La cataratta è una patologia molto comune dopo i 60 anni e provoca un progressivo offuscamento della vista dovuto all’opacizzazione del cristallino. La diagnosi avviene tramite visita oculistica e l’unico trattamento risolutivo è l’intervento chirurgico, effettuato in day hospital, che prevede la sostituzione del cristallino naturale con una lente artificiale. L’operazione è sicura, dura circa 15-20 minuti e garantisce un rapido recupero. Ritardarla può aumentare il rischio di complicanze, come l’innalzamento della pressione oculare. La prevenzione si basa su stili di vita sani, protezione dai raggi UV, stop al fumo e controlli regolari dell’oculista.
Secondo i dati diffusi dalla Società Oftalmologica Italiana, sono circa 650.000 gli italiani che ogni anno si sottopongono all’intervento alla cataratta, un disturbo che interessa il 90% della popolazione al di sopra dei 75 anni e sopraggiunge con l’opacizzazione del cristallino. L’operazione viene effettuata in day hospital e non comporta particolari rischi.
Ma in cosa consiste e come si manifesta la cataratta? Come si svolge l’intervento e quali sono le tempistiche di ripresa? Possono esserci complicanze? Per rispondere a queste domande abbiamo intervistato il dottor Claudio Savaresi, responsabile del Centro del benessere visivo del Palazzo della Salute Wellness Clinic di Milano.
Cos’è la cataratta?
La cataratta è una patologia che colpisce il cristallino, la lente naturale situata dietro l’iride che mette a fuoco le immagini sulla retina e permette di vedere nitidamente da diverse distanze. Con il tempo, le proteine che lo compongono tendono ad aggregarsi e ossidarsi, causando una progressiva perdita di trasparenza. Questo processo porta all’opacizzazione del cristallino che, come spiega il dottor Savaresi, “si manifesta con un abbassamento della capacità visiva che all’inizio è lieve, ma con il passare del tempo tende ad aumentare d’intensità”.
Quali sono le cause della cataratta?
Tra le cause che possono determinare l’insorgere della cataratta, l’età è sicuramente molto rilevante. “Quando nasciamo, infatti, il cristallino è totalmente trasparente, mentre con il passare degli anni tende ad assumere un colore, che nella maggior parte dei casi vira verso il marrone”. La colorazione fa sì che la luce entri con più difficoltà nell’occhio e di conseguenza la vista va incontro a un peggioramento.
La patologia, tuttavia, riconosce anche altri fattori di rischio:
- farmaci: alcuni farmaci, come i corticosteroidi, comportano un’alterazione della trasparenza del cristallino
- esposizione ai raggi solari senza la protezione di occhiali a lenti protettive possono in ogni caso manifestare questa patologia
- disfunzioni metaboliche, come il diabete
- patologie oculari
- fumo e alcol, fattore di stress ossidativo
- stile di vita non equilibrato (alimentazione povera di antiossidanti, assenza di attività fisica regolare)
- traumi oculari.

Quanti tipi di cataratta esistono?
Sono diverse le tipologie di cataratta:
- nucleare: si manifesta in genere con la senilità ed è causata dall’opacizzazione della parte centrale del cristallino, il nucleo
- corticale: interessa la parte esterna del cristallino e può essere provocata da un trauma
- matura o totale: il cristallino è totalmente opacizzato e la funzione visiva è compromessa in modo grave
- secondaria o fibrosi capsulare: rappresenta un’evoluzione molto comune dopo l’intervento di cataratta, legata all’opacizzazione della capsula che contiene il cristallino artificiale. Quando compare, la soluzione definitiva consiste in un trattamento ambulatoriale con laser YAG, che permette di ripristinare la trasparenza e la qualità visiva.
- congenita: è una delle cause più frequenti di cecità nell’infanzia. Nel 30% dei casi è ereditaria e può essere associata a malattie sistemiche o a sindromi, ma non c’è ancora chiarezza su tutti i fattori che possono determinarne la presenza.
Come ci si accorge di avere la cataratta?
La cataratta tende a svilupparsi lentamente nel corso degli anni, perciò nelle fasi iniziali può passare inosservata. Con l’opacizzazione progressiva del cristallino, la luce che entra nell’occhio viene in parte bloccata o dispersa, causando alterazioni sempre più evidenti della qualità visiva.
I sintomi che possono far sospettare la presenza di una cataratta includono:
- visione più sfocata, soprattutto da lontano
- presenza di aloni, bagliori e abbagliamento alla luce frontale, in particolare alla guida notturna
- percezione di immagini sdoppiate (diplopia monoculare), anche se meno frequente
- maggiore necessità di luce per leggere o svolgere attività da vicino
- difficoltà a distinguere i contrasti, ad esempio tra testo chiaro e scuro sulla pagina
- percezione di colori più spenti o tendenti al giallo
- problemi nel distinguere alcune tonalità, come il blu scuro dal nero
- apparente miglioramento della vista da vicino nelle fasi iniziali, dovuto a modifiche temporanee del cristallino.
Come diagnosticare la cataratta?
Poiché, come si è visto, la cataratta allo stadio iniziale può essere asintomatica, in molti casi è difficile riconoscerla e diagnosticarla tempestivamente. Ecco perché l’insorgere della patologia va monitorato anche in assenza di sintomi specifici, attraverso controlli oculistici periodici dopo il compimento dei 60 anni.
Per diagnosticare la cataratta si ricorre a diverse metodiche:
- esame biomicroscopico completo con lampada a fessura
- esame completo della rifrazione e della acutezza visiva
- ecobiometria
- biomicroscopia dell’endotelio corneale
- ecografia bulbare
- campimetria computerizzata e pachimetria corneale
- valutazione della motilità con visita ortottica.

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Quando la cataratta si deve operare?
Come si svolge l’intervento di cataratta?
L’intervento viene svolto in anestesia locale, senza ricorrere a iniezioni: circa un quarto d’ora prima dell’operazione, al paziente viene inoculato un collirio a base di lidocaina, poi la pupilla verrà dilatata al massimo per effetto di un secondo collirio. L’anestesia peribulbare, iniettata nel bulbo oculare, viene impiegata per bloccare il movimento delle palpebre solo in casi eccezionali o in previsione di interventi particolarmente complessi.
L’operazione non comporta particolari rischi, è indolore e consiste nell’asportazione, sotto microscopio operatorio, dell’area del cristallino ormai compromessa dall’opacizzazione.
Il chirurgo procede all’incisione con un bisturi tradizionale o con un laser a femtosecondi. Questa tecnica consente di effettuare il taglio corneale monitorandone con maggiore precisione l’estensione e la profondità. La parte eliminata è sostituita con una lente in materiale plastico (cristallino artificiale), e solitamente non servono punti di sutura. In alcuni casi vengono impiantate lenti con caratteristiche specifiche che rispondono a particolari esigenze del paziente:
- lenti multifocali che consentono la messa a fuoco a due distanze
- lenti toriche che correggono l’astigmatismo
- lenti sferiche, studiate per compensare i difetti della cornea
- lenti filtrate che assorbono i raggi nocivi per la retina, come quelli ultravioletti.
L’intervento in sé è di breve durata, tra i 15 e i 20 minuti, sono più lunghe le fasi che precedono e seguono la parte chirurgica.
Se la cataratta è stata riscontrata in entrambi gli occhi il chirurgo interverrà in due momenti diversi, procedendo a operare prima l’occhio in cui il disturbo è a uno stadio più avanzato.
Femtolaser
Nel trattamento chirurgico della cataratta lo specialista può decidere di usare il femtolaser, o laser a femtosecondi. Si tratta “di uno strumento estremamente preciso che raccoglie tutti i dati della diagnostica che è stata fatta nel momento preoperatorio e di conseguenza è in grado di eseguire una chirurgia perfetta, che dà la possibilità di inserire il cristallino artificiale nell’occhio, in una posizione che è stata determinata prima della chirurgia e che permette al paziente di ottimizzare la capacità visiva”. La sua peculiarità sta nell’emissione di impulsi luminosi a una velocità di gran lunga superiore rispetto al laser tradizionale: questo significa che il tessuto oculare può essere inciso in modo ancora più preciso, minimizzando il rischio di errore e senza lo sviluppo di calore.

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Quanti giorni bisogna stare a riposo dopo l’intervento della cataratta?
Durante la convalescenza è necessario:
- indossare occhiali da sole per proteggersi dall’abbagliamento provocato dalla dilatazione della pupilla
- non strofinare l’occhio sottoposto all’intervento per almeno un mese
- proteggere l’occhio con una conchiglia di plastica durante la notte
- instillare nell’occhio alcune gocce di collirio antibiotico prescritto dallo specialista.

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Quali sono i rischi di un intervento di cataratta?
Quanto costa l’intervento?
L’operazione per la sostituzione del cristallino può essere effettuata in convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale, pagando un ticket. I costi salgono di molto se si sceglie di sottoporsi al trattamento in una clinica privata e, sotto prescrizione medica, di abbinare all’intervento l’inserimento di una lente intraoculare specifica per la correzione di altri difetti (il cui prezzo varia da 120 a 1000 euro in base alle caratteristiche). Sommando esami preliminari, parcella del chirurgo ed eventuale lente intraoculare, la cifra può oscillare tra i 1200 e i 5000 euro.
Cosa fare per non avere la cataratta?
- integrare la propria alimentazione con frutta e verdura, che contengono antiossidanti naturali
- tenere sotto controllo i livelli di zuccheri nel sangue
- usare occhiali da sole
- evitare il fumo.
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#IlmedicoRisponde: il dottor Savaresi risponde alle domande dei lettori
Dopo l’intervista, il dottor Savaresi ha risposto ad alcune domande che sono arrivate sulla pagina Facebook di UniSalute e che abbiamo riportato qui a beneficio di tutti i lettori.
L’intervento alla cataratta è sempre necessario?
L’intervento è consigliato quando la cataratta compromette in modo significativo la qualità della vista, ma la decisione dipende anche dalle esigenze individuali. Chi usa spesso dispositivi digitali o guida di notte può avvertire prima il disturbo rispetto a chi non svolge attività che richiedono un’elevata capacità visiva. In alcuni casi, rimandare può peggiorare i sintomi, come la lacrimazione cronica, rendendo poi necessario un intervento più complesso. È quindi fondamentale valutare caso per caso, considerando stile di vita e bisogni del paziente.
Quali complicanze possono esserci in caso di intervento alla cataratta con aneurisma poggiato sul nervo ottico?
Un aneurisma in quella posizione è una condizione patologica importante. Per questo motivo, è fondamentale rivolgersi a un chirurgo della cataratta con molta esperienza, che potrà eseguire un intervento in sicurezza.
È normale avere la visione sfocata dopo un intervento di cataratta?
Un’eventuale visione non perfettamente nitida è del tutto normale. Potrebbe essere la conseguenza di un difetto precedente all’intervento: “per esempio, un paziente che soffre di astigmatismo che durante l’intervento di cataratta non è stato corretto, potrebbe lamentare una visione non ottimale. Anche una patologia a livello della retina o della macula può causare lo stesso effetto. Ad ogni modo, è importante che il chirurgo parli in modo approfondito con il paziente, spiegando qual è il decorso post-operatorio e, soprattutto, precisando che da persona a persona possono esserci delle differenze nel risultato finale”.
Quali sono le cause del rossore dell’occhio dopo un intervento di cataratta?
Sia il rossore che la sensazione di un corpo estraneo possono essere la conseguenza di una mancata installazione delle lacrime artificiali dopo l’intervento di cataratta. Solitamente, prima dell’operazione, viene utilizzato un disinfettante all’interno dell’occhio, per evitare che ci possano essere delle infezioni: questa sostanza elimina completamente o quasi tutte le lacrime, così che la superficie oculare non sia più idratata, e ciò può portare a un arrossamento oculare oppure alla sensazione di un corpo estraneo, come sabbiolina. È molto importante, in questi casi, utilizzare subito dei sostituti lacrimali (lacrime artificiali) più volte durante l’arco della giornata, in modo da ripristinare la superficie lacrimale all’interno dell’occhio e risolvere così la sintomatologia.
Articolo scritto con il contributo di Erica Di Cillo.


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