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Malati psichici in Italia: i numeri, i pregiudizi, l’assistenza ai pazienti e alle famiglie

Il 10 ottobre si celebra la Giornata mondiale della salute mentale, un tema ampio e complesso, spesso ancora troppo poco compreso e oggetto di pregiudizi. Ma che cosa si intende esattamente quando si parla di disturbo mentale? Qual è la situazione in Italia da questo punto di vista e che tipo di assistenza viene offerta ai malati psichici?

Per rispondere a tutte queste domande, scoprire i falsi miti che pesano su questi disturbi e il loro livello di diffusione nel Paese, abbiamo deciso di dedicare un approfondimento specifico: scopriamo i numeri, le false credenze e le criticità che caratterizzano tale condizione.

Cos’è il disturbo mentale?

Come spiega il Ministero della Salute nel documento “Salute Mentale. Fatti e cifre contro lo stigma”, la perdita del benessere mentale può dipendere da diversi fattori: cause genetiche, circostanze della vita, stress. Tenendo presente che una parte di disagio fa parte della vita di tutti noi, unitamente alla condizione di benessere, bisogna distinguere tra disagio mentale e disturbo mentale. Uno stato di disagio mentale, infatti, indica una situazione di sofferenza dovuta a difficoltà di diverso tipo; può essere caratterizzato da tristezza, frustrazione, tensione o aggressività, ma non si manifesta con sintomi specifici.

Il disturbo mentale, invece, si presenta quando la persona non riesce a trovare una soluzione al disagio provato: alla sofferenza, dunque, si aggiungono stati alterati del pensiero e/o dei comportamenti con la presenza di sintomi. Il disturbo mentale può essere una condizione momentanea, se curato prontamente e in modo adeguato; al contrario, se si stabilizza, sfocia nella malattia mentale a lungo termine. Quest’ultima, in mancanza di cure idonee, può causare una disabilità sempre maggiore e influire sulla vita sociale e lavorativa del soggetto.

Depressione malattia mentale

chameleonseye/gettyimages.it

I numeri della malattia mentale

A livello globale, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il peso dei disturbi mentali è in continuo aumento. I disturbi mentali, che includono i disturbi psicotici (come la schizofrenia), i disturbi dell’umore (ad esempio, il disturbo bipolare di tipo I e la depressione maggiore), il disturbo d’ansia, l’anoressia e la bulimia nervose, nonché i disturbi da abuso di sostanze e di alcol, possono presentarsi in qualsiasi fascia d’età e rappresentano un costo elevato per le persone colpite e le loro famiglie, sia dal punto di vista sociale che economico. Vediamo alcuni dati riferiti alla diffusione di queste problematiche nella popolazione.

I problemi psichici nei giovani

L’OMS ritiene che la prevenzione e la tutela della salute mentale siano strettamente correlate alla capacità di comprendere e riconoscere i sintomi e i segni premonitori dei disturbi. Questo soprattutto alla luce del fatto che, secondo l’Organizzazione, il 10-20% di bambini e adolescenti nel mondo soffre di problemi mentali e che la metà di questi comincia all’età di 14 anni. A livello mondiale, il suicidio è diventato la seconda causa di morte tra i 15 e i 29 anni e lo stesso vale per l’Italia, dove interessa soprattutto i giovani tra i 15 e i 24 anni, come riportava l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù nel 2019.

Antonella Costantino, presidente di SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), nel 2018 ha dichiarato che è stato registrato un aumento complessivo del 45% degli utenti di neuropsichiatria infantile (fonte: Società Italiana di Pediatria). Nei due anni precedenti, inoltre, si è verificato un aumento delle emergenze psichiatriche negli adolescenti (+21% degli accessi in pronto soccorso e +28% di ricoveri annui).

Disturbi mentali giovani

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I dati sui disturbi mentali in Italia

Secondo i dati del Sistema informativo per la Salute Mentale (SISM), nel 2018, in Italia, sono state 837 mila le persone con patologie psichiatriche assistite dai servizi specialistici e di queste il 53,8% sono donne. Il 68,3% degli utenti aveva più di 45 anni e la percentuale di donne aumenta nella fascia di età over 75. I disturbi psichiatrici più frequenti in Italia, secondo i dati del SISM riferiti al 2017 (fonte: Ministero della Salute) sono:

  • depressione;
  • schizofrenia;
  • sindromi nevrotiche e somatoformi, ovvero l’espressione di problematiche psichiche attraverso sintomi fisici.

Interessante notare una differenziazione delle patologie in base al sesso. Disturbi schizofrenici, disturbi di personalità, disturbi da abuso di sostanze e ritardo mentale sono più frequenti negli uomini, mentre disturbi affettivi, nevrotici e depressivi sono più comuni nelle donne. Nella depressione, in particolare, il numero di pazienti di sesso femminile è quasi il doppio di quello dei pazienti maschi.

L’impatto del Coronavirus sulla salute mentale

Sono diverse le ricerche che hanno indagato sull’impatto del lockdown dovuto al Coronavirus sulla salute mentale, come spiega il sito della Fondazione Veronesi. Secondo i risultati della società di ricerca “Open Evidence”, attualmente il 41% degli italiani sarebbe a rischio salute mentale, mentre uno studio dell’Università dell’Aquila, in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, rileva che il 37% degli intervistati presenta sintomi da stress post-traumatico.

Per quanto riguarda bambini e gli adolescenti, l’indagine condotta dall’ospedale pediatrico Gaslini di Genova sostiene che il 65% dei bambini sotto i 6 anni e il 71% di quelli più grandi hanno avuto problemi comportamentali e sintomi di regressione infantile.

Depressione ragazzo coronavirus

Imgorthand/gettyimages.it

Delle conseguenze del lockdown abbiamo inoltre parlato con la dottoressa Chiara Bastelli in un articolo dedicato alla sindrome della capanna.

Pregiudizi e falsi miti

Sebbene siano trascorsi più di quarant’anni dalla legge “Basaglia”, la prima al mondo che, nel 1978, ha portato alla chiusura dei manicomi, determinando un cambiamento radicale nel trattamento dei pazienti psichiatrici, di fatto esistono ancora tanti pregiudizi e false credenze legati alla malattia mentale. Spesso, infatti, queste persone sono vittime di discriminazione e scarsa accettazione da parte della società, fattore che contribuisce a peggiorarne le condizioni di vita. Complice anche l’opinione pubblica, che tende a diffondere l’immagine del malato mentale come di una persona “diversa”, se non addirittura pericolosa, ecco che si crea uno “stigma” nei confronti di chi presenta questi disturbi, fattore che, non di rado, porta il soggetto a isolarsi e a chiudersi in se stesso.

I falsi miti

A proposito di pregiudizi, il documento del Ministero della Salute sfata alcuni miti legati alla malattia mentale che contribuiscono al senso di inadeguatezza e vergogna che, di frequente, colpisce chi ne soffre. Vediamone alcuni.

  • I problemi di disagio mentale non sono rari, ed è possibile guarire. Ogni anno, una persona su quattro sperimenta un problema di salute mentale: si tratta quindi di una condizione meno rara di quanto si pensi. Sebbene il disturbo possa non scomparire per sempre, in molti casi non impedisce di vivere comunque una vita piena, di lavorare e di avere una famiglia. In particolare, le ricerche sulla malattia mentale dicono che ⅓ dei pazienti guarisce completamente, ⅓ mantiene un livello medio del disturbo, mentre ⅓ continua a convivere con una forte disabilità.
  • Le persone con malattia mentale possono lavorare. La malattia mentale non impedisce di lavorare, anche in presenza di sintomi. Anzi, il lavoro è un aspetto molto importante, perché agisce positivamente sull’autostima e sulle relazioni sociali.
  • Chiedere aiuto non significa essere “matti” o “deboli”. Rivolgersi a degli specialisti o a dei centri di cura è importantissimo, perché è il primo passo per uscire da questa condizione, quando non si riesce a fronte alle difficoltà da soli.

Malati psichici: la ritrosia a curarsi

Come anticipato, i pregiudizi e lo stigma provocano spesso un’altra conseguenza nel malato: la ritrosia a curarsi. Non di rado, i malati psichici sono restii a chiedere assistenza e a intraprendere un percorso terapeutico a causa di esperienze negative, scarsa informazione, oppure senso di vergogna, che gioca un ruolo cruciale nello sviluppo e nel perdurare del disagio psicologico. Di frequente, inoltre, chi soffre di queste patologie non riconosce di avere un problema.

Ragazza depressa

fizkes/gettyimages.it

Complici le false credenze di cui parlavamo, la malattia mentale viene vista come una forma di debolezza che andrebbe risolta autonomamente, senza rivolgersi a dei professionisti, opzione vissuta come una forma di sconfitta. Se si vuole aiutare una persona con queste difficoltà, quindi, il Ministero della Salute spiega che è fondamentale motivarla a contattare i servizi di salute mentale presenti sul territorio, al fine di ottenere informazioni adeguate e costruire una rete di supporto.

I servizi di assistenza per i malati psichici

Il primo punto di accesso all’assistenza è spesso rappresentato dal medico di medicina generale, il quale, se identifica la presenza di una condizione che necessita della valutazione di uno specialista, indirizzerà il paziente verso il percorso più idoneo.

Ma come è organizzata la rete dei servizi per la salute mentale nel nostro Paese? Il fulcro dell’organizzazione territoriale è rappresentato dal Dipartimento di salute mentale (DSM), che include tutte le strutture e i servizi adibiti alla cura, all’assistenza e alla tutela della salute mentale nel territorio. I servizi compresi nel DSM sono i seguenti:

  • Servizi per l’assistenza diurna: i centri di salute mentale (CSM). Rappresentano il primo punto di riferimento per chi soffre di disagio mentale e sono le realtà che coordinano gli interventi legati alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione: attività diagnostiche, visite specialistiche, colloqui per determinare i programmi terapeutico-riabilitativi e socio-riabilitativi da seguire, trattamenti psichiatrici e psicoterapie.
  • Servizi semiresidenziali: i centri diurni (CD). Si tratta di strutture semiresidenziali in cui è possibile intraprendere dei percorsi terapeutico-riabilitativi personalizzati per favorire lo sviluppo dell’autonomia personale e delle relazioni interpersonali, anche con lo scopo del reinserimento lavorativo.
  • Servizi residenziali: residenze terapeutico-riabilitative e socio-riabilitative. Sono strutture residenziali extra-ospedaliere dove si svolge parte del programma terapeutico riabilitativo per le persone con problemi di salute mentale inviate dal CSM con un programma personalizzato. Non sono da intendersi come una soluzione abitativa, in quanto la funzione di queste strutture è quella di offrire una rete di rapporti e opportunità emancipative sulla base di attività riabilitative specifiche.
  • Servizi ospedalieri: i servizi psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC) e i day hospital (DH). Il servizio psichiatrico di diagnosi e cura si occupa di fornire trattamenti medici con ricovero in ambiente ospedaliero, sia di tipo volontario che obbligatorio. Il day hospital psichiatrico è un’assistenza di tipo semiresidenziale e permette di svolgere accertamenti diagnostici e trattamenti farmacologici, limitando il ricorso al ricovero o riducendone la durata.

Oltre a quelli citati, fanno parte dell’assistenza anche le cliniche universitarie e le case di cura private.

Psicoterapia malati psichici

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Ancora poche risorse per la salute mentale e mancanza di un’adeguata assistenza in caso di malato non consenziente

Purtroppo, secondo la Società italiana di psichiatria (Sip), le risorse riservate alla malattia mentale non sono ancora sufficienti. Come riportato da Repubblica in occasione del quarantesimo anniversario della Legge “Basaglia”, celebrato nel 2018, la Sip sostiene che,  sebbene i numeri della malattia mentale siano in aumento, le risorse investite nell’assistenza psichiatrica non sono ancora sufficienti. L’Italia risulta al ventesimo posto in Europa come numero di psichiatri e come spesa per la salute mentale e, in particolare, c’è una scarsità di personale rispetto alle reali necessità.

A tutto ciò si aggiunge un’altra questione rilevante: la mancanza di un’adeguata assistenza alle famiglie e ai pazienti quando il malato non è consenziente. In questa situazione, la persona non riconosce di avere bisogno di cure e, di fatto, le famiglie non hanno gli strumenti per costringerla a farlo, in quanto si tratterebbe di una violazione della libertà del soggetto. La conseguenza diretta è che il malato spesso non viene sottoposto ad alcun tipo di psicoterapia, né di terapia farmacologica, andando incontro a una cronicizzazione del problema.

Come riporta ARAP, Associazione per la Riforma dell’Assistenza Psichiatrica, questo causa una situazione insostenibile per le famiglie, che devono far fronte a tutte le conseguenze legate alla convivenza con la persona affetta dal disturbo, che non riguardano soltanto l’ambito sanitario, ma anche la sfera sociale, giudiziaria e legislativa. A ciò si aggiunge l’incolumità personale: in presenza di un disturbo di personalità grave, come ad esempio schizofrenia, il malato, infatti, può avere delle reazioni violente nei confronti dei familiari stessi.

In assenza di un supporto adatto, quindi, le famiglie si sentono abbandonate a loro stesse: proprio per questo sono nate diverse associazioni come ARAP, con lo scopo di sollecitare un cambiamento legislativo in tal senso.

 

Come abbiamo visto, la malattia mentale è un tema molto serio e, allo stesso tempo, più comune di quanto si possa pensare. Per questo è fondamentale prestare attenzione alla propria salute psichica, rivolgendosi per tempo a degli specialisti se ci si trova ad affrontare una situazione di disagio difficile da risolvere in autonomia.

 

Fonti:

salute.gov.it
epicentro.iss.it
sip.it
ospedalebambinogesu.it
fondazioneveronesi.it
arap.it
repubblica.it

Mara D'Angeli
Riminese, lavora nel campo della comunicazione e della scrittura. Per il blog InSalute, si occupa di approfondimenti legati a benessere, prevenzione e salute dei bambini.

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