Animale domestico: cane Benessere Mamma e bambino Osservatorio Unisalute Ragazza si allaccia le scarpe da corsa Coppia Terza Età Welfare Aziendale Unisalute
claustrofobia

Quali sono le cause della claustrofobia e come vincerla

La claustrofobia colpisce almeno il 5% della popolazione mondiale: è una delle fobie più comuni e si manifesta come paura irrazionale degli spazi molto ristretti, accompagnata da altri sintomi come attacchi di panico. A soffrirne sono soprattutto le donne, ma che cosa scatena questo disturbo e quali sono le cure? Per fare chiarezza ne abbiamo parlato con il dottor Rolando Ciofi, psicologo e Responsabile Servizio Counseling Psicologico UniSalute Spa.

Claustrofobia: da cosa dipende la paura degli spazi chiusi?

La claustrofobia è la paura di spazi chiusi e angusti. Fa parte della categoria delle fobie, “paure irrazionali e persistenti nei confronti dei più disparati oggetti, o animali, o situazioni. I pazienti claustrofobici – spiega il dottor Ciofi, – rifiutano di utilizzare l’ascensore o sottoporsi a risonanza magnetica, ad esempio. Questa paura viene accompagnata da palpitazioni, secchezza delle fauci, asfissia e desiderio irrefrenabile di fuggire. A volte arriva ad essere così intensa che si percepisce come la sensazione di morte imminente”.

Normalmente, spiega l’intervistato, la persona non tema i luoghi chiusi in sé, ma piuttosto la sensazione di paura e gli attacchi di panico che sperimenta quando si trova negli stessi. Vediamo dunque cosa dipende questa fobia e cosa si può fare per controllarla.

claustrofobia risonanza magnetica

Mark_Kostich/shutterstock.com

Le cause psicologiche 

“L’insorgenza del disturbo – spiega lo psicologo – è di solito riconducibile alla presenza di una esperienza condizionante, ad esempio restare chiusi in uno spazio ristretto come un ascensore, oppure in auto dentro un tunnel, e/o aver sperimentato sensazioni di soffocamento. Ma la claustrofobia può manifestarsi anche a seguito di informazioni televisive e giornalistiche che possono alimentare il timore di situazioni spiacevoli o spaventose: c’è quindi la possibilità di una acquisizione indiretta e non associativa del disturbo, oltre ai casi dovuti a una percezione simbolica di intrappolamento in una relazione interpersonale insoddisfacente”.

I pazienti claustrofobici, quindi, hanno tutti provato la sensazione fisica o psicologica di trovarsi in trappola. “Queste esperienze sgradevoli restano nel profondo dei ricordi e in seguito, quando la persona immagina che potrebbe trovarsi in una situazione simile, reagirà in modo esagerato”, spiega l’intervistato. Tra i ricercatori, infine, vi è anche chi presuppone cause ereditarie, dato che la claustrofobia è più comune tra i figli di persone che ne soffrono. “Forse, però, ciò che i genitori trasmettono in questi casi non sono i geni della claustrofobia, ma piuttosto lo stato d’ansia di fronte a determinate situazioni, stimolando nei figli la sensazione di pericolo imminente. L’esordio della claustrofobia è infatti, di norma, precoce, tra la tarda adolescenza e la giovane età adulta”.

claustrofobia ascensore

Andrey_Popov/shutterstock.com

Fobie e aree urbane

Come abbiamo già ricordato, le fobie sono delle paure irrazionali; si tratta dei disturbi mentali più comuni nelle aree urbane. “Una percentuale compresa tra il 6,2 e il 15,5 della popolazione ha almeno un tipo di fobia – spiega lo psicologo – con la più alta incidenza tra le donne. Il fatto che la percentuale sia inferiore nelle aree extraurbane è probabilmente dovuto al fatto che chi vive in campagna matura una desensibilizzazione sistematica naturale, dovuta a fattori ambientali”. In pratica, quando si viene esposti a una certa situazione, come può essere la presenza di insetti sgraditi, pian piano ci sia abitua. “Nel caso della claustrofobia – specifica l’intervistato – l’oscillazione tra aree urbane ed extraurbane non è però significativa”.

Come curare la claustrofobia 

Quando non è associata ad altri disturbi, la claustrofobia si cura con buone possibilità di successo e senza dover ricorrere a dei farmaci, spiega l’intervistato. “Il trattamento più diffuso è la desensibilizzazione sistematica, che consiste nell’esposizione sistematica, graduale e controllata alle situazioni che generano la paura. Prima di iniziare questo trattamento, lo psicologo cerca di trasmettere al soggetto tutta l’informazione e gli strumenti psicologici necessari perché possa affrontare con successo gli spazi piccoli e chiusi. Generalmente gli si spiega cosa avviene nella sua mente e nel suo corpo quando prova queste sensazioni, perché comprendere che si tratta di un processo normale di risposta di fronte alla paura lo aiuta a perdere il timore delle sue sensazioni”. Anche l’applicazione di tecniche di rilassamento e respirazione da mettere in pratica quando ci si trova in situazioni di stress è utile a risolvere questo disturbo.

La realtà virtuale per combattere la claustrofobia

claustrofobia realtà virtuale

Photographee.eu/shutterstock.com

Negli ultimi anni, però, c’è anche un altro approccio alla cura della claustrofobia, che prevede l’impiego delle tecnologie e della realtà virtuale. Alcuni specialisti le usano per “immergere la persona claustrofobica in ambienti controllati creati appositamente per combattere queste paure” spiega il dottor Ciofi. Questo aiuta i pazienti a cimentarsi con la situazione temuta, senza correre alcun rischio.

“Esporre gradualmente il paziente allo stimolo che scatena la sua fobia è una classica tecnica terapeutica comportamentale, che aiuta il paziente a familiarizzare progressivamente con l’oggetto che teme, aumentando la sua sicurezza e la sua capacità di correre un rischio controllato”.

Il vantaggio di queste tecnologie è sicuramente la facile gestione all’interno dello studio del terapeuta, inoltre, l’effetto rassicurante è molto elevato.

“Nella pratica il percorso terapeutico inizia con la familiarizzazione con lo strumento della realtà virtuale. Al paziente viene spiegato il funzionamento del visore, mentre viene immerso in uno scenario rilassante, all’interno del quale può apprendere strategie di gestione dell’ansia quali il rilassamento muscolare. Una volta abituato al mezzo tecnologico e acquisite competenze base di rilassamento, si procede con l’esposizione allo scenario temuto. Il terapeuta modifica le impostazioni dello scenario in modo da creare situazioni d’ansia leggermente crescenti – conclude lo psicologo – in questo modo, il paziente si abitua a gestire l’ansia in modo graduale, padroneggiando sempre di più le tecniche di rilassamento all’interno degli scenari temuti”.

Sebbene, come abbiamo, visto, la claustrofobia sia un disturbo dal quale si può completamente guarire, ha effetti negativi sulla qualità della vita di chi ne soffre, per questo è sempre molto importante rivolgersi a degli specialisti per cominciare un percorso terapeutico. Allo stesso modo, anche l’insonnia, di cui abbiamo parlato recentemente, può diventare un problema in grado di condizionare negativamente la quotidianità.

Sapevate quali sono le cause della claustrofobia e come viene curata?

 

 

Erica Di Cillo
Erica Di Cillo vive e lavora a Bologna e da alcuni anni collabora con diverse testate online. Per il blog InSalute scrive articoli finalizzati a divulgare le buone pratiche di prevenzione e controllo della salute.

COMMENTA