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mastectomia preventiva

Mastectomia preventiva: in quali casi viene applicata e perché?

Il tumore alla mammella è stato, nel 2018, quello che ha registrato il maggior numero di nuovi casi, ben 52.800 secondo i dati dell’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum). Non soltanto, infatti si conferma anche per l’anno appena concluso la principale causa di morte oncologica per le donne. Trattare, dunque, la questione con cura, competenza e attenzione è fondamentale. In tal senso esistono dei controlli specifici per la prevenzione al femminile, come ecografia mammaria, mammografia e le visite senologiche consigliate con regolarità a tutte le donne.

Negli ultimi anni, anche in seguito all’operazione di Angelina Jolie, è cresciuta l’attenzione sull’intervento di mastectomia preventiva, ovvero l’asportazione di una o due ghiandole mammarie prima che si sviluppi la malattia. Tuttavia si tratta di un’operazione piuttosto delicata, anche dal punto di vista psicologico, e non è adatta a tutti i casi. Vediamo in cosa consiste e quali sono le circostanze in cui, di comune accordo, specialista e paziente possono scegliere di ricorrervi.

Mastectomia preventiva: in cosa consiste?

La mastectomia preventiva consiste in un intervento chirurgico di rimozione della mammella a scopo, appunto, preventivo rispetto allo sviluppo di un cancro in quella sede. Si tratta di una pratica inserita in molte linee guida di prevenzione dei tumori femminili, compresa quella dell’American Cancer Society.

Negli Stati Uniti, il numero di interventi è triplicato tra il 2002 e il 2012, in particolare la percentuale di donne che si è sottoposta alla mastectomia profilattica controlaterale (ovvero l’operazione ad un seno dopo aver avuto un tumore all’altro) è passata dal 3,9% al 12,7%. Questi dati, raccolti dai ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston e pubblicati sulla rivista Annals of Surgery, hanno consentito di aprire un dibattito sull’effettiva efficacia di questo tipo di operazione e, soprattutto, un maggiore approfondimento su quali sono i casi in cui può essere una risposta preventiva adatta.

Esistono, infatti, due tipologie di mastectomia preventiva che possono essere proposte e valutate dallo specialista in due casi differenti.

tumore al seno

steph photographies/shutterstock.com

Mastectomia preventiva bilaterale, una questione di geni

Si è osservato come una parte dei tumori al seno abbia una causa genetica. La mutazione di alcuni geni presenti nel DNA si trasmette di madre in figlia, ragion per cui è possibile – grazie ad una valutazione genetica – scoprire se questi geni sono presenti nel proprio patrimonio oppure no.

Il counseling oncologico, nello specifico, va ad individuare la presenza o meno dei geni BRCA1 e BRCA2, riscontrata nel 7% delle donne malate di tumore al seno. Il fatto che, dunque, vengano riscontrati questi due geni può rappresentare un fattore di rischio che aumenta la probabilità di ammalarsi di tumore alla mammella oppure al collo dell’utero, ma non costituisce la certezza di sviluppare la malattia. È importante, inoltre, sottolineare come BRCA1 e BRCA2 sono soltanto due dei 60 geni che, secondo i ricercatori, possono condizionare lo sviluppo di questo tipo di cancro.

Se, dunque, il risultato del test genetico denuncia la presenza di questi geni, l’opzione dell’asportazione delle mammelle, ovvero la mastectomia preventiva bilaterale, è una soluzione che può essere presa in considerazione. Il vantaggio è che, asportando la sede in cui si potrebbe sviluppare il tumore, questo viene privato dell’organo da colpire.

Tuttavia gli esperti raccomandano prudenza. Si tratta, infatti, di un’operazione delicata e la decisione dovrebbe essere sempre valutata insieme ad un’équipe di esperti che includa, oltre al paziente e al medico curante, senologo, chirurgo plastico, psiconcologo e genetista. Inoltre, non si può ritenere il rischio di sviluppare il tumore azzerato totalmente: l’operazione lo riduce al 5%, ovvero al di sotto della media. Anche la donna operata, dunque, deve seguire un programma di screening, una dieta bilanciata e fare moto con costanza per poter completare l’attività di prevenzione.

visita senologica

Kamil Macniak/shutterstock.com

Mastectomia preventiva controlaterale

Più delicata e controversa è l’opzione della mastectomia preventiva controlaterale, un’operazione chirurgica di asportazione della mammella, in cui è coinvolto però un solo seno, sano, che viene effettuata a seguito di un tumore che ha coinvolto l’altro.

La diffusione di questo tipo di interventi negli Stati Uniti ha permesso ai ricercatori di valutarne gli effetti. La stessa ricerca del team di Boston ha rilevato come non ci siano miglioramenti in termini di sopravvivenza tra le donne che si sono sottoposte alla mastectomia preventiva controlaterale e quelle che, invece, hanno subìto altri tipi di intervento (mastectomia unilaterale, bilaterale e quadrantectomia). Inoltre, come sottolineato dal dottor Fernando Bozza interpellato dalla Fondazione Veronesi, non è stato ancora possibile ridurre completamente i rischi di complicanze e infezioni.

La scelta, però, di asportare la mammella sana dopo la malattia non è determinata sempre soltanto da un desiderio di prevenire un ritorno del cancro. Tra le ragioni che conducono un numero crescente di donne, anche in Italia, a valutare questo intervento, c’è il desiderio di uniformare i due seni, ma anche un importante fattore psicologico.

Sebbene sia un argomento poco trattato, è fondamentale tenere in considerazione anche l’aspetto psicologico sia durante che dopo la malattia. In questo senso, ci sono casi in cui ricorrere alla mastectomia preventiva controlaterale risponde, da un lato, alla paura di assistere ad un ritorno del cancro e, dall’altro, alla difficoltà di vedere il proprio corpo cambiare e i seni asimmetrici.

In conclusione, gli specialisti non mancano mai di sottolineare come la prevenzione oncologica benefici anche di uno stile di vita sano. Attività motoria e alimentazione bilanciata sono fattori imprescindibili per la salute quotidiana e non soltanto. Ricordiamo che per le donne che hanno stipulato un piano assicurativo individuale come Protezione Famiglia di UniSalute, alcuni controlli annuali sono gratuiti. Un supporto in più, dunque, per mantenersi in salute, e la certezza di poter contare su un team multidisciplinare che possa accompagnare la persona in un percorso di prevenzione, ed aiutarla in momenti di difficoltà.

 

Fonti:

AIRC.it
Fondazioneveronesi.it
Annals of Surgery

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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