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Smart working: cosa cambia con il decreto del 1 marzo 2020

A fine febbraio, a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del Coronavirus (2019-nCoV), sono state adottate misure di sicurezza come la chiusura delle scuole e delle università nelle aree a più alto rischio di contagio. Anche per i lavoratori il Governo ha preso alcuni provvedimenti, l’ultimo dei quali, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri emanato l’1 marzo 2020, ha modificato provvisoriamente le modalità di accesso allo smart working. Vediamo allora quali sono i termini previsti dalla legge italiana e cosa cambia in questa circostanza.

Cosa prevede la Legge n. 81/2017 sullo smart working

La definizione di smart working è contenuta nella Legge n. 81/2017, entrata in vigore nel giugno dello stesso anno, e fa riferimento alla flessibilità di tempi e luoghi del lavoro subordinato. Questa modalità, chiamata anche lavoro agile, è infatti caratterizzata da un accordo volontario tra datore e dipendente, in cui vengono definiti i termini del rapporto; è garantita la parità di trattamento rispetto ai colleghi che svolgono l’attività in azienda o ufficio, ed è quindi prevista anche la tutela in caso di infortuni e malattie professionali. 

Normalmente, per attivare un accordo di smart working e procedere alla sua attuazione, è necessario accedere alla piattaforma del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, attraverso le credenziali oppure tramite SPID, il sistema pubblico di identità digitale. La documentazione da inviare contiene i dati del datore di lavoro, del dipendente, e quelli sul tipo di contratto (a tempo determinato o indeterminato) e sulla sua durata. 

Emergenza Coronavirus: modalità semplificata per l’attivazione dello smart working 

smart working

Il Decreto del 1 marzo stabilisce, all’art. 4 (Ulteriori misure sull’intero territorio nazionale) che “la modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, può essere applicata, per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020, dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti”. Non ci sono, dunque, ad oggi, distinzioni riguardo al lavoro agile tra le aree inizialmente colpite dal virus e il resto del territorio.

Il Decreto sostituisce così quello del  23 febbraio 2020 – emanato per contenere la diffusione del contagio nelle regioni del nord Italia, interessate per prima dal contagio – che all’articolo 1 (comma 2, alla lettera o) prevedeva la “sospensione o limitazione dello svolgimento delle attività lavorative nel comune o nell’area interessata nonché delle attività lavorative degli abitanti di detti comuni o aree svolte al di fuori del comune o dall’area indicata, salvo specifiche deroghe, anche in ordine ai presupposti, ai limiti e alle modalità di svolgimento del lavoro agile, previste dai provvedimenti di cui all’articolo 3”. 

Poiché le misure adottate per contenere il Coronavirus nelle aree di alto rischio avrebbero avuto un forte impatto  anche sull’economia, lo smart working è stato subito individuato come un mezzo per cercare di mantenere stabili i livelli di produttività anche in questo frangente. 

Per questo, infatti, il successivo DPCM del 25 febbraio 2020 aveva stabilito che tale modalità di lavoro poteva essere applicata in via automatica a ogni rapporto subordinato, all’interno delle aree considerate maggiormente a rischio, anche in assenza di preesistenti accordi individuali

Come attivare il lavoro agile per far fronte all’emergenza

Il Decreto del 1 marzo stabilisce che “Gli obblighi di informativa di cui all’art. 22 della legge 22 maggio 2017, n. 81, sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro”.

In questa situazione straordinaria, per attivare il lavoro agile attraverso la procedura semplificata, si dovrà per prima cosa accedere tramite le credenziali SPID (per la modalità di rilascio fare riferimento al sito spid.gov.it) o tramite quelle rilasciate dal portale cliclavoro.gov.it. La procedura relativa a ClicLavoro è composta da due passaggi: 

  • bisogna selezionare, in alto a destra nella homepage, “Login” e successivamente cliccare su “Non sei registrato? Iscriviti ora”. In questo modo vi verranno assegnati uno username e una password.
  • Per completare il “Profilo utente”, occorre entrare nell’Area Riservata e inserire dati anagrafici e codice fiscale. Senza quest’ultimo, non sarà possibile procedere oltre.

Sito clicklavoro

Per attivare la modalità semplificata bisogna poi caricare un file Excel con i dati descritti nella tabella 1 che trovate a questo link, nella quale sono presenti anche ulteriori indicazioni da seguire per completare la procedura nel modo corretto: è importante ricordare, infatti, che non è possibile in alcun modo modificare o annullare la richiesta.

Pubblica Amministrazione, la circolare del 4 marzo

La recente circolare di mercoledì 4 marzo (n. 1 del 2020, Misure incentivanti per il ricorso a modalità flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa) chiarisce le modalità di implementazione delle misure normative e gli strumenti che le pubbliche amministrazioni possono adottare per incentivare attività lavorative flessibili. La circolare cita anche il Decreto del 2 marzo che, all’art. 18 contiene specifiche sulle “misure di ausilio allo svolgimento del lavoro agile da parte dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni e degli organismi di diritto pubblico”. Per incentivare lo smart working, le ultime disposizioni ammettono l’utilizzo di pc personali o tablet, qualora fosse necessario e garantendo livelli di sicurezza adeguati a seconda delle necessità di ogni pubblica amministrazione. 

La situazione sul fronte Coronavirus è in evoluzione anche in queste ore, e non si esclude la possibilità che verranno presi ulteriori provvedimenti, che coinvolgeranno anche il mondo del lavoro. Il nostro invito è di informarvi soltanto attraverso canali ufficiale, attendibili e autorevoli, consultando il sito Governo.it per restare aggiornati.

Erica Di Cillo
Erica Di Cillo vive e lavora a Bologna e da alcuni anni collabora con diverse testate online. Per il blog InSalute scrive articoli finalizzati a divulgare le buone pratiche di prevenzione e controllo della salute.

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