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perché allattare al seno

Perché è importante allattare al seno per tutto il primo anno di vita?

Sin dalle prime ore di vita, è il latte materno a fornire al neonato le sostanze nutritive di cui ha bisogno per crescere. L’allattamento è infatti un atto istintivo, tanto per il bambino quanto per la madre, i cui benefici sono molteplici non soltanto dal punto di vista nutrizionale. Eppure sono molte le domande e le incertezze dei neogenitori su questo argomento, un dato emerso anche durante il convegno “La salute si impara da piccoli”, organizzato da UniSalute a Bologna lo scorso 8 settembre, che ha coinvolto esperti di nutrizione infantile come il professore di Pediatria Andrea Pession e il professore di Ginecologia Sergio Pecorelli.

Rispondendo ai dubbi dei genitori presenti in sala, i medici hanno chiarito alcuni importanti aspetti dell’allattamento. Tra i dubbi più frequenti: perché allattare al seno e per quanto tempo? Quali alternative al latte materno possono essere prese in considerazione?

Vediamo insieme quali sono state le loro risposte.

Perché allattare al seno? Rispondono gli esperti

allattamento al seno benefici

Tomsickova Tatyana/shutterstock.com

L’intervento del professor Pession si è concentrato sull’importanza della prevenzione dell’obesità infantile, tema strettamente collegato all’esigenza di porre attenzione sin da subito ad una corretta alimentazione infantile. “Prima di tutto – introduce l’ospite – è utile ricordare perché allattare al seno è così è importante: nel primo anno di vita, il latte materno contiene tutto ciò di cui il bambino ha bisogno per la sua crescita. È in assoluto l’alimento ideale”.

Il consiglio del pediatra è dunque quello di allattare il bambino fino a sei mesi. “Ciò non toglie che, già a partire dai quattro mesi, i bambini siano in grado di digerire altri alimenti e che, in alcuni casi, sia necessario fare delle integrazioni.” Un’indicazione valida sia che l’alimento esclusivo della dieta del neonato sia effettivamente il latte materno, sia nel caso in cui il neonato venga nutrito con il latte di un’altra mamma, che ha scelto di donarlo ad una banca del latte.

Questo non significa che dopo i sei mesi bisogna smettere di allattare: “si può andare avanti anche fino al diciottesimo o al ventesimo mese – aggiunge Pession – ma senza esagerare”, per evitare di generare altre problematiche anche di tipo psicologico.

Si può conservare il latte materno?

Una seconda questione critica, che interessa molte mamme e molti papà,riguarda la conservazione del latte. Il rientro al lavoro dopo la maternità, infatti, porta molte mamme a ridurre la frequenza delle poppate dal seno, e fa nascere l’esigenza di nutrire il bambino con il latte materno, utilizzando il biberon.

Gli esperti intervenuti al convegno di UniSalute sono, da questo punto di vista, piuttosto ottimisti: secondo la loro esperienza, sono rari i casi in cui sia stato necessario interrompere l’allattamento per via di impedimenti di questo genere. Tuttavia una soluzione per i casi di emergenza esiste ed è confermata anche dalle Linee guida del Ministero della Salute.

È possibile, infatti, conservare il latte materno in frigorifero a una temperatura di +4°C fino ad un massimo di 24 ore. Entro questo lasso di tempo e a queste condizioni, è considerato sicuro: può, quindi, essere utilizzato per nutrire il neonato. “È un’opzione – commenta il pediatra – ma non deve diventare la costante: il rischio è di non mantenere la lattazione, stimolata per natura dalla suzione periodica.”

latte neonati

Monthira/shutterstock.com

Come funzionano le Banche del Latte Umano Donato?

Un’ opzione alternativa all’allattamento classico, non molto conosciuta,ed utilizzata in casi specifici, è quella delle Banche del Latte Umano Donato (BLUD). Secondo la definizione ministeriale, le Banche del Latte hanno la funzione di selezionare, raccogliere, controllare, trattare, conservare e distribuire il latte umano ceduto volontariamente da alcune neomamme. In Italia (dati 2011), sono ben 32 che accolgono donazioni da 1.122 madri, per un totale di 7.6000 litri di latte raccolto.

Questo latte viene impiegato primariamente per la nutrizione dei bambini prematuri, nei casi in cui la madre non riesca a produrre latte. Interviene, dunque, in un momento molto delicato, ragion per cui l’attività delle BLUD è definita e regolata nei dettagli dalle linee guida, costantemente aggiornate, della Società Italiana di Neonatologia.

È interessante osservare come, secondo i dati raccolti sempre dal Ministero della Salute, la presenza e l’utilizzo delle Banche del Latte Umano Donato rappresentino su scala globale, degli incentivi alla diffusione della cultura dell’allattamento materno.

sostituti latte materno

Africa Studio/shutterstock,com

Che tipo di latte in sostituzione di quello materno?

Un’ulteriore questione cruciale quando si parla del perché allattare al seno e delle difficoltà che questo talvolta comporta è quella dell’alternativa al latte materno. “Le formule sono molto cambiate negli ultimi cinque anni – spiega il professor Pession – e quindi oggi non troviamo più sul mercato prodotti che ‘gonfiano’ i bambini.” Al contrario, le formule di accrescimento e mantenimento disponibili possono rispondere alle esigenze nutrizionali fino al terzo anno di età. “Dal 12esimo al 18esimo mese di vita – aggiunge l’esperto – si può dare ai bambini anche un latte intero di qualità che rappresentar un’alternativa più economica delle formule ma che può essere adatta.”

Il tema dell’allattamento al seno si intreccia con quello della prevenzione di diverse patologie: è dimostrato, infatti, come il latte materno abbia una funzione protettiva sul presente e sul futuro del bambino.

 La prevenzione, dunque, inizia a tavola sin dai primi giorni di vita, e nei primi anni di vita è affidata ai genitori, che hanno un compito di grande responsabilità: vegliare sulla salute dei figli ed educarli ad uno stile di vita sano. Qualcuno sceglie di farsi affiancare da un team di medici coscienziosi e preparati, stipulando una polizza assicurativa per i più piccoli, come

Protezione Famiglia Ragazzi, la polizza assicurativa di UniSalute pensata proprio per bambini e ragazzi di età compresa tra i 4 e i 18 anni. Si tratta in primo luogo di un modo per a avere il supporto di un pediatra fidato e di professionisti preparati nelle varie fasi della crescita, ma non soltanto. La polizza include infatti un programma di prevenzione dell’obesità infantile che, sulla base dello stile di vita del bambino e della famiglia, porta all’elaborazione di un piano alimentare e motorio perfetto per consentire una crescita in salute.

 

Avete ancora dei dubbi a proposito dell’allattamento? Scriveteci nei commenti che torneremo sull’argomento!

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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