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#IlMedicoRisponde: come si manifesta, quali sono le cause e come curare la psoriasi 

La psoriasi rappresenta una crescita anomala delle cellule della cute, i cheratinociti, che danno luogo a lesioni, generalmente ricoperte da squame bianche. Si tratta di un disturbo molto comune che interessa circa il 2-3% della popolazione mondiale, soprattutto di sesso maschile. Questa condizione non è contagiosa, non è legata all’età e ha un andamento spontaneo: tende infatti a comparire e scomparire senza apparente ragione. Per approfondire l’argomento e capire come si manifesta la psoriasi e quali sono le terapie, abbiamo intervistato la dottoressa Maria Vittoria Cannizzaro, specializzata in dermatologia e venereologia presso la clinica Sanatrix di Roma.

Che cos’è la psoriasi e come si manifesta

“La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle, con carattere recidivante, ovvero caratterizzata da fasi di remissione e di riacutizzazione”, spiega la dermatologa. “Si manifesta con delle lesioni cutanee che vengono definite ‘placche eritemato-squamose’ che possono comparire su qualunque area del corpo. Sono rosse ed eritematose, sovrastate da una crosta, una squama di colore bianco-argenteo. Talvolta il paziente può avvertire prurito, ma non necessariamente”.

psoriasi

helivideo/gettyimages.it

Le varie forme della psoriasi

Le lesioni, precisa la dottoressa, “possono interessare tutto il corpo e in base alla localizzazione distinguiamo diverse forme di psoriasi: la più classica, detta psoriasi volgare, in genere interessa le aree estensorie, quindi i gomiti e le ginocchia, ma può localizzarsi anche a livello del cuoio capelluto”.

Oltre a quella più comune, la psoriasi si manifesta in varie forme abbastanza caratteristiche. Le principali sono::

  • guttata
  • invertita
  • plantare
  • eritrodermica
  • pustolosa
  • psoriasi dell’unghia
  • artrite psoriasica.

Ma vediamole più nello specifico.

La psoriasi guttata

Questa forma è caratterizzata da “piccole lesioni del diametro più o meno di una moneta che possono appunto comparire sul tronco, sull’addome, ma anche sugli arti inferiori e superiori”. In genere, nei soggetti giovani compare dopo un’infezione da streptococco.

La psoriasi invertita

La forma invertita interessa le pieghe cutanee, quindi le ascelle, la piega interglutea e anche le parti intime.

La psoriasi plantare

La psoriasi palmo plantare coinvolge la pianta dei piedi e il palmo delle mani.

La psoriasi eritrodermica

Forma rara di psoriasi grave, per cui tutta la cute diviene eritematosa e si desquama.

La psoriasi pustolosa

Forma localizzata o generalizzata: entrambe provocano lesioni pustolose, ma la localizzata si manifesta sui palmi delle mani e sulla pianta dei piedi tramite vescicole che si desquamano, la generalizzata invece è una forma grave e molto rara e riguarda per intero il corpo di chi ne soffre.

La psoriasi dell’unghia e l’artrite psoriasica

In alcuni casi, inoltre, può esserci anche un coinvolgimento ungueale. “Si parla, in questi casi, di onicopatia psoriasica, che può avere varie manifestazioni. e in questi casi a volte si ha una maggiore associazione poi anche con l’artrite psoriasica, malattia caratterizzata da un’infiammazione articolare cronica”.

È evidente, quindi, che la gravità di questo disturbo varia molto a seconda della loro estensione, tanto che per alcuni individui rappresenta solo un lieve fastidio estetico, mentre per altri rappresenta un malessere che arriva a compromettere la qualità dell’intera vita.

psoriasi tipologie

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È vero che la psoriasi interessa soprattutto gli uomini?

Sebbene interessi sia gli uomini che le donne, “la psoriasi colpisce in percentuale relativamente maggiore i primi. In generale, possiamo distinguere i soggetti più predisposti a sviluppare la malattia in due categorie. Prima di tutto, si tratta dei giovani tra i 16 e i 22 anni, in particolar modo quando esiste una predisposizione genetica, determinata dalla presenza di un gene specifico”. Sono stati identificati molteplici fattori, tuttavia, in queste persone, l’aspetto genetico è preponderante.

“Nella seconda fascia di popolazione più colpita, quella tra i 55 e i 60 anni, invece, si associano altri fattori di rischio come: l’obesità, le patologie cardiometaboliche, il fumo e l’alcol, che aumentare il livello di infiammazione corporea e quindi, in via indiretta, anche quella che poi porta alla psoriasi”.

La dottoressa ricorda inoltre che la psoriasi può manifestarsi in “pazienti che soffrono già di altre patologie infiammatorie croniche, come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa”.

Le cause della psoriasi

La psoriasi è una patologia multifattoriale in cui intervengono diversi elementi. Come abbiamo anticipato, “da un lato abbiamo la predisposizione genetica. Sono stati individuati molteplici loci (posizioni dei geni) nominati con: psors1, psors2 e via dicendo. Dall’altro intervengono dei fattori esogeni. Alcune forme di psoriasi possono essere esacerbate, ad esempio, dall’utilizzo di alcuni farmaci, come i betabloccanti o gli ace inibitori o i sali di litio”.

Anche le infezioni possono avere un ruolo nello sviluppo della malattia: la dermatologa ricorda infatti che quelle causate da streptococco possono essere responsabili della forma guttata di psoriasi. A ciò si aggiungono obesità, fumo e alcol, e fattori quali stress psico-emotivi particolarmente gravi: “non di rado capita che un paziente racconti di un’esplosione di psoriasi dopo la perdita di una persona cara oppure dopo un intervento chirurgico importante. In questi casi, quello che avviene all’interno del nostro corpo è una disregolazione del sistema immunitario. Oggi sappiamo che intervengono in particolare i linfociti, alcune sottopopolazioni dei globuli bianc

tristezza sbalzi d'umore

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hi, in particolare i linfociti t helper 1 e t helper 17, che inducono la produzione delle cosiddette citochine proinfiammatorie, che vanno ad agire poi sui cheratinociti, ovvero le cellule della nostra pelle, e fanno sì che il ricambio cellulare aumenti, dando luogo poi alla formazione della lesione tipica, la placca”.

Come si diagnostica la psoriasi?

La diagnosi di psoriasi è essenzialmente clinica: “il paziente viene visitato, si raccoglie un’anamnesi per capire se esistono fattori di rischio, se c’è una familiarità. E una volta esaminate le lesioni si cerca di classificare l’estensione della patologia sulla base dell’interessamento dell’area corporea. Per farlo, utilizziamo degli indici che ci aiutano nel definire poi la gravità e l’entità della psoriasi”.

Lo strumento diagnosi più comune è il PASI, Psoriasis Area Severity Index. “Tiene conto di vari fattori: dell’eritema, della desquamazione, della infiltrazione della placca e della estensione delle manifestazioni cliniche. Questo ci consente di classificare la psoriasi in lieve, moderata e severa. Inoltre, esistono dei casi dubbi in cui si può ricorrere eventualmente alla biopsia, quindi al prelievo di un piccolo pezzettino di cute per una diagnosi istologica”.

Psoriasi: come si cura

Come precisa la dottoressa, “dalla psoriasi non si guarisce, ma ci si può curare, con trattamenti che variano in base alla severità delle manifestazioni cliniche”.

Ci sono, in primo luogo, le terapie topiche, “che possono essere utilizzate nei pazienti che hanno delle manifestazioni localizzate ed estremamente limitate. Ce ne sono diversi, come i derivati della vitamina D, oppure i prodotti a base di corticosteroidi topici.  Quando la persona soffre di psoriasi moderato-severa oppure la malattia compromette notevolmente la qualità di vita, perché interessa delle zone il viso, i genitali, oppure appunto le mani, si può ricorrere ai farmaci sistemici. In questo caso ne distinguiamo due categorie: i tradizionali, come la ciclosporina, il metotrexato o l’acitretina; e i farmaci biologici, per meglio dire biotecnologici, che sono degli anticorpi monoclonali, riservati ai casi più severi”.

cura psoriasi

Suze777/gettyimages.it

L’alimentazione ha un ruolo nella cura della malattia?

Per quanto riguarda l’alimentazione, nell’ambito scientifico è bene specificare che non esiste una dieta per la psoriasi. “Sono numerosi i pazienti che riferiscono di aver avuto beneficio da un particolare regime alimentare: quello che si tende a raccomandare è di seguire un’alimentazione sana, quindi una dieta varia ed equilibrata, che eviti appunto tutti quei cibi pro infiammatori. Noi abbiamo la dieta mediterranea, che è sicuramente adatta.”.

Bisogna ricordare, però, i risultati di alcuni studi: “alimenti come le solanacee (patate, pomodori, peperoni, per esempio), potrebbero riacutizzare la psoriasi. Ci tengo a ribadire, ad ogni modo, che questi studi non hanno trovato tutto il seguito che meritavano, forse, proprio perché essendo una patologia data da più fattori, la psoriasi necessita di un intervento su più livelli”.

#IlMedicoRisponde: la dottoressa Cannizzaro risponde alle domande dei lettori

Lettori e lettrici del blog hanno rivolto alla dottoressa numerose domande attraverso

la pagina Facebook di UniSalute. Abbiamo riportato qui a beneficio di tutti i nostri utenti, le risposte dell’intervista.

La psoriasi migliora durante l’estate?

Luigi racconta che da qualche mese soffre di psoriasi e ha sentito dire che in estate la situazione migliora. Vorrebbe sapere se ci sono indicazioni particolari per esporsi al sole.

“Di certo in estate, con il sole e il caldo, la psoriasi migliora”, risponde la dottoressa  “L’elioterapia viene consigliata ai pazienti, tuttavia è importante anche in questi casi proteggersi dal sole, quindi applicare la crema solare che ci aiuta nella prevenzione dei tumori della pelle. D’altro canto dobbiamo dire che, se la sua psoriasi è molto infiammata e si espone al sole senza un’adeguata protezione, potrebbe estendersi ad altre aree del corpo, o accentuarsi. Esiste infatti un fenomeno che chiamiamo isomorfismo reattivo di Koebner, che fa sì che la psoriasi insorga su una zona infiammata”.

Stanchezza e apatia dovute alla psoriasi?

Agata manifesta dolori in tutto il corpo, sensazione di stanchezza e apatia: chiede alla dottoressa se una delle cause potrebbe essere la psoriasi.

“Per quanto riguarda i dolori che Agata manifesta, è importante escludere la diagnosi di artrite psoriasica”, specifica per prima cosa la dermatologa. “In una percentuale non troppo bassa dei pazienti che soffrono di psoriasi, infatti, l’infiammazione può interessare anche le articolazioni, soprattutto delle mani. Pertanto, è necessario indagare l’eventuale associazione con questa patologia, proprio perché necessita di una cura specifica. Inoltre, per quanto riguarda l’apatia e la sensazione di stanchezza, bisogna dire che la psoriasi porta con sé una quota di interessamento psicologico. È una malattia che comporta un notevole disagio, con sintomi di depressione, ansia, molto più accentuati rispetto alla popolazione generale. In questi casi, oltre alla cura dermatologica, può essere necessario l’affiancamento psicologico”.

Psoriasi e rimedi naturali

I racconti di due utenti sono l’occasione per affrontare il tema dei rimedi naturali. Francesca, infatti, ha un figlio che da dieci anni soffre di psoriasi, e non ha ottenuto risultati con nessuna delle creme utilizzate. Con acqua e bicarbonato, invece, la situazione sembra migliorare. Anche Raf racconta di aver notato qualche miglioramento con un rimedio naturale, con l’amido di riso nello specifico, sia in polvere che in crema. Cosa possiamo dire sull’argomento?

La dottoressa risponde che “molti pazienti trovano giovamento dai rimedi naturali. Tuttavia, il consiglio che posso dare a chi soffre di psoriasi è soprattutto di mantenere la pelle ben idratata. Ecco perché l’impiego di amido di riso, che è un emolliente, può dare giovamento a chi soffre di questa patologia. Esistono delle sostanze che vanno a migliorare l’aspetto della cute, rendendola più liscia, proprio perché idratano in profondità, come ad esempio prodotti a base di urea o di acido salicilico. Sui rimedi naturali andrei sempre con cautela, perché alcune sostanze potrebbero peggiorare la psoriasi, invece che migliorarla. Pertanto, come sempre, è opportuno rivolgersi a uno specialista”.

Dolori alle mani a causa dell’artrite psoriasica

Antonio soffre di artrite psoriasica, ha dolori diffusi alle mani nonostante assuma 10 mg di Reumaflex a settimana. Vorrebbe un parere della dottoressa a riguardo.

“Il ReumaFlex, sarebbe il Metotrexato, è una terapia molto valida per l’artrite psoriasica così come per la psoriasi cutanea”, risponde in primo luogo l’intervistata. “Il consiglio, in questi casi, è di rivolgersi al dermatologo e/o al reumatologo che l’ha in cura per valutare se è necessario un aggiustamento del dosaggio o l’associazione con altre terapie sistemiche. Ad oggi abbiamo a disposizione numerosi farmaci come quelli biologici che, nei casi in cui i pazienti non siano responsivi alle terapie tradizionali, possono essere impiegati con beneficio”.

Cura biologica per la psoriasi guttata

Lauretta soffre di psoriasi guttata. Racconta di aver provato tante creme, mentre adesso si sta sottoponendo a una cura biologica, ma non ha ancora dei benefici.

“I farmaci biologici sono di ultima generazione, altamente ingegnerizzati. Si tratta di anticorpi monoclonali che fanno dei bersagli specifici, in questo caso delle citochine proinfiammatorie, oppure alcune interleuchine.

Si differenziano tra di loro per le tempistiche e le tipologie di somministrazione, che avviene per via sottocutanea oppure per via infusionale. La cadenza è settimanale, bisettimanale, mensile o trimestrale, a seconda del farmaco biologico impiegato. Sono riservati ai casi più severi, in cui appunto il quadro clinico e la psoriasi è molto estesa e grave”.

La dottoressa continua ricordando che, prima di arrivare a fare questi farmaci, “bisogna aver fallito le cosiddette terapie tradizionali o essere intolleranti o avere delle controindicazioni. Vanno fatte delle indagini sia strumentali che laboratoristiche per escludere delle patologie che possano controindicarne l’utilizzo. Pertanto, il consiglio che do a Lauretta è di avere pazienza, perché piano piano con la terapia che sta facendo, sicuramente, troverà la strada giusta”.

Dopo aver risposto alle domande di lettori e lettrici, la dottoressa Cannizzaro ricorda che “oggi la psoriasi si può trattare, abbiamo tanti farmaci a disposizione, farmaci che possono essere misurati sul paziente. E, soprattutto, ancora una volta il consiglio è di non sottovalutare tutte le altre manifestazioni che si possono associare a questa patologia e neppure l’aspetto psicologico. Sappiamo che la psoriasi ha un forte impatto sulla qualità di vita di chi ne soffre e quello che è importante sapere è che si può gestire e che si può avere una qualità di vita migliore, come tutte le persone meritano”.

Per monitorare la salute e migliorare lo stile di vita, UniSalute mette a disposizione diversi piani di protezione salute per la famiglia, gli adulti, i ragazzi e la terza età.

Articolo scritto con il contributo di Carmela Giambrone.

Erica Di Cillo
Erica Di Cillo vive e lavora a Bologna e da alcuni anni collabora con diverse testate online. Per il blog InSalute scrive articoli finalizzati a divulgare le buone pratiche di prevenzione e controllo della salute.

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