zone il viso, i genitali, oppure appunto le mani, si può ricorrere ai farmaci sistemici. In questo caso ne distinguiamo due categorie: i tradizionali, come la ciclosporina, il metotrexato o l’acitretina, e i farmaci biologici, o per meglio dire biotecnologici, vale a dire degli anticorpi monoclonali, riservati ai casi più severi”.

Chi ha la psoriasi cosa non deve mangiare?

Per quanto riguarda l’alimentazione, in ambito scientifico non esiste una dieta per la psoriasi. “Sono numerosi i pazienti che riferiscono di aver avuto beneficio da un particolare regime alimentare: quello che si tende a raccomandare è di seguire un’alimentazione sana, quindi una dieta varia ed equilibrata, che eviti i cibi infiammatori. La dieta mediterrane è sicuramente adatta.”

I risultati di alcuni studi suggeriscono che “alimenti come le solanacee (patate, pomodori, peperoni, per esempio) possano riacutizzare la psoriasi. Queste ricerche, però, non hanno trovato tutto il seguito che meritavano, forse, proprio perché, trattandosi di una patologia data da più fattori, la psoriasi necessita di un intervento su più livelli”.

In generale, il consiglio è quello di non sottovalutare le altre manifestazioni che si possono associare a questa patologia, compreso l’aspetto psicologico. “La psoriasi può avere un forte impatto sulla quotidianità di chi ne soffre ed è importante sapere che la qualità di vita può essere migliorata”.

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#IlMedicoRisponde: la dottoressa Cannizzaro risponde alle domande dei lettori

Lettori e lettrici del blog hanno rivolto alla dottoressa numerose domande attraverso la pagina Facebook di UniSalute. Abbiamo riportato qui a beneficio di tutti i nostri utenti, le risposte dell’intervista.

La psoriasi migliora durante l’estate?

Di certo in estate, con l’esposizione al sole e il caldo, la psoriasi migliora. L’elioterapia viene consigliata ai pazienti, tuttavia è importante anche in questi casi proteggersi dal sole, quindi applicare la crema solare che aiuta a prevenire i tumori della pelle. D’altro canto, in presenza di una psoriasi molto infiammata, esporsi al sole senza un’adeguata protezione può provocare un peggioramento o un’estensione delle lesioni ad altre aree del corpo. Esiste infatti un fenomeno detto isomorfismo reattivo di Koebner, che fa sì che la psoriasi insorga su una zona infiammata.

Stanchezza e apatia possono essere dovute alla psoriasi?

È importante escludere la diagnosi di artrite psoriasica. In una percentuale non troppo bassa di pazienti che soffrono di psoriasi, infatti, l’infiammazione può interessare anche le articolazioni, soprattutto delle mani. Pertanto, è necessario indagare l’eventuale associazione con questa patologia, che necessita di una cura specifica. Per quanto riguarda l’apatia e la sensazione di stanchezza, bisogna dire che la psoriasi porta con sé una quota di interessamento psicologico. È una malattia che comporta un notevole disagio, con sintomi di depressione, ansia, molto più accentuati rispetto alla popolazione generale. In questi casi, oltre alla cura dermatologica, può essere necessario l’affiancamento psicologico.

I rimedi naturali funzionano contro la psoriasi?

Molti pazienti trovano giovamento dai rimedi naturali. Un consiglio da tenere a mente è soprattutto di mantenere la pelle ben idratata. Ecco perché l’impiego di amido di riso, che è un emolliente, può dare giovamento a chi soffre di questa patologia. Esistono delle sostanze che vanno a migliorare l’aspetto della cute, rendendola più liscia, proprio perché idratano in profondità, come ad esempio prodotti a base di urea o di acido salicilico. Sui rimedi naturali andrei sempre con cautela, perché alcune sostanze potrebbero peggiorare la psoriasi, invece che migliorarla. Pertanto, come sempre, è opportuno rivolgersi a uno specialista.

Come trattare i dolori alle mani causati dell’artrite psoriasica?

Il Metotrexato è una terapia molto valida per l’artrite psoriasica così come per la psoriasi cutanea. Il consiglio, in caso di mancato beneficio, è di rivolgersi al dermatologo e/o al reumatologo per valutare se è necessario un aggiustamento del dosaggio o l’associazione con altre terapie sistemiche. Ad oggi abbiamo a disposizione numerosi farmaci come quelli biologici che, nei casi in cui i pazienti non siano responsivi alle terapie tradizionali, possono essere impiegati con beneficio.

I farmaci biologici sono efficaci contro la psoriasi guttata?

I farmaci biologici di ultima generazione hanno come bersaglio le citochine proinfiammatorie oppure alcune interleuchine. Si differenziano tra di loro per le tempistiche e la tipologia di somministrazione, che avviene per via sottocutanea oppure per via infusionale. La cadenza è settimanale, bisettimanale, mensile o trimestrale, a seconda del farmaco biologico impiegato. Sono riservati ai casi più severi, in cui la psoriasi è molto estesa e grave. Si arriva a questi farmaci, in caso di inefficacia delle terapie tradizionali o di intolleranza o in presenza di controindicazioni. Vanno fatte delle indagini sia strumentali che laboratoristiche per escludere patologie che possano controindicarne l’utilizzo.

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