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Come funziona il percorso fast track per la chirurgia protesica di anca e ginocchio?

Le tecnologie all’avanguardia, le tecniche chirurgiche e anestesiologiche hanno rivoluzionato il settore della chirurgia protesica di anca e ginocchio: oggi il percorso Fast Track permette una dimissione precoce e un veloce recupero. Per capire meglio quali sono le differenze rispetto agli interventi standard e come funziona la riabilitazione del paziente, abbiamo intervistato due esperti. Si tratta del professor Giuseppe Peretti, ordinario presso l’Università degli Studi di Milano, direttore della scuola di specializzazione di ortopedia e traumatologia, e primario dell’équipe universitaria di ortopedia rigenerativa e ricostruttiva presso l’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, e del dottor Nicola Ursino, responsabile della divisione di chirurgia articolare sostitutiva e chirurgia ortopedica dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano IRCCS del Gruppo San Donato.

L’evoluzione degli interventi protesici e il protocollo Fast Track

Il percorso Fast Track è un protocollo multidisciplinare strutturato: può essere sia intraospedaliero che extra-ospedaliero e ha come obiettivo la rapida dimissione del paziente in sicurezza. Come spiega il professor Peretti, il Fast Track coinvolge diversi attori: il chirurgo ortopedico, l’anestesista, il fisiatra, l’infermiere, il fisioterapista, il nutrizionista e anche il personale amministrativo, che deve coordinarli.

I vantaggi del percorso Fast Track

Negli ultimi 20 anni la chirurgia protesica di anca e ginocchio si è evoluta anche per quanto riguarda i protocolli di degenza dei pazienti. Il recupero post-operatorio, infatti, non prevede più che la persona rimanga allettata per diversi giorni, e la dimissione al domicilio può avvenire con tempistiche molto ridotte. L’adozione del cosiddetto protocollo Fast Track, infatti, ha ridotto le degenze e, in alcuni casi, reso possibile l’operazione in regime di one-day surgery.

fast track benefici

alvarez/gettyimages.it

I vantaggi principali sono quindi:

  • degenza ospedaliera ridotta
  • maggiore coinvolgimento del paziente nel percorso terapeutico
  • minori complicazioni perioperatorie e basso rischio di infezioni ospedaliere
  • minore necessità di trasfusioni di sangue
  • costi sociali più bassi rispetto alla chirurgia tradizionale.

Percorso Fast Track negli interventi di protesi d’anca e ginocchio

“Fino a qualche anno fa, la dimissione del paziente operato per impiantare una protesi all’anca o al ginocchio avveniva nell’arco di 7-10 giorni, qualche volta anche di più”, afferma Peretti. Dopo la chirurgia, infatti, la persona veniva sistematicamente trasferita in un reparto di fisiatria per il recupero funzionale, e lì rimaneva ancora per diversi giorni, portando il tempo di ricovero complessivo anche a 3 settimane.

“Il trasferimento in fisiatria si effettua ancora, ma è limitato a quei pochi pazienti che sono trattati con interventi particolarmente invasivi, o le cui condizioni generali richiedono un monitoraggio post-operatorio particolarmente prolungato”. Per tutti gli altri casi, invece, è prevista la mobilizzazione molto rapida: “chi ha subito un’operazione di questo tipo viene istruito subito a camminare, a salire e scendere le scale”, continua l’intervistato. “Il paziente, quindi, è reso autonomo in tempi brevi e, quando i parametri vitali sono nella norma, viene dimesso. Può trattarsi di 2-3 o 4 giorni”.

Il paziente viene invitato a seguire un protocollo di riabilitazione, con una serie di esercizi che ha già imparato durante il breve ricovero e che deve continuare a fare a casa. Ad ogni modo, verrà successivamente seguito in ambulatorio per controllare che la guarigione avvenga nel modo migliore. “In alcuni casi abbiamo iniziato a utilizzare un protocollo di teleriabilitazione”, aggiunge il professore, “che consente di eseguire gli esercizi a casa, con un monitoraggio tramite video da parte del fisioterapista. È ancora a livello sperimentale, ma contiamo di applicarlo nella pratica clinica molto presto”.

paziente ospedale

Inside Creative House/gettyimages.it

Il ruolo del coinvolgimento attivo del paziente

L’approccio multidisciplinare del protocollo Fast Track prevede il coinvolgimento attivo dei pazienti: l’obiettivo di un ricovero veloce, infatti, si possono raggiungere solo in questa maniera. Come precisa Peretti, sia la persona che deve sottoporsi all’intervento che i suoi familiari prendono parte a un percorso in cui i sanitari li informano nella maniera più precisa. “Vengono affrontati tutti i vari passaggi, dalla degenza al gesto chirurgico, al post-operatorio e alla riabilitazione. Alla fine, il paziente deve dimostrare di aver appreso correttamente tutte le informazioni necessarie”.

La preparazione pre-operatoria nel Fast Track

Oltre a spiegare come avverrà e cosa comporterà l’operazione, prima di sottoporre un paziente alla chirurgia protesica secondo il protocollo Fast Track è necessario individuare precocemente eventuali fattori di rischio che potrebbero favorire l’insorgenza di complicanze. Tra questi, sottolinea il professore, bisogna ricordare:

  • il fumo e l’assunzione degli alcolici
  • le sindromi ansioso-depressive
  • la magrezza o l’obesità
  • i disturbi dell’alimentazione
  • l’anemia sideropenica.

Quali sono le caratteristiche del percorso Fast Track?

I punti cardine di questo percorso sono:

  • le tecniche chirurgiche mininvasive
  • la minimizzazione del digiuno pre-operatorio
  • l’ottimizzazione dell’analgesia post-operatoria
  • la mobilizzazione precoce del paziente.

“Nelle nostre équipe, quando operiamo un paziente di protesica di anca e di ginocchia, valutiamo sempre l’opportunità di inserire un percorso Fast Track”, spiega Peretti. “L’intervento chirurgico prevede il risparmio tissutale. Per esempio: nella protesica di anca, per raggiungere l’articolazione i muscoli vengono spostati o sezionati. Questo fa sì che il paziente sia poi in grado di recuperare molto rapidamente”.

Per le protesi al ginocchio, si attua il cosiddetto allineamento cinematico, “che è fondamentalmente il ripristino di una biomeccanica articolare originale, che ha dei benefici sia a breve che a lungo”.

La riabilitazione dei pazienti operati con protocollo Fast Track

Il percorso Fast Track, grazie alle sue particolari caratteristiche, permette una dimissione precoce al domicilio. “Grazie alle innovative tecniche anestesiologiche e chirurgiche, attraverso la tecnica della mininvasività, o del tissues sparing(risparmio tissutale), una volta che è terminato l’effetto dell’anestesia, soprattutto per quanto riguarda le fibre motorie, il paziente viene invitato subito a mettersi in piedi”, racconta il dottor Ursino.

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KatarzynaBialasiewicz/gettyimages.it

Gli effetti si avvertono anche sul tono dell’umore del paziente, mentre a livello fisico “il Fast Track favorisce la minzione (il paziente è senza catetere vescicale), aiuta la peristalsi, evita quelli che sono i capogiri dopo una stazione prolungata a letto”.

Durante la prima giornata il paziente verrà invitato a camminare con le stampelle, così come è già stato addestrato da parte dei fisioterapisti nel percorso pre-operatorio. Nella terza farà un percorso riabilitativo più complicato, come ad esempio: la salita e la discesa delle scale.

“A questo punto, se i parametri sono in sicurezza, il paziente può essere dimesso. Sarà accompagnato anche nel percorso riabilitativo e avrà sempre un sanitario di riferimento, che a sua volta al bisogno può coinvolgere anche gli altri specialisti del pool”.

Il percorso riabilitativo, iniziato precocemente e portato avanti con competenza, permette in genere al paziente di presentarsi a controllo dopo 45 giorni dall’intervento già senza stampelle e con uno schema motorio particolarmente abile.

#ILMEDICORISPONDE: il prof. Peretti e il Dott. Ursino rispondono alle domande dei nostri lettori

Abbiamo selezionato alcune tra le numerose domande arrivate sulla pagina Facebook di UniSalute, rivolte ai nostri intervistati.

Riacquistare la piena mobilità del ginocchio dopo una protesi totale

La prima domanda arriva da Giuseppe: sua moglie è stata operata al ginocchio da 3 mesi  per l’impianto di una protesi totale. L’intervento è andato bene, ma lei non riesce ancora a piegare il ginocchio.

“Il ripristino della funzionalità è necessariamente dipendente dal timing dell’intervento chirurgico, per cui l’intervento non deve essere fatto né troppo precocemente né troppo tardi perché andando avanti nel tempo vengono compromesse anche le strutture capsulari tendinee e muscolari”, ricorda il dottor Ursino, rispondendo al nostro lettore. “In ogni caso, il paziente ha a disposizione un anno intero per migliorare il suo range articolare, e si deve impegnare al massimo attraverso la fisioterapia, la cyclette e la piscina”.

Dolore alle anche: di cosa si tratta?

Maria Pia ha problemi con entrambe le anche e sente dei forti dolori anche a livello muscolare e chiede al professor Peretti se si tratta di una conseguenza dell’artrosi o potrebbe essere altro. Vorrebbe inoltre sapere se si possono operare contemporaneamente entrambe le anche.

“La sintomatologia che la lettrice descrive può sicuramente essere quella di una artrosi di entrambe le anche, e il dolore alla muscolatura può essere un’irradiazione di quello a livello delle anche. Può essere avvertito addirittura nelle cosce, ma anche fino al ginocchio in alcuni casi, anzi, spesso in realtà. Qualche volta il dolore si irradia anche a livello della muscolatura glutea, e questo succede quando per esempio la componente artrosica è di prevalenza acetabolare, ovvero coinvolge il bacino a livello dell’articolazione dell’anca”.

Alla domanda se ci si può sottoporre a un unico intervento chirurgico, Peretti risponde di sì. “Naturalmente bisogna valutare il paziente, se dal punto di vista anestesiologico può sopportare una chirurgia più invasiva, perché si fanno due interventi nello stesso nello stesso momento, ma a livello tecnico è possibile. Al Galeazzi abbiamo già una casistica numerosa in pazienti operati a entrambe le anche, e devo dire che il tempo di recupero post-operatorio è solo di poco superiore rispetto a quelli che vengono operati a una sola articolazione”.

Dolore e rigidità al ginocchio dopo l’intervento

La nostra lettrice Serenella racconta di essere operato al ginocchio sinistro con protesi monocompartimentale, da alcuni mesi. Ha fatto riabilitazione in piscina riabilitativa e con elettrostimolatori, percorrere le scale senza problemi, ma quando cammina ha un dolore alla parte interna e sente il ginocchio rigido. All’ultimo controllo, fatto il 4 gennaio, il medico le ha detto che ha solo bisogno di caricare, ma lei non riesco a tenere il peso sul ginocchio operato. Vorrebbe sapere se è normale o c’è qualcosa che non va.

Il professor Peretti risponde spiega come i pazienti che vanno incontro a un intervento di protesi monocompartimentale abbiano un disturbo del carico che normalmente si svolge solo in una zona limitata del ginocchio. “Questo non comporta solo il consumo della cartilagine, ma anche la sofferenza dell’osso che sta subito sotto la cartilagine, e produce quello che noi chiamiamo edema subcondrale. Una volta subito l’intervento chirurgico, quindi, e aver rivestito le cartilagini, bisogna rieducare l’osso alla distribuzione nuova del carico, e questo comporterà necessariamente un miglioramento, quindi continui pure a camminare”.

Zoppia dopo intervento di protesi totale al ginocchio

L’ultimo quesito è di Maria, che ha subito un intervento di protesi totale al ginocchio due mesi fa e utilizza ancora una stampella, perché senza zoppica. Vorrebbe sapere quanto tempo ci vorrà ancora per camminare bene.

“A Maria direi che è importante capire la motivazione di questa zoppia”, risponde Peretti. “Potrebbe essere dovuta, ad esempio, a una eccessiva prudenza perché il paziente ha paura e allora va incoraggiato a superare il problema, oppure può essere dovuto al dolore. In questo caso, bisogna indagare sulle cause: può derivare dall’osso, oppure essere dovuto all’insufficienza muscolare, il che è frequente. Se così fosse, sarebbe necessaria una rivalutazione del programma di rieducazione funzionale, con una particolare attenzione al rinforzo muscolare, che di solito risolve il problema nel giro di poche settimane”.

Grazie al professor Peretti e al dottor Ursino, abbiamo visto come oggi gli interventi di protesi all’anca e al ginocchio non abbiano delle degenze prolungate, se eseguite con il percorso Fast Track. Tuttavia, anche in questi casi, la riabilitazione riveste un ruolo molto importante, per il recupero funzionale del movimento e l’eliminazione del dolore. Una polizza come Fisioterapia di UniSalute permette, sia a seguito di un intervento che di un infortunio, di usufruire di prestazioni specialistiche convenzionate a prezzi vantaggiosi, e di prenotare visite fisioterapiche presso strutture di qualità. Una soluzione da considerare per affrontare gli imprevisti con maggiore serenità.

 

Conoscevate il percorso fast track per la chirurgia protesica?

Erica Di Cillo
Erica Di Cillo vive e lavora a Bologna e da alcuni anni collabora con diverse testate online. Per il blog InSalute scrive articoli finalizzati a divulgare le buone pratiche di prevenzione e controllo della salute.

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