Animale domestico: cane Benessere Mamma e bambino Osservatorio Unisalute Ragazza si allaccia le scarpe da corsa Coppia Terza Età Welfare Aziendale Unisalute
dipendenti insoddisfatti

Dipendenti insoddisfatti? Il welfare aziendale per riconquistarli

Un calo dell’efficienza, un generale senso di stanchezza, una carenza di idee e proposte sono solo alcuni degli campanelli d’allarme che un datore di lavoro, un responsabile delle risorse umane o un manager non può assolutamente sottovalutare. Il problema, a quanto pare, è più diffuso di quanto si pensi sia a livello globale, che in Italia: secondo quanto rilevato da Aon Hewitt a proposito del Belpaese, infatti, ben 7 lavoratori su 10 si definiscono “dipendenti insoddisfatti”, scontenti per la propria posizione professionale e anche rispetto all’azienda presso la quale operano.

È cruciale, dunque, capire quali sono i motivi per cui il clima aziendale è negativo e, fortunatamente, esiste un numero crescente di ricerche dedicate al fenomeno, il cui  obiettivo è quello di invertire la rotta: esistono strumenti a disposizione del datore di lavoro per rinconquistare il lavoratore come, per esempio, il welfare aziendale che, come abbiamo visto, è vantaggioso per l’azienda, ma migliora anche la vita dei dipendenti.

7 persone su 10 sono dipendenti insoddisfatti

dipendente insoddisfatto scrivania

Secondo, per l’appunto, quanto rilevato da Aon Hewitt nella ricerca “Global Trends on Employees Engagement”, la percentuale di dipendenti soddisfatti del proprio lavoro e della propria azienda, a livello globale, è calato dal 65% del 2015 al 63% del 2016. In Europa la media è ancor più bassa: nel 2016, infatti, il 42% dei lavoratori si definiva come dipendente insoddisfatto. Nell’area mediterranea, in particolare poi, sono fattori significativi il calo delle possibilità di carriera, di autonomia e di responsabilizzazione, nonché la mancanza di opportunità nell’ambito della formazione e dello sviluppo.

Tra il 2010 e il 2014, inoltre, il 40% degli intervistati dall’Istituto Think per Great Place to Work ha dichiarato che la propria motivazione sul posto di lavoro è diminuita. Mentre un’indagine di Sodexo focalizzata sul caso italiano ha rilevato che ben 7 dipendenti su 10 sono insoddisfatti.

Se il fenomeno appare, dunque, come piuttosto diffuso in Italia, gli stessi studi e alcune indagini specifiche hanno evidenziato quali sono le cause principali di queste difficoltà sul posto di lavoro.

Le cause più frequenti

Alcuni elementi che determinano questo alto tasso di insoddisfazione sono già stati suggeriti e sono legati alla possibilità per i dipendenti di dare un proprio contributo concreto in azienda e a vedere, di conseguenza, i propri sforzi riconosciuti.

Tuttavia altre cause che spesso determinano varie forme di frustrazione sono la bassa retribuzione, la rigidità di orario, un ambiente di lavoro poco salutare, l’instabilità contrattuale, l’assenza di servizi a sostegno della persona e anche i problemi di relazione con colleghi e superiori. Si tratta di indicazioni che non dovrebbero sorprendere se si va ad analizzare le motivazioni per cui, per esempio, lavorare in Olanda rende, a quanto pare, i dipendenti felici.

Come riconoscere i segnali

lavoratore stressato

Non sempre, però, queste fonti di insoddisfazione si manifestano in maniera esplicita. Soprattutto se celano problemi di tipo relazionale è probabile che il datore di lavoro debba prestare attenzione, in particolare, ad alcuni segnali che possono indicare che qualcosa non funziona.

Un primo indicatore può essere, per esempio, l’assenza di partecipazione accompagnata da ritardi, pause pranzo prolungate e un generale isolamento del dipendente dal resto dell’ambiente lavorativo. In altri casi l’insoddisfazione emerge con un atteggiamento spiccatamente negativo che si manifesta attraverso critiche esplicite, commenti disfattisti, rifiuto di portare a termine i propri compiti e tutte quelle azioni che palesemente vanno a sabotare la produttività aziendale o dell’ufficio.

Infine un indicatore indiretto, ma essenziale del grado di soddisfazione dei dipendenti sta nella valutazione della produttività. Se è vero che lavorare troppo fa male alla salute e non soltanto, un lavoratore infelice farà più fatica anche a raggiungere gli obiettivi proposti sia in termini qualitativi che quantitativi.

Nessuno di questi segnali che rivelano la presenza di dipendenti insoddisfatti in azienda è, di fatto, una buona notizia per lo stato di salute dell’impresa: infatti, il capitale umano rappresenta una risorsa insostituibile per raggiungere gli obiettivi di crescita e successo che ciascun datore di lavoro pone. Di conseguenza, è necessario prendere subito delle contromisure che vadano ad invertire la rotta, prendendosi cura del benessere dei dipendenti.

Come fidelizzare i dipendenti? Motivazioni e welfare aziendale

dipendenti feliciUna volta osservati questi segnali che potrebbero indicare un generale livello di insoddisfazione in azienda, il primo passaggio da non sottovalutare è quello di ripristinare un clima di comunicazione e scambio reciproco sul posto di lavoro. Infatti, qualsiasi soluzione non può prescindere da un’attenta e condivisa analisi dei problemi per poi giungere a soluzioni efficaci.

Il datore di lavoro ha a disposizione diversi strumenti da proporre per aumentare la motivazione dei dipendenti. Si pensi, per esempio, alle opportunità di formazione e crescita professionale, oppure al predisporre degli spazi di autonomia e crescita che favoriscano la responsabilizzazione del lavoratore, o anche una maggiore flessibilità oraria e le soluzioni di smart work.

Non bisogna sottovalutare, inoltre, nemmeno le possibilità offerte dall’attuazione di politiche di welfare aziendale. Molti datori di lavoro, infatti, hanno già scelto di prendersi cura dei propri dipendenti offrendo servizi concretamente utili che alleviando le preoccupazioni esterne, consentono ai dipendenti di lavorare meglio ed essere, spesso, anche più felici.

Attivare una politica di questo tipo è semplice, anche grazie agli incentivi previsti per legge e alle esperienze di successo già attuate da molte aziende. Basta osservare quali sono i servizi più richiesti per orientarsi e scegliere, per esempio, un piano sanitario che, in alcuni casi, può coprire anche l’intera famiglia del dipendente.

Nell’ambito della salute, che sta a cuore alla maggioranza degli italiani, UniSalute propone soluzioni collettive e personalizzate, piani di integrazione delle garanzie per chi già dispone di una copertura e, appunto, l’estensione ai familiari. Un’alternativa sempre per l’azienda è quella proposta da SiSalute, divisione di UniSalute Servizi, che si occupa della gestione e della commercializzazione di servizi sanitari non assicurativi come pacchetti di flexible benefit in ambito sanitario che permettono di accedere a prestazioni a prezzi agevolati presso le strutture sanitarie convenzionate.

Una volta individuate, dunque, quali possono essere le ragioni della presenza di dipendenti insoddisfatti in azienda, non mancano le soluzioni per risolvere la questione e ritrovare un clima positivo e produttivo. Le conoscevate?

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

COMMENTA