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Cause e conseguenze di sovrappeso e obesità in età pediatrica: l’importanza di una corretta prevenzione

Un recente studio dell’Università di Padova ha evidenziato come l’89% dei bambini sovrappeso coinvolti nel progetto di ricerca e il 52% di quelli obesi, veniva considerato dalle proprie madri normopeso. Questo errore di percezione è il primo elemento emerso durante l’intervento del dottor Andrea Pession, Direttore Responsabile Pediatria – Policlinico di Sant’Orsola e Professore Ordinario di Pediatria – Università degli Studi di Bologna, ospite del convegno “La salute si impara da piccoli” organizzato da UniSalute a Bologna lo scorso 8 settembre.

Fortunatamente, rispetto a 40 anni fa le cose stanno cambiando: oggi l’opinione pubblica ha assimilato il concetto per cui il sovrappeso e l’obesità sono problematiche che, prima o poi, presentano il conto. È fondamentale, però, ribadire che non esiste cura dell’obesità senza prevenzione, ragion per cui l’informazione è uno strumento prezioso. A partire, dunque, dall’intervento del prof. Pession all’incontro bolognese, parleremo dell’obesità infantile, delle possibili conseguenze e, soprattutto, di come comportarsi con i propri figli per consentire loro di crescere in salute.

Obesità infantile e sovrappeso: conoscere per prevenire

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È necessario partire da una definizione di obesità, una condizione patologica legata all’accumulo di grasso che procura problemi di salute e colpisce, indifferentemente, bambini e adulti in tutto il mondo. Se, infatti, spesso si fanno delle distinzioni tra Nord Italia e il Sud, isole incluse, dove il problema è più diffuso per ragioni culturali, ambientali e sociali, dobbiamo considerare che l’obesità è una patologia endemica e diffusa globalmente con fattori di rischio a volta inaspettati.

Oltre ad essere un problema dilagante e complesso, l’obesità spesso è recidiva: circa il 50% dei soggetti che ne soffrono in età pediatrica e nella preadolescenza, infatti, ne soffrirà anche da adulto, con complicanze fisiche e psicosociali piuttosto rilevanti.

Una patologia, molte cause

Una delle principali criticità connesse all’obesità è che si tratta di una vera e propria malattia cronica ad eziologia multifattoriale, e che, come abbiamo anticipato, dipende da molte cause differenti. In primo luogo, esistono dei fattori genetici: quando un bambino ha uno o entrambi i genitori obesi è a rischio di diventare, a sua volta, obeso anche indipendentemente da una correzione del proprio stile di vita.

In secondo luogo, ci sono fattori epigenetici, individuati nel corso di ricerche recenti,  basate su episodi storici. Grazie ad osservazioni effettuate durante le Guerre Sante, le carestie nella Seconda Guerra Mondiale in Olanda, in Cina durante la rivoluzione di Mao, gli studiosi hanno notato come il fatto che le madri si alimentassero in maniera eccessiva o scarsa avesse un effetto sul feto non tanto a livello genetico, quanto epigenetico, producendo variazioni nelle proteine che consentono lo sviluppo e l’espressione dei geni, fattori determinanti per l’obesità.

In aggiunta, sono rilevanti anche i fattori ambientali e quelli, più conosciuti, legati allo stile di vita. Di alcuni sono molto note le conseguenze come, per esempio, trascorrere più di due ore al giorno seduti davanti al televisore, abusare dei videogiochi, non fare abbastanza attività sportiva. A tal proposito, il prof. Pession suggerisce di prediligere attività motorie più attive anche molto semplici, come per esempio la corsa, i salti e tutto ciò che prevede “sforzi” di tipo aerobico.

Come si misurano obesità e sovrappeso

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Non è facile misurare l’obesità, ma esistono dei criteri generali che i pediatri possono applicare. Innanzitutto, l’intervistato spiega che bisogna prendere in considerazione alcuni parametri antropometrici che includano peso, altezza e Body Mass Index. Quest’ultimo, detto anche indice di massa corporea, è il rapporto tra il peso in kg e l’altezza in metri quadrati. Da questo valore si calcola il percentile, ovvero un valore che si può collocare in una scala che ci indica quali sono i parametri “normali” (per fascia di età e sesso) e, di conseguenza, quando il bambino è sovrappeso o sottopeso.

Nello specifico, quando il valore del BMI è compreso tra l’85° e il 95° percentile ci troviamo di fronte ad un caso di sovrappeso, mentre quando supera il 95° percentile parliamo di obesità. È importante sottolineare come i dati a disposizione consentano di affermare che il sovrappeso sia l’anticamera dell’obesità, che può essere a sua volta lieve, moderata o severa.

Tipi di obesità e conseguenze

Esistono, principalmente, due tipologie differenti di obesità e per distinguerle è necessario misurare la massa grassa presente a livello addominale e sui fianchi:

  • obesità androide. In questo caso l’eccesso ponderale è presente sopra alla vita ed è la tipologia più grave poiché è di carattere tendenzialmente metabolico;
  • obesità ginoide. Si ha quando il grasso è concentrato al di sotto della vita, molto spesso si tratta di casi di lipodistrofie, determinate geneticamente.

Esiste inoltre una percentuale minima, attorno al 5%, di casi in cui l’obesità è legata ad altri elementi (obesità endocrine, renali, sindromiche): i pazienti che ne soffrono, spesso  non rispondono a nessuna terapia, a nessun cambiamento di dieta né di stile di vita, ragione per cui è fondamentale non trascurarle. Per questo è necessario che, durante una visita pediatrica, vengano presi in considerazione tutti i parametri vitali come, per esempio, la pressione arteriosa. Basti pensare che il 10% dei soggetti obesi è anche iperteso e, già a partire dall’età di 6 anni, questi bambini dovrebbero essere sottoposti ad uno screening che includa non solo il controllo della glicemia di base, ma anche il carico orale di glucosio e la rilevazione della capacità dell’organismo di rispondere rapidamente al carico.

Ciò è cruciale perché sono molte le complicanze e le potenziali conseguenze dell’obesità, anche a livello infantile. Tra queste, troviamo:

  • steatosi epatica
  • reflusso
  • litiasi biliare
  • asma
  • disturbi del sonno
  • disturbi respiratori
  • disturbi ortopedici come lo slittamento del piatto tibiale, il ginocchio valgo, il piede piatto flessibile.

Prevenire è curare

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Secondo l’OMS, l’obesità si può definire a tutti gli effetti un’epidemia e, per di più, una delle più gravi di questo millennio. Curarla non è abbastanza, è necessario anche prevenirla, al punto che le due azioni dovrebbero idealmente arrivare a coincidere.

Infatti, come ribadisce il prof. Pession, se un bambino è in peso forma, bisogna assolutamente educare la famiglia affinché non diventi sovrappeso. E ciò è urgente perché le complicanze a cui un bambino obeso va inesorabilmente incontro durante la vita sono gravi e, questione non secondaria, su questo tema si gioca una spesa sanitaria enorme che le future generazioni non potranno affrontare. Inoltre, gli esperti evidenziano come fare prevenzione non sia semplicemente fornire un foglio con delle indicazioni a una famiglia, ma farsene carico, occupandosi dell’educazione e della formazione della famiglia stessa.

Oggi sappiamo che la terapia dell’obesità è qualcosa di più complesso di una semplice dieta: ci sono tecniche cognitivo comportamentali e trattamenti che integrano il soggetto, i fratelli, i genitori e i nonni, chiunque abbia un ruolo nella crescita e nello sviluppo del bambino. È, in conclusione, una questione di salute, psicologica, economica, ma anche culturale e sociale.

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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