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Esiste una correlazione tra Covid-19 e Parkinson? Ecco i risultati di alcuni studi

La malattia di Parkinson nel nostro paese colpisce circa 250mila persone, con un’incidenza leggermente superiore negli uomini. Nei mesi scorsi sono stati pubblicati alcuni studi e ricerche che hanno indagato su un’eventuale correlazione tra il Parkinson e il Covid-19: medici e ricercatori, infatti, hanno analizzato i casi degli scorsi mesi per capire se un paziente con Parkinson sia più a rischio di contrarre il Covid-19. Un altro quesito importante riguarda inoltre le conseguenze a lungo termine di questo virus: potrebbe causare un aumento dei casi di Parkinson?

Per commentare i risultati di queste ricerche e capire se esistono realmente dei rischi abbiamo intervistato il Prof. Leonardo Lopiano, neurologo ed esperto di malattia di Parkinson, Professore Ordinario di Neurologia all’Università di Torino e Direttore della Struttura Complessa di Neurologia 2 dell’A.O.U. Città della Salute e della di Torino.

Malattia di Parkinson e Covid: gli studi pubblicati

I pazienti parkinsoniani sono stati oggetto di alcuni studi, dall’inizio della pandemia, anche in Italia. È importante sottolineare che, dato il quadro complesso della malattia di Parkinson e l’età spesso avanzata di queste persone, è quanto mai importante capire se possono esserci dei rischi maggiori per quanto riguarda l’infezione da Covid-19. Vediamo, con il supporto del prof. Lopiano, cosa è emerso.

La malattia di Parkinson peggiora dopo l’infezione da Covid-19?

I primi dati rilevati grazie agli studi fino ad ora eseguiti suggeriscono che alcuni pazienti potrebbero presentare un peggioramento dei sintomi parkinsoniani, con la necessità di modificare e aumentare il dosaggio dei farmaci dopaminergici durante l’infezione da Covid-19.

malattia parkinson e covid

Pornpak Khunatorn/gettyimages.is

Il Parkinson è un fattore di rischio per il Covid-19?

Come dicevamo, un altro aspetto della questione riguarda la possibilità che il Parkinson costituisca un fattore di rischio per lo sviluppo dell’infezione da Covid-19: anche in questo caso gli studi disponibili si riferiscono a casistiche piuttosto limitate, per cui è difficile trarre conclusioni definitive.

Uno studio condotto in Italia, per esempio, riportato da parkinson.it, ha coinvolto attraverso interviste 1486 pazienti con una diagnosi clinica di malattia di Parkinson e 1207 familiari utilizzati come gruppo di controllo. “È ancora presto per arrivare a delle conclusioni certe” commenta il Professore, “ma dallo studio possiamo trarre almeno due concetti fondamentali. In primo luogo, sembra che il Parkinson non sia un fattore predisponente per il Covid. La prevalenza della malattia è simile a quella della stessa area geografica in quel momento. In secondo luogo, tuttavia, pazienti parkinsoniani con età avanzata e comorbilità avrebbero un rischio maggiore di contrarre una forma di infezione più grave.

Un altro fattore chiave è la fase della malattia: quando è molto avanzata, un momento in cui il paziente ha una elevata fragilità, aumenta il rischio che il Covid-19 si possa manifestare con una sintomatologia più grave”.

Mortalità da Covid-19 e Parkinson: lo studio americano

“Uno studio eseguito negli Stati Uniti” spiega l’intervistato, “ha indagato se la mortalità possa essere maggiore nei pazienti parkinsoniani rispetto a una popolazione di controllo. In Coronavirus disease case fatality and parkinson disease i dati rivelano una mortalità più elevata nelle persone affette da Parkinson. Tuttavia, ci sono dei grossi limiti messi in luce dagli stessi ricercatori, perché il database utilizzato comprende persone provenienti da molte regioni geografiche diverse. Non c’è una popolazione omogenea, quindi si tratta di risultati che vanno presi con una certa cautela”.

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Nes/gettyimages.it

In alcuni è stato considerato anche se i pazienti fossero al proprio domicilio o in una RSA; è difficile capire se questo ulteriore fattore possa in qualche modo influire sulla gravità dell’infezione da Covid-19 poiché i pazienti ospitati nelle RSA sono sicuramente più gravi e frequentemente portatori di comorbilità rilevanti. “In base ai dati attualmente presenti in letteratura e riferiti alla prima ondata, la malattia di Parkinson non sembra essere un fattore predisponente specifico per il Covid-19. Sembra invece che, i pazienti in fase avanzata quando contraggono il virus Sars-CoV-2 abbiano un rischio maggiore di sviluppare una forma più grave di malattia” riassume Lopiano.

Conseguenze a lungo termine del Covid: aumenta il rischio di contrarre il Parkinson?

Il neurologo spiega come alla base di alcune ipotesi sulla correlazione tra queste due patologie ci sia l’osservazione che “in molti pazienti con Parkinson si verifica una iposmia, ovvero una riduzione dell’olfatto, che è considerato un sintomo non motorio di questa malattia. “Sappiamo” precisa Lopiano, “che l’iposmia si manifesta anche in molte persone che contraggono il Covid-19, presumibilmente perché il virus entra nell’organismo attraverso le vie aeree dove può provocare un’alterazione dei recettori dell’olfatto, ma l’eventuale sviluppo di una successiva sindrome parkinsoniana ad oggi è una speculazione teorica non supportata da evidenze scientifiche”.

“Quello che sappiamo è che alcuni pazienti affetti da Covid-19 manifestano complicanze neurologiche, durante l’infezione, a carico del Sistema Nervoso Centrale e Periferico ma non conosciamo le eventuali conseguenze a lungo termine, tra cui l’insorgenza di un parkinsonismo post-infettivo.

Il nostro blog ha dedicato una rubrica specifica al tema coronavirus. Se vi interessa approfondire l’argomento, vi consigliamo la lettura degli articoli più recenti:

Erica Di Cillo
Erica Di Cillo vive e lavora a Bologna e da alcuni anni collabora con diverse testate online. Per il blog InSalute scrive articoli finalizzati a divulgare le buone pratiche di prevenzione e controllo della salute.

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