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Lavorare al computer: i rischi per i videoterminalisti e le giuste precauzioni

L’evoluzione delle tecnologie digitali ha prodotto, negli ultimi venti anni, un grande aumento di lavoratori che trascorrono le loro giornate davanti allo schermo di un computer. Sebbene non si tratti di un lavoro fisico, come altre attività che impegnano il corpo in maniera importante, i rischi per la salute sono numerosi, dovuti per esempio alla luce prodotta dai monitor, alle posture scorrette e alla sedentarietà. Lavorare al computer, infatti, può favorire l’insorgenza di disturbi muscolo-scheletrici e affaticare la vista: vediamo allora in cosa consiste la prevenzione, quali le caratteristiche deve avere una postazione PC, cosa prevedono le norme sulla sicurezza sul lavoro per i videoterminalisti e quali sono le disposizioni che riguardano queste attività quando vengono svolte da remoto, in smart working, come sta accadendo per molti lavoratori da alcuni mesi, a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19.

Lavorare al computer: la disciplina italiana per i videoterminalisti

Nel “Testo Unico della sicurezza sul lavoro” (D.Lgs. 81/2008, così come modificato dal Decreto Legislativo n.151/2015) sono contenute anche le norme che riguardano l’uso delle attrezzature con videoterminali (VDT). Con questa definizione, l’art. 173 del decreto indica uno schermo alfanumerico o grafico e definisce lavoratore la persona che nell’azienda utilizza un’attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico o abituale, per 20 ore settimanali (a prescindere da interruzioni e pause giornaliere).

Sono inclusi anche i computer portatili, qualora l’utilizzo prolungato preveda che il datore di lavoro debba dotarli di una tastiera, mouse e supporto esterno per lo schermo, mentre sono escluse le calcolatrici, i registratori di cassa e gli strumenti informatici installati sui mezzi di trasporto.

L’attività del videoterminalista lo espone a rischi specifici per la salute, che riguardano soprattutto:

  • la vista e gli occhi
  • la postura e l’affaticamento, sia fisico che mentale, dal quale possono derivare malattie e disturbi muscoloscheletrici da sovraccarico biomeccanico (DMS).

Analizziamoli nello specifico, e vediamo come si possono prevenire e cosa deve fare il datore di lavoro per tutelare i videoterminalisti della sua azienda.

Computer, i danni per la vista: la CVS

Lavorare di fronte a uno schermo può affaticare gli occhi o addirittura comprometterli. La CVS, ovvero la Sindrome da visione al computer (in inglese, Computer vision syndrome), indica infatti un disturbo che può di frequente colpire i videoterminalisti e che si manifesta in genere con:

  • secchezza oculare e rossore
  • affaticamento della vista e visione sdoppiata
  • stanchezza generale e senso di pesantezza
  • mal di testa e dolore cervicale
  • vertigini
  • insonnia.
lavorare al computer rischi

fizkes/gettyimages.it

La CVS, conosciuta anche come stanchezza cronica da schermo, si manifesta di solito in persone che lavorano per molte ore al computer, anche da poco tempo (1-3 anni). Tra le sue cause troviamo la componente blu della luce emessa dagli schermi, l’utilizzo di dispositivi con scarsa risoluzione, in cui caratteri e cifre possono apparire difficili da leggere perché poco definiti, e altri fattori collegati alla posizione del computer e alla sua illuminazione nella postazione di lavoro. Quando si osserva uno schermo per lungo tempo, inoltre, si chiudono gli occhi con minore frequenza, 12-15 volte al minuto invece che 17-20, il che a lungo andare li affatica e tende a provocare secchezza oculare.

Chi soffre di CVS accusa i sintomi già dopo qualche ora di attività e questo può influire in maniera negativa sulle performance lavorative, ma anche sulla qualità della vita, poiché genera anche un senso di frustrazione. La sindrome da visione al computer può inoltre favorire l’insorgere di patologie della vista più gravi, per questo è importante intervenire con alcuni accorgimenti. Per prima cosa, come vedremo più avanti, la postazione di lavoro deve rispettare delle specifiche indicazioni, che tutelano anche la vista del lavoratore; è possibile, inoltre, installare dei software per rendere più gialla la luce dei monitor; infine, è buona pratica, ogni venti minuti, alzare gli occhi dallo schermo e fissare un oggetto o un punto lontano (per esempio oltre la finestra) per una ventina di secondi.

Mal di testa da computer

Lavorare al computer per tutto il giorno può causare anche degli spiacevoli mal di testa. In alcuni casi sono riconducibili alla CVS e all’affaticamento della vista, altre volte sono correlati a una postura scorretta davanti allo schermo. Le tensioni muscolari nella parte alta della schiena e del collo, favorite dallo stare seduti a lungo sempre nella stessa posizione, possono infatti causare un dolore che si estende a partire dalla nuca. Per questo è importante sedersi correttamente e muoversi ogni tanto, anche senza alzarsi dalla propria postazione. Per esempio, è possibile fare degli esercizi per il collo, tenendo la schiena dritta e piegando leggermente la testa verso destra e verso sinistra, in avanti e indietro.

lavorare al computer male al collo

fizkes/gettyimages.it

La postazione lavoro con PC: quali sono i requisiti necessari?

Secondo le indicazioni fornite dal Ministero della Salute e dall’INAIL, la postazione di lavoro di un videoterminalista deve avere una serie di requisiti che coinvolgono la disposizione del piano di lavoro, la distanza alla quale è posta lo schermo, e la seduta. Si tratta di precauzioni che permettono di ridurre al minimo i rischi che derivano da questo tipo di lavoro e di affaticare il meno possibile la vista e l’apparato muscolo-scheletrico. Vediamo quali sono.

  • Il piano di lavoro deve essere abbastanza grande da risultare confortevole. Lo spazio a disposizione deve permettere movimenti e cambi di posizione. In particolare, il tavolo deve avere un’altezza fissa o regolabile compresa tra 70 e 80 cm; sotto di esso il lavoratore deve poter tenere le gambe semidistese e sedersi comodamente in posizione frontale rispetto al monitor.
  • Lo schermo deve essere inclinabile e facilmente orientabile.
  • Anche la tastiera deve essere inclinabile e dissociata dallo schermo; va posizionata davanti allo stesso, di modo che lo spazio sia sufficiente a consentire al videoterminalista di poggiare sia le mani che gli avambracci sul tavolo.
  • Il mouse (per il cui utilizzo è consigliato l’apposito tappetino) deve trovarsi sullo stesso piano della tastiera. Altri eventuali oggetti, come un supporto per documenti, devono essere posizionati secondo le esigenze del lavoratore. Se si utilizzano per lungo tempo computer portatili, bisogna dotarli di una tastiera esterna e di un mouse, così come di un idoneo supporto che consenta di posizionare lo schermo all’altezza corretta.
  • La seduta deve essere girevole, con un basamento stabile, di solito a cinque punti di appoggio; deve avere i bordi del piano smussati ed essere in materiale permeabile al vapore acqueo, facilmente pulibile.
postazione videoterminalista

BartekSzewczyk/gettyimages.it

Come regolare la seduta del videoterminalista

Per lavorare comodamente e non incorrere in rischi legati a una postura scorretta, il videoterminalista deve posizionare il sedile in base alle sue necessità e alle sue caratteristiche fisiche.

  • L’altezza deve permettergli di sedere con le gambe piegate a 90°, i piedi ben appoggiati sul pavimento, braccia piegate a 90° e gli avambracci poggiati. Può procurarsi un poggiapiedi se tavolo o sedile sono troppo alti. Questa postura allevia il carico sulla schiena.
  • Lo schienale, regolabile in altezza e inclinazione, deve essere posizionato per dare sostegno alla zona lombare e inclinato da da 90° a 110°.
  • Il profilo del sedile deve essere smussato in corrispondenza delle cosce, per evitare l’insorgere di problemi circolatori.

Pausa per i videoterminalisti: cosa prevede la legge

Le norme che riguardano la sicurezza sul lavoro prevedono anche il diritto a delle interruzioni dell’attività. Le pause, di norma, sono di almeno 15 minuti ogni 2 ore che il lavoratore trascorre davanti al videoterminale, e non possono essere né accumulate, né si può rinunciare a esse.

Qualora il videoterminalista soffra di patologie dell’apparato visivo accertate, di comune accordo con l’azienda si potrà stabilire lo svolgimento di un’attività diversa, lontano dallo schermo, una “pausa attiva” in cui la postura sarà differente da quella solitamente adottata, per prevenire un ulteriore affaticamento degli occhi.

La sorveglianza sanitaria per i videoterminalisti

Il datore di lavoro ha la responsabilità di tutelare la salute psico-fisica dei suoi dipendenti e deve applicare ciò che le norme prevedono anche per la sorveglianza sanitaria, uno strumento che permette di monitorare i lavoratori e prevenire i rischi per la salute.

Ogni videoterminalista, prima di cominciare il suo lavoro presso l’azienda, deve sostenere una visita medica, volta ad accertare il suo stato di salute. La visita va ripetuta ogni 5 anni, che scendono a 2 per gli ultracinquantenni e per chi soffre di determinate patologie.

sorveglianza sanitaria videoterminalisti

franckreporter/gettyimages.it

Al datore di lavoro spetta anche la valutazione del rischio Lavoro Stress Correlato, che riguarda in modo particolare i lavoratori degli uffici, soprattutto quando l’ambiente è affollato, costituito da un open space, o ancora nel caso dei call center, nei quali il livello di rumore può raggiungere soglie elevate. Infine, è necessario considerare anche il rischio che deriva dall’esposizione ai vecchi toner per stampanti e a qualunque sostanza chimica con la quale i lavoratori possono entrare in contatto.

Lavorare al computer da casa: come tutelare la salute dei videoterminalisti?

Il DPCM del 1° marzo 2020, che contiene disposizioni per contrastare la diffusione del Coronavirus, ha introdotto una modalità più semplice e veloce per l’attivazione del lavoro agile durante la pandemia. Da marzo in poi, infatti, moltissime aziende pubbliche e private hanno adottato questa modalità per i propri dipendenti: anche in questo caso, il datore di lavoro è tenuto a far rispettare una serie di norme, per esempio, in genere, fornisce strumenti come monitor o PC. Naturalmente, lavorare al computer da casa non è come farlo da un ufficio o un altro luogo appositamente predisposto. Non è detto, infatti, che nell’ambiente domestico ci siano le condizioni migliori, ma è opportuno adottare tutti gli accorgimenti possibili perché l’attività svolta durante la giornata non risulti dannosa per la salute. Sarà quindi auspicabile procurarsi una sedia e un piano di appoggio adatti, che permettano di garantire il rispetto delle indicazioni di cui abbiamo parlato nei paragrafi precedenti, soprattutto in considerazione del fatto che spesso il telelavoro è svolto da un computer portatile e non da uno fisso.

Rispettare le norme in materia di sicurezza sul lavoro e offrire un ambiente sano, ottimale, ben organizzato, permettono al datore di tutelare quanto più possibile la salute dei propri dipendenti e migliorare il clima generale e le prestazioni. Oggi, infatti, sono numerose le aziende che implementano progetti di welfare aziendale che aggiungono valore alla realtà che li attiva. Molti di questi servizi coinvolgono la sanità integrativa, per la quale ci sono a disposizione molteplici soluzioni, come per esempio le card di SiSalute, il marchio di UniSalute Servizi che si occupa della gestione e della commercializzazione di servizi sanitari non assicurativi, una forma di flexible benefit che può essere acquistata per i propri dipendenti. Le card permettono di accedere a una rete di strutture convenzionate per esami o terapie a prezzi scontati.

Trascorrete molte ore davanti a un computer? Quali precauzioni vengono adottate per tutelare la vostra salute?

 

Fonti:

salute.gov.it
issalute.it
humanitasalute.it

Erica Di Cillo
Erica Di Cillo vive e lavora a Bologna e da alcuni anni collabora con diverse testate online. Per il blog InSalute scrive articoli finalizzati a divulgare le buone pratiche di prevenzione e controllo della salute.

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